30 dicembre 2010

Chiedo

Chissà se Dio ci perdonerà, chè ci siamo fatti così male.
La concorrenza spietata degli affetti e il commercio di parole, l'identificazione con l'Ego, il piacere di vedere qualcuno commuoversi per noi, il possesso, le illusioni di pubblicità ingannevoli, la nostra tristezza anche se ogni giorno sorge il sole e respiriamo, l'uomo al volante che ci taglia la strada, la lumaca che abbiamo pestato, le distrazioni che fanno del male, la guerra civile, i diamanti su un anello pagati a prezzo di vite umane, le sigarette e i mali che ci infliggiamo ogni giorno, la sete di potere, il giudice interno, la codardia di non essere se stessi, la paura di perdere qualcosa e forse di vivere, la vigliaccheria del niente puo' cambiare, l'arrivismo cieco di un consolatorio io ce l'ho fatta. E a volte è proprio difficile non sbagliare.
Mi sembra che siamo giunti su questa terra per chiederci scusa, che quando lo facciamo ogni male diventa già qualcos'altro, forse più dolce.
Dunque, in questa fine di calendario gregoriano, io chiedo scusa.



28 dicembre 2010

HD

Il mare d'inverno

Carezze. Il mare scivola lento in pieghe tenui, culla di alghe. Il sole è basso, il rumore è soffuso. Sembra che tutta la natura parli di taglio. Questo paesaggio mi riporta all' ultima esperienza lavorativa con la videocamera. Diversa dalla fotografia, eppure simile. Nel video non ci sono stacchi di 1/125 di secondo che possano rubare l'anima in un istante, direi a prima vista. Nel video l'anima delle cose, delle persone, va conquistata a poco a poco, alternando le fasi della tecnica di seduzione di un vero don Giovanni. Si scorre piano lungo l'oggetto, e poi si cambia prima di annoiare, si va veloce per dare un po' di sale al tutto. Si passa dietro un vetro per spiare, o dal fuori -fuoco al riflesso nitido di uno specchio, moltiplicatore di spazi ignoti.
Un gioco di seduzione che scorre lento sulle forme per esaltarle, e ancora zoom in/out per regalare quell'illusione di conquista o di perdita che gli amanti adorano. Se si sa perchè si desidera, si impara anche a come far desiderare.
Vento e sole, nuvole e pioviggine. Infine arcobaleno su questo mare. E niente che risulti stonato. Armonia. E penso alla Poetica di Aristotele. Un buon lavoro è un equilibrio di tensioni opposte, che risulti organico ed emozioni. C'è un'onda ogni tanto, ma il pensiero che tutto vede scivola tenue senza far male. Mi pare questa l'alta definizione, l''alta misura, di ogni incidente terrestre.

25 dicembre 2010

Liber


Mi è capitato a volte qualcosa che io scegliessi, o che mi scegliesse. Come il gatto che ho adottato, questo libro si è infilato nella mia vita, non avevo scampo. Riconoscersi è un attimo. E' bastato sfogliarlo e ogni frase è entrata come un ricordo di inversioni di pensiero e digestione della vita. Alla fine non mi sono stupita, mi sono comprata. Questo libro l'ho scritto io.


"Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso."
Bernardo Soares, ovvero
Fernando Pessoa.

Bellissima copertina:
ritratto di Fernando Pessoa di Joào José Brito.
Una sagoma sul nero che diventa una finestra d'uomo.

Un cappello, un fiore in bocca, e il mare dentro.

La sensazione è del tutto nuova, divertente: andare alla cassa a pagare se stessi. Con la curiosità, mista a distacco, di sapere il proprio valore.
8 euro, per ogni copia venduta.
Sarebbe qualcosa di divertente su cui scrivere.

14 dicembre 2010

Sostiene Pereira. Il nuovo IO dominante

Innanzitutto voglio ringraziare per l'onore della visita al mio blog, non pensavo potesse accadere così, di punto in bianco. Oggi 14 dicembre 2010, un giorno qualunque che passa inosservato, deve essere invece un giorno molto fortunato, come si puo' vedere cliccando sull'immagine :)



Per stasera ho voglia di vedere un film. Sostiene Pereira...
che si puo' crescere anche a 60 anni.











1/100 di secondo

Va nella profondità del senso Sandro Iovine nel suo ultimo intervento. Ci mette in guardia anche dal messaggio di in un video "impegnato" come questo. Conosce bene cosa sta dietro alla comunicazione, e allora invita a guardare oltre, a riflettere.



Si è creato un bel dibattito nel suo blog, e un commento troppo prolisso mi costringe (con piacere) a dire la mia qui.
Moltiplicare in più copie digitali un incubo come la guerra, non aiuta più a combatterlo, anzi, ci abitua all'orrore, per quanto possano essere "buone" le intenzioni di un reporter, è la sua consapevolezza di farne parte che sposta i significati, il MODO di farlo. Allora sì alla necessaria informazione, utile a far sapere quante guerre sono attualmente in corso per esempio e il perchè, dove, cosa, utile ad avere un quadro economico, storico chiaro. Poi però bisogna andare oltre, bisogna avere il coraggio di non cedere alla commozione, di usare la razionalità per pianificare un cambiamento. Non serve più stare a guardare, perchè noi siamo insieme la fotoreporter, la bambina e l'assassino. Viviamo in un'epoca in cui le tragedie sono note, cullate, accudite, anzi così tanto re-iterate che se n'è persa la tragicità per far posto al voyeurismo, ai talk-show su Avetrana, o al divertimento di un videogioco di guerra...fuori dalla storia, dalla realtà, trasportati nell'ideale, a volte finto-catartico come una tragedia greca. E le tragedie non sono mai servite a cambiare le cose, non scuotono le coscienze, se non per un'immedesimazione momentanea con le nostre zone buie che nella vita normale non abbiamo voglia di guardare in faccia, solo sul palco. Anche l'immedesimazione con la vittima ci fa restare vittime, che in sostanza significa "passivi". Non abbiamo bisogno neanche di FERMARCI ai sensi di colpa della fotoreporter proposti in questo video. Non basta, ci vuole CORAGGIO. Quello dei maestri, degli uomini di giustizia. Ci vuole l'ESEMPIO. Le immagini di gioia, di comunione e apertura tra gli uomini, dire chi sono le vittime, amarle nella vita di tutti i giorni, chi sono gli uomini dentro la divisa, chi siamo noi, stracciare non solo la quarta parete, ma tutte e 3...ci fermiamo al particolare della storia, senza trovare l'universale. Eppure abbiamo linguaggi universali di pace, di umanità, penso alla risata per esempio...qualcosa che ci renda uniti, che possiamo capire tutti. Non è commuoverci per un proiettile in testa che farà di noi uomini migliori, guardate come vale più una foto di Falcone e Borsellino che sorridono a produrre cambiamento nei giovani e al senso civivo, per esempio, che non quello dei morti per mafia, che diventano ancora una volta paura nel commerciante che a quelle stragi pensa, quando va a pagare il pizzo. Bisogna avere coscienza di ciò che si mette in circolo. Bisogna sapere le tragedie, non volgere lo sguardo altrove ovviamente, ma saperlo reggere, non fare il gioco della violenza, delle emozioni basse, del voyeurismo. Questa è l'etica. Per tornare al fotogiornalismo, bisogna dare meno importanza alla vacuità di un premio, perchè fin quando COMBATTIAMO qualcosa, rischiamo ancora di perdere. Bisogna a mio parere ridicolizzarlo (innanzitutto chi è nel settore)...allora sarebbe chiaro a tutti quanto è vacuo. E' per questo che un politico teme più la satira che l'avversario politico. "Parlatene bene, parlatene male, purchè se ne parli" è il metodo con cui i disonesti vincono le elezioni. Ridicolizzare, ecco cosa.
E basta trattare gli eroi da eroi, i maestri come casi alieni...fin quando facciamo così ci rassegniamo a essere di meno, ci giustifichiamo. Come se Ghandi non fosse il figlio di una donna.
Sono uomini come noi, e tutti possiamo far qualcosa, anche solo scrivere un diario di Anna Frank che ha capito e amato fino alla fine. Mi piace molto l'approccio di un'associazione come Fotografi Senza Frontiere, che oltre ad avere un'effetto formativo su ragazzi, profughi di guerra, dà la possibilità a quei ragazzi di fare i reporter, consegnando loro le macchine fotografiche. Quanto stupisce la forza di un bambino che lì in mezzo ritrae momenti di gioia, o ha la lucidità per marcare in una foto la divisione di un muro in Palestina. Non è di immagini di guerra che abbiamo bisogno, ma di possibilità di cambiamento, cosapevolezza e amore. E quella non la spiega la
professionalità. Che di applausi ci puo' venire la nausea.

Gli antichi saggi sapevano bene il potere
magico di una parola. Sì perchè all'inizio era il Verbo.
Guardate dentro di voi cosa succede nel sentir ripetere in testa parole come

CORAGGIO e ancora...CORAGGIO

CORAGGIO!!

PACE

GIOIA!!!
così come esperimento, senza la paura di essere scienziati di sè, di ascoltarsi...dirle ad alta voce.
E se vi sembra ridicolo tutto questo, se vi sembra più esaltato che gridare Forza Italia, chiedetevi il perchè, cos'è ridicolo...a cosa fate resistenza.
Così è anche con le immagini, hanno un potere magico. In apparenza sono una
vox media, qualcosa di neutrale. In realtà sono già un + o un - .
Bisogna prenderlo in considerazione, se con le immagini e le parole si vuole lavorare.
Io lo capisco... "
è con i cattivi sentimenti che si fanno i migliori romanzi", che sono anche quelli che vendono di più, ma quella è in definitiva la seduzione delle emozioni basse, che ci puo' valere un applauso, milioni di copie vendute...qualcosa che appaghi qualche carenza di affetto, ma è anche l'aspirazione al potere del successo, figlio dell'economia moderna, del possesso.

Ancora due spunti.
Uno riguarda il "riportare le storie a casa" o viceversa la spettacolarizzazione della lupa:
Mc Carthy 1
Mc Carthy 2
Mc Carthy 3

e uno riguarda un metodo di guarigione naturale, che abbiamo tutti, e che ci ricorda come siano inutili le divisioni a motivo di razza, età, persino opinioni.

8 dicembre 2010

....buonanotte


Strana sensazione prima di andare a dormire. Di rimboccare le coperte a chiunque transita nella mia vita, o nella vostra. :)

1 dicembre 2010

scirocco e controluce


Oggi c'era una luce fantastica. Foto scattata col cellulare. Ho detto tutto.
E chi se lo scorda più :)



28 novembre 2010


Quanto piccolo diventa tutto il resto, di fronte alla perdita di una persona cara. Ti accorgi di come le uniche ad avere un senso siano le parole di amicizia e di amore. E poi c'è quest'alba, che è una benedizione...per riconoscere le note giuste su cui danzare e imparare a non perderle più.

27 novembre 2010

A blue day #3

blue day

Svegliarsi blu.
Realtà olografiche, dal sogno al reale:
il confine di uno specchio.




24 novembre 2010

Colpo di coda

Così
Scaccio una mosca di pensiero.

Ero un puledro
con la paura di addormentarsi,

ché nel sonno le mosche
l'avrebbero potuto mangiare.



16 novembre 2010

Ri sveglio


Svegliarsi e afferrare la macchina fotografica. E' l'ora delle buone abitudini.

"Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi."

Richard Avedon

15 novembre 2010

Bene intesi

I malintesi sono quella grande fonte di risposte che non avevamo chiesto. (un giorno questa frase sarà nel mio wikiquote :)

Il fatto è che quelle risposte le abbiamo comunque.
E' come entrare in una possibilità non prevista.
D'ora in poi sappiamo che data la supposta realtà X la reazione sarà Y.
E il tempo per chiarire un malinteso sarebbe sprecato per fingere che quelle risposte possano essere diverse. Non serve a nessuno.
L' Y è reale. Che la X lo riveli o no, lei è lì pronta a scattare.
Per questo un malinteso è sempre utile.
Per questo conta solo ciò che noi abbiamo dentro.
Credo che il bene sia una costante troppo spesso condizionata, il che è un paradosso, per una costante.
E una consapevolezza vera su questi temi non è neanche amara, nè può cambiare la forma di un cuore, semplicemente insegna che
- Non ripaga fingersi nella propria mente qualcuno diverso da come si rivela
- La maggiore fonte di offesa nei nostri confronti viene dalla fragilità altrui. Umanamente comprensibile, ma mi riporta al punto 3:
- Si accetta il rischio insito nei rapporti umani chiaramente, ma non c'è niente di male nel non essere masochisti. Altrimenti detto: Possiamo comprendere che il fuoco fa male, ma metterci la mano ogni volta sperando che le cose cambino, non ci renderà degli uomini migliori. Molto meglio capire le proprietà del fuoco da sfruttare a vantaggio dell'umanità.

Gli uomini hanno una proprietà nel loro linguaggio, che gli animali non hanno. Essi mentono. Un animale non ne è capace...è quello che si vede: affamato, felice, triste, in competizione, ecc.
Un uomo invece puo' mentire con le parole, ma cos'è mentire se non TRADIRE ciò che prova la propria anima? Al di là degli effetti che si cercano sugli altri (in genere si mente per esercitare un potere-controllo sulla realtà), la menzogna è una grande schiavitù e ha una profonda causa: significa non permettersi di essere se stessi. Non capisco perchè gestire una maschera così mal riuscita e che tende all' infelicità.
Basta una piccola analisi più profonda sulle espressioni non verbali per capire che la falsità è un fatto non legato alla parola in sè ma all'anima. Un uomo, senza parlare, può:
ridere di disprezzo,
esercitare violenza psicologica nel pianto,
essere inconsapevolmente masochista mentre esprime ira e recriminazioni.
Tutti gli esseri umani, compresa io, sanno di cosa parlo.
A volte l'osservazione rende taciturni.
Non posso rispondere a contraddizioni non risolte, togliere la maschera per avere un confronto vero... è un lavoro che non mi compete.
I malintesi sono risposte. Spero non definitive, perchè credo nei cambiamenti-prese di coscienza.
Ma almeno tra le persone care, cui ho dedicato tempo e affetto, vorrei potermi fidare di una risata, che me la godo di più se so che è vera.

E dopo tutto magari ci vuole solo un po' di pazienza e un grillo parlante. Che dietro a ogni pinocchio può nascondersi un bambino.





10 novembre 2010

Possibilità




Non vivo più i miei ricordi. Ho smesso di cullarli come se fossero gli orfani di mamma Fine. Se la caveranno, lo dico davvero con affetto.

Li guardo scivolare attraverso il finestrino di un treno, perchè un paesaggio casuale ogni tanto salta dal rettangolo agli occhi.
E' come guardare la vita di un altro, ma conoscendo a memoria il ruolo che si è recitato, con il vetro a ricordare che tutto è compiuto, a separarmi da una traccia sul nastro magnetico, una traccia di me stessa. Realtà parallele. Ad aprire gli occhi ogni tanto succede così, che ci scivolano accanto. Parallele. Saprei dire che musica c'è lì fuori, persino cosa accadrà tra un'ora. Ed è tutto così reale, che se mi sporgessi per chiederti dove sei, mi risponderesti nel presente, senza riconoscermi. Se ti fidassi delle tue sensazioni, avresti un deja-vu, probabilmente. Forse sono io che non mi riconosco più: sono un'amica che pensavo di conoscere e che ora mi limito ad ascoltare.
Su queste rotaie presto tutto è già lontano, e più si va veloci più è facile vedere il passato a rallenty, senza esserne toccati. Forse questo vetro è lo schermo della coscienza. La firma nei miei pensieri è fatta di ciak sbagliati, ripetuti, e lavoro critico. La parola fine è un soffio di vento dallo spiraglio del finestrino. Non è importante la memoria, il cosa. Mi sento un globulo rosso che impara le sue funzioni. Evoluzione è tendere a ciò che siamo. Ma mentre si viaggia qualcosa bisogna pur lasciarla a casa.
Là fuori sembra essere tutto identico a ieri. Quant'è strano. Ogni uomo donna bambino potrei essere io, forse lo sono già stata.
In questa valigia per prima cosa c'è il mio nome.
Il mio indirizzo.
Una foto vuota.
Ma questa è una valigia che nessuno può aprire. Devo solo immaginare.
Resterò giovane per avere ancora Fantasia. Per raccontarmi una favola, quando sarò di nuovo bambina.
Corridoi lunghi, pieni di finestrini. Saltano, i ricordi, strisciano.
Cosa c'è
nell'odore di mare
alla fine di una strada
in una canzone
in una risata
l'ennesima bugia della mia mente.
Riconosco il riflesso dei miei occhi nello specchio
ora che mi amo.
Vetri olografici di ciò che ho sempre portato dentro.
Non possiamo creare nulla. Soltanto accendere
soltanto accendere
le possibilità
di cui ci siamo persuasi.

1 novembre 2010

Une vision: le brosse à dents

Musica. E fissare lo sguardo.

Une vision: le brosse à dents


Trascendere. Disimparare ciò che sappiamo, a partire dagli oggetti quotidiani. Non vedere le cose,
guardarle. Curiosità aliena. Soffermarsi su pieni e vuoti. Stereogrammi intatti di significati. Geometrie appuntite, presenze nascoste. Illusioni ottiche come opinioni. Sull'altare della comunicazione farò un sacrificio e dirò: spazzolino da denti. E regalo all'autoironia uno slogan piuttosto serio.
"Nel mio silenzio anche un sorriso puo' fare rumore."

31 ottobre 2010

Addio all'ora legale

E' già un'ora fa.
Inventerei l'Ora Patafisica, (che è la scienza delle soluzioni immaginarie). Mi chiedevo: che succederebbe se tutto il mondo decidesse che oggi... è 7 anni fa? L'essere visionaria mi fa essere realistica. Così mi sento ringiovanita.

27 ottobre 2010

24 ottobre 2010

Joao Silva

My thoughts are with the photojournalist Joao Silva that was wounded Saturday when he stepped on a mine while on patrol with American soldiers in southern Afghanistan.
I wish he gets better very soon. My thoughts are also with his family, friends, colleagues.

I miei pensieri vanno al fotoreporter Joao Silva, rimasto ferito sabato quando ha calpestato una mina mentre era di pattuglia con i soldati americani nel sud dell'Afghanistan. Spero che si rimetta il prima possibile. Un pensiero anche ai familiari, gli amici, i colleghi.


fonte


movie about the other side of photography

21 ottobre 2010

Costa un link e non inquina

Per fortuna mi arrivano le newsletter di Greenpeace. Così dopo il tg1 a cena e un servizio che nel suo essere "neutrale" risultava uno scarno elenco di dati per l'accettazione del sistema, posso tirare un sospiro di sollievo e scoprire che almeno in un piccolo teatro di Roma qualcuno ne ha parlato. Non c'è coscienza sociale perchè il sistema è controllato a panem et circenses a partire dai sistemi di informazione, perchè basterebbero 20 minuti di approfondimento al giorno su un argomento come questo per capire dove viviamo, dove stiamo andando.
Perchè tu, giornalista, ti LIMITI a dire quante centrali ci sono al mondo? E' la loro quantità che fa la differenza? La normalità è che ci siano...ma sì la fanno pure da noi, ma che vuoi che sia, ehi guarda che ce n'è un sacco nel MONDO!
Guardo micia, perplessa. Micia tu la volevi questa centrale? Non risponde, ma se c'è una cosa che so di lei, è che le sta bene vivere senza decidere per tutti gli altri generi animali e vegetali.
Allora provo un dialogo immaginario col telegiornale: Scusa me lo dici quante ne hanno tolte? Gli italiani cui stai parlando, mentre cenano, le vogliono queste centrali? Non si era parlato di un referendum? Dove si faranno? Che fine faranno le nostre scorie? Cosa si fa in caso di guasto?
A questa domanda rispondo con una battuta di Diego Parassole dello spettacolo “Che Bio ce la mandi buona” ...e lascio un video.

"Sai qual è la prima cosa da fare in caso di incidente nucleare? In assenza di istruzioni “nostrane”, ecco cosa indica il piano dell'Agenzia americana per l'emergenza nucleare:
Istruzione 1. ASCOLTATE LA RADIO A BATTERIA O LA TELEVISIONE PER RICEVERE LE INFORMAZIONI UFFICIALI. Facile immaginare cosa potrebbe accadere in Italia: "Se il servizio funziona come quello di onda verde 103.3, che ti dice che sei in coda dopo un giorno, è capace che ti avvertano dell'incidente alla centrale dopo che in cortile ti è evaporato il gatto".

Guardo micia con un moto interiore: Davvero non possiamo fare niente? Mi guarda come per dire "Non dirlo a me, è la TUA specie".

Fate girare la vostra intelligenza, costa un link e non inquina.

6 ottobre 2010

5 ottobre 2010

Une vision: Le doigtier et l'aiguille

Le doigtier et l'aiguille

Lo chiamo autismo, perchè non saprei come definirlo altrimenti. E' essere centrati, concentrati. Una funzione del cervello che si attiva in alcuni momenti. Malditesta, musica minimalista al pianoforte, osservare le cose come se fosse la prima volta. Senza età. Aggiungo un tassello per volta a un progetto vagamente incompreso. E' che io soffro e gioisco ogni volta che si spezza una forma, si crea un vuoto, si riempie un cerchio, ogni volta che l'occhio si illude e inverte. Mi piace da morire, ecco. E più è sottile questa illuminazione metallica del pensiero, più mi piace.
Oggetti quotidiani, illusioni ottiche, sensi. Forme idee che possiamo trovare in una casa. Così continua "Une vision". Sarebbe bello vederle in dimensioni parietali., per immeggere lo spettatore fin dentro. Ma quella è la mia seconda malattia, la gigantopatia.



C'è un testo che adesso devo assolutamente leggere: "Punto, linea e superficie". Ho l'impressione che troverei molto di me lì dentro. Papà Kandinskij...

Ma sì. Musica.

2 ottobre 2010

Undesired

Lavoro di Walter Astrada, in pochi minuti una finestra per indagare la realtà delle donne in India, un posto e un'umanità che non sono lontani. Sono sorelle, madri ,mogli, figlie, donne di questa Terra.


29 settembre 2010


...un'altra solitudine specchiata


un'altra solitudine specchiata

Locanda Almayer, un giorno di pioggia.

Ho smesso di festeggiare compleanni.
Oggi è il primo ANNIVERSARIO del mio 25esimo compleanno :)


14 settembre 2010

Lettera ad Alessandro Baricco, dal 2010

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/08/26/news/barbari_2026-6516602/

Caro Baricco

te la racconti bene amico mio, non c'è che dire. Qualcuno magari ci ha creduto. Gliel'hai lasciata lì. Mica lo fai apposta, o forse sì, beh comunque lo trovo molto divertente. Lasci mine antiuomo, chi ha coraggio arriverà dall'altra parte. Pur sapendo che non c'è nessun premio nella guerra, che non si sopravvive comunque dall'altra parte. Ma è pur vero che c'è una selezione naturale anche nella ricerca. Hai fatto bene a scrivere quella lettera dal 2026, perchè so che se l'hai scritta il peggio è già passato. Il peggio per te, è finito lì dentro. E questo mi è caro. Per parte mia ti scrivo con un po' di anticipo, è il 2010 e se potessi trovare una sola ragione per cambiare questa data, lo farei, giusto per far venire la curiosità del perchè proprio quella data? Ma con l'età si perde il gusto di essere interessanti. Forse è anche di questo che stai parlando, possiamo scegliere una data come l'altra...tanto se qualcuno volesse capire perchè non 25 o 27, sarebbe fuorimoda. O peggio un fan maniacale, che vuole possedere questa verità di te, ché saperlo gli renderà la sua vita prestigiosa. Bravo lo scemo, che si tiene la mina in vetrina. Ma sappiamo bene che i più non se lo chiedono neanche, a meno che non ci fai un discorsetto attorno, non si interessano alle cose. Io per esempio vorrei che mi scrivessi un'altra volta nel 2046, perchè è lì che ci siamo conosciuti. In fondo alcuni di noi non possono che fare le cose con senso. C'è sempre un filo d'arianna che collega le nostre scelte, anche una data in una lettera non è mica una tombola, pura casualità. Se è stato Caso, noi gli diamo un Senso. Per quel che vale, ci piace così. Per questo io e te andiamo d'accordo.
So di che parli, io stessa in questo 2010 ho pensato che sarebbe potuta essere questa la soluzione, evidente,
certo, come non averci pensato prima.
Tutto portato alla superficie e via... trovare un modo comodo di vivere, di sentire, come tanti. Ma diciamola tutta, la vita non è una poltrona, o se lo è per qualcuno, noi non ci sappiamo stare. Il nostro mestiere non ammette pensionamento, a meno che non ce lo prendiamo anticipato come Cesare. L'unica cosa che possiamo fare, è fare della vita un mestiere. Guardiamo tutto sempre in viaggio, abbiamo bisogno di saltare, nuotare, sprofondare nelle sabbie mobili della vita, di noi stessi, degli altri. Di parlare. Noi che a trovare la parola giusta ci mettiamo l'adolescenza, e quando la diciamo è quella, una responsabilità bellissima nell' hic et nunc, per quel che vale onesta, soldi puliti come quelli di monopoli, anche se poi li hai spesi tutti, fa niente. Che ci puoi anche scherzare,vecchio e senza una lira, ma scherzarci sempre con una smorfia, forse anche due, tre. Tutte quelle che ci possono stare tra l'angolo storto di un sorriso, un sopracciglio alzato o un tono di voce distratto. Bang bang, solo per fare il cow boy e far ridere i bambini. Ma con la sigaretta di Clint, che manco fuma.
Certo a volte siamo stanchi. Torniamo su quella poltrona da cinema a luci rosse, accanto ai vicini che hanno finito da un pezzo, che hanno pagato il biglietto per farsi la vita su quella degli altri. E' una questione di Eros, per tutti, è Eros. Solo che noi ci innamoriamo veramente, del destino di una storia, e guardiamo un film, che abbiamo girato noi. Torniamo al cinema di tanto in tanto, quando già abbiamo finito di portarla a casa quella storia. Abbiamo sotterrato l'osso che abbiamo scelto, e andiamo ad annusare e a vedere se è tutto a posto e allora sì: dobbiamo sederci per qualche ora per rivedere, chi eravamo, cosa abbiamo amato. E' il nostro modo di lasciare la lupa a casa, la lupa in Messico. Magari dissotteriamo, ogni tanto, per vedere se è ancora lì, il nostro tesoro, per poi ricoprire di nuovo, perchè ormai tutto è fatto, non perfezionabile. Riti funebri, puoi solo ricordare. Ma non mi dire che il cinema lo vivono tutti uguale.
Che la profondità sia vintage nel 2026 è una buona notizia, almeno si vedranno in giro meno occhi confezionati con l'etichetta "ti capisco", codici a Sbarre molto diffusi, trappole per stare fermi un giro in prigione aspettando di lanciare ancora il dado. La profondità è un gioco che non compri e non impari, non importa manco se arrivi per primo.
E' solo un momento Alessandro, vedrai che ti torna la voglia di scrivere libri. Il pubblico ormai è ristretto, ma tanto non ci ha mai capito un cazzo manco prima. Hai avuto il merito di farti piacere, se merito è, ma essere citati non vuol dire essere compresi, lo sai già. E' il 2026 lì da te, c'è un gran casino attorno...ma hai già la necessità di portare a casa un'altra storia, e forse non è neanche consolante, magari è faticoso, ma che ci vuoi fare, è un fatto di natura. A un cane piacciono gli ossi. E tu l'hai detto, nascosto messaggio nella bottiglia, lo hai detto. Non possiamo fare altro che questo: cercare di salvarci tutta la vita. Salvarci da quella passione che custodiamo nelle scatole di latta, sopravvivere alle nostre stesse collezioni. Trasmetterle magari, ma è per noi che le facciamo. E scriviamo, e suoniamo e dipingiamo. Vogliamo salvarci da soli, e ogni tanto scegliamo qualcosa per cui rischiare di morire. E' il nostro vizio più grande questo, non essere salutisti. Smettiamo per un po', e via con un altro vizio. L'importante è che sia uno alla volta, per il gusto perverso di farcele tutte le malattie. Però sai, quella volta che sono andata nel 2046, lì seduta al tavolino del bar con te, giovane come ti ricorderò per sempre, mentre mettevo la data dietro la tua foto, proprio nell'attimo di porgertela, lì... ho capito. Anche se non potevo che dirtelo così, scrivendo da lontano.
Gli strati. Volevi parlarmi di geografia in fondo, in quella lettera che mi è arrivata 36 anni fa. Geografia, che poi è filosofia, psicologia, sociologia. Volevi dirmi che tutto visto dall'alto prende l'aspetto della mappa, una dimensione tracciata, una sola, che è più facile
controllarla, spostarsi, progettare un percorso. Il modo di rappresentare comune sarà quello. Una sola dimensione. Anche la profondità sarà vista così, misurata in verticale ogni montagna. Riproducibile, proiettabile in una sola dimensione. Lo sai che fare fotografia è il mio modo di capire, e sorrido un po', mentre ti firmo la foto e penso a tutto questo.
Se non vale più la metafora dell'albero con radici, ti propongo una soluzione. Per noi dico, così ci salviamo. Io e te. Potrebbe essere una storia.
Il Canyon. Immaginalo, anche solo per un attimo. Entraci dentro come fa il vento. Guardalo dall'alto. Come ti giri ti giri, vedi sempre...com'è. Anche se è un labirinto che non sai spiegare, non ce n'è necessità.
Abbiamo scaffali pieni di ricordi, che poi non sono solo ricordi, sono strati che abbiamo da sempre, sensibilità, peculiarità, strati e strati di sedimentazione. Abbiamo avuto più fasi, più emozioni e dolori, ma ad ognuna abbiamo trovato un posto, abbiamo lasciato che il tempo assemblasse il tutto. Ecco. Siamo i primi scienziati della nostra coscienza. Se qualcuno ci chiede fossili, sappiamo dove andare a prenderli. Se i fossili non interessano, qualcuno puo' semplicemente venire a prendere la ghiaia, o la sabbia in superficie. Siamo pure generosi in questo. Perchè non possiamo fare altro che ergerci, siamo lì a portata di tutti, sotto il sole e la pioggia, da secoli. Da qualunque angolazione ci guardi, questo siamo: Canyon.
Lo vuoi un segreto?
Nel 2046, come nel 2026, come nel 2010. Non è mai cambiato niente. Ognuno vede dove puo' vedere. E' tutta questione di controllo, di rappresentazione. Forse i barbari hanno scelto di fare il deserto perchè è più gestibile, a noi riguarda relativamente. Ho trovato un pensiero per salvarci, io e te, e non ti stupire se è lo stesso di sempre.
- No, io amaro, grazie.
Fin quando scrivi e parli, qualcuno, anche solo uno, avrà la possibilità di vedere i tuoi strati. E magari non ti chiederà ne ghiaia nè sabbia nè fossili. Se sei fortunato non ti chiederà proprio niente.
Gli basterà camminare nella superficie della tua profondità, o guardarti dall'alto. Passare il dito sulla linea di confine, felice di riconoscerla, e null'altro. E sarà un altro Canyon vicino, a sua volta. Tu lascia il filo, e non te la prenderai se ti lascerò in Nasso. Sai già che deve andare così. Facciamo questo per fregare tutte le mappe, per restare noi stessi, mettiamo vuoti. Nessuno potrà mai misurarli, nessuno potrà mai abbattere una parte di noi e creare il deserto. Sarà solo un vuoto più grande, tra una parete e l'altra di roccia, un disegno diverso. Quel che ci manca, devi ricordartelo, è superficie e profondità insieme. E allo stesso tempo non è niente di tutto questo, è un problema che non si pone. Quello che ci manca ci salverà. E' solo un paesaggio, per natura se stesso. Puoi dire solo che c'è.
Sento che hai lasciato quella mina antiuomo, per togliertela dalla tasca.
Io cammino in questa risposta, non importa quanto stupida possa essere, perchè voglio andare dall'altra parte. Voglio sentire un'altra storia e scattare un'altra foto.
- Come sono venuto? - mi chiedi.
Ti porgo il ritratto. Con data e firma.
- Leggi. - ti dico. Perchè c'è un titolo dietro.
- Grand Canyon, 2046.
Il nome, onesto.
Spero che ti arrivi questa lettera, il mio servizio postale non funziona come il tuo. La lego qui, alla zampa di un'aquila. E ti lascio un fil di fumo per trovarmi, che è quel vizio che non so smettere.







11 settembre 2010

27 agosto 2010

La locanda




Il volo di un gabbiano che si posa, fuori dal tempo e dallo spazio. Faro acceso nel silenzio. I piedi sulla ringhiera e l'heineken tra le nuvole. L'età adulta che arriva senza preavviso, così, mentre fumi una sigaretta. La poesia orfana di madre, che piange a vuoto. Pioggia e Irlanda nelle orecchie. Cuori di pietra colorati e il mio di pomice, spezzato. Bimbe che chiamano alla finestra. Bici sugli scogli e danza a piedi nudi. Un papà e una mamma che ancora non lo sanno. Scarpe di chi girerà il mondo, e mollette. Amaro e corridoio, grano e carrube. Libri, tanti libri. Scoprire. Scoprirsi. Stravinsky.

12 agosto 2010


E risuona il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo.

Canto di me stesso. di Walt Whitman

10 agosto 2010

Confessioni - aveux



Ti ho raccontato tutto
una sera che dormivi.
Nel tic tac
del tuo respiro
mordevo un labbro spezzato
mentre fuori dalla stanza
entrava
sinuoso come le lenzuola
il suono di un sax.
E guardavo i tuoi occhi umidi
serrati,
i contorni del viso
sopiti.
Suonava il sax
e lento
scaldava
le mani sul grembo.
Il suono della mia voce
no, che brusco risveglio;
allora scivolavo con le dita
fra i tuoi capelli.
Su tasti di velluto, sì,
così ti ho raccontato tutto,
suonando piano.
Obliqua, la luce filtrava
dalla pallida tenda
fin su al soffitto
in forme quadrate, spezzate, fuggite,
e con mani umide
ti sfioravo le palpebre
fin sulle ciglia nere, curve, ignare.
Così ti ho raccontato tutto
dipingendo.
La tua mano
spenta
vicino al fianco
lei, stella color di perla,
vibrava di energia immota
e io
come se potessi sentirmi
le scrivevo sopra un nome
che volevo tu sapessi.
Così ti ho raccontato tutto,
scolpendo.
E indugiando con lo sguardo
sulle tue labbra
inquiete e tacite,
tracciando linee
di proporzionati pensieri
all'orecchio dicevo
"fermo", così infine
ti ho raccontato tutto,
fotografando.
Vuota di pianto
all'alba sorrisi
il sax vibrava ancora sull'ultima nota
quando ti svegliasti
per afferrare
invano dalle mie guance
la nebbia dei tuoi sogni.
Alzando un sopracciglio
curioso, e senza fame,
nulla mi hai mai chiesto.
Nulla. Soltanto
Caffè?

9 agosto 2010

1 agosto 2010

Avvistamenti

Naturalmente è un video amatoriale. Ma quando avvengono i fatti sensazionali in genere siamo sprovvisti dei mezzi più efficienti per riprenderli. Avrete visto chissà quanti video di avvistamenti, fatti con un cellulare o una telecamera di qualità scarsa. Per cui mi perdonerete. Inoltre ho preferito riprendere la scena da dietro la persiana del balcone e non ho la mano ferma, tutti limiti del mio punto di vista.
La scena è durata a lungo ma ho preferito abbreviare il video a 2 minuti, temendo che potesse risultare nonostante tutto noioso. Per parte mia la scena non mi ha stancato neanche per un attimo, tanto ero concentrata in quello spettacolo che mi dava meraviglia. Certo mi sono chiesta di cosa parlano?, e se fossero ostili o meno... a sensazione mi è sembrata una specie rara, spero comunque non in via d'estinzione.
E poi la camera ha fatto degli scherzi strani, come se la coscienza a poco a poco ricordasse, e come se allo stesso tempo vedesse per la prima volta. Anche attraverso gli occhiali colorati di Kant.
ON.


21 luglio 2010

Diamanti

E così continuo a rubare. Vite. Facce. Storie.
A cercare fino al fondo degli occhi, dove nessuno vuole guardare. E il trucco che ho in mano cerca scuse. A volte la pellicola si inceppa.
Sono una pessima bugiarda
sono una ladra molto generosa.
Però è vero: Quando hai tutto... hai tutto da perdere.
Non voglio niente. Catturo e rilascio, perchè niente è mai mio. Posso darvi chi siete e portarmi un ricordo di occhi.
Diamanti lucidi e taglienti.
Tutto ciò che possiedo.
...E continuo a rubare.


21 giugno 2010

Sul calcio e altre inezie

Dovrei smetterla di sentire tutto come se fossi una pellicola da 3200 iso. Tirata a 6400.
Non c'è niente che mi faccia incazzare come quando mi devono togliere il piacere delle cose. Perché a me il calcio è sempre piaciuto, davvero tanto, ma oggi...oggi mi sembra uno spettacolo grottesco.
La radio dice "gioca la Grecia"...e a me viene da ridere amaro. Un paese in cui ormai la gente si buca per strada, che tanto è lo stesso. Allo sfacelo. E vorrei tanto che vincesse la Grecia quest'anno, per il gusto di vedere i giornalisti confusi... con le mani alla testa, a cercare di scrivere qualcosa che parli almeno di riscatto. Ma potrebbe anche vincere l'Italia, e sarebbe altrettanto divertente, anche se l'ironia, ovvero il senso della realtà, lo avvertono in pochi. Nelle scuole arrivano le circolari, per mettere a tacere le critiche al governo e il confronto libero su un provvedimento come i tagli alla scuola. I giornali possono parlare solo di costumi da bagno e George Clooney. La giustizia viene fermata là dove inizia l'ingiustizia. E' tutto molto efficace, e davanti a me si apre lo spettacolo di un'Italia fantoccio in calzettoni blu. Non mi hanno tolto solo il piacere del calcio, no...io non vedo più dignità di popolo. E un po' invidio gli ingenui che possono ancora gridare Forza Italia, di fronte al velo di Maya che si accende ogni sera nelle nostre case.


31 maggio 2010

Let's work together



Ok la prima cosa che vi chiedo è di arricciare i piedi (rigorosamente piedi nudi) o di ondeggiare il sedere ascoltando la canzone. Ma potete anche arricciare il naso perchè ho scritto la parola sedere e... grattarvi... il culo. Sentitevi liberi, davvero, in ciò che vi viene più naturale.
Il reportage sullo Zen ha portato degli effetti positivi, riflessioni, condivisione, confronto, e...partecipazione. Chiunque avesse un'idea si senta libero di partecipare, e se non puo' andare direttamente allo Zen per realizzarla puo' mettersi in contatto con me. Puo' essere l'invio di una coperta, cibo, o giochi per i bimbi... potrebbe passare un medico a dare un consiglio, o un musicista giusto il tempo di fare un pezzo al violino... anche la Bellezza è utile, ed è un modo per vivere questo angolo di città dimenticata e riscoprire la gratuità di un dono. Ma di Zen ce ne sono tanti, allora ciò che voglio dire davvero è: non restiamo soli. Lavoriamo insieme.

Together we'll stand
Divided we'll fall
Come on now people
Let's get on the ball
And work together
Come on, come on
Let's work together
(Now now people)
Because together we will stand
Every boy, every girl and man
People, when things go wrong
As they sometimes will
And the road you travel
It stays all uphill
Let's work together
Come on, come on
Let's work together
You know together we will stand
Every boy, girl, woman and man
Oh well now, two or three minutes
Two or three hours
What does it matter now
In this life of ours
Let's work together
Come on, come on
Let's work together
(Now now people)
Because together we will stand
Every boy, every woman and man
Ahhh, come on now...
Ahhh, come on, let's work together...
Well now, make someone happy
Make someone smile
Let's all work together
And make life worthwhile
Let's work together
Come on, come on
Let's work together
(Now now people)
Because together we will stand
Every boy, girl, woman and man
Oh well now, come on you people
Walk hand in hand
Let's make this world of ours
A good place to stand
And work together
Come on, come on
Let's work together
(Now now people)
Because together we will stand
Every boy, girl, woman and man
Well now together we will stand
Every boy, girl, woman and man


23 maggio 2010

Zen. Storia di persone.




Sono stata al quartiere Zen di Palermo per documentare la situazione dei senzatetto recentamente sfrattati con gli sgomberi effettutati al fine di consegnare gli alloggi agli effettivi aventi diritto. Questo video di mie foto vogliono mostrare (e ricordare) il lato umano della vicenda. Troppo spesso ho sentito parlare di "giusto" e "sbagliato", in termini poco umani, ho sentito o letto frasi che inneggiavano alla punizione degli abusivi, senza minimamente porsi il problema della loro salute e del loro benessere. Credo che una società giusta non si veda dalla quantità delle punizioni che dà, ma dalla sua capacità di distogliere dalla deliquenza, di rimuoverne le cause. E tanto più quando si parla di "diritto alla casa", salta agli occhi come sia lo stato di necessità a spingere quelle persone a occupare appartamenti vuoti, a farsi la guerra tra poveri. Ho parlato coi ragazzi della zona, e non sono deliquenti, nati deliquenti, in quanto figli di delinquenti. Sono ragazzi che a volte magari scimmiottano gli adulti, mettendosi l'aria da duri (per autodifesa, o per legge di strada), ma non sono "parassiti" della società che non vogliono lavorare. Vogliono uscire da quella situazione. Certo, non vedono per sè grandi prospettive, consapevoli dell'emarginazione che la loro situazione socialmente e culturalmente produce, non hanno mai sentito davvero il diritto di chiedersi "cosa vuoi fare da grande?", e di potere scegliere. Alla risposta vera si sovrappone sempre una necessità più grande: tirare a vivere. Questi ragazzi vogliono esserci. C'è una grande forza e volontà di presenza nei loro occhi, c'è voglia di lavoro e di casa, e l'umiltà di chi sa che non puo' permettersi tutto ciò che sogna.
In questo video ci sono i loro occhi, e quelle delle mamme incinte che non hanno visto nemmeno un'ombra di assistenza sanitaria. E mi chiedo dove siano i medici, penso alla facoltà di medicina di Palermo stracolma di ragazzi, studenti come me, al punto da essere a numero chiuso e motivo di "lotte" ogni anno per aggiudicarsi l'accesso, e nessuno che venga a fare volontariato, fosse anche una visita e un consiglio per la dermatite della bimba che dorme da giorni in una tenda. Forse un giorno sarà inventata la laurea in Umanità, chissà, magari qualcuno aspetterà comunque il famoso "pezzo di carta" prima di sentirsi umano.
Proprio ieri ho visto un servizio sul tg regionale, e le domande come le risposte erano "crudelmente" asettiche. E ora mi spiego perchè a volte la gente che sta bene parli senza coscienza, di punizioni e repressione. Perchè nei servizi di informazione spesso non c'è risveglio della coscienza umana, e non parlo di una versione edulcorata o volutamente toccante. E' che davvero cambia tutto, a seconda di come venga mandata in onda una notizia, e spesso queste persone che non hanno i mezzi per difendersi (anche mediaticamente) vengono trattati come cose. Per chi guarda il tg l'intervistata è solo una donna abusiva, mentre con la dignità tipicamente siciliana e il volto scuro dice - "ci hanno lasciati soli." E intanto mangiando un piatto di pasta qualcuno a casa sua commenta "ma che vogliono questi abusivi? Hanno sbagliato e ora pagano."
Per cui vi invito, se vi piace, a divulgare questo video, dove ci sono foto anche di sorrisi, e di situazioni quotidiane (le stoviglie in una bacinella, la moka sul fornellino) perchè anche nello stato di necessità una forza superiore si impone, sopravvivere e vivere,e le persone sono ancora persone. Gli scatti sono del 19 maggio 2010, quella notte e quella successiva a Palermo ha piovuto. 34 famiglie aspettano che il Comune trovi loro una sistemazione e intanto dormono in tenda vicino a quelle case dove (paradossalmente) gli era stata certificata la residenza e avevano ricevuto la cartella elettorale.
Anche questa è Palermo, anche questo siamo noi.

20 maggio 2010

Palermo, Zen.


Prima racconto l'esperienza personale, rimando il servizio di cronaca a quando saranno pronti i negativi (un rullo è già steso ad asciugare). Solo una piccola premessa. Lo Zen 2 di Palermo è stato teatro ultimamente di malumori tra occupanti delle case e gli effettivi aventi diritto. Dopo gli sfratti, gli ex inquilini vivono lì in delle tende. La polizia protegge i nuovi arrivati. Appena arriviamo tutti ci guardano dai balconi, sanno che siamo estranei. Il Dottore avanza qualche perplessità. Ne usciremo vivi? Gli dico che se resterà tranquillo nessuno lo toccherà. "Ah è come per i cani che sentono la paura." dice lui. Una breve sosta e un caffè dalla zia di Tony, che mi mette una bambina di 3 settimane in braccio. Sofia. Non avevo mai preso in braccio un neonato e mi rendo conto di quanta poca dimestichezza abbia coi cuccioli di umano. Riprendo la macchina fotografica, analogica, rulli bianco e nero. Tony avanza col fish-eye e diapositive colore. Il Dottore in digitale. Perfetto direi. Quando ci avviciniamo alla zona degli occupanti sfrattati la musica napoletana ci dà il benvenuto. E' strano, giuro, ma in quel contesto ci sta davvero bene. Fa parte del tutto, è come l'aria calda nel deserto. I ragazzi rimangono un po' indietro, hanno timore e timidezza a passare quel varco fatto di bambini e motorini e gente che ci guarda. Rompo il ghiaccio e passo sorridente. "Stiamo facendo un servizio". Vanno a chiamare il portavoce della protesta. Mentre parlo, una ragazza passa con un pacchetto di patatine e ce ne offre un po'. Ne prendo una anche se non mi va, così si fa per non esprimere distanza. Il portavoce spiega la situazione, parla bene e ha lo sguardo sveglio di chi non smette mai di combattere. Come ti chiami? Vincenzo. Alla gente piace sentirsi chiedere il nome, e a me piace ricordarli. Ci spiega tante cose, 34 famiglie sfrattate e bambini che si sono ammalati perchè costretti a vivere in tenda. Si parla di assistenza medica (assente), della protesta del giorno prima, degli appartamenti (uffici) che dovrebbero dargli se tutto va bene. Dopo un quarto d'ora circa decido che può bastare. La gente ci ha visto parlare con Vincenzo, i bambini come squali si avvicinano a cerchi concentrici sempre più stretti. Ormai siamo dentro. Vado da loro a fare qualche foto. Uno di loro mi minaccia - "A mia foto unn'a fari, ca ti rumpo a macchina!", avrà 10 anni, e mentre gli si alza l'angolo della bocca che strozza un sorriso, si vede chiaramente che lo fa solo per fare il duro davanti agli altri. "Ok a te niente, pazienza gli altri diventeranno famosi e tu no". E' un bambino, che ride. Sta solo recitando una parte che ha visto fare ai grandi, e lo rassicuro "No a te no, già mi hai minacciato." Si scherza. I bambini mi chiamano. - Ce la fai una foto? - Ma ceeeeeeeerto! Poi ci inoltriamo nella zona tende. Lì ci aspettano 5 donne, tre di loro sono incinte, e hanno altri bambini piccoli. Parliamo un po', si scherza e si parla anche seriamente del problema. Si mettono in posa, una di loro chiama un bambino a sè e se lo mette in braccio: "Chistu pure mio è". Chiedo i loro nomi. Dopo 1 oretta mi mettono alla prova: ma te li ricordi? - Certo. - (Le indico). Valeria, Maria Concetta, Giovanna, Giovanna, Francesca. - Miiiinchia. Già. Non so che mi prende oggi, concentrata, sveglia coraggiosa, e il dito sul click pronto a scattare veloce. Riesco a prendere al volo la bambina che in braccio al papà si nasconde il volto fra le mani. Si imbarazza, ma un po' le piace che siamo lì e ride un sacco dietro alle manine. Oggi sono compiutamente io. I ragazzi dello zen ci chiedono sigarette. Uno di loro mi vede col tabacco, vuole rullare lui e glielo lascio fare. Il Dottore presta la sua macchina fotografica a un ragazzino, che inizia a fare foto ai suoi amici e a noi. Mentre ci abbracciamo in posa chiedo al ragazzo accanto a me se gli piacerebbe imparare la fotografia. Ci mette un po' a rispondere, come se non sapesse bene cosa vuole, come se non glielo avessero mai chiesto. Alla fine l'impressione è che la risposta non sia del tutto sua e che si imponga una necessità più grande. - mmm... non lo so... ma per camparci? ...è che devo fare l'alberghiero... - Mentre sono lì che si fanno le foto hanno la luce della novità negli occhi. E in fondo si vedono in maniera diversa, tra loro stessi, attraverso il rettangolo del mirino. Mentre ce ne andiamo c'è ancora musica napoletana. Due ragazzine prima sempre in disparte stavolta mi chiedono una foto. Allontanano i maschietti perchè vogliono essere solo loro due abbracciate. "Poi gliele mandiamo a Saranno Famosi", dicono, ma negli occhi si legge che sanno che è un sogno morto in partenza. E sento una lieve pressione al cuore per quei sogni da bambina, per quei panni stesi al sole di una casa che non è neanche loro, per quella musica napoletana, perchè vorrei dire loro tante cose, ma oggi devo andare via. E oggi me le hanno dette loro.






La prima foto in bianco e nero è del Dr Feelgood. La prima prima e l'ultima ci sono state scattate da un bambino dello Zen.Non posso fare a meno di notare la posa del ragazzo accanto a me, braccia conserte come un calciatore, l'aria da duro come qui ha imparato.

19 maggio 2010

Incontro con Fotografi Senza Frontiere

E’ il 16 dicembre 2009. La sala conferenze dell’Associazione Imago di Palermo si riempie. L’incontro organizzato per questa giornata è diverso dagli altri. Non è una conferenza sulla storia della fotografia, né su uno specifico genere di fotografia. L’impressione oggi è che si vada più in fondo alla missione di un fotografo, al suo aspetto umano. Giorgio Palmera racconta le sue esperienze, e non sembra essere solo. La voce esce corale: i nostri ragazzi, ripete, o i nostri collaboratori. La lezione è importante e salta agli occhi. La fotografia è il mezzo, certo quello che un pubblico di fotografi o fotoamatori come noi può apprezzare, ma pur sempre un mezzo per esprimere se stessi, per liberare un’identità e, lasciando le manie di protagonismo da reporter, aiutare a liberare anche l’identità di un altro. In una società che impone la sua visione del mondo precostituita, dare la possibilità proprio a dei ragazzi che vivono realtà difficili, di esprimersi compiutamente, di liberare la loro visione del mondo, di avere una prospettiva in più, è un atto di amore verso l’umanità, verso se stessi anche. Perché dalla libertà di espressione, di autoconsapevolezza, di un altro, ne guadagniamo anche noi. Ed è una ricchezza senza portafoglio.
La cosa che più colpisce di questa associazione è la loro visione delle frontiere, e il nome appare semplicemente perfetto. Non ci sono nel mondo frontiere che non si possano superare, si può arrivare ovunque: Uganda, Palestina, Saharawi. Ma non sono le uniche. L’aspetto più sorprendente è che chi fa parte di FSF non ha paura delle frontiere più profonde, quelle che ci portiamo dentro, quelle culturali certo, ma anche quelle prettamente personali. Non c’è lezione più grande che si possa dare che mettere una macchina fotografica in mano a un ragazzo, come una penna o un pennello, e dirgli sii te stesso, con la tua storia, col tuo bagaglio di esperienze, con la tua specifica sensibilità. E tutto viene messo in circolo. Ricerca, consapevolezza, dono. Sapere che i seminari hanno una lunga durata, ci dimostra ancora di più la serietà della cosa. Le foto scorrono sul monitor una dopo l’altra. Attraverso esse viaggiamo nei posti, conosciamo la storia del nostro secolo, ma soprattutto ascoltiamo gli uomini. Come una marea, che abbattendo gli argini facciamo entrare. Tolti i pregiudizi, e anche la presunzione di sapere com’è l’altro, come vive, queste foto non sono cose. E l’intrinseca bugia della fotografia, il mezzo, diventa una possibilità portentosa di verità, soggettiva.
Per citare Beccaria: “Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona, e diventi cosa.” Anche i fotografi spesso se ne dimenticano, ed è questo che invece Fotografi Senza Frontiere ci ricorda. Grazie.




12 maggio 2010

Aletheia

"Le cose non nascoste", il nome greco per la Verità. Ma quanta strada bisogna fare per arrivare ad accettare anche un solo pezzo di Verità? Solo da oggi per una serie di concatenazioni, ricerche e illuminazioni, posso dire di aver veramente chiaro nella mia coscienza che

il Nulla non è mai esistito.

Un'evidenza.

Saperlo veramente è già qualcosa (frase ironicamente appropriata) in questa ricerca da Argonauta.

22 aprile 2010

Paesaggi Evocati

La fotografia è solo il mezzo. Certo ci sono delle prove che lo rendono geneticamente più mio. Sarà perchè amo l'odore di pelle, ferro e storia che fa una vecchia macchina fotografica, il rumore dei tempi lenti di scatto di una reflex, la pellicola fra le mani ancora da agganciare e la pellicola invece già stesa con la molletta ad asciugare. E mi piace tutta la fotografia, di paesaggio, reportage, ritratto di posa, pubblicitaria, artistica. Mi piace che il suo nome sia Verità, ma sia anche una gran bugiarda. E allora ecco: materiale grezzo, ricerca, sviluppo, esposizione. La vita un insieme di cambiamenti continui, e di attimi fermi, rivelatori. Un insieme di Click.
Cosa cerco, cosa creo, cosa restituisco al mondo...voglio che si veda quella bellezza che non è solo estetica, che può nascere anche da una brutta forma, perchè mai si è arresa.
Così anche da un momento buio, l'istinto è più forte e faccio il mio
lavoro. Trasmutazione.
Ed è sempre un pensiero, un'emozione, una sensazione che si fanno uno. Un click. E questo forse vale per tutto.
Se oggi mi chiedessero
che fai?, direi
l' alchimista..


L'inverno...

hiver

il vento

vent

il deserto


désert

l'abisso.

tourbillon d'eau

Paesaggi evocati. Con oggetti, luci, stratagemmi. Possono sembrare dipinti, o fatti al computer. Ma sono semplicemente delle fotografie.

16 aprile 2010

Il peso della bellezza.



Ho sentito spesso dire "La bellezza salverà il mondo". Spesso si usano le citazioni, e non ci si accorge che una frase, per quanto possa essere autorevole chi l'ha pronunciata (un essere umano), possa nascondere un limite. In questa frase, per come viene usata, sembra che la bellezza sia qualcosa di esterno a noi, una realtà altra, che chissà per quale motivo dovrebbe salvare il mondo (brutto), e tra l'altro si usa il verbo al futuro...salverà...a un dato momento, per accumulazione, ci salverà? e quando? Se serviva la prescrizione medico-divina c'è già stata mi pare. Una frase che rimanda tutto al di fuori, fuori di noi, fuori dal tempo presente...incosciamente ci invita ad aspettare, caso mai a sperare, piuttosto che a FARE.
Ma si salva solo ciò che vuole salvarsi da sè, qui e ora. La bellezza è salva da sola per esempio. Forse il mondo dovrebbe solo rendersi conto di essere bello.
Per quanto gli uomini dicano "voglio salvarmi, voglio la bellezza" in realtà ne hanno una paura feroce, paura di non saperla reggere. Perchè dove c'è luce si proiettano le proprie ombre, e guardarle in faccia, in fondo anche abbattere con umiltà gli ostacoli che le proiettano, non è facile, bisogna avere forza. Alle ombre ci si è abituati e per viverci dentro non si deve avere coraggio, nè cambiare. Son fatto/a così e basta! E' roba da pavidi. Nell'ombra si chiudono ancora una volta gli occhi, la consapevolezza vera fa un passo indietro. Incapaci di reggerne il peso, incapaci di scoprirsi leggeri e sinceri, solo a volerlo e perseguirlo. Incapaci di vivere per ciò che siamo. Leggeri come una busta. Felici. Una vita dietro a ogni cosa. Se avete preso le armi, chiedetevi cosa state combattendo, cosa state difendendo, se è quel tipo di guerra che vi fa onore. Cosa state dando al mondo. Se è mai possibile, che mentre vi sentite brutti, la bellezza possa venire sul cavallo bianco a trarvi in salvo. Se non rischiereste di ferirla piuttosto, roteando la spada alla cieca. Se riconosciamo una bellezza, una volta sola, non possiamo svegliarci solo per un attimo, per poi dormire il resto della nostra vita. E' da stolti. Anche Hitler era capace di amare un pezzo di musica classica, perchè l'animo umano è fatto per cogliere la bellezza, ma riconoscerla per davvero in sè e regalarla al mondo, metterla in circolo, è una sfida da veri guerrieri.
Mi viene in mente un film, in cui 2 frasi valgono 2 ore di pellicola. Mi spiace di non poterle isolare, si trovano in questi due video.

Nei primi secondi:


dal minuto 3:20


Cercare il fiore perfetto.
Una ricerca in fondo già finita.
Sono tutti perfetti.
Era così semplice.
Siamo tutti fiori, e buste, e uomini.
Capirlo in tempo, sarebbe una cosa bella.