29 dicembre 2011

Invito per Capodanno 2012

Non siete per le discoteche all'ultimo dell'anno.

Non siete per i cenoni dove ci si abbuffa, e poi tra lustrini e trenini, vi sentireste soli, spaesati, e un po' grotteschi.
Non trovate più l'entusiasmo per dire "Evviva...è il Nuovo Anno!"
Non vedete perchè ci si debba per forza ubriacare come scimmie, per sentirsi giovani e divertiti.
Non siete neanche giovani, ma fareste volentieri qualcosa di bello, e spegnere la tv col suo countdown.

BENE.

Allora l'avete una lanterna cinese?

Avanti, procuratevela.

Ci vediamo alle 23:30 a Palermo, nella piazza di Mondello. A far leggero il nostro saluto al 2012, e a regalare un sorriso a chiunque guardi.

N.B: Non importa quanti saremo, ma lo spirito con cui lo faremo!

Per ogni lanterna lanciata si esprime un desiderio, per iniziare il 2012 con un dolce pensiero (faceva quasi rima).

Sono gradite improvvisazioni di musicisti, e bambini.

Per tutti i PALERMITANI: passate parola!

A tutti vanno i miei auguri di Felice Anno Nuovo.

24 dicembre 2011

Auguri brevi

AUGUR

...no vabbè, scherzavo.


Vi auguro quelli che molti non hanno. Il tempo.
Il tempo per un pensiero dolce, per leggere un po' quel libro che vi piace tanto, per vedere un film di natale con chi amate, il tempo per guardarvi dentro e perdonare.
Vi auguro di sentire qualcosa di leggero come un fiocco di neve, come la poesia.
E che tutto questo chiasso non vi porti via proprio il Natale e chi siete davvero.
Un abbraccio





N.B: immagine presa da Internet.
N.B.²: Film e libro consigliati.

22 dicembre 2011

Haiku #12

Haiku #12

Occhi fragili.
Nel solstizio d'inverno
cade un bicchiere.




20 dicembre 2011

Haiku #11

Haiku #11

Tac Tac di tacchi.
Il fiato fa nuvole
sotto l'ombrello.


18 dicembre 2011

L'amore a dinamo.

All'inizio amare è difficile.
C'è la salita, ci sono gli ostacoli, e voi siete lì a pedalare con ogni sforzo. Solo perchè lo volete, perchè vi piace. Qualcuno vi dirà che è uno sforzo inutile, che non vale la pena. E questo rafforza le vostre insicurezze, perchè nessuno vi ha mai insegnato a pedalare, nessuno comunque può farlo per voi. Perchè dovreste fare qualcosa che nessuno vi ha mai reso facile, a disposizione?
Ma sentite di dover scalare la collina.
E sapete che se vi fermerete, riprendere la corsa sarà ancora più faticoso.
Pedalata dopo pedalata allora vi portate avanti. E la ruota aziona la dinamo, e la luce illumina la strada. Quella luce vi dimostra che state facendo bene: la pedalata è continua, e il buio è costretto a spostarsi.
Però quando vi fermate, o rallentate per un crampo improvviso, la luce affievolisce, e il buio vi assale. E voi siete spaventati dalle ombre, e da un posto che non conoscete. In quei momenti prendete dimestichezza col buio, anche se ancora lo sfuggite. Vi chiedete come mai è sempre la stessa gamba a cedere, noterete che avete paura sempre delle stesse cose: le curve cieche e le buche. Imparerete ad accettarle, a sentire che ogni volta che superate una paura voi siete più forti.
Poi quando le gambe sono allenate che quasi non sentite più la fatica, e finalmente respirate a pieni polmoni godendovi l'aria frizzante della campagna, succede che qualcosa vi dice di tornare indietro.
Prima però vi fermate un attimo. La luce della bici si spegne.
In un attimo di silenzio vi accorgete che siete già in cima alla collina. E che anche se è buio, siete soli, e la notte si fa fredda...sentite che qualcosa gira dentro al petto, come una dinamo. Che i vostri occhi vedono
meglio. Sorridete.
Scoprite che il buio si sposta al vostro cammino, come avviene per il faro della bici.
Qualcosa vi dice che potreste salire su su per una montagna, solo a volerlo. Che è tutta questione di allenamento e Volontà.
Però prima di ricominciare una scalata, volete godervi il frutto del vostro lavoro.
E la meta stavolta diventa la pianura. E allora giù in discesa...andate a tutta birra, senza neanche pedalare, e la luce resta accesa. Senza sforzo, resta accesa. Alzate anche le mani per salutare.
Qualcuno vedendovi passare, dirà che voi non ne sapete niente di come ci si sente senza luce e a faticare per salire la collina. Che voi siete di un altro mondo, siete
fortunati a essere così come siete. Voi lo guarderete con affetto, perchè vedrete che deve ancora togliere le rotelline. Che non ha ancora provato i suoi muscoli e messo la dinamo. Ma sarete felici che vi guardi, anche se con invidia, perchè potrebbe diventare un giorno ammirazione, e l'ammirazione una spinta a salire. Accetterete il fatto che ognuno va con la sua andatura, e verso la propria direzione. Che qualcuno voglia ancora tenere le rotelline, perchè non è pronto per fare uno sforzo, nè per rischiare una caduta.
E in pianura troverete altre persone -le riconoscerete subito- con cui fare un raduno, in collina.


17 dicembre 2011

Haiku #10

Haiku #10

Tazza di thè
nero. Ciliegi in fiore
dietro i vetri.




"Un haiku è come un fiore".
Si forse è così.

Però è un fiore cresciuto sugli alberi.
Un fiore funambolo o trapezista.

16 dicembre 2011

Haiku #9

Haiku #9

Stella cadente,
nel cielo di dicembre
i nostri sogni.






(Si ringrazia lo sciame delle Geminidi attivo dal 6 al 19 dicembre!)

Haiku #8

Haiku #8

Bufera di neve.
Lettere mai spedite
sul comodino.


14 dicembre 2011

Haiku #7

Haiku #7

Ruote di bici.
Pedalate d'amore
su foglie gialle.



11 dicembre 2011




Immergere la mano nei legumi è bellissimo. E' come un micromassaggio per tutta la pelle. Anche il riso dà questo effetto, da provare, mettendolo in acqua per lavarlo.

Ma ci pensate come deve essere immergersi in una vasca piena di lenticchie?

Prenderò un sacco di ogni legume, e farò la prova ad occhi chiusi, per dire che colore/forma ha quella sensazione.
Così, perchè mi va.


Oggi mi trovo a imparare a conoscere il mio corpo, la mente, l'anima.

Imparo di nuovo a mangiare, a camminare, a respirare. E' un viaggio per cui basta l'esistenza.


10 dicembre 2011

Haiku #6

Haiku #6

Pastore assorto.
Sul monte, la sua testa
copre la luna.




L'eclisse di luna piena ... è come un sacco che viene a svuotarla.
La luna rimane piena, ma è anche nuova.
Anche se l'eclisse di oggi è ben nascosta dietro al nostro orizzonte... Salutatela stasera, quando la vedrete lassù in alto.
Non siamo mai soli.

7 dicembre 2011

Haiku #5

Haiku #5

Barche a secco.
Nebbia di salsedine
e caldarroste.





5 dicembre 2011

Haiku #4

Haiku #4

Danza di luce
sul terreno. Il vento
scuote le gemme.



4 dicembre 2011

Haiku #3

Haiku #3

Il mare increspa.
Sacchetto incastrato
tra rami secchi.


Haiku #2

Haiku #2

Raggi di sole:
All'alba irrorano
aranci colmi.



21 novembre 2011

Haiku #1

Haiku #1

Gocce di pioggia,
piccole orme sciolgono
manti di neve.




"grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere"

La sua voce calda accoglie ogni cosa.
Sensibile, liquido come un pianto genuino, e allo stesso tempo asciutto come la neve.
De Andrè che guarda con dolcezza ogni passaggio.




15 novembre 2011

@





Immagine della "rosa galattica" tratta da QUI

5 novembre 2011

Ogni volta che vedo un trifoglio sono in Irlanda


L'isola del tesoro
è stato il primo libro che ho letto.
Il secondo è stato Robinson Crusoe.
Ma il mio preferito era I figli del Capitano Grant, un viaggio verso l'Australia e la Nuova Zelanda. Scopro ora che fa parte di una trilogia di Jules Verne, che si conclude con L'isola misteriosa".
Trovo il filo comune. Un'isola.
Io sono nata in un'isola.
La Sicilia. Un triangolo in mezzo a un abbraccio di terre, incastonata nel mare del vecchio continente, dove la storia occidentale ha navigato per secoli. Mi sembra un ottimo luogo dove scegliere di nascere... per riflettere.
Sono cresciuta con le avventure verso altre isole, fin dai libri per ragazzi.
Ho sempre ammirato i filosofi.
Ogni atto d'astrazione è un'isola, il bisogno di isolare appunto, di chiudere in confini certi, fisici, logici, una parte di mondo, di pensiero, di emozione.
Ogni Utopia, anche quella di Tommaso Moro, è un' isola che non c'è. E infatti sceglie proprio un'isola per far nascere quel regno.
La geo-grafia torna a svelarmi il mondo.
Le mappe sono in ogni cosa, la matrice del controllo.
Ogni schema fatto prima di scrivere un testo.
Ogni costruzione nasce da una mappa. Compasso e squadra.
Che sia un nuovo prodotto tecnologico, o un testo scritto, che sia un edificio o un apparato di stato. Intanto bisogna tracciare... divide et impera.
Basta un confine per separare me da te. Ogni confine è arbitrario.
Ma una volta tracciato un confine, esso col tempa si impone, si leggittima...e ogni Nazione diventa un'isola.
Con una lingua diversa, che spesso si è creata proprio al tempo in cui si creava l'esercito.
Ancora oggi il servizio militare è uno dei modi in cui si crea coesione nazionale, si conoscono dialetti diversi, si è mandati un anno fuori casa a contatto con altre realtà.
Fatta l'Italia si fanno gli italiani. La mappa non copia, ma CREA la realtà.
Siamo dentro confini decisi prima, a cui crediamo con fiducia.
L'Apollo 8 (complimenti per il nome...Apollo: dio del Sole, della misura, della Ragione cartografica) è stato il primo che dall'alto ci ha dato la visione che solo un Dio può avere: dall'alto vediamo il mondo intero, attraverso la ripresa satellitare.
Non ci sono nomi su quella foto del mondo, nè toponimi in lingue differenti, nè divisioni.
La Terra come un'isola nello spazio. La fraternità necessaria e ovvia.
Saprà l'uomo vivere senza guerre?
Guerre fratricide nell'umanità da Abele e Caino, alle tragedie antiche, alle guerre civili...
Quand'è che fatta la Terra si faranno i terrestri?
O almeno, quando si insegnerà nelle scuole la vera Storia, per averne consapevolezza? La storia della costruzione del mondo...



Siamo abituati a difendere il nostro Ego, la nostra identità con confini.
Io ≠tu
Ma se guardiamo alla geometria dell'anima, lei però disegna un insieme più ampio.
In questo senso,
io sono la Terra intera e la capitale della mia isola.
Se qualcuno è arrivato alla fine di questo testo, ancora non del tutto confuso...lascio parlare Borges.:)


La felicità
di Jorge Luis Borges



Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
Che posso fare con una parola e con una mitologia?

Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l'Atlante progetto la forma di Sumatra.

Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c'è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l'Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.

Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l'amore che non ha né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Sia lodato l'incubo che ci rivela che possiamo creare l'Inferno.

Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.

Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c'è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.


P.S: L'isola a forma di cuore esiste davvero, si chiama Galesnjak, ed è in Croazia.

2 novembre 2011

Fuori Luogo. (Riflessione breve)


"Essere
fuori luogo significa non avere la capacità di riconoscere la verità che è già scritta nelle cose."

T. Cresswell,
In place/out of place: geography, ideology and trasgression, University of Minneapolis Press, 1996, p.55


Il
grassetto è mio.
Il testo, tecnicamente, è di geografia.
Ma parla in più sensi.

Fuori luogo....la pozza della nevrosi.

Dobbiamo proprio farne un mito?

19 ottobre 2011

I compagni di viaggio

A volte ho preteso tanto dai miei compagni di viaggio. Ho preteso che avessero la forza per sostenermi, di credere al bene, quando a me la forza fosse mancata... e li ho sostenuti credendo, anche fuor di ogni ragione, che avessero la mia stessa direzione.
E insieme ci siam rimessi in piedi.

Perchè muoversi? Perchè andare avanti?

Ora che la mia bussola si posiziona sulla mappa, ringrazio anche chi non si muove per far parte del mio viaggio, ma mi ha insegnato comunque a credere in me stessa.

Credo che l'amicizia e l'amore abbiano tante forme, e tanti gradi.
E a volte qualcuno si lascia indietro. A volte ci si incontra di nuovo.

I compagni di viaggio sanno dove stanno andando.
Non vanno a zonzo. Perchè hanno trovato un senso.
C'è qualcosa di più grande che li guida. Per cui sono amici.

VIDEO


Sam: "E' tutto sbagliato, noi non dovremmo nemmeno essere qui!
Ma ci siamo."

"È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero, erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale, perchè come poteva esserci un finale allegro? come poteva il mondo tornare com'era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest'ombra...anche l'oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno, e quando il sole splenderà sarà ancora più luminoso.
Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che significavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire il perchè...ma credo, padron Frodo, di capire ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l'hanno fatto... andavano avanti, perchè loro erano aggrappati a qualcosa."

Frodo: "Noi a cosa siamo agrappati Sam?"

Sam: "C'è del buono in questo mondo, padron Frodo... è giusto combattere per questo."



Già.
Come poteva il cuore tornare com'era dopo che erano successe tante cose brutte?

15 ottobre 2011

4.33

Ci sono delle cose che mi riempiono di gioia. E' una gioia silenziosa però, invisibile, un godimento insieme della mente, del cuore e dell'anima. Quando un artista "partorisce" un pezzo di 4 minuti e 33 secondi di silenzio.

Ma con consapevolezza.
Son queste cose qui, che mi piacciono. Le cose autentiche. Le cose poetiche. Le cose che puoi spiegarle per ore, e comunque mai afferrarle del tutto...perchè sono semplici, come un bambino che coi sensi ancora sperimenta...ancora ascolta il mondo, e magari ti chiede con innocenza di spiegarglielo. Prima che un adulto rovini tutto con le risposte, c'era questa musica... fatta di rumori involontari...un silenzio che, proprio per questo, in fondo non esiste.
Un silenzio che una buona volta sospende il giudizio, che ancora è, e non interpreta. Una musica difficilissima da suonare, specie per così tanto. 4 minuti e 33 di John Cage.

Buon ascolto.


11 ottobre 2011

tutto è divinazione

Apro una pagina a caso e leggo.

"Si cessa di essere giovani quando si capisce che dire un dolore lascia il tempo che trova."

C. Pavese

Maneggio "il mestiere di vivere" di C. Pavese da quando avevo 13 anni, più o meno.
Lo maneggio senza porto d'armi. Servirebbe.
No, sul serio.
Pericolosissimo avere le idee in mano di un altro. Si rischia di farle proprie sul serio.
Poi se sono le parole di un suicida...l'attrazione di morire in guerra è fortissima.

La trincea delle sue parole ha tagliato così bene la vita, che alla fine non era rimasto nulla per cui combattere, da nessuna parte.

"Mai più una parola". Vuol dire: fine delle pallottole.

Vivere troppo in guerra, metaforica che sia, dis-abitua alla pace.
A un soldato la cosa più brutta che potete fare è il regime di pace.
O quando i nemici sono finiti.
Perchè tutto allora diventa chiaro: il nemico se lo porta dentro come identità. Lui sa solo combattere.
E' per se stesso in genere l'ultima pallottola.

Beh, così riflettevo. Perchè ogni tanto rispolvero le armi in libreria. Apro a caso e trovo BUM un colpo di pistola.

Immagino un'altra me che mi guarda, vestita da poliziotta, mi punta la biografia di Ghandi e mi dice:
- Stai calma... adesso posa Cesare Pavese per terra e fallo scivolare verso di me. MOLTO LENTAMENTE!

Io la guardo perplessa e un po' divertita.
Perchè maneggio le armi per saperle riconoscere. Solo conoscendo posso davvero scegliere di non usarle.

Chiedo com'è che anche Ghandi abbia un'arma, cioè un libro.

- E' una pistola ad acqua. - mi dice la poliziotta.

E in effetti è vero. Può solo spegnere fuochi.

Poi mi viene in mente Socrate. Uno che girava disarmato per scelta.
Non scriveva le sue risposte sul mondo. Lui faceva domande. A chiunque.

Immagino le domande come dei piccoli petardi che lanciava in piazza.

In base alla domande che si fanno le persone tenderanno a spostarsi di conseguenza, a dare le loro reazioni, risposte.

Sì Socrate era un mattacchione, aveva capito il Gioco.
Buona mira, ma pur sempre dal suo punto di vista.

Conosci te stesso. Conosci le tue domande e saprai chi sei.

Conosci che vibrazione interiore hai, e saprai che mondo crei.




A volte mi sembra di capire.

E maneggiare Pavese è facile, perchè se spara non mi fa male.
E' la vecchia sabbia che una vibrazione di me ha già smosso in passato.


Certo uso ancora le citazioni, ma per me non sono mai assolute.
Semplicemente ho qualcosa che mi torna utile oggi per dire che

dire un dolore lascia il tempo che trova.

Ma non mi sento nè giovane nè vecchia. Mi sento qualcosa di diverso.
Una che si ascolta, per prendere nuova forma.

Lascio andare via Pavese, con medaglia all'onore, perchè non è morto invano.
Ogni conflitto mi ha parlato di pace, e mi ha detto che il Caso non esiste.
Il Caso è la forma di una domanda che ha vibrato su questa Terra.


P.S: mi basta guardare anche questo solo video, per capire che la mia domanda è quella... la Costante di ogni disegno.

8 ottobre 2011

Niente di antico sotto il mare




"Continuo a guardare il mare come se dovesse succedere qualcosa da un momento all'altro. Noi aspettiamo ma niente ci aspetta, né un'astronave né un destino. Se adesso cominciasse a piovere ti bagneresti, se questa notte farà freddo la tua gola ne soffrirà, se torni indietro a piedi nel buio dovrai farti coraggio, se continui a vagare sarai sempre più stanco. Ogni fenomeno è in sé sereno. Chiama le cose perché restino con te fino all'ultimo". Gianni Celati

5 ottobre 2011

Entusiasmo

"È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio."

Joseph Antoine Dinouart, L'arte di tacere, 1771


Sento il peso di ogni parola detta.
E ne ho dette spesso senza coscienza, tutte di pancia e di testa, messe di fila a fare il bello e brutto effetto.
Sento il disagio delle mie carenze d'affetto, l'imbarazzo di mostrarmi.
Avverto il peso delle mie opinioni, quelle che con un giudizio segano il mondo a metà, e magari dal senso utile per prendergli le misure, coerenti, come meridiani e parelleli, ma a volte tagliate col coltello dalla parte sbagliata, perchè finchè si parla senza compassione, si continua a ferire anche se stessi.
Sento di non voler fare passi indietro, perchè tradirei me stessa.
Di dovermi dare delle regole, almeno nelle parole che metto in circolo, che siano mie, e integre. Più attente all'umore che trasmettono.
Vorrei poter parlare come un poeta vero. Con l'entusiasmo, e ciò che esso vuole dire...en theos...essere pieno di Dio.
Vorrei saper spiegare la poesia così.



E non sprecare parole senza amore.

Non si volta chi a stella è fisso”. Leonardo DaVinci

E metto a tacere le parole per
sentire meglio, per imparare quell'entusiasmo.
"Riempi una paginetta di amore, di risonanza" dice un maestro dentro di me.
Certe sere sono così. Troppo grandi per essere tenute in mano da una penna.

(Oh quanto Respiro!)

29 settembre 2011

18 settembre 2011

Saggio consiglio


"Sforzati sempre e in tutto di ottenere allo stesso tempo l’utile per gli altri e il dilettevole per te."


"Incontri con uomini straordinari", di Georges I. Gurdjieff.

10 settembre 2011

Q & K



Mano dopo mano
il Re perse la Regina
nel suo castello di carte.

(Quando si fa dello stesso mazzo due giochi diversi, le carte sono divise.)
Altrimenti detto:
(Se gli amanti non giocano insieme, ma ciascuno fa il suo gioco per sè, essi si perdono.)

8 settembre 2011


" Tomas allora non si rendeva conto che le metafore sono una cosa pericolosa.
Con le metafore è meglio non scherzare. Da una sola metafora può nascere l'amore."

Milan Kundera


Frase ad effetto. A noi CI piace. :)
Sicuramente ci piacciono le metafore.
Però però...mi soffermo... Pericoloso...
Oggi leggevo una frase che diceva pressapoco così:

"Dato l'alto tasso di mortalità infantile, i genitori non potevano permettersi un importante investimento emotivo per un neonato che avrebbe difficilmente superato l'infanzia. Per questo
preferivano affidare la crescita dei figli alle nutrici greche,. "
Anche qui, l'amore è in qualche modo pericoloso. Bisogna essere forti per reggerlo.

Certo non è facile superare la paura, dell'abbandono, della perdita, della delusione...ma se non si fa, se non si trova il coraggio...si rischia di non amare... non è questa forse la povertà?

Questi termini economici nell'amore mi colpiscono.
Per esempio si mette a disposizione un capitale d'amore, purchè frutti nell'altra persona e arrivi un guadagno in cambio, possibilmente.
Tutto molto interessato e poco gratuito.
Il pericolo che tutti vogliamo evitare è la perdita del capitale, senza profitto.

Ma l'amore non è una fonte ineusaribile?
Non è l'unico caso in cui, tutto ciò che diamo è nostro per sempre?

Non somiglia forse più a un capitale che ha costruito un'infrastruttura, una strada, un ponte, qualcosa ...che lasciando anche una piccola traccia di luce nella vita di qualcuno, rende un servizio all'umanità?

Domande. Oltre la frase, che mi piace.


Osservazione del giorno


Spesso chiudo un occhio, come si suol dire.
Non mi pesa farlo, tutto sommato credo che sia giusto.

Tuttavia l'altro ci vede.




N.B: Perdonare significa comprendere. Comprendere richiede un atto di volontà e umanità, non di cecità.
N.B.2: Con questa si apre la sezione "Con le mie frasi batterò Fabio Volo!"

6 settembre 2011

Solo i coraggiosi

Mi sembra di essere nata stamattina. Con l'infanzia troppo viva per indossare una maschera, per giocare d'astuzia.
L'astuzia. Che pena mi dà. Tutta questa lotta per la sopravvivenza, reale o emotiva che sia...i trucchi messi in atto per la tutela dei privilegi, degli onori, delle posizioni uno nella vita dell'altro. Il potere, avere controllo...che razza di inferno. E cosa non si è disposti a fare.
Mentire a volte mi pare masochismo, un ritardo ingiustificato nella conquista della libertà di essere se stessi.
Non accettare il rischio.
Lo sgomitare mi imbarazza, il vederlo negli altri a tratti mi fa arrossire, a tratti corrucciare, altre volte ridere. E' sempre stato così, non sono brava a partecipare agli sconti di fine stagione.

Mi pare tutto un grande negozio che apre le sue porte e la gente si precipita dentro.
La mia timidezza è forse uno snobbismo, chissà, o un punto di osservazione privilegiato...perchè in genere mi tengo quello che ho, o vado quando non c'è più nessuno, confidando che il cattivo gusto degli altri (col tempo si aquista questa fiducia :) ) lasci a me il particolare che nessuno avrebbe comprato. In genere lo danno via:
- ah vuole quello?? Ma no glielo regalo.

Col tempo si impara ad evitare le fibbie o gli spilli che pungono. Ma adorare gli scarti, quando non è la necessità a farteli scegliere, è un gusto per pochi.
E quanto a tutto il resto che non mi appartiene...non ne sono forse regina? A volte mi sembra di poter avere qualsiasi cosa, solo a guardarla negli altri...e senza che loro se ne accorgano, ZAC è già mia, senza essere me. Ma non sono le loro cose che possiedo. A volte è un modo di camminare, di fare. Ne godo la visione, come un'adozione a distanza, e ricordandola la credo mia per sempre.

Ancora in questo negozio, sfogliando la pubblicità la gente fa un gran rumore, e parlando non si vede la bocca, perchè usa la maschera rigida delle opinioni, delle coerenze prese a buon mercato da un rivenditore di fiducia. Tutto più o meno alla moda, consentito, etichettato. E quando qualcuno ha il coraggio del vintage, esso purtroppo è travisato, svuotato. Gli autentici sono detti fanatici, o son streghe bruciate al rogo, se proprio non vogliono cedere all'ortodossia.

Nei corridoi è tutto un gran movimento, come a Pamplona. I percorsi già tracciati, da seguire coi paraocchi, e il brivido di far la prova a salvarsi da una tragedia voluta e annunciata. Non so se siano incoscienti quelli che corrono, ma i tori vanno a istinto e loro se ne approfittano.
Mi piace Pamplona, è una gran metafora. Se un toro si fermasse, e li stesse a guardare mentre corrono, fermo, come si guardano dei poverini...Ah... quel toro sarebbe dichiarato malato, magari abbattuto. Io lo ricorderei per sempre.
Più dell'intelligenza (spesso a torto superba) apprezzo la coscienza.

E d'altra parte in fila alle casse c'è questa grande paura delle conseguenze di un domani, prima ancora che la responsabilità sulle scelte di oggi. Davanti alle casse i passi sono sempre più lenti. Dopo lo sgomitare ci si rilassa, ognuno si tiene stretto ciò che ha acchiappato, sperando di riuscirci a sopravvivere.
Superata la soglia del negozio qualcuno guardando lo scontrino si chiede
- come ho potuto spendere tanto?
Tempo, energie, denaro, sogni. Se ne spende di roba per un po' di sicurezza in mezzo alla paura.
Qualcuno non si pone affatto il problema. Ma sì, andrà come viene. L'ho fatto anch'io, ho fatto tutto.

Non ci sono mezze misure. La spontaneità è umiliata o esagerata.
Quando servirebbe educata, compresa. E non smetterebbe di essere spontaneità come molti credono. Sarebbe un movimento improvviso, e tuttavia una scelta. Come la scelta delle parole nelle poesie.

Ma stamattina all'alba mi sono sentita neo-nata. E tuttavia al sicuro come se la mia sopravvivenza non dipendesse dalle cura di altri, se non di alcuni "parenti". Come quando il bambino nella culla accanto me ne indica uno, ed è Pasolini.

Vedi i ragazzi che camminano tenendosi per mano. “Cosè quel tipo di romanticismo?”, ti chiedi. Niente. E’ la loro coppia rilanciata dal consumismo perchè questa coppia consumistica compra. Tenedosi per mano alla Rinascente.

Ho l'impressione che ci sarebbero dei grandi problemi se venissero chiusi per sempre i negozi. Alcuni si lascerebbero la mano. Altri resterebbero così, a ricordare i vecchi bei tempi della Rinascente. Sperando che torni il mercato. Che è anche quello dei sentimenti.
Ma chissà forse qualcuno non avrebbe più paura della sopravvivenza, della solitudine, e sarebbe più autenticamente romantico con la poesia del mondo che lo circonda.
Vivo come se quel momento fosse già presente.
Se condividerò una mano con qualcuno, sarà per leggere un libro, prendere un fiore, fare una carezza, presentarsi a uno sconosciuto...creare un vestito insieme. Purchè la direzione dei passi non sia verso la solita vetrina del romanticismo industriale.




"Solo i coraggiosi possono amare. Tutto il resto è coppia"

30 agosto 2011

Impossibile non accorgersi che...


...la natura partecipa di un unico grande movimento.



26 agosto 2011


Quando risponderei a ogni citazione letta
esprimendo su tutto la mia opinione,
e mi capita di avvertire un'evidente sfida alla mia intelligenza
nel paradosso di chi viene detto comunque colto,
nonostante arido parli senza spirito nè cuore,

quando mi accorgo di dialogare idealmente coi più grandi pensatori,
per lo più morti o irrangiungibili,
e di avere da ridìre sull'avverbio che hanno scelto,
e più che sulla pretesa, sull'intenzione latente di una loro sentenza,

quando al telefono tutti vogliono solo che dia il mio consiglio
cercando una formula magica per non conoscersi
nè stravolgersi comunque mai,
col piacere di ripetermi addosso i loro rigurgiti emotivi più adorati,

quando mentre che io ascolto, le mie stesse opinioni perdono forza,
e diventano solo una strizzata di occhi tra i miraggi del deserto,
e tuttavia una traccia di esse si sedimenta
in un carattere, un'ironia, un vezzo,


quando scrivo una pagina come questa che ripete la pretesa di essere letta,
ignara della sua stessa intenzione
eppure anche lei uscita da una forma di digestione
solo di una dieta diversa

Allora
capisco che è proprio il giorno giusto per tacere.
:)



Pensare, aspettare, digiunare. Tacere. (Dopo toccherà Ridere)

21 agosto 2011




Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte ciò,
ho in me tutti i sogni del mondo.

Fernando Pessoa

foto: Audrey Treccenere
Soggetto ritratto e post: Dr Feelgood

20 agosto 2011

Scritti endoterici



Il mio giardino zen è questo cielo stellato. Intoccabile, lui mi segna la via. Cambia ogni giorno con la forza di un vento invisibile, traccia l'evoluzione col rastrello degli eventi.
Nel suo prato crescono le Belle di notte, attendono il buio per aprire le loro corolle luminose, mentre sui loro semi rotondi siedono i viventi.
Il mio giardino zen è perfetto a caso ma a casa del Destino.
Solo a guardarlo trovo la pace di questi massi muti: ogni pianta che nasce e cresce è ramificazione dell'universo. Da questa parte della serra, tra ortiche e ragni, tra vermi e salici, la Sua forma resta la matrice di ogni cosa. La riproduzione dei conigli usciti dal cappello del Mago.
Il fiume imita il cielo, il sasso imita i pianeti, le forze imitano le distanze nella bellezza.
Il mio giardino zen è Essenza pura, meditazione e suono della linfa vitale.
Se dovessi chiudere gli occhi e pensare una casa perfetta, sarebbe proprio un giardino, col suono nascosto del delfino.
L'immaginazione a immagine, la volontà a somiglianza.


14 agosto 2011

Le isole fortunate


Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E' la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c'è il mare.

Fernando Pessoa

13 agosto 2011

Long Nights

Per prova. Per curiosità. Per vedere dove porta l'altra strada.
Per trovare il coraggio di prenderne una. Per essere vivi, una buona volta.
Perchè se hai il cielo nell'occhio, non importa dove cadi, sei al sicuro.
Per diventare ciò che sei. Per sfidarti. Per raccontarlo. Per respirare il nuovo giorno tutto libero.

Dimentica il mondo attorno. Sai già tutto ciò che ti serve.
Diventa ciò che sei. E non soffrirai negli altri i tuoi stessi compromessi.
Un passo alla volta si fa il cammino.
Alzati.
ALZATI gigante.






Have no fear
For when I’m alone
I’ll be better off than I was before

I’ve got this light
I’ll be around to grow
Who I was before
I cannot recall

Long nights allow me to feel
I’m falling, I am falling
The lights go out
Let me feel
I’m falling
I am falling safely to the ground

I’ll take this soul that’s inside me now
Like a brand new friend
I’ll forever know

I’ve got this light
And the will to show
I will always be better than before

Long nights allow me to feel
I’m falling, I am falling
The lights go out
Let me feel
I’m falling
I am falling safely to the ground.

21 luglio 2011

Io non sono di questo palco.

Io non sono di questo palco.
Sono Prometeo che chiede agli umani da accendere, per fare conoscenza.
Mentre tesso il filo delle Parche, indago il meccanismo della spola piuttosto che curarmi dei due capi del destino,
Aracne, dal centro della mia tela porto da bere agli ospiti che non voglio ferire.
Sono Eco che insegue Narciso, sì, ma solo per fargli il verso,
Pandora che rivende ad altri i regali che non puo' aprire,
una Sirena che canta ninnananne perchè ha lei l'insonnia,
Euridice che provoca l'impazienza del suo Orfeo
- amore come mi sta questo ombretto? -

Ho avuto la passione di Medea, ma i figli del mio cuore son morti da soli, senza vendetta.
Sono Arianna nel labirinto, conosco la strada, ma lancio il gomitolo a Teseo - tiè gioca -
e me ne vado prima che sia lui a lasciarmi iN asso;

preferisco di gran lunga spegnere il mio furor alzando coppe con Bacco, anzicchè fare la puzza di bruciato di Didone.
Sono una Calipso che non vuole trattenere Nessuno offrendo il peso della sua immortalità,
e parlo dei miei guai a cena meglio di Ulisse, a viso aperto, senza pianto femmineo, solo se strettamente richiesto.
Sono Cassandra, che sa già tutto e prova a dimenticare, rassicurando gli increduli con finta spensieratezza, profetessa che non sa più quali siano queste che altri chiaman tragedie,
e intanto c'è dentro.
Sono la Pizia che dà la verità per oracoli, per risparmiare agli altri l'imbarazzo dello specchio.
Sono Penelope che non riconosce suo marito dal letto, e si è scelta il più giovane dei Proci, perchè almeno mangia a casa e si fa la barba, o forse per dispetto.
Sono Ifigenia che scappa prima del sacrificio, per far salva la sua vita, che si guarda circospetta dalla parola famiglia,
sono un Antigone che scuote la testa alle porte di Tebe, e non crede che sia la sepoltura a far onore a una vita, che la vera pietà sia risparmiarci la guerra.
Non sono un'eroina, assumo ruoli per convenienza,
serva currens venuta a rubare consapevolezza,
rinasco sempre nuova, araba Felice,
Sono una che cambia la trama,
una pessima attrice.

19 luglio 2011



Ciao oscurità, vecchia amica mia,
son venuta per parlare ancora con te...
(in silenzio).

15 luglio 2011

Metafora



Certe domande se le fanno solo i poeti.

2 luglio 2011

Crazy Diamonds



E' l'una di notte circa. La radio passa i Pink Floyd. E' il momento in cui tutto si distende. La voce degli amici è un rumore senza forma, senza parole. Almeno così giunge alle mie orecchie, come se fosse un colore, che potrei dire come stanno, fuor d'ogni bugia. Bene bene, benino.
Sembra che io non ascolti davvero, che sia distratta, con la testa in aria.
Ma sono dentro al loro giallo-arancio, e tengo il naso sul finestrino.
Il semaforo è rosso senza clamore. L'intro dei Pink inizia a dire qualcosa, c'è una risata in mezzo, in chiave di sol.
Nell'auto a fianco, la ragazza seduta nel sedile da donna, abbassa lo specchietto, mette il rossetto. E' l'una e mette il rossetto. L'uomo al volante le parla, acquario con doppi vetri.
Niente luna.

I diamanti sul decoltè della notte mostrano ancora l'etichetta Per sempre.
Alza il volume per favore.
Nei Pink Floyd ci vedi tutto lo Spazio.
Il semaforo si distrae, e scivoliamo sull'olio di un altro discorso. La strada è un sospiro nelle curve.
Le città anche se deserte sono piene di donne: basta guardare i cartelloni pubblicitari.
Una bionda è distratta su uno sfondo bianco, e c'è un nome accanto, che fa chiedere "chissà che vende". Forse razza caucasica.
Io so che sopra gli stop della nostra auto una scritta dice: Fiesta.
Una festa uscita dalla catena di montaggio di un certo Ford.
Sfondo nero, guardo dal rettangolo del finestrino le vetrine chiuse dei negozi. Siamo nello stesso flusso di coscienza.
Parole e diamanti, 30% coi saldi. E' ancora fine stagione nel Grande Anno.

25 giugno 2011


Ultimo regalino giunto: Edito nel 1931 :)

15 giugno 2011



Si gela dicevi
ma c'era ancora calore
nella piega
del mio braccio.

Dal tappeto spiavo
l'ultima carezza,
lasciata a schiudersi
sotto al gatto.

Perdevo margherite
dai nodi dei capelli,
pettinati
coi denti del ricatto.

Il fumo delle menzogne,
annerite sul fuoco,
fiatava: le chiavi lasciale
lì sul piatto.

Il tuo inverno mi insegnava
come anche la neve,
scavando,
perda il color del ghiaccio.


10 giugno 2011

Street art

Jana&js - rue Jeanne d'Arc

Questa è l'idea di una carta interattiva dei graffiti di Parigi.
Nel sito è presente una galleria, che divide i lavori per autore e tecnica artistica utilizzata.
Questo permette di visitare la città come un'immensa galleria d'arte, per chi ha interesse a scoprire gli autori di street art, le differenze di stile, la coesione tra sfondo urbano-immagine-soggetto.

Artiste : Jr / Lieu : Autour du centre de Paris / Photo : Brin D'amour

Le città dovrebbero dare valore all'arte nel paesaggio urbano, sempre più trascurato e svilito da ecomostri e pubblicità martellante, o situazioni di grigio degrado. Che ben vengano le iniziative per dare colore alle strade, che ben venga l'arte perchè quando essa è nell'aria... si puo' ispirare.


Artistes : Dacruz & Artof Popof / Lieu : Autour de Vitry sur Seine / Photo : Thias (°-°)

Ed ecco invece il "BIG BANG BIG BOOM:un punto di vista non-scientifico dell'inizio e dell'evoluzione della vita ... e di come potrebbe finire.



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artsh.it
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