27 dicembre 2012

notturno #1


A volte, quando sei lontano, vorrei saperti spiegare come la delicatezza del tuo animo mi commuove. E quel silenzio, che solo con te riesco a condividere così bene, è pieno di un tempo che abbiamo sempre cercato. Mi specchi. Io ti specchio. Ciò che vediamo con gli occhi dell'altro non ci spaventa.
Stamani, una sensazione sottile vibrava nelle mie vene. Circolava come l'ossigeno. Malinconia? non riuscivo a crederci del tutto. Una sottile paura, forse, o un imprevisto coraggio? Qualcosa a cui non sono abituata. Una fiducia...che tutto andrà bene. Non intendo tra noi, non era una visione così ridotta. Andrà bene comunque, per tutti noi, fili dell'erba compresi.
E lo sento adesso con forza, perchè io e te siamo morti e risorti mille volte. E siamo ancora disposti, a morire e a risorgere. Questa è la vita, e accettare questo, accettare di perdere qualcuno, di fallire...è una liberazione. Adottare il mondo. E' incredibile...quando non si teme più la morte, non si ha più paura di vivere. Si sta liberando qualcosa. Ho ripreso il gusto di sognare, ma in modo più pulito dai sensi di colpa... un sogno, e un altro ancora. Senza chiedermi se sia possibile realizzarlo... sentendo e credendo...senza possedere nulla. Neanche te. Ho sognato che non ci chiedevamo niente. E parlavamo a lungo, in silenzio.
Scusami se scrivo qui e non direttamente a te. Ma ho ancora bisogno di nascondermi, e di farlo male, affinchè tu mi possa trovare. E poi non vorrei che pensassi che scrivessi per te...che fosse tutto tuo il mio pensiero. Ho bisogno che tu sappia condividermi. Sento che tutto quello che ho dentro, sarà del mondo intero.

21 dicembre 2012

Immagin-Azione. L'uso delle immagini nella vita. (intro)

Sono nata in Italia. Ho ricevuto un'istruzione scolastica come tanti altri bambini. Accanto alla O c'era disegnata un'oca. Probabilmente ho conosciuto prima quel disegno che l'oca stessa, perchè per vederne una bisognava andare allo zoo. In ogni caso la mia mente è stata allenata fin dalla più tenera età ad abbinare, e a memorizzare, in base a quegli abbinamenti. Così ho imparato a leggere e scrivere. L'immagine dunque era FUNZIONALE, non aveva valore in se stesso. Nessuno ci parlò mai dell'oca, nè ce la mostrò viva. Però tutti sapevamo a cosa serviva. Quando la maestra chiedeva: "O di...?" rispondevamo "oca" in coro. 
Nei tabelloni dell'alfabeto c'erano anche oggetti che conoscevamo, la C di casa, per esempio, o G di gatto.
Ricordo l' effetto che mi faceva guardare quei cartelloni. Le impressioni cambiavano a seconda di che atmosfera c'era a casa, o del colore del pelo del gatto che avevo. Le immagini dunque, una volta imparato l'alfabeto, avevano perso il loro carattere funzionale, e ne avevano assunto un altro, che potrei definire di TRANSFER. Ogni disegno della casa, era la mia casa, e tutto quello che ci stava dentro, emozioni comprese. Crescendo scoprì un'altro carattere delle immagini, l' OGGETTIVIZZAZIONE: l'oca, la casa, il gatto erano al di là di me, e in effetti proprio per questo, a disposizione di tutti. Erano cioè, cose in sè. Non "servivano", io non vi ci "transferivo" alcunchè, erano piuttosto oggetti vuoti, privi di una mia interpretazione giudicante.
Quando iniziai a  disegnare però mi accorsi della potenza del disegno. Avendo come tutti i bambini un certo bisogno di approvazione, infatti, mi adattai alle esigenze degli adulti, dopo aver mostrato loro qualche disegno che non apprezzavano in pieno. 
La prima esigenza di un adulto è capire esattamente che cosa rappresenta il disegno. Egli, cioè, richiede un aspetto funzionale. Il disegno deve essere riconoscibile e avere un significato. In particolare l'adulto si aspetta che il disegno abbia degli oggetti ben identificabili per tutti, cioè che alla funzionalità si accompagni l'oggettivizzazione, e lo crede "normale", il che significa in un certo senso "dovuto". A volte - strano a dirsi - capita qualche adulto particolarmente interessato al mondo dei bambini, e che si interroghi sui sentimenti che essi provano. In quel caso l'adulto probabilmente svolge un'attività inerente la psicologia e la pedagogia. Ciò che va a cercare dunque è la funzione di transfer, cioè che cosa il bambino ha voluto rappresentare di sè. Il miglior modo che ha un bambino per esprimere se stesso è scarabocchiare, con diversi colori, e con linee che sono simboliche. Tutto quanto allora - il tratto, gli spazi lasciati tra le linee, anche la distrazione con cui si è disegnato - è uno specchio in cui vediamo  le forze che si agitano nel bambino, e distinguiamo se esse sono armoniche o dissonanti.
Tutto ciò è possibile solo prima che l'idea di "forma riconoscibile" degli adulti abbia avuto in lui un'azione formalizzante, e oggettivizzante. Ritornare ai disegni istintivi di un bambino è qualcosa che possono fare solo gli artisti come Mirò. E lo possono fare perchè gli artisti conservano qualcosa di divino che hanno anche i bambini nei confronti delle immagini: la CREATIVITà, ovvero la capacità di non fermarsi al già dato, al mondo per come viene interpretato, ma semmai di servirsene per rimodularlo, trasformarlo, interrogarlo. Questa qualità si perde col tempo perchè la società esige dagli adulti una riconoscibilità, un adeguamento, nel comportamento e nella comunicazione, e in base a questo adeguamento distribuisce anche i meriti, i riconoscimenti, il lavoro.
Per fare un esempio personale. Rendendomi conto delle esigenze degli adulti, da bambina ho iniziato a disegnare sempre meglio, cercando di disegnare come loro erano abituati a vedere e riconoscere, prospettiva compresa. I miei disegni erano realistici come foto, e per di più, riconoscendo come le immagini possano essere un transfer, tendevo a disegnare immagini di ,armonia anche quando dentro non l'avevo. In questo ero dunque creativa, o se vogliamo, trasformativa, ma di fatto il regolarmi in base alle aspettative degli adulti incasellava la mia creatività e ciò riceveva in cambio uno "Brava" sul foglio che per tanti anni mi ha riempito le giornate. Tutte le immagini che ho visto nei libri di scuola o in televisione mi hanno insegnato di certo il culto della forma e dell'armonia, anche se la "tecnica" si portava via un po' di spontaneità.
L'educazione all'immagine è in verità qualcosa di inevitabile. Il mondo esterno si serve continuamente di immagini, e il bambino - che vada a scuola o no - non farà che apprenderle con gli occhi, e rimodularle nella sua coscienza. Interrogarsi allora sull'uso delle immagini e sul valore che ad esse viene dato non è cosa affatto banale. La mia intenzione è di indagare come l'uso delle immagini possa variare, e come possiamo servircene in maniera consapevole, riconoscendone gli inganni e i limiti, come anche le potenzialità sul piano psicologico, storico, politico.
Se le qualità delle immagini sono
- funzionalità
- transfer
- oggettività
esiste anche una forma di creatività, cioè di uso cosciente, che chiamerò Immagin-Azione. Questo è il titolo di questa rubrica.





20 dicembre 2012

14 dicembre 2012

La verità, vi prego, sull'amore.


[...]

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull'amore.


W.H. Auden

25 novembre 2012

Giorni nuovi

Ogni giorno e' nuovo, con la sua dose di scoperta, di entusiasmo. Anche nella stanchezza del lavoro quotidiano, nuovo rimane il  paesaggio, nuovi i colori.
Non c'e' niente di ANTICO sotto il sole.
Ho scoperto la bellezza del lasciare andare, senza dimenticare. 
Lasciare andare con naturalezza, come quando il giorno saluta la notte.
Non c'e' piu' niente per cui piangere o tornare...niente da complicare. 
E in questo fiume della vita, mi vien voglia di giocare.
Questa e' la gioia, giocare.
Ho voglia di scrivere su fogli di carta e farne barchette da lasciare alla corrente, di rincorrerle per dirigerle col bastone.
Ho voglia dei gesti semplici dei bambini, le cose "gratuite" che fanno bene all'anima. Alzarsi la mattina presto per vedere l'alba. Dare da mangiare a uno scoiattolo ogni giorno finche' non si addomestica. Piantare un seme aspettando che cresca. Inventare una scatola dei segreti.
Ho voglia anche di cose da grandi. Perdonare, essere onesti con se stessi, permettere di essere compresi.
E poi, di essere imprevedibile, e approfittare dei venti contrari e laterali che a volte scuotono le vele, per andare la' fuori dai programmi, da ogni mappa. Provare gioia per ogni strada sbagliata per caso, e meravigliarmi nel trovarla sempre e comunque giusta.
Salpare, ogni giorno, dal centro della bussola.






Che salpino le navi,
si levino le ancore e si gonfino le vele,
verranno giorni limpidi e dobbiamo approfittare
di questi venti gelidi
del Greco e del Maestrale, lasciamo che ci spingano al di là di questo mare, non c'è più niente per cui piangere o tornare.

Si perdano i rumori e presto si allontanino i ricordi e questi odori,
verranno giorni vergini e comunque giorni nuovi,
ci inventeremo regole, ci sceglieremo i nomi
e certo ci ritroveremo
a fare vecchi errori,
ma solo per scoprire di essere migliori.

Mentre tu,
intanto nel tempo che resta,
sei qui accanto e già molto diversa
e bellissima,
sei bellissima.

20 novembre 2012

Haiku #21



Via segreta.
Foglie gialle coprono
semi d'amore.

2 novembre 2012

Mattina (risvegli da Londra)



La mattina


La mattina e' rarefatta. vuota di eventi, piena di attesa. 
Possibilita', spazi immensi. Indagine, avventura. 
Visione di un'armonia spaziale.
Ancora, conoscere il mondo, e se stessi, per la prima volta.

Innamorarsi.
Come gli uccelli sugli alberi, senza giusto e sbagliato.
Senza giudizio. Senza commentare.

La mente si e' scrollata di dosso la notte,
La notte ha sciolto i pensieri attorcigliati come capelli neri.

Mattina, e poco rumore per strada.
Stiracchiarsi dentro al pigiama, drizzare le penne.
Sono cio' che guardo.
io sono cio' che guardo.

Respiro turchino. Sento.
La vita leggera, sul ramo della giornata. 

31 ottobre 2012

Incoraggiamento

A volte, si puo' incontrare qualcuno che ti faccia venire voglia di sognare
Ed e' una bella fortuna.

Ma a volte, se in qualche modo lo si e' meritato, si incontra qualcuno che ti dia la forza di fare.
E te lo dice col suo stesso esempio.

Coraggio, dal latino cor, cordis, vuol dire avere cuore.
Il cuore vince ogni paura.

Incoraggiamoci :)




15 ottobre 2012

Emily Dickinson - Solitude

Senza titolo




Ha una sua solitudine lo spazio,

solitudine il mare

e solitudine la morte - eppure

tutte queste son folla

in confronto a quel punto più profondo,

segretezza polare,

che è un’anima al cospetto di se stessa:

infinità finita.




12 ottobre 2012

Paesaggio

Un paesaggio e' un sentimento. E' il risultato dell'interazione tra l'osservatore e l'oggetto osservato. Un paesaggio e' come una medium che ci fa il "reading", ci legge dentro, ci dice in che punto siamo della nostra vita, come vediamo il mondo, dove stiamo andando.
Quel giorno c'era freddo nell'aria della campagna pavese. I pioppi erano in ordine, in una sequenza enigmatica, che a poco a poco scemava. Quasi fosse la serie di fibonacci, ma letta al contrario. 21 13 8 5 3 2 1 1... l'ultimo albero ero io e un compagno di viaggio vicino a me, entrambi in piedi dinanzi il paesaggio. E, ancora, dietro di noi c'era lo Zero. Cio' che abbraccia tutto, la Coscienza, cio' che intimamente siamo.
Davanti uno spazio vuoto, immobile intatto. L'erba dritta, come il freddo. Tutti gli alberi tendono al cielo. Come la fiamma tende verso l'alto, cosi' in quel freddo la terra sembrava rispondere a una chiamata. La visione rimaneva distante, come su uno schermo. Una chiazza di erba piu' chiara di fronte a me segnava come una linea di start. Un nuovo inizio. Una frontiera. Un saluto alla campagna italiana. Questo paesaggio e' un sentimento che non voglio definire. Semplicemente, si staglia.


E anche la terra

10 ottobre 2012

Ho visto...





Ho visto un bel ragazzo dormire per terra. Sulla trentina, la barba fatta, biondo e con vestiti occidentali. Dormiva davanti a una porta, sulla strada. Ma dormiva col viso disteso, con una beatitudine da fare invidia. Sembrava che sognasse, che fosse quella la felicita'. Avrei voluto avere una coperta, coprirlo e offrigli una cioccolata calda. 

Ho  visto una donna indiana piangere seduta al bar. Era sola, di fronte al suo dessert. Ha avuto pure la sfiga che il caffe' l'ho preparato io, e l'avro' di certo fatto troppo forte, sbaglio sempre le dosi. Mentre glielo servivo tirava su col naso. Piangeva di un pianto sussultorio, di quello viscerale, che non puoi fermare. Poco dopo e' arrivato un biondo e robusto amico a consolarla. Avrei voluto fare qualcosa anch io. Che so. Darle un'altra porzione di dolce. Alla fine ha lasciato un pezzo di quello che aveva. L'ho guardato mentre scivolava nella spazzatura: l'ultimo pezzo sapeva di pianto.

Ho visto un uomo calvo camminare senza ombrello mentre pioveva a dirotto. Aspettavamo entrambi che il semaforo pedonale diventasse verde. Io avevo l'ombrello. Cosi mi sono avvicinata e senza dirgli nulla l' ho messo sotto il mio. Si e' girato sorpreso e si e' messo a ridere. Ha detto qualcosa sul tempo "weather", ma non l'ho capito bene allora ho solo sorriso. Quando e' scattato il verde se ne e' andato di nuovo sotto la pioggia, per infilarsi in un centro di scommesse.

Ho visto un vecchio avanzare piano, reggendosi soltanto su una gamba e sul suo bastone. Camminava nelle mia direzione, e dopo poco avrebbe dovuto passare  il passaggio pedonale. Gli ho prenotato il semaforo, mentre correvo di fretta a lavoro, anche se a me non serviva. Ma ho distolto lo sguardo, per non sapere se mi aveva visto farlo.

Oggi una bambina mi ha sorriso senza motivo. Ma in fondo credo di capirla.






In foto una scritta su un muro di Alcamo.

13 settembre 2012

Vanity


Vanity



Doppia esposizione.
Diana F+ - Elitechrome

4 settembre 2012

Haiku #20

Haiku #20

Filo spinato.
Libellula rossa
tende al cielo.


fatina

Grazie a questo spirito dell'aria.

27 agosto 2012

Là haut (lassù)

 Questa foto mi piace. E' uno scatto di Emma Barthere.


Essere totalmente nudi,
stretti in un nodo,
sopra i tetti del mondo.

20 agosto 2012

The Butterfly Circus

"Ma se solo tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri."
Questo è il circo.

14 agosto 2012

Alla mia Palermo




Palermo.
L'ho fermata la mia Palermo, qualche giorno fa.

Al centro di un aiuola degli immigrati vendevano oggetti del dopoguerra. Vecchie radio, telefoni, persino maschere antigas. Una donna aveva un tulle bianco su tutto il corpo, rideva con altre indiane, che pareva una sposa. C'erano quaranta gradi. Era tutto così...irrazionale.
Un uomo stanco e grinzato dal sole, sedeva a cavalcioni su una sedia di legno, fumando una sigaretta.
Mi ha guardato come se non potessimo essere che lì. Senza altrove negli occhi.
L'ho amato, con l'indifferenza che qui ho imparato. La stessa stanchezza grinzata della sua pelle. Dura per resistere meglio ai colpi. La stessa irriverenza del suo modo di sedersi, come un ragazzino.
Un giovane uomo intanto stendeva un tappeto persiano sull'asfalto. Un altro lo guardava con aria da supervisore, seduto sul gradino di una saracinesca chiusa.
Guardava, seduto, chiusa.
Tutto si muoveva immobile, come un polmone che continui a vivere senza corpo. A chi vendevano poi era un mistero...Non c'era nessun altro, eccetto i venditori.
Quaranta gradi e nell'aria densa la spazzatura, lasciata a marcire da giorni, si prendeva l'olfatto. Il sudore bagnava la terra, macchiandola.
Mi aggiravo con la macchina fotografica, come dentro a un set di un film western. Capivo che la mia città, in quell'angolo irrazionale, sperduto, era davvero vicina. La fiutavo. Così voltandomi ho visto le case abbandonate, ferite, trascurate. Le tende a righe al sole. Ho provato amore, di quello irrisolto, come un sorriso nel dispiacere.
Un camion andava via, alzando un'altra nube, e a un tratto quella che respiravo era la polvere delle catacombe, dei morti di peste e di mafia, la stessa terra sulle ginocchia sbucciate dei bambini che... "Susìti, ca un c'è nienti." ....Perchè bisogna rialzarsi, sempre.
Palermo è una mamma che dice "non piangere, se no ti do il resto" - delle botte, si intende. La mamma che non ti fa piangere mai, anche se fa male.
Eccola dov'era la mia Palermo, in quel fiato, in quel sudore, in mezzo al niente, tra le case assolate.
Come in un grande scenario di guerra, ma nella pausa set.
Questo click me lo porto nel cuore, e viene via con me.

Palermo


Lasciare Palermo è come lasciare qualcuno che si ama ancora, sapendo che comunque non può funzionare. E' una storia che ti lega, ti lascia le cicatrici addosso, non puoi dimenticarla.
Eppure a un certo punto è finita, non puoi più restare.
Le dici addio, e il tuo cuore la benedice da lontano, disposto a non voltarsi più. Fa male. Ma di quel male che se te lo godi fino in fondo alla fine è una liberazione. Un guado, un purgatorio. E, per questo, ti lascia addosso 40 gradi di profonda compassione.

8 agosto 2012

E facciamo a pugni col narcisismo. Il nostro, degli altri.
Ci innamoriamo male, part time, di un'opinione. Persino della nostra opinione su un altro.
Quasi mai ci innamoriamo dell'altro.
Giudichiamo, senza accorgerci che ogni volta è un boomerang.
Aspettiamo.
Come se la vita si aspettasse.
Fingiamo di aver dimenticato, quando invece pesiamo ancora tutto col vecchio campione.

Ascoltiamo sempre le stesse canzoni che ci mettono il sale nelle ferite.
Quelle per ricordarci che, se fa male, siamo ancora vivi.
Animali in gabbia, assuefatti alla droga della "propria storia".
Ripassiamo gli alibi da ripetere a chi ci chiede chi siamo.
Incapaci di fare quell'unico gesto, di buttare la spazzatura del passato, dei rancori, e vivere il momento.
Incapaci di una svolta. Di un lancio senza paracadute.
Assuefatti al domani, all'ansia per ciò che non esiste.... ai DOVREI, senza mai agire.
Schiavi del risultato. Servi dell'insuccesso, della paura di morire che ci lega a ogni passo.

E peggio ancora, ci amiamo così poco, da leggere tutto questo come se fosse biasimo.

Eppure...come il senso di una frase cambia spostando una virgola,
così si può spostare il pensiero, e tutto cambia.

E' solo uno specchio, e un sogno.
Sveglia, la giornata è iniziata.


5 agosto 2012

Our World Now

Guardate questi video. 

C'è molto da comprendere su noi stessi, le credenze, le abitudini di dipendenza. 
E su come si può cambiare.


Vi propongo un veloce video di fotografie che ho avuto il piacere di vedere ad Arles,
in una sera di proiezioni (La Nuit de l'annè). 
Credo che riassuma in immagini l'esame socio-economico del video precedente.
Nel bene e nel male...


31 luglio 2012

10

Cercavano tra le nuvole cadute nel fiume:
pesci, o forse barchette di foglie. 
Erano bambini, poeti, santi.
Su passerelle per il cielo.


Senza titolo


Insieme alle mie parole voglio aggiungere a commento di queste foto, i versi del poeta W. Blake, quando descrive la visione del mondo di un bambino che in riva al mare prende la sabbia e fa scivolare i granelli tra le sue dita.

“Vedere il mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvatico,
tenere nel palmo della mano l’infinito
e l’eternità in un’ora.”

Da "Auguries of Innocence" - William Blake


Così il bambino scopre, con l'intuito di un mistico o l'esperienza di un fisico quantistico, che tutto il mondo spazio-tempo è nella sua mano, in quei granelli di sabbia. Tutto il paradiso è dentro il suo stupore. Una cosa da fare, da adulti.

29 luglio 2012

Senza titolo

«Come questo sole sorge sul mondo, che il sole dell’amore e dell’immensità possa sorgere nella mia anima».

Omraam Mikhaël Aïvanhov

27 luglio 2012

3 tempi


Passato.
Untitled
Il passato non corre indietro. Non è una fuga veloce verso gli inizi.
E' sempre un volgersi, un piccolo movimento di arresto e torsione. 
Il passato è passato per sempre, per cui si ripropone in noi solo nell'immaginazione.
Il passato è lasciar spazio nel nostro presente a cosa abbiamo lasciato indietro
 o a qualche ombra che ci insegue.




Futuro.
Untitled
Il futuro ha un volto indistinguibile.
Non sappiamo cosa ci aspetta, ma qualcosa ci fa muovere verso quella direzione.
Il futuro esiste solo nell'immaginazione presente: è ciò che noi prospettiamo che accadrà,
sia per desiderio (immaginazione positiva) sia per timore (immaginazione negativa).



Presente.
Untitled

Presente è l'unica cosa reale. L'unica che esiste. Dove convergono tutte le immaginazioni. Dove si riannodano i fili del passato e del futuro. 
Guardando al presente vediamo il frutto di ciò che siamo stati, e le potenzialità del nostro futuro.
Stare nell'attimo presente significa smettere di stare nella mente, nell'immaginazione,
e stare davvero nella realtà.
Attimo per attimo.
Tutto avviene dinanzi a questa porta.



« Dum loquimur fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. »
                                                                           Orazio

24 luglio 2012

"Ci guadagno il colore del grano"


Piccolo Principe: Che cosa vuol dire "addomesticare"?

Volpe: E’ una cosa da tempo dimenticata! Vuol dire “creare legami”

Piccolo Principe: Creare legami?

Volpe: Certo! Tu per me, fino ad ora, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini, e non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altra. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo.

Untitled

Piccolo Principe: Comincio a capire … c’è un fiore … credo che mi abbia addomesticato!

Volpe: E’ possibile! Capita di tutto sulla Terra …

Piccolo Principe: Oh, non è sulla Terra!

[...]

Volpe: […] La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano e tutti gli uomini si assomigliano. E io perciò mi annoio.
Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, invece, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla, e questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano … Per favore addomesticami.

Piccolo Principe: Volentieri, ma non ho molto tempo! Ho da conoscere degli amici e da scoprire molte cose!

Volpe: Non si conoscono che le cose che si addomesticano … Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma, siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!

Piccolo Principe: Che bisogna fare?

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Volpe: Bisogna essere molto pazienti. In principio, tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino. Poi il giorno dopo ancora più vicino .. finché mi potrai toccare Saremo diventati amici, non avremo più paura uno dell’altro … saremo felici di stare insieme ..
Ah, dimenticavo … devi cercare di venire sempre alla stessa ora, così sarà più bello, perché nell’attesa crescerà la voglia di stare insieme! Così ogni giorno ci sembrerà diverso dagli altri, un’ora dalle altre ore.

Piccolo Principe: E quando non ci potremo più vedere? Quando me ne dovrò andare?

Volpe: Ah, piangerò!

Piccolo Principe: Ma io non vorrei farti del male!

Volpe: E’ vero, ma è inevitabile.

Piccolo Principe: Ma allora che ci guadagni?

Volpe: Ci guadagno il colore del grano. 
Vedi, tu piangevi per i fiori che hai incontrato, ma il tuo fiore è unico al mondo.

Piccolo Principe: Sì, è vero … la mia rosa è unica al mondo perché è lei che ho annaffiato, è lei che ho curato, che ho riparato col paravento; è unica perché è su di lei che ho ucciso i bruchi, perché è lei che ho ascoltato lamentarsi e vantarsi, e anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa…

Untitled

Volpe: ora hai capito e ti regalerò un segreto … Ecco il mio segreto, è molto semplice: non si vede bene che col cuore. 
L’essenziale è invisibile agli occhi.

Piccolo Principe: L’essenziale è invisibile agli occhi!

Volpe: E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante! Gli uomini hanno perduto questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato … tu sei responsabile della tua rosa.

Piccolo Principe: Io sono responsabile della mia rosa.



Tratto da "Il Piccolo Principe".

Grazie all'anima evoluta di Antoine de Saint-
Exupéry
e ai girasoli di Valensole. 



23 luglio 2012

...





Dov'è la mia malinconia?
Il tempo l'ha resa innocua e intatta.
Come una fotografia. 
La guardo da dietro un vetro:
s'infrange ma non mi prende. 
Scivola su un paesaggio stupefatto. 
"Oggi piove?" chiede il pino.
E il sole tace.



pioveva (pavieva)


L'attimo si fa ricordo
 e vola via.
Farfalla di un giorno, riposa su fiori nuovi.


Pioveva (e tramontava)


Senza malinconia non ho più storie addosso.
Sono nudi paesaggi.
Quando il pino più non chiede,
tacito il sole
risponde.


21 luglio 2012

Se è vero che niente accade per caso... 

è anche vero che 

niente non accade per caso.

16 luglio 2012

Nodi

I nodi vengono al pettine.

...Se ti pettini.

15 luglio 2012

Oggi ho visto il paradiso.
Un uomo, con capelli e barba lunga. Tanti tatuaggi colorati nel suo corpo, un grande sole nella schiena. Tre bambini con sè, i suoi figli.
Eravamo a mare, in una calda giornata di luglio in Sicilia.
Uno dei bambini deve aver avuto un problema con le onde sopraggiunte all'improvviso, e si è ferito negli scogli. Il piede e la mano sono rigate di sangue, ma niente di grave. Il bambino ha 8-9 anni e non piange.
Accanto c'è suo padre, che con grande calma, la voce calda, e i tocchi della mano gli dice che non è niente di grave, ma senza sminuire il problema. Gli dà forza, dicendogli che è abbastanza forte, sa resistere a questo, e meno si agiterà prima si cicatrizzeranno i tagli e passerà il dolore. Il bambino lo ascolta e si sente ascoltato, non ha bisogno di attirare la sua attenzione con urli e lacrime. C'è empatia.
Intanto il babbo gli prende la gamba e gli da 2-3 bacini, e butta un po' d'acqua di mare dicendo "disinfetta". Una cura infinita. 
Il bambino si guarda i graffi senza piagnucolare. Indica le cicatrici del padre, in mezzo ai tatuaggi rossi, dice "anche tu li hai", capendo che così suo papà è diventato grande. 
Suo padre gli dice: "sei stato bravo. Sei caduto bene, avresti potuto farti più male."
Lo adula quasi, ma con tanto affetto che l'adulazione è appena percettibile.
Non c'è giudizio, nè scocciatura per quell'imprevisto, nella sua voce. Si prende cura del figlio non perchè deve, ma perchè vuole. Un angolo di Paradiso.
Ho visto l'educazione, l'amore e l'insegnamento in una volta sola.
Ho visto un padre e mi ha commosso. Ho capito che quel bambino stava avendo una base solida, delle fondamenta su cui costruire  e sentirsi sicuro nella vita.
Quando sono andata via ho gettato uno sguardo verso di loro, e li ho visti distesi al sole. Il papà aveva un braccio sulla schiena di uno di loro, un contatto come per dire "sono qui, con te".
E mi sono sentita grata che esistessero.

2 luglio 2012

Pioveva col sole




Pioveva col sole.
Orfano di ombrello
mi stringevi al petto.
Sulla tua camicia nuda
il cuore era bianco
violento.
Io nascondevo la sigaretta
nel soprabito.
Per vizio, bruciavo la speranza
di nascosto,
mentre nel palco dei tuo occhi
il blu recitava scene
senza mai una parte precisa.
Ogni ricordo
bagnava la strada;
goccia a goccia
si sporcava.
Mi stringevi
sulla tua camicia nuda
a strizzare l'anima.
Solo questo restava di noi:
cenere e acqua.
Cenereacqua
e il sole attorno.


Grazie a Enrì per la foto d'ispirazione e la dose di malinconia catartico-sentimentale.

30 giugno 2012

Inneres Auge

Ecco un'anticipazione della mostra collettiva "Inneres Auge" cui parteciperò ad Arles, in Francia, tra pochi giorni.






"Inneres Auge" designe un troisième regard, celui de la connaissance de soi. L'exposition présente 6 artistes pour qui la photographie est avant tout la vision intérieure. Pour eux, le troisième œil de la caméra est comme l'intuition : la capacité de capturer une vérité sans l'utilisation de la logique mentale.





28 giugno 2012

Il mio sito web

A tutti gli amici blogger, un grande annuncio....
E' arrivato il mio sito!
Passate a trovarmi :)


26 giugno 2012

Auto-Conversazione

Dal diario mentale di  un automobilista, sul raccordo spirituale.

Ho le mani sul volante. Guardo l'orologio digitale. Sono le 11:11. Qualcosa mi sveglia.

- Per che cosa hai barattato la tua autenticità??
Come un urlo, che sento solo io.

Silenzio. Scavo.

Per cosa. 

Surrogato di accettazione, di amore.

Sopravvivenza emotiva, strategie per restare a galla.
Apnea finchè possiamo, e poi abisso quando la resistenza viene meno.
 
Tendo i nervi.
C'è traffico nella mia testa.

- Puoi permetterti l'autenticità ORA??

Questa voce non mi lascia in pace.

Giro lo sterzo.
Spengo il motore. Aspetto.

Respiro. 

Respiro.

Distinguo. Tra cosa ero davvero io e cosa è stato, e continua a essere, ogni volta un comportamento di difesa: fuga o ribellione.
Fin quando mi limito a RE-AGIRE non sono libero di essere autentico. Voglio poter AGIRE.

Spetta a me. Devo solo decidere.

Ero VERO da bambino. Prima che il dolore mi indurisse.
Posso tornare a essere fragile.
Fortemente fragile.

Una spada contro il vetro lo infrange.
Ma in mezzo al vetro rotto, la spada può solo spostare i frammenti.
I miei vetri. Ancora colorati.


L'autenticità ora chiede una prova.
E quella voce lo sa.

- Sai rischiare di vedere andare via chi non ti accetta? 
- Sai accettare che qualcuno rimanga ferito o offeso perchè sei te stesso?
- A non supplicare il rispetto e l'amore di nessuno?
- A dare comunque amore, senza chiuderti?
- A rischiare di essere frainteso pur di essere onesto?

 Sì.
Lo voglio.
Mi sembra di sposarmi.

Tengo le chiavi in mano.
Accendo il motore. 
Mi accorgo di percorrere una strada che non conosco.

"Potresti perderti" dice il freno a mano che è in me. 
Vuole che io abbia ancora paura, perchè la paura mi ha salvato dai rischi in passato.

Ma io ho qualcosa dentro che adesso sa rispondere.
Che vuol dire "perdersi", se non: "essere  in un posto che non si conosce ancora"?
Bene, lo conoscerò. Non ci saranno mai posti sicuri finchè io avrò paura.

Spirito d'avventura. Ecco chi ero. Il più curioso tra gli spermatozoi.


Viaggio.

La voce stavolta dice:
- Puoi guardare il contachilometri di tanto in tanto, ma non ha senso guardare continuamente la mappa dei km che hai già fatto, quando altri ne devi fare.


E' un buon consiglio.


Il freno a mano si ribella. Accende l'ultima spia sul cruscotto e mi avverte:
"A nessuno piaceranno i tuoi pezzi di VETRO ROTTO!!!!"
Vuole ferirmi, ma i miei vetri si spostano attorno a quella lama.
Sorrido. Perchè non importa.
E poi perchè non è vero.


I miei vetri piaceranno a chi vorrà guardare.

Sono sempre io. Anche se cambio forma.
Un mosaico cangiante e mai noioso. Un caleidoscopio di stupore.

Accendo l'autoradio.
Abbiamo tutti una compagnia di viaggio, che ci parla al momento opportuno. E oggi dice:


"Sai benissimo che la tua arte è nella parte fragile di te".


Tra un finestrino e l'altro, sono buoni questi angoli di cielo.


14 giugno 2012

cuore di neve



"E se tu tornerai
t'amerò come sempre ti amai,
come un bel sogno inutile
che si scorda al mattino."

27 maggio 2012

Self-portrait


Io sono ombra.
Io sto sulla mia ombra.
Io mi inquadro.
Io sono a quadri.
Io sono a righe.
Io sono supina.
Io sono in piedi.
Io sono in mostra.
Io sono comunque nascosta.

17 maggio 2012

Giardinaggio

Mentre innaffio le piante provo a parlare loro.
So infatti che gli fa un gran bene. Così dicono alcuni studi.
Però mi trovo spesso in difficoltà. Non so che dire.
- Heilà, come butta?
Non essendoci una risposta, mi blocco. So creare un dialogo solo iniziando ad ascoltare.
Mi ci vuole almeno un pretesto per iniziare un discorso.
In ogni caso evito di dire cose come:
- sbiribiiiii.... ma come sei carina!
Le piante non sono sceme. Non bisogna trattarle come bambini, se no poi se ne accorgono.

Insomma, in genere finisce che poi commento il tempo atmosferico.
- Bel Sole oggi eh?
O anticipo loro il meteo, con l'aria di chi la sa lunga.
- Oggi ti do poca acqua... che domani piove.
Guardo la terra che beve e già mi chiedo cosa dirò al prossimo vaso.
Cerco qualcosa per variare, ma è difficile.
La verità è che parlare innaffiando mi imbarazza molto.

Invece mi piace dare loro delle pacche dall'alto, tenendo il palmo della mano sui fiori.
In quel contatto so che ci sentiamo, e mi fa stare bene, come un piccolo anti-stress.
Mi chiedo cosa sentano. Chi sia io per loro, magari non Dio (che sarà piuttosto il Sole), ma magari un angelo custode sì.
E mi viene da pensare alle loro storie. Alle loro vite.
Ogni pianta porta il segno della sua storia. Cicatrici sui tronchi, foglie brucate, scottature. E quando ci penso le sento vicine. C'è un albero in giardino che mia madre voleva tagliare, dopo 30 anni, per far spazio al cemento. Le proteste in famiglia l'hanno salvato. Anzi, salvata, perchè quell'albero è femmina, lo avverto. Provo ammirazione per quest'albera con dei rami mutilati, ma che resiste a tutte le stagioni. Sono grata che sia ancora con noi.

Ieri, accovacciata vicina vicina alla terra, ho visto una formica trasportarne un'altra. Pare che sia un segno: quelle formiche si sono scelte per creare un legame, perchè non lo fanno con tutte. Questa solidarietà, il fatto che anche per loro ci siano delle scelte, mi ha colpito. Il mio mondo artificiale, i miei pensieri umani, la mia storia personale, sono diventati più leggeri. Ero così centrata su di me da dimenticare che tutto ciò che vivo io, lo vive in forma diversa ogni essere vivente. E ho amato quelle formiche che si affidavano l'una all'altra. Mi sono sentita meglio, con qualcosa da raccontare.
Così ora va decisamente meglio anche ad innaffiare.
- Ciao rosa selvatica! Tu non ti puoi muovere, ma sai ieri ho visto una formica proprio laggiù...
Ogni volta che amiamo qualcosa, impariamo anche a comunicare.

16 maggio 2012

L'Isola dei Beati

Isola dei beati

L'isola dei beati è un posto evanescente.
Un'isola che è sempre lì, ma che compare all'orizzonte solo in certe condizioni.
Allora diventa distinguibile, e i bambini la indicano facendo un gran chiasso, credendola una grossa tartaruga sul mare.
L'Isola Fortunata è un luogo in cui si avverano i sogni, ed è lì che sogniamo la vita che poi viviamo.
E' l'isola dove si fa la pace.
Dove le anime si riconoscono, e si rincontrano, e non si sono mai mancate.
Ho preso una barca per cercarla.
Anche se in alcuni giorni l'Isola si nasconde ai miei occhi, io sto sempre sul mare per non dimenticarla.
A volte scrivo o penso forte, a colpi di remi e di penna.
So che un messaggio lasciato al mare, arriverà lì.
Mentre tocco l'acqua, penso che l'acqua tocca le sue spiagge, e questo mi innamora.
Ho preso una barca per cercarla, perchè nel viaggio incontrassi gioie e tempeste, e nuove lezioni.
Ma in verità non ho bisogno di trovarla.
Sento che c'è una parte di me, su quell'isola.
E mi sogna proprio così.

9 maggio 2012

The 59th street bridge song (feelin' groovy)



La canzone del ponte della 59° strada (sentendosi a posto) 

Rallenta, ti stai muovendo troppo velocemente.
Devi far durare la mattinata.
Semplicemente prendendo a calci i ciottoli,
cercando il divertimento e sentendosi a posto.
Ba da da da da da da, sentendosi a posto.

Ehila’ lampione, cosa mi dici?
Sono venuto a vedere crescere i tuoi fiori.
Non hai qualche verso per me?
Doo it doo doo, sentendosi a posto.
Ba da da da da da da, sentendosi a posto.

Non ho grandi imprese da fare, promesse da mantenere.
Sono multiforme e pigro e pronto per dormire
Lascia che il mattino faccia cadere tutti i suoi petali su di me
Vita, ti amo, tutto è in sintonia

Ba da da da da da da ba bap a dee...

8 maggio 2012

Tu hai sparecchiato il mio cuore,

tirando d'un tratto la tovaglia.

Un bel chiasso

il silenzio dopo.




6 maggio 2012

TAO

Tao

Sono FELICE di aver scattato questa foto. Perchè è una visione.
Una nuvola, coprendo il sole, di riflesso ne rivela la forma e la luce.

Ecco:
L'ombra del Sole sul mare.


"La luce è l' ombra di Dio" 
disse una volta Einstein a Gustavo Rol.

L'immagine mi rammenta il Tao. L'orizzonte divide due apparenti opposti.

Mi pare che la Verità sia scritta ovunque.
Come una   a sul quaderno.
Il Nero, proprio perchè copre il Bianco, rivela uno Scritto.


Se l'inchiostro nero e il foglio bianco non fossero INSIEME, 
non si potrebbe leggere nessuna Storia.
E allora non ci sarebbe il Tempo.


Se Bianco e Nero fossero del tutto divisi,
sarebbe solo
una punta di penna
sospesa
sul piano della possibilità.


5 maggio 2012

Dove vai?

Dove vai


Dove vai tu
a cucire la vita,
con becco da gabbiano
sul filo del mondo?
Dove vai?

Haiku #19

Haiku #19

Viso di donna.
I crateri lunari
sono fossette.






Il 6 maggio ci sarà una Luna bellissima.
(Buon Wesak)

2 maggio 2012

L'uomo capace di sognare

[...]

L'uomo che è capace di sognare e di trasformare i sogni in realtà è un rivoluzionario.

L'uomo che è capace di amare e di fare dell'amore uno strumento per il cambiamento

è anch'egli un rivoluzionario.

Il rivoluzionario è quindi un sognatore, è un amante, è un poeta.

Non si può essere rivoluzionari senza lacrime negli occhi e senza tenerezza nelle mani.


-Tomas Borge-



(Foto presa dal web)

27 aprile 2012

Scadenza

Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro.
È quello il punto al quale si deve arrivare.


- Franz Kafka - 



Stanotte ho fatto un sogno. Trovavo in casa tanta roba scaduta, e la buttavo.
Ci sono cose che scadono. Ci sono barattoli che non apriremo mai. Possibilità, lasciate in credenza perchè ci fa piacere pensare che un giorno le assageremo. E invece poi scadono, e nessuno se ne fa più niente. 
Ogni "scadenza" ci dà un limite fino a cui si può aspettare, ma per lo stesso motivo rappresenta un punto da cui ricominciare.
Così impariamo che i barattoli che non abbiamo aperto non erano per noi, o che per qualche strano motivo abbiamo continuato a mangiare l'insalata piuttosto che scoprire quel nuovo sapore che ci incuriosiva.
A volte scopriamo chi siamo da cosa buttiamo via.
A volte si deve perdere un treno, per andare da qualche parte.
A volte si fanno cose strane: ci si dà una scadenza.




Certo, ci vuole fatica per fare ogni barattolo. Ovunque c'è questo consumismo, che divora e butta, senza attenzione. L'attenzione è il valore che diamo alle cose.
Ma ogni volta che butteremo via un barattolo con rammarico, ci ricorderemo del suo valore. Forse sbaglieremo ancora, o un giorno mangeremo meglio. Sceglieremo con oculatezza tra gli scaffali solo ciò che ci piace veramente.
Tutto passa ed è mutevole, come le stagioni. Ma continuo a pensare che ci sia qualcosa che non scade. Che ci sia una tavola in cui ogni giorno si fa il pane che si mangia, e resta dentro di noi. Treni che non importa se si prendano o meno. Ho da sempre questa visione, ma credo anche che dipenda da noi.


La Verità è una terra senza sentieri.

Krishnamurti

11 aprile 2012

L'attesa e la felicità

Ci sono giorni che sembrano a tema. Ogni cosa in cui ti imbatti sembra parlare dello stesso argomento, come se fosse la lezione del giorno. Oggi la mia lezione è sull'attesa e sulla felicità. Frasi vecchie e nuove si susseguono.

"Perché è così difficile trovare la felicità? 
Perché la si attende. "
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

Mi viene in mente una frase a cui ero particolarmente affezionata da ragazzina.

" - Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando. 
Silenzio 
- Che sia troppo tardi, Madame."
(A. Baricco, "Oceano Mare")

C'è qualcosa di tipicamente umano e tragico, in questa attesa del "troppo tardi".
Qualcosa che sa di rimpianto, mentre si è ancora in vita, mentre si cerca o si aspetta chissà dove la pace.

Stasera le parole di Tiziano Terzani in "La fine è il mio inizio", completano il quadro. Ecco un uomo che ha saputo "allevare" un animo felice, anche quando il suo corpo fa ormai acqua da tutte le parti.

Mi convinco sempre di più di quello che i maestri spirituali ripetono da tempo.
Bisogna essere motivati, innanzitutto. E saper come fare...
come avere compassione e amorevolezza, innanzitutto per se stessi. Sì, perchè...

 (Immagine presa dal web)

8 aprile 2012

Sulle foglie


Un'immagine può essere banale. 
Una foglia non lo è mai.

Ognuna è diversa. Ha la sua storia, il suo colore, la sua propria forma.
La sua dignità di vita.

Un'immagine di una foglia vive questo controsenso.

Come può un'immagine fare immaginare, spaziare con la fantasia, quando gli occhi sono già abituati a vederla? Oh occhi anziani, occhi stanchi al mondo...senza più stupore.

L'immagine di una foglia...cosa deve comunicare in più, per essere desiderabile? 
Per fare una foto "riuscita"?

Forse questo è proprio degli uomini: immaginificare.
La volontà di dare un senso alle cose.  Così fare un'immagine "riuscita" significa:
trovare la metafora adatta per amare il soggetto. O almeno, per apprezzarlo con l'intelletto.

Niente è banale, quando il fine è amare la vita.
Quando si capisce che ciò che ognuno trova fuori sono parti di sè, ancora da amare.



Mi esercito a guardare...
Una meditazione fotografica .
Senza giudicare, se una foto "banale" sia o meno un amore riuscito.



5 aprile 2012

Haiku #18

Haiku #18

Sorge, radioso.
Gli uccelli cantano
il nuovo giorno. 



27 marzo 2012



Ho voglia di immergermi in ogni cosa. Come il sole.
Ho visto i raggi sposare le foglie, oggi.
E' tutto nuovo, ogni volta. Anche una scena così.
Potevo sentire il calore che dava loro vita.
Quasi ferme, ricevevano.
Vorrei essere chiara come la sposa. Sciolta come la pioggia.
Vorrei commuovermi. E invece le mie emozioni sono differite.
Come se l'emozione più forte fosse un regalo così intimo da dover essere scartato da sola.
Assaporato nel buio della sala, col proiettore del ricordo.
Come se qualcuno dovesse prendermi tra le braccia e dirmi "piangi tutto", che tra un'ora è l'alba. E solo all'alba sentire che è andata via la tristezza, che inquinava la gioia.
Vorrei saper ricevere, come le foglie, la luce.
Senza controllo, senza aspettative.
Saper dare senza attaccamenti, come il sole.
Guardo una pianta, e la ringrazio. Mi insegna che amare è come respirare.
Una fotosintesi.
Stasera è una serata così. Di quelle che se vai a letto poi ti perdi una parte del film.
Che se ti addormenti, non ti vivi più.
Che la devi vedere l'alba. La mia alba.
Ho promesso che sarei stata Sole.



Un buon compleanno va a Mauro, grande anima e maestro in questo mio viaggio.

25 marzo 2012

Evgen Bavčar

"Lo spirito è l'organo di percezione più importante."

Sono le parole di Evgen Bavčar, un fotografo cieco dall'età di 12 anni, ma che vede meglio di tanti altri. Le sue foto sono piene di spirito, evanescenti, profonde, immaginarie. Bavčar vede col Terzo Occhio, e per lui il buio è uno spazio, innanzitutto di possibilità, quello di poter vedere in un altro modo, più in profondità.
Mi ha colpito anche l'intelligenza del suo discorso (vedi video a fine pagina), che inizia da una posizione critica.
Nel mondo oculocentrista, che affida la conoscenza del mondo quasi soltanto alla sola visione, l'intento di reinserire
lo Spirito Consapevole nella fotografia (un mezzo di per sè considerato oggettivo) è un atto di consapevolezza necessario.
Siamo in un momento storico in cui l'occhio volante dei satelliti, la visione delle telecamere, la televisione, sembrano resituire la verità. Ma l'apparenza superficiale delle cose nasconde un punto importante, culturale e anche politico: in ogni atto di rappresentazione c'è un atto di esclusione di alcuni elementi, a fronte di quelli da rappresentare. Non esiste una rappresentazione se non parziale. Riconoscere la parzialità di quelle che Bavčar chiama "visioni razziste", occidentali, stereotipate, di cui ci nutriamo continuamente (anche involontariamente) camminando tra cartelloni pubblicitari, accendendo la tv, sfogliando un giornale, significa compiere un atto di consapevolezza. Un primo passo per trovare il proprio modo di vedere, sentire il mondo. Stavolta col nostro Spirito.
L'organo di percezione più importante.


24 marzo 2012


Pare che il cervello tenda a vedere solo ciò che conosce già, e che dunque l'immaginazione apra al cervello nuovi mondi. Ogni illusione ottica è il frutto di un'abitudine della mente.
Credo che in questo siamo tutti maghi. Possiamo scegliere le nostre abitudini, rinunciando alle vecchie.
Possiamo scegliere la Magia Bianca o quella Nera. Se nutrirci di pensieri belli o brutti.
Ogni parola, ogni immagine, è un incantesimo che mettiamo al mondo.
L
'illusione non è un termine negativo (come credeva Leopardi), nè positivo. E' una vox media, possiamo farne ciò che vogliamo. Con un gioco di prestigio possiamo far scappare un Ohhh tra il pubblico, o piangerci addosso. Possiamo illuderci o illudere. Ma l'illusione è la parte essenziale.

Senza Illusioni non ci sarebbe Magia.


19 marzo 2012



La vera riva del mare deve essere quella linea che chiamiamo orizzonte.

Audrey



13 marzo 2012

Il Viaggio.




Se avessi saputo prima di partire, che avrei trovato solo un sasso...forse avrei creduto che non ne valesse la pena, e non sarei partita per una nuova avventura.
O peggio, avrei rischiato di non essere più felice mentre viaggiavo.

No, non era la destinazione la cosa importante.

Ma le cose che poi avrei trovato in mezzo, e avrei raccolto con umiltà da terra.
Sassi importanti, raccolti tra il burrone dei miei ricordi e il cielo della mia anima.
In quel filo da funambolo, sospeso in mezzo, tutto è collegato al resto.

Perdonare un altro significa sapere che sarei potuta essere io a fare lo stesso errore, se dal viaggio non avessi avuto la grazia e imparato il coraggio di scegliere cosa non voglio essere.


E in quanto ai buoni maestri...

C’è uno stupido dentro di me. Devo approfittare dei suoi errori.

- Paul Valery -

11 marzo 2012

/

"Hai uno sguardo obliquo".
Mi sa che è vero.

10 marzo 2012

Spaventapasseri

Mi ha sempre colpito questo uomo che non è un uomo. Fermo al centro di un campo. Soltanto per spaventare. Lui che deve far paura. Che ascolta il canto degli uccellini da lontano.
Lui che non ha voce.
Solo. Di una solitudine indicibile. Senza famiglia, ma anche senza simili.
Sta lì a braccia aperte come un Cristo, come per espiare una colpa. Sotto il sole, con la pioggia e il vento che gli sfigurano il volto. Mezzo spogliato e piantato al suolo, su una sola gamba, senza possibilità di andar via. Senza poter dare mai la mano.
Ho immaginato che magari a trovare l'incantesimo giusto, a
verebbe potuto prendere vita. O che il prestargli una mia lacrima avrebbe aperto i suoi occhi. Cose così, pensieri da bambini che amano le favole.
Ma soprattutto credevo che mancasse a lui qualcos
a per essere umano. Ho preso ad amare lo spaventapasseri perchè non mi ha mai chiesto niente. Perchè mi sembrava bello, qualsiasi cosa voglia dire.
Lui col cuore di paglia. Che se prende fuoco si brucia tutto.

Lui che ha paura di essere umano e aspetta che piova per versare una lacrima.




Immagine presa dal web.
P.S: va in lista tra le cose da fare: costruire uno spaventapasseri per un campo di fiori.