14 dicembre 2010

1/100 di secondo

Va nella profondità del senso Sandro Iovine nel suo ultimo intervento. Ci mette in guardia anche dal messaggio di in un video "impegnato" come questo. Conosce bene cosa sta dietro alla comunicazione, e allora invita a guardare oltre, a riflettere.



Si è creato un bel dibattito nel suo blog, e un commento troppo prolisso mi costringe (con piacere) a dire la mia qui.
Moltiplicare in più copie digitali un incubo come la guerra, non aiuta più a combatterlo, anzi, ci abitua all'orrore, per quanto possano essere "buone" le intenzioni di un reporter, è la sua consapevolezza di farne parte che sposta i significati, il MODO di farlo. Allora sì alla necessaria informazione, utile a far sapere quante guerre sono attualmente in corso per esempio e il perchè, dove, cosa, utile ad avere un quadro economico, storico chiaro. Poi però bisogna andare oltre, bisogna avere il coraggio di non cedere alla commozione, di usare la razionalità per pianificare un cambiamento. Non serve più stare a guardare, perchè noi siamo insieme la fotoreporter, la bambina e l'assassino. Viviamo in un'epoca in cui le tragedie sono note, cullate, accudite, anzi così tanto re-iterate che se n'è persa la tragicità per far posto al voyeurismo, ai talk-show su Avetrana, o al divertimento di un videogioco di guerra...fuori dalla storia, dalla realtà, trasportati nell'ideale, a volte finto-catartico come una tragedia greca. E le tragedie non sono mai servite a cambiare le cose, non scuotono le coscienze, se non per un'immedesimazione momentanea con le nostre zone buie che nella vita normale non abbiamo voglia di guardare in faccia, solo sul palco. Anche l'immedesimazione con la vittima ci fa restare vittime, che in sostanza significa "passivi". Non abbiamo bisogno neanche di FERMARCI ai sensi di colpa della fotoreporter proposti in questo video. Non basta, ci vuole CORAGGIO. Quello dei maestri, degli uomini di giustizia. Ci vuole l'ESEMPIO. Le immagini di gioia, di comunione e apertura tra gli uomini, dire chi sono le vittime, amarle nella vita di tutti i giorni, chi sono gli uomini dentro la divisa, chi siamo noi, stracciare non solo la quarta parete, ma tutte e 3...ci fermiamo al particolare della storia, senza trovare l'universale. Eppure abbiamo linguaggi universali di pace, di umanità, penso alla risata per esempio...qualcosa che ci renda uniti, che possiamo capire tutti. Non è commuoverci per un proiettile in testa che farà di noi uomini migliori, guardate come vale più una foto di Falcone e Borsellino che sorridono a produrre cambiamento nei giovani e al senso civivo, per esempio, che non quello dei morti per mafia, che diventano ancora una volta paura nel commerciante che a quelle stragi pensa, quando va a pagare il pizzo. Bisogna avere coscienza di ciò che si mette in circolo. Bisogna sapere le tragedie, non volgere lo sguardo altrove ovviamente, ma saperlo reggere, non fare il gioco della violenza, delle emozioni basse, del voyeurismo. Questa è l'etica. Per tornare al fotogiornalismo, bisogna dare meno importanza alla vacuità di un premio, perchè fin quando COMBATTIAMO qualcosa, rischiamo ancora di perdere. Bisogna a mio parere ridicolizzarlo (innanzitutto chi è nel settore)...allora sarebbe chiaro a tutti quanto è vacuo. E' per questo che un politico teme più la satira che l'avversario politico. "Parlatene bene, parlatene male, purchè se ne parli" è il metodo con cui i disonesti vincono le elezioni. Ridicolizzare, ecco cosa.
E basta trattare gli eroi da eroi, i maestri come casi alieni...fin quando facciamo così ci rassegniamo a essere di meno, ci giustifichiamo. Come se Ghandi non fosse il figlio di una donna.
Sono uomini come noi, e tutti possiamo far qualcosa, anche solo scrivere un diario di Anna Frank che ha capito e amato fino alla fine. Mi piace molto l'approccio di un'associazione come Fotografi Senza Frontiere, che oltre ad avere un'effetto formativo su ragazzi, profughi di guerra, dà la possibilità a quei ragazzi di fare i reporter, consegnando loro le macchine fotografiche. Quanto stupisce la forza di un bambino che lì in mezzo ritrae momenti di gioia, o ha la lucidità per marcare in una foto la divisione di un muro in Palestina. Non è di immagini di guerra che abbiamo bisogno, ma di possibilità di cambiamento, cosapevolezza e amore. E quella non la spiega la
professionalità. Che di applausi ci puo' venire la nausea.

Gli antichi saggi sapevano bene il potere
magico di una parola. Sì perchè all'inizio era il Verbo.
Guardate dentro di voi cosa succede nel sentir ripetere in testa parole come

CORAGGIO e ancora...CORAGGIO

CORAGGIO!!

PACE

GIOIA!!!
così come esperimento, senza la paura di essere scienziati di sè, di ascoltarsi...dirle ad alta voce.
E se vi sembra ridicolo tutto questo, se vi sembra più esaltato che gridare Forza Italia, chiedetevi il perchè, cos'è ridicolo...a cosa fate resistenza.
Così è anche con le immagini, hanno un potere magico. In apparenza sono una
vox media, qualcosa di neutrale. In realtà sono già un + o un - .
Bisogna prenderlo in considerazione, se con le immagini e le parole si vuole lavorare.
Io lo capisco... "
è con i cattivi sentimenti che si fanno i migliori romanzi", che sono anche quelli che vendono di più, ma quella è in definitiva la seduzione delle emozioni basse, che ci puo' valere un applauso, milioni di copie vendute...qualcosa che appaghi qualche carenza di affetto, ma è anche l'aspirazione al potere del successo, figlio dell'economia moderna, del possesso.

Ancora due spunti.
Uno riguarda il "riportare le storie a casa" o viceversa la spettacolarizzazione della lupa:
Mc Carthy 1
Mc Carthy 2
Mc Carthy 3

e uno riguarda un metodo di guarigione naturale, che abbiamo tutti, e che ci ricorda come siano inutili le divisioni a motivo di razza, età, persino opinioni.

Nessun commento: