13 luglio 2017

"Non nuoto con gli stupidi"

Che cosa ci fa dire una frase infelice, di quelle che cambiano il destino tuo e della persona che ami?
Che cosa ci fa resistere dall'accondiscendere a un amico, una robetta facile, magari per una questione di pincipio?
Se non avessi gia' ascoltato Scardovelli e Igor Sibaldi, non saprei sintetizzare cosi bene i mille casi possibili simili a questi esempi di autosabotaggio. Infatti grazie a loro so che la domanda di fondo e' :
"Che cos'e' l'ombra?
Quella cosa che fa si' che manchiamo il bersaglio? e mancando il bersaglio fuori, manchiamo noi stessi?"

Bellissimo questo stralcio del film Mr Nobody che, non a caso io credo, in questa scena particolare inizia con una fotografia (per me la fotografia e' il fermo-immagine di uno dei destini possibili nel multiverso, e anche un grande reminder).


 

Rispondere a un invito:  "Non nuoto con gli stupidi"
piuttosto che un candido ma difficile
"Non so nuotare".

Devo a una ragazza che si chiama Raissa, e che finora ho incontrato solo una volta due anni fa, la realizzazione di un concetto importante e che mi torna in mente spesso quando ragiono su certe emozioni esternate di getto. Lo riassumo cosi':

la TRISTEZZA copre la RABBIA e la rabbia copre la PAURA

Le passioni tristi: quando ne suona una ...risuonano anche le altre.

Capita cosi' che una persona triste e depressa in realta' esprime implodendo e con le lacrime una rabbia narcisistica, una sete di rivarsa, ma questa rabbia a sua volta serve a non sentire l'emozione di fondo: la paura. Se ha una forte subpersonalita' narcisista non si scomoda neanche a passare da TRISTEZZA e usa direttamente RABBIA perche' gli da la sensazione di energia, vitalizzante.

Allora si spiega perche' tutte le religioni invitino a superare le paure, ad avere fede... non in qualcosa di esterno, un idolo, un'immaginetta... ma a sciogliere le paure di fondo, quelle che abbiamo coperto cosi' bene sotto strati di personalita' e principi, da non sentirle piu'.
Quelle paure che invece che difenderci come crediamo, ci fanno mancare l'unica occasione di essere noi stessi.

C'e' una via d'uscita? mi piace pensare di si, con la speranza e il rimediare.





Per il resto quando sento della rabbia, specie se motivata con scuse che non stanno in piedi, 
mi chiedo chissa' qual e' la paura di fondo. Perche' e' quella paura che molti non vogliono vedere. Preferiranno sempre che gli rispondiate a tono, preferiranno litigar con voi, porvi nel contraddittorio e chissa' magari farvi anche la grazie della pace poi... piuttosto che far l'unica cosa sensata: scender loro nelle cavita' dove dorme il drago, e guardar in faccia quella paura che riesce a comandare la loro vita.

La parola a Tich Nhat Hanh:  link 1    link 2


11 luglio 2017

La memoria delle ore elette

"Sapienza insegna a guarnire l'intimità come una dimora e a centellinare i ricordi raccolti, eliminando tutto salvo la memoria delle ore elette, quando sarebbe stato assurdo domandarsi il senso della vita, perché stava lì davanti a noi, reso sensibile in un'aura. La felicità intima è l'evocazione di questi momenti vissuti nel passato ma mai trascorsi, delineati nella luce limpida, abbagliata dell'interiorità, più vera di quella del sole."

da E. Zolla, Aure.

Ireland, 2013

5 luglio 2017

La mappa dei posti felici e il passo nel vuoto



Sento che solo la piena fiducia, al di la' di ogni apparente ostacolo, puo' disegnare sotto i nostri piedi il ponte verso una meta.



Quella piena fiducia che contempla tra le possibilita' anche la resa, l'abbandono...e in esso trova serenita', perche' si rende priva di attaccamento al risultato.
Bisogna essere disposti a perdere, ma fiduciosi che non accada.



Ho ripreso a tornare nei posti. Con la mente prima, a volte di fatto con tutto il corpo.

Dice la mia amica Chiara (citando Pavese) che non c'è posto più insopportabile di uno in cui si é stati felici.

Io invece ne ho fatto il mio rifugio.
Ci torno, sia in meditazione che di fatto.

A volte torno cosi' tanto bene con la mente che non ho bisogno di andare.
Oppure ci torno cosi tanto bene con la mente, che ci finisco con tutta me stessa.
Come il mio ritorno a Londra.

Si io torno volentieri nei posti dove sono stata felice. A dispetto anche dei piccoli o grandi tradimenti. Perche' quei posti mi ricordano quei passetti che ho fatto nel vuoto...che hanno disegnato una strada possibile.

....tutti gli sforzi di liberazione di un'anima, dai pesi e dalle convinzioni nocive innecessarie, dalle false autorita' e i giudizi interiorizzati, persino dai nomi e dalle etichette di forme-pensiero, dai modelli gia' dati.

Ci sono roseti cosi profumati che sono come liberi da spine.

Quando uso il mio cuore come un televisore e seleziono il canale dei momenti di gioia, trovo sempre una somiglianza tra i vari ricordi: trovo sguardi e sorrisi leggeri, senza che abbiano dietro ombre di pensiero. E poi trovo quella infinita disponibilita' a rischiare, con fiducia. A comunicarsi, a giocarsi le proprie debolezze.

Ci sono persino posti e momenti felici che si sono disegnati mentre eravamo tristi.

Quando abbiamo pianto insieme a qualcuno che poteva accoglierlo per esempio.
Quando abbiamo abbracciato chi non trovava rifugio e ascolto.
Sono momenti tristi e felici insieme, perche' hanno ancora luce.

Ognuno di noi ha dentro una mappa fatta di sentimento: piena di posti, simboli, facce. Mi piace pensare che in quella mappa sia possibile incontrare piu' volte chiunque vogliamo. Sta a noi decidere di farlo. Anche se quella persona non c'e', o  nel frattempo si e' aperto un baratro in mezzo.

Per ogni vuoto attraversato c'e' ricompensa.

Basta fare un passo...dove non si vede.

Allora tocca farsi domande matte e intelligenti: possiamo davvero chiamarlo ancora vuoto?



Foto da: Indiana Jones, L' ultima crociata