6 luglio 2020

Eterno




Se io fossi un pianoforte, vorrei che mi si toccasse cosi', perche' e' cosi che le mie corde si sentirebbero riconosciute. 

Credo che in molti lo abbiano pensato, o meglio sentito...ci hai fatto arrivare agli interstizi, li dove i sentimenti non hanno etichette o nomi per decifrarli. I tasti - le sfumature dell'anima - rimasti a lungo immobili, con cm di polvere addosso, che ritornano a vivere col tuo tocco.

E mentre il mondo cambia in direzione sempre piu' robotica e frammentata, e l'umanita' e' spinta a piegarsi, distrarsi o a dimenticar se stessa...mi viene da pensare che non c'e' intelligenza artificiale che possa far quel che hai fatto tu, perche' appartiene al regno dello spirito.

Hai regalato cosi tanta bellezza al mondo....che come si puo' anche solo pensare che tu sia andato via?

Eterno Ennio.
Io ti immagino cosi, in viaggio...verso un nuovo cinema...Paradiso...a far musica... a 4, 6, 8, dieci mani...tutte quelle che trovi...

Grazie

26 giugno 2020

Domande formali (senza "come stai?")



Hai mai coperto la schiena a uno sconosciuto che sentiva freddo?

Hai mai salito una montagna di notte con la sola luna piena?

Cosa ti ricorda il rumore del fiume o del mare?

Di chi ti stai prendendo cura adesso?

A chi lasci che si prenda cura di te?

A chi regali i piu' bei fiori del tuo silenzio?

Quali occhi si aprono, quando chiudi i tuoi al sonno?


19 giugno 2020

Incontri - Ferlinghetti


If you would be a poet, create works capable of answering the challenge of apocalyptic times, even if this meaning sounds apocalyptic.

You are Whitman, you are Poe, you are Mark Twain, you are Emily Dickinson and Edna St. Vincent Millay, you are Neruda and Mayakovsky and Pasolini, you are an American or a non-American, you can conquer the conquerors with words. ...

— Lawrence Ferlinghetti. From Poetry as Insurgent Art [I am signaling you through the flames].




Oggi 19 giugno, Londra. Finisco di lavorare e scopro Ferlinghetti.
Poteva accadere prima, o dopo, ma accade ora. Ora che posso vederti Ferlinghetti.

Lui ha quasi 102 anni e a quanto pare e' famosissimo.
Scopro quest'uomo perche' una poesia (citata qui sotto) e' messa come firma di un'email da parte di uno studioso di Nepalese.
E' tutto un giro strano, e Ferlinghetti e' americano ma ha un cognome italiano, ricevuto da un padre morto poco prima della sua nascita, mentre ha avuto una madre francese che lo affido' subito dopo averlo dato alla luce.

Come sei cresciuto? Come sei maturato cosi'?

Leggo alcune citazioni scritte da lui.
Mi colpisce il piglio risoluto, la dignita' elegante e ferma, incoraggiante all'azione, non per distruggere ma per coltivare la societa' umana.

Per me dalla lettura di poche righe e' evidente che e' un uomo in contatto col suo spirito.
Benvenuto nel mio mondo Ferlinghetti e grazie di esserti fatto trovare.


Lascio due scritti a seguire.


Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!

― Lawrence Ferlinghetti

ORIGINALE:

“Pity the nation whose people are sheep,
and whose shepherds mislead them.
Pity the nation whose leaders are liars, whose sages are silenced,
and whose bigots haunt the airwaves.
Pity the nation that raises not its voice,
except to praise conquerors and acclaim the bully as hero
and aims to rule the world with force and by torture.
Pity the nation that knows no other language but its own
and no other culture but its own.
Pity the nation whose breath is money
and sleeps the sleep of the too well fed.
Pity the nation — oh, pity the people who allow their rights to erode
and their freedoms to be washed away.
My country, tears of thee, sweet land of liberty.”

― Lawrence Ferlinghetti

La citazione a inizio post invece e' tratta da questo scritto:

LA POESIA COME ARTE RIBELLE

Ve lo sto indicando attraverso le fiamme.
Il polo nord non sta dove stava prima.
Il Destino Manifesto non è più manifesto.
La civiltà si auto-distrugge.
Nemesis bussa alla porta.

A che servono i poeti in un’epoca tale? A che serve la poesia?
Lo stato del mondo reclama a gran voce che la poesia lo salvi.

Se vuoi essere poeta, crea opere capaci di rispondere alla sfida dei tempi apocalittici, anche se questo significa sembrare apocalittico.

Sei Whitman, sei Poe, sei Mark Twain, sei Emily Dickinson e Edna St. Vincent Millay, sei Jack Hirschman, sei Neruda e Mayakovski e Pasolini, sei un americano o un non americano, puoi conquistare i conquistatori con le parole.

Se vuoi essere un poeta, scrivi giornali che vivono. Sii un reporter dallo spazio, che invia dispacci a un qualche supremo editore capo che crede nella piena trasparenza ed ha una bassa tolleranza per le stronzate.

Se vuoi essere un poeta, sperimenta ogni tipo di poetica, le grammatiche infrante dell’Eros, le religioni estatiche, i torrenti pagani di parole fuori controllo, la magniloquenza dei discorsi pubblici, le scritture automatiche, le percezioni surrealiste, i flussi di coscienza, i suoni trovati, le sfuriate – per creare il tuo sistema limbico, la tua voce di fondo, la tua voce ur.

Se ti definisci poeta, non startene lì seduto. La poesia non è un’occupazione sedentaria, non è una pratica da “prego si accomodi”. Alzati e  fagliela vedere. Hai così poco tempo, hai tanto tempo per farlo.

Abbi una visione grandangolare, ogni occhiata uno sguardo sul mondo. Esprimi il vasto chiarore del mondo esterno, il sole che ci vede tutti, la luna che allunga le sue ombre su di noi, i quieti stagni nei giardini, i salici su cui canta il tordo nascosto, il crepuscolo che cade lungo il fiume, e i grandi spazi che si aprono sul mare… l’alta marea e il richiamo dell’airone… E la gente, la gente, si, in tutto il mondo, che parla le lingue di Babele. Dà voce a tutti  loro.

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Originale:

POETRY AS INSURGENT ART

I am signalling you through the flames.
The North Pole is not where it used to be.
Manifest Destiny is no longer manifest.
Civilization self-destructs.
Nemesis is knocking at the door.
What are poets for, in such an age?  What is the use of poetry?
The state of the world calls out for poetry to save it.
If you would be a poet, create works capable of answering the challenge of apocalyptic times, even if this means sounding apocalyptic.
You are Whitman, you are Poe, you are Mark Twain, you are Emily Dickinson and Edna St.Vincent Millay, you are Jack Hirschman, you are Neruda and Mayakovski and Pasolini, you are an American or a non-American, you can conquer the conquerers with words.
If you would be a poet,  write living newspapers. Be a reporter from outer space, filing dispatches to some supreme managing editor who believes in full disclosure and has a low tolerance for bullshit.
If you would be a poet, experiment with all manner of poetics, erotic broken grammars, ecstatic religions, heathen outpourings speaking in tongues, bombast public speech,  automatic scribblings, surrealist sensings, streams of consciousness, found sounds, rants and raves — to create your own limbic, your own underlying voice, your ur voice.
If you call yourself a poet, don’t just sit there. Poetry is not a sedentary occupation, not a “take your seat” practice.  Stand up and let them have it. You have so little time, you have so much time to do it.
Have  wide-angle vision, each look a world glance. Express the vast clarity of the outside world, the sun that sees us all, the moon that strews its shadows on us,  quiet garden ponds, willows where the hidden thrush sings, dusk falling along the riverrun, and the great spaces that open out upon the sea… high tide and the heron’s call….And the people, the people, yes, all around the earth, speaking Babel tongues. Give voice to them all.


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Per gli italiani
https://it.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Ferlinghetti 

 Per gli anglofoni una piu' ricca biografia
https://en.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Ferlinghetti

18 maggio 2020

Bambina mia

«Bambina mia.
Per te avrei dato tutti i giardini
del mio regno, se fossi stata regina,
fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.
Tutto il regno per te.

Ti lascio invece baracche e spine,
polveri pesanti su tutto lo scenario
battiti molto forti
palpebre cucite tutto intorno. Ira
nelle periferie della specie e al centro.
Ira.

Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
come una bestia zoppa e questo mondo
come una palla alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
di sangue. Lo fa perché è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Siamo ancora capaci
di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.

Tocca a te, ora,
a te tocca la lavatura di queste croste
delle cortecce vive.

C’è splendore
in ogni cosa. Io l’ho visto.
Io ora lo vedo di più.
C’è splendore. Non avere paura.

Ciao faccia bella,
gioia più grande.
Il tuo destino è l’amore.
Sempre. Nient’altro.
Nient’altro nient’altro.»

Mariangela Gualtieri
[Canto di ferro ~ Paesaggio con fratello rotto]

30 aprile 2020

Carla e Vincenzo

Mi fanno compagnia Carla e Vincenzo, in questa quarantena 2020. 

Sono entrambi deceduti eppure mi arrivano vivi e presenti come due persone che ho il privilegio di conoscere, a poco a poco, ogni volta che nel mio isolamento ho bisogno di "umanità spinta". Entrambi hanno scritto un diario, entrambi hanno vissuto gli eventi più importanti del Novecento italiano. 

Questi eventi, ascoltati dalla loro voce, invece che dai libri di scuola, mi arrivano con un effetto di realtà più intenso e particolare. E mentre le loro vicende umane si dispiegano su uno sfondo storico comune a entrambi, non posso che notare le loro differenze, di contesto (lei del nord, lui del sud), sociale, di genere. 

Mi lasciano con tanti interrogativi sul senso dell'eredità, quella umana delle storie piccole. 




A raccontare la storia di Carla è sua nipote Sara Poma, che ha avuto l'idea di mettere in voce alcuni passi del quaderno che sua nonna ha lasciato. 
La sua voce è vellutata e non mi stupisce scoprire che tra le altre cose Sara è anche una cantante. 

Carla e il suo quaderno lo trovate qui:

o su spotify:

"Carla" é stato il primo diario che ho iniziato ad ascoltare. Sara registra e carica le puntate online ogni mercoledì. Con lei collabora il piccolo Museo del diario che si trova a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo. Lo stesso museo ha dedicato una sala a Vincenzo Rabito, che e' diventato piu' popolare grazie al documentario Terramatta uscito nel 2012.

Il documentario non l'ho visto. Questa storia la sto ascoltando dalla voce dell'attore Mario Perrotta così bravo che ci dimentichiamo spesso che lui non è Vincenzo: un processo di osmosi favorito dalla resa perfetta del dialetto, esattamente nella forma in cui Vincenzo scrisse il suo diario. 

Vincenzo lo ascolto da youtube, ebica dopo ebica:

 


É soprattutto Vincenzo che mi commuove, vuoi perché siciliano come me... Vuoi perché da analfabeta (da "inalfabeto" come dice lui) e' poi riuscito negli anni a scrivere una piccola opera che trasuda genuinità e schiettezza, e tutto un ventaglio variopinto di emozioni e etica umana...che, non mi pento di dirlo, fanno di lui uno scrittore vero e proprio.
Mi arriva senza filtri. La sua vita è rocambolesca e supera qualsiasi trama Hollywoodiana (che in genere usa più o meno gli stessi moduli narrativi a ripetizione). La fiction di fronte alla realta' si inchina. Eppure, paraddosalmente, la vita di Vincenzo ha anche un sapore di teatro, proprio per quel modo teatrale che noi siciliani abbiamo di raccontare la vita, girarci attorno, corteggiarne i significati, renderli insegnamenti per tutti, e perche no anche riderci sopra. 

Credetemi io CI voglio bene a Carla e Vincenzo! Ovunque essi siano, la loro storia, loro, sono con me.

28 aprile 2020

5:30am

Mi sveglia il ticchettio della pioggia sui vetri. È presto, sempre più presto l'orario in cui mi sveglio...5:30 oggi, ma che vuoi che contino i numeri... La vita puo' tornare a essere libera dai conti. 

Qui vicino

Questo ticchettio somiglia così tanto alla pioggia che picchietta su una tenda nascosta tra gli alberi, e mi suona così dolce, come se fosse la prima volta che la sento. Come se annullasse gli anni accumulati che invece l'hanno gia' sentita, fino ad annoiarsene, o fregarsene.

Puo' qualcuno aiutarci a tornare cio' che siamo?
Possiamo aiutare qualcuno?
Puo' essere questa emozione lucida -che fa anche la pioggia nuova - il risveglio?



Per me la forbice si apre, e sceglie con cura cosa rimane e cosa no. E cosa rimane e' come questa pioggia...che adesso, vorrei tanto averne registrato il suono, ma subito lo penso e me ne pento. Cosa vuoi che sia afferrare, possedere un suono, se non sta piovendo davvero adesso?
La voce del cielo sapro' ricordarla, e quando piovera', diro' che il mio ricordo l'ha invocata...a sorprendermi.

Intanto piove...che bello.


30 marzo 2020

Paesaggi riflessi

A volte mi sento cosi.
Una donna alla finestra che qualcuno - senza che io lo sappia - guarda.

E il paesaggio che io - diretta - osservo, lui lo guarda in me.

Spiare e' un modo di esserci
e implica un'invisibilita' che ci viene accordata dall'intimita'.

Mi puoi vedere come sono.
Se mi vuoi vedere come sono.

From "unlock the soul" series (2020): A wistful look over the roofs at sunset. The end of the day is the best time to collect soul pieces together. Looking forward to the time we will go out again.

E in questi tempi in cui siam chiusi 
costretti a guardarci di piu' dentro
adesso dimmi
Who leaves his armor down?



25 marzo 2020

Di-sognare

Disegnare, (di)sognare.
Drawing, dreaming.


Sui tetti del mondo, una rivoluzione silenziosa si sparge... e' fatta di disegni, di scrittura, di fotografia.

Casa e' casa... quando e' lo spazio dove puoi essere.
Voglia di fare casa, ogni giorno.E' questo che si avverte qui da noi.

Da quando ci hanno detto di stare a casa, fotografo ogni giorno.
Complice la mia counquilina-modella, sono forzata a esser cioe' che sono. Una che trasmuta emozioni, o che per lo meno ne fa qualcosa.

Fotografare e' catturare farfalle a 1/125 di battito d'ala, e farle volare il piu' a lungo possibile li' fuori.

Questa quarantena si sta trasformando in una occasione di trovar le risorse, e di testarle... di esser creativi, piu' autori che spettatori.

E poi ci sono finestre aperte. Pagine di diario su cui sferza un alito di vento fresco.


 Ci sono sogni, anche loro finestre ma che danno sull'interno.

Io spero che voi stiate bene, che troviate il vostro modo di vivere tutto questo, che' se' il modo e' vostro non vi potete annoiare... e che ogni giorno sia un dono, cosi come lo abbiamo ricevuto la prima volta, lo sia ogni volta.






M.

https://www.youtube.com/watch?v=LbQ4zHxhoSI&list=RDjD5RptXVAh8&index=2

photos dal mio day-by-day reportage: #unlockthesoul

15 marzo 2020

'the irony of loneliness is we all feel it at the same time - together' 

poem by Rupi Kaur


3 febbraio 2020

Mystic
Not as the poets
Not as the liers
But as the roses.

MC

1 febbraio 2020

Trees for cities

Circa 500 volontari a piantare migliaia di alberi da frutto a Londra.
C'e' una rivoluzione in atto...















 Ho finalmente piantato un albero.



26 gennaio 2020

Moon Garden

"È noto che in Irlanda un uomo disse
che l’attenzione di Dio, che mai dorme,
raccoglie eternamente ogni sogno
ogni vuoto giardino ed ogni lacrima."

Ho piantato dei semi siciliani, in terra inglese. Li ho piantati nel momento dell'anno bagliato, in un clima ostile, e quasi due anni dopo aver raccolto quei semi. Ogni cosa sembrava presagire un fallimento. Se non fosse che io ho usato il vecchio trucco del calabrone per volare. Ho deciso di non sapere se le condizioni fossero favoreli allo sbocciare dei semi, di non volerne proprio sapere di ceder terreno al dubbio, e li ho innaffiati, per due settimane, anche se niente sembrava comparire.

E cosi ora ho i miei fiori qui. I fiori di "casa", quelli viola vicino al cancello. Fiori che hanno raccolto stupore e pianto, i miei pensieri quando non potevano tutti starmi dentro e li posavo su di loro con uno sguardo. Sono fiori che hanno respirato un soffio di sigaretta di notte, che trovavo chiusi la mattina, perche indispettiti o forse fiori in hangover dopo aver fatto le ore piccole. Fiori che si aprono solo di notte, quando nessuno o quasi li vede, quando gli altri fiori dormono...cosi discreti.

Belle di notte, cosi si chiamano. E mi chiedo se i miei semi che parlavano italiano - forse anche siciliano - si trovino bene qui, a sentirci parlare tutti inglese. Mi chiedo se le piante madri, a casa, avvertano che una parte di loro e' sfuggita altrove, a cambiar il percorso di famiglia.
E cosi leggo e scopro che la bella di notte e' arrivata in Europa nel 1525, dal Peru. Era gia' una migrante. Magari parla piu' lingue di me. Mi taccio.

Non si sa dove nascano i sogni, ma in me adesso c'e' un'idea un po' bizzarra. Quando scopro che le  belle di notte che ho seminato, qui in Inghilterra adesso si chiamano Moonflowers, d'improvviso io voglio realizzare un Moon Garden in cui camminare prima di andar a dormire.

Me lo immagino con le belle di notte e il profumo del gelsomino notturno, con tutti quei fiori meravigliosi che sbocciano di notte come eroi, mistici, poeti...quando il sole non picchia a far ombra, il chiarore della luna imperla i petali,  e le voci si abbassano. Loro si aprono e rilasciano il loro profumo.







Ed erbe, la salvia, il timo. E pietre magari...
Camminare in questo sogno e' dolce.

Chissa' se Dio ha mai raccolto tutte e tre cose insieme. 
Un sogno, un giardino vuoto, una lacrima. 
E cosa mai ne avra' fatto?




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La citazione a inizio post e' tratta dalla seguente poesia di Borges:

Dimenticando un sogno

Nell’alba dubitante ho avuto un sogno.
So che nel sogno c’erano più porte.
Il resto l’ho perduto. Il mio risveglio
ha lasciato svanire stamattina
quella favola intima che adesso
è più inafferrabile dell’ombra
di Tiresia o di Ur dei Caldei
o dei corollari di Spinoza.
Ho passato la vita decifrando
i dogmi che avventurarono i filosofi.
È noto che in Irlanda un uomo disse
che l’attenzione di Dio, che mai dorme,
raccoglie eternamente ogni sogno
ogni vuoto giardino ed ogni lacrima.
Continua il dubbio e la penombra cresce.
Se sapessi che è stato di quel sogno
che sognai, o che sogno aver sognato,
saprei tutte le cose.



da La cifra (Mondadori, 1982), trad. it. D. Porzio

21 gennaio 2020



 Ma l'unica cosa che conta 
È amare quello che ho intorno 
E sentire in faccia il vento


12 gennaio 2020

1 gennaio 2020

Considerazioni di inizio anno

I propositi di anno nuovo sono sopravvalutati. Ma rimangono una buona domanda.

Passato a lungo termine.
Non serve tornare a Palermo se ti ricordi che c'e' una stanzetta nella tua citta', che tiene tutti i ricordi per te, e contiente una te che e' stata spodestata da altri innumerevoli piu' recenti gusci di altre te, che vivono a Londra e li non ci entran piu'. Ma sai che se torni a Palermo tutti ti vedranno ancora come se avessi ancora solo quel primo guscio primario, intatto. Il che e' una certezza e da' calore, ma ti fa anche sentire un po' estraneo e non riconosciuto. Muoversi nello spazio e' muoversi nei tempi che siam stati. E' giusto aver ripostigli, cassapanche, scatole, stanze. Loro restano, noi ci muoviamo.

Passato a medio termine.
E' bello dormire a casa di qualcuno per la prima volta, cucinare o veder un film insieme, sorridersi al risveglio di una pennichella, senza dover dire proprio nulla affinche' nulla esca dal cerchio di quel sorriso. Esistono amori incondizionati e fanno bene al cuore ed e' solo il pudore - ovvero la paura del giudizio degli altri - che non te li fa raccontare. E' come conservar un profumo che hai sentito da qualche parte nell'aria...lo affidi alla tua sola memoria. E comunque anche se provi a raccontar a qualcuno com'era, non lo puo' sentire.

Presente perenne.
Esser piu' seri con cio' che si prova, sapendo che noi non siamo i nostri pensieri (se i nostri pensieri son quell accozzaglia di parole automatiche che frullano in testa e riguardano passato, regole, proiezioni altrui e delusioni che abbiam accumulato).
Esser seri significa disporre confini e trovar la misura dei rapporti, o per es. prendersi il lusso di sconfinare in un perdono, inaspettatamente. "Gli esseri umani sono prevedibili", come dice l'ultimo Star Wars. Ebbene l'imprevedibilita' e' una misura del proprio risveglio. Ed e' gustosa, perche' stupisce te per primo. Se siete sempre puntuali, arrivate in ritardo.

Cio' che non so dire ad alta voce... e' come la sensazione che si prova a saltare su una nave in partenza, senza conoscerne la destinazione, ma con quel coraggio sconsiderato che ti spinge a prenderla a ogni costo perche' da quando hai visto la nave sai che non puoi lasciarla andare, appartiene al tuo destino. Allora ti muovi, e sara' il sangue che ti pompa nelle vene e l'adrenalina che ti fan sembrare il mare piu' profumato di sale e il sole piu' scintillante, e tu hai i capelli spettinati. E sai che sei piu' bello cosi, e non hai bisogno di farti un selfie per dimostrartelo.

Stamattina.
Io e la gente ubriaca nel treno delle 4, abbiamo sicuramente qualcosa in comune se siam qui, ma io non sento appartenenza. Mi sento prestata allo scenario e - a prova della mia snob differenza dalla massa - io sapro' riconoscere la mia fermata.

Stamattina inoltrata.
Ci sono sogni che sembrano reali, forse lo sono.

Pomeriggio inoltrato.
Da una converazione con G: "Le persone che ti vogliono veramente bene (espressione che mi ha colpito) sono quelle con cui sei cosi rodato che puoi passare 24 ore, dormire nella stessa stanza, e quelle ore non sentirle, perche' non hai niente da difendere, nemmeno un'immagine perfetta di te. Ed e' triste pensar che - (per noi immigrati) - nel 90% dei casi per aver quelle persone vicine serva prender un aereo." 

A volte puo' capitare persino a Londra che 
- vai per offrire un caffe' a un amico (che aveva prima offerto a te)
- e il barista della catena di caffe' ti dice, no non paghi. Prendi e vai. (Senza spiegarti perche').
A volte sei parte di una catena di abbondanza che vuole che tu riceva e resti a ricevere.

Recente generico.
Aveva ragione Carver quando un personaggio vecchio di un suo racconto chiedeva insistentemente ai giovani "perche' non ballate?" Ballare fa bene allo spirito, e in balli folk, doppi, di gruppo, si vive piu' leggeri, piu' in sintonia con l'altro. La palestra e' sopravvalutata. Ballare gente.