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4 October 2019

Ritorno a...

C'è odore di questo posto, che mi è diventato negli anni familiare.


Lo riconosco mentre scendo il sentiero: è l'odore dolce del fiume da cui ho bevuto? o forse di piante di cui non so il nome?
C'è una forma di silenzio che è assenza di artificialità. E' fatto dal fruscio di alberi e acqua. Ma come il silenzio ha la facoltà di riportarti dentro di te.


Amico mio non ci sei, ma ti avverto nei tuoi luoghi. La tua casa adesso ha dei mattoni e questo mi emoziona. I ragazzi parlano di te, di cosa gli hai insegnato. Ti aspettano.

Qui non serve niente. Nient'altro.


Lui e lei ce l'hanno scritto negli occhi calmi e dolci. Il suo pancione potrebbe esser maschio o femmina, ma non ha senso chiedere, nascerà qui e sarà anima.

I gatti non hanno paura, e sono più vitali che altrove.
Gli uomini costruiscono finestre e sedie sdraio.


La luce pervade tutto. La fotocamera se ne accorge prima del mio occhio.

Qui ci si bacia in guancia anche se non ci si conosce. 
"Pranzi con noi?"
E sembra tutto ovvio come  a dire
Se sei venuto fin qui, sei uno di noi.


Sono dentro al mio sogno:
questa è una tenda yurta,
tonda tonda,
una casa senza spigoli.



24 November 2018

The "unknown soldier"

Era chiamato il "soldato sconosciuto", un fotografo che ha lavorato spesso dietro le scene della fotografia, a volte neanche citato, ma che e' riconosciuto come il padre del fotogiornalismo.

Quando si inizia con una passione, che sia un'arte marziale o altro, si sceglie presto un modello in cui ci si riconosce. Quando ho iniziato a 21 anni a fotografare e a guardare le foto dei grandi del passato, non ebbi dubbi quando incontrai, insieme alle sue foto, la risposta alla domanda da circolo fotografico: "chi e' il tuo fotografo preferito?"

E' André Kertész. E nessuno se lo aspettava (o forse nessuno lo conosceva).




André Kertész 
Martinique, 1972 
Gelatin Silver Print 

“Seeing is not enough; you have to feel what you photograph” 
 "Vedere non è abbastanza; devi sentire ciò che fotografi " 

Ed e' proprio questo che mi arriva delle sue immagini. Nella foto gli ha lasciato dentro un pezzo di sentire, che colpisce. Questo sentire mi manca sempre piu' che guardo alle fotografie bulimiche e asettiche di quest'era. Fatte formalmente bene, ma senza sentire il mistero della vita. 

"Se vuoi scrivere, dovresti imparare l'alfabeto. Scrivi e scrivi e alla fine hai un alfabeto bello e perfetto. Ma non è l'alfabeto che è importante. L'importante è ciò che stai scrivendo, ciò che stai esprimendo. La stessa cosa vale per la fotografia. Le fotografie possono essere tecnicamente perfette e anche belle, ma non avere alcuna espressione. "
- Andre Kertesz.




Qualche brano tratto da Wikipedia: 

"Con il sentimento intimo della sua arte e il tono nostalgico, le immagini di Kertész alludono a un senso di atemporalità che fu inevitabilmente riconosciuto solo dopo la sua morte. A differenza di altri fotografi, il lavoro di Kertész ha dato un'idea della sua vita, mostrando un ordine cronologico di dove ha trascorso il suo tempo, ad esempio, molte delle sue fotografie francesi provenivano da caffè dove trascorreva la maggior parte del suo tempo in attesa di ispirazione artistica . Sebbene Kertész abbia raramente ricevuto recensioni negative, è stata la mancanza di commenti che ha portato il fotografo a sentirsi lontano dal riconoscimento. Ora, tuttavia, è spesso considerato il padre del fotogiornalismo.  Anche altri fotografi citano Kertész e le sue fotografie come fonte di ispirazione; Henri Cartier-Bresson una volta ha detto di lui nei primi anni '30, "Tutti gli dobbiamo molto." .

Lascio qui questo bell'articolo su di lui, ma anche su cio' che ci ha insegnato in fotografia.



“Whatever we have done, Kertesz did first.” - Henri Cartier-Bresson



Quando aveva 90 anni, una persona gli chiese perché stava ancora facendo fotografie. Rispose: "Ho ancora fame"

8 April 2018

Alice Project continua

Mentre trovo e vi propongo questo bel video sulla scuola di Alice Project... 



vi comunico che il mio lavoro fotografico su questa splendida scuola sara' in mostra prossimamente al Circuito Off del Festival Fotografico di Reggio Emilia 2018. 



Inaugurazione 21 aprile 2018, presso Toschi Arredamenti.


4 June 2017

Posti belli per chi ama la fotografia a Londra (2 PARTE)


L'ultimo mese e' stato ricco di eventi fotografici qui a Londra. Nell'ordine in cui ho visto le mostre:

1) Il Sony Awards e mostra di Martin Parr presso Somerset House

By Kevin Faignaert
Incredibile... tre ore non bastano per vedere (e leggere) con attenzione tutta la varieta' dei lavori fotografici proposti.
E' la prima volta che vedo dal vivo il Sony Awards (sebbene abbia in passato partecipato al contest) ed e' sempre bello vedere un "lavoro finito", quello del fotografo come quello dei giudici e dei curatori. Credo che in una mostra che contenga cosi tanti generi fotografici, le "preferite" di ognuno derivino dal suo gusto e dalla sua lettura "filosofica". Io personalmente mi chiedo spesso "perche'?" e "cui prodest?" davanti a un lavoro fotografico. In altri momenti invece e' piu' importante l'impatto emotivo. Un lavoro che mi ha fatto riflettere a livello esistenziale e' stato questo di Sabine Cattaneo sulle cliniche di eutanasia o suicido volontario in Svizzera. Le immagini spoglie di persone sono un vuoto che ti lascia immaginare, mentre la tematica forte ti colpisce al petto.
Per la vicinanza ai miei interessi mi e' piaciuto il lavoro di Kevin Faignaert (foto sopra) sui villaggi nelle Faroe Islands (tra Scozia e Islanda) e tutta la sezione daily life che in genere trovo sempre la piu' ricca di sfumature. Interessante anche la sezione Contemporary issue (rimando ai link per una visione piu' dettagliata).


Compreso nel biglietto della mostra del Sony c'erano anche tre stanza-mostra dedicate a Martin Parr! Ma lui lo conoscete gia', il tipo dentro la bocca di squalo.

2) The Radical Eye; la personale collezione di fotografie d'autore di Elton John, alla Tate Modern

Che dire. Elton non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, e si vede! Ha piu' di 8000 fotografie d'autore a cui ha adibito un'intera residenza personale, come viene mostrato in una video-intervista in cui, tra un corridoio e l'altro, tra una Dorothea Lange e un Man Ray, si intravede anche un discreto letto leopardato...
Sara' comunque stato difficile il trasporto di buona parte della sua collezione fotografica  alla Tate Modern. Non solo per la quantita' delle immagini ma soprattutto per le pesanti cornici con cui si presentano! Per dirla all'inglese l'ho trovata una mostra "stuffy": le ampie sale letteralmente affollate di fotografie con cornici tutte diverse, colore argento e oro. Molto difficile a volte persino capire l'autore, in mancanza di un ordine preciso o numeri di riferimento. Ho deciso che meritava una foto:



Kertesz
Ad ogni modo, emozionante trovarsi davanti a certi pezzi d'arte che ogni appassionato di fotografia sognerebbe nei suoi letti piu' leopardati: da una piccola stampa di André Kertész 

alla migrant mother di Dorothea Lange (e scoprire che il punto di messa a fuoco non e' sugli occhi!). 

Una nota speciale va alla serie di ritratti realizzati da Irving Penn all'angolo. Tra i vari ritratti posso assicurare di aver visto solo la testa di Salvador Dali' muoversi. E' vivo e si prende gioco di noi come sempre.

Lange

Irving Penn


3) Photo London 2017  ancora alla Somerset House

La Somerset house si presta bene come venue fotografica. Scopro del Photo London il giorno stesso della sua chiusura, leggendone nella rivista British Journal of Photography presa al Tate bookshop mentre imprecavo ancora per le cornici di Elton John. Pago le 30 sterline all'entrata, che comunque - purtroppo- non hanno scoraggiato la tanta gente accorsa in questo assolato weekend. All'entrata mi consegnano una mappa che prevede 4 piani... insomma c'e' da camminare. Se andate l'anno prossimo, ricordatevi di portare una borsa in piu'. Vi servira' per tutti i biglietti da visita depliant e magazine che raccoglierete. Ma se vi siete persa questa edizione, c'e' ancora il virtual tour nel sito oltre il catalogo in vendita e la lista di gallerie presenti. Presente anche l'Italia (campanilismo, sempre) con la Galleria del Cembalo e Galleria Valeria Bella, Ilex Gallery, Louise Alexander Gallery, Materia, Paci Contemporary, Raffaella De Chirico.

Una nota di merito per me che sono retro' o se vogliamo affezionata a una certa tradizione fotografica italiana, la do alla Galleria Valeria Bella per aver esposto: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Bruno Cattani, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Pepi Merisio, Ugo Mulas, Carlo Orsi, Pierre Pellegrini, Enzo Sellerio (ah il cuore siciliano!), Luca Campigotto.

Al Photo London tantissime foto d'autore ormai classiche, e anche tante piacevoli scoperte contemporanee. Tra queste cito l'eleganza della CHRISTOPHE GUYE GALERIE e il lavoro The sleep of beloved 




4) Camera Press at 70's - a lifetime in pictures - presso Art Bermondsey Project Space

Continuo la rassegna con questa mostra gratuita che dura fino al 10 giugno. Fondata nel 1947, la Camera Press celebra quest'anno l'anniversario di 70 anni, attraverso una raccolta di immagini ineguagliabile e con le opere di alcuni dei nomi più iconici del settore: una visione affascinante della fotografia dal 1940 al presente. Lo spazio e' piu' piccolo dei precedenti, ma proprio per questo il piu' fruibile e godibile. 

All'ingresso si trovano dei depliants che fanno da guida alle opere in mostra: una piccola foto e accanto l'indicazione dell'autore e del personaggio famoso ritratto. Da Winston Churchill a Audrey Hepburn, da Maria Callas a Nelson Mandela. Un bel ripasso e rinforzino di storia del cinema, della musica, della moda. Gli autori: da Cecil Beaton a Yousuf Karsh, Lynn Goldsmith e Paul Massey.

Una stanza e' interamente dedicata ai ritratti della famiglia reale, dalle vecchie foto di Elisabetta, a Lady Diana e figli in "versione pubblicitaria" con scontornato  su sfondo bianco e capelli anni 80, a Kate e William con prole e cane. 
Un'altra stanza e' sul fotogiornalismo: scatti scelti dagli anni '40 al 2016 (guerra del Vietnam, World Trade Center, per citarne alcuni) e infine una mostra nel seminterrato sul cinema anni 60-70 made in Italy, col nostro Mastroianni e Sofia Loren.
Voto? 10.
Mi ha colpito la freschezza e l'ordine della mostra, la luce, le ottime stampe fotografiche (una buona carta) con cornici "decorose"...(ditelo a Elton) e soprattutto la potenza di ogni scatto fotografico selezionato, a dimostrazione che un ritratto e' un lavoro di un attimo ma in cui due coscienze si spogliano.


5) Deutsche Borse Photography Foundation Prize 2017 and Roger Mayne alla Photographer's Gallery

Per concludere proprio ieri sono andata alla mia amata Photographer Gallery, dove era in corso un workshop sulle emulsioni e polaroid, in una grande sala che ospitava una mostra di artisti contemporanei oraganizzata da The London Alternative Photography Collective.
Tipico di Londra son proprio questi eventi-lampo che si trasformano in piacevoli sorprese.

Ma essendo arrivata in ritardo come ogni buona siciliana che si rispetti (!), mi sono "accontentata" di non giocare con le emulsioni ma vedere intanto la mostra dedicata a Roger Mayne, streetphotographer  degli anni '50 - '60, che ci fa scoprire la vita di comunita' a Southam Street a Londra - ma anche a Leeds - con i bimbi di strada che, in fondo, son simili ovunque anche se inscritti in destini diversi.


Salgo di un piano e vado a scoprire il premio annuale "Deutsche Börse Photography Foundation" stabilito dalla Photographers 'Gallery nel 1996. Gli artisti scelti di quest'anno sono:  Sophie Calle, Dana Lixenberg, Awoiska van der Molen, and Taiyo Onorato and Nico Krebs.

Saro' breve, sebbene tutto sia interessante, faccio la mia scelta. Sophie Calle. Se fossi un uomo la cercherei ovunque per sposarla (questo link vi dara' un'idea di questa vera Amelie concettuale). Secondo me e' una di quelle sensibilita' che se l' hai accanto senti che ha senso vivere. La incontrai la prima volta ad Arles con questo lavoro :

"In Instanbul, una citta' circondata dal mare, ho incontrato persone che non l'avevano mai visto. Ho filmato la loro prima volta".



Nelle sue opere si nota la possibilita' di superarsi sempre, o meglio, di non fermarsi mai. In ogni suo lavoro c'e' sempre di piu': da scoprire dentro di se' e negli altri, e lei e' disposta a farlo attraverso l'intimita'. Lascio qui una foto del suo lavoro, in cui i testi sono cosi' importanti che scardinano la solita regoletta del "la foto funziona davvero se non ha un testo che la spieghi". Beh, anche no. Io sto con te, Sophie! E chi se ne frega se son qui in galleria e piango, davanti agli ultimi istanti di vita di persone che non conoscero' mai. Tu, che fotografi e scrivi, mi ci hai portato...a sentire le loro ultime parole... e a sentire come il tempo sia impossibile da catturare da uomo o da fotografo, quando il tempo... e' spirato via.
Credo che lei appartenga a una categoria di fotografia in cui il "perche'" e il "cui prodest" riposino nel valore della commozione.

Ed e' con questa meraviglia segreta che voglio chiudere. Come se vedessi per la prima volta il mare.

P.S. per chi non avesse letto la PRIMA PARTE la trova QUI

22 January 2017

Barattoli pieni di luce

©Maria Cardamone 2017 - Mobile Photography










E' stata una settimana intensa... Piena di luce.
Ho lasciato che mi entrasse nell'anima, in tutti gli spiragli miei.
Ho lasciato che la luce fosse...quando era. Senza spingere nulla.
Facendomi pero' trovare nel momento giusto,
li' a coglierla, a fermarla, a ricordarla.
Fermarsi, il giusto tempo...mentre il mondo corre a lavoro.
Come il collezionista, ho riempito barattoli di albe, tramonti e luci della sera.
La mia etichetta sui barattoli e' Momenti Vitali della Giornata.

Quanta Luce ha Londra...





12 December 2016

Intervista Radio

Ed e' in questa Isola fredda...che arriva una ventata di calore siciliano.

Il link a





Un grazie a Giancarlo Figuccio e Roberto Manuguerra.

9 February 2016

La composizione fotografica

Questo per i miei allievi e tutti gli appassionati di fotografia.
In pochi minuti, le regole di composizione piu' utili, attraverso le foto di Steve McCurry:



...e ancora...

5 February 2016

Lezioni di fotografia

Ho da un po' iniziato una nuova esperienza. Per me finora la fotografia e' stata una questione di "prendere" e apprendere. Adesso ho iniziato a insegnare, a trasmettere quello che ho imparato finora. Devo dire che mi piace. Mi piace prepararmi la lezione, e andare a parlare di cio' che amo. 
E poi vedere crescere le persone, vederle entusiasmarsi perche' finalmente sanno come regolare la macchina fotografica e come fare per ottenere lo sfocato...ti riaccende l'entusiasmo delle piccole cose. Che niente e' scontato. Ho 17 studenti, che mi insegnano a insegnare.
Il mio primo corso di fotografia di base:



3 February 2016

Why do you shoot?

I have just discovered this amazing blog, about photography and human happiness.
The most important question is: 

Why do you shoot?

If photography is not making your heart sing, and your soul flourish— why do you do it?

see the article on: http://erickimphotography.com/blog/2016/02/02/photography-for-the-soul/#more-27045 and how the photographer McCullin stopped to photograph war:



Some quotes:

"But why this need for bravado in photography?

Why do fashion photographers think they rule the world, because they have fancy lights, beautiful models, and assistants? Why do street photographers think that their genre is more “pure” than others because they don’t need any external tools besides their cameras and public areas to make photos? Why do nature photographers think that they’re enlightened because they enjoy nature and shoot with these huge telephoto lenses? Why do black and white photographers look down on color photographers, and why do color photographers see black and white photographers as being stuck in the past?

All photography is photography

Let’s all get along.


We’re all one community of human beings, photographers— rather than distancing ourselves from our fellow photographers, we should accept all photographers into our sphere of love, compassion, and empathy.

Photography is not about making photos. Photography is about helping us see the light of the world (pun intended), for helping us appreciate the beauty in the mundane, and to make our hearts and souls sing."




Thanks Eric for saying it loud.

1 February 2016

Sorrisi



Oggi ho scavato in 2800 fotografie scattate in India. Ho trovato cose dimenticate, ero in cerca di "scarti". Ho trovato tanti sorrisi. Mi è venuto una sorta di sgomento.
Dove erano finiti, perchè non posso ricordarli tutti?
Tutta quella gente che senza conoscermi si è fatta fotografare, che ha comunicato con me, che mi ha fatto spazio per entrare nelle loro vite.

Qual è la distanza più breve tra quest'uomo e quell'uomo?
...il sorriso... 












e in mezzo anche il mio.


23 November 2015

Social ID Photo in "Memories/NoMemories"

Un mio nuovo progetto fotografico, ironicamente intitolato Social ID Photo, è una riflessione sulla fotografia che nasce da un'occasione di lavoro in Inghilterra e diventa spunto per riflettere sulla modernità e l'identità sociale.  E' stato incluso nel progetto corale di  "MEMORIES / NO MEMORIES. Fotografia fra flusso e ricordo"  a cura di a Sandro Bini e Giulia Sgherri.


- WE DO PASSPORT PICTURES -
Al mio arrivo in Inghilterra ho trovato lavoro presso uno studio e laboratorio di stampe fotografiche, dove scattavo molte foto per passaporto. Ponevo dietro il soggetto uno sfondo neutro e continuavo a ripetere alle persone di guardare dritto in camera, non inclinare la testa, non sorridere, non avere proprio alcuna espressione. Era l’esatto contrario delle foto di vita quotidiana che i clienti portavano a stampare: un momento standardizzato e freddo. Quelle foto sarebbero servite per dei documenti, ovvero libretti in cui la risposta al Chi sono io? è un nominativo e una fotografia. Le foto una volta stampate venivano tagliate con un utensile che sottrae le facce per consegnarle al cliente. Di quel breve incontro rimanevano solo gli scarti di carta fotografica. Iniziai a guardarli con interesse. Mi ricordavano delle finestre da cui il paesaggio fosse scappato via. Guardandone i bordi le fotografie erano capaci di documentare ancora il colore dei vestiti e della pelle, a volte anche i voluminosi capelli, ma non c’era nessuno: la faccia non c’era più, era scomparsa dalla memoria. In questo caso la fotografia ancora serviva nella sua riproduzione meccanica a documentare qualcosa, ma la sua stessa finalità pratica ne sottraeva il soggetto. Mi sembrò l’esatta metafora delle metropoli affollate in cui viviamo: tante facce che sfuggono inghiottite dalla routine del lavoro. Senza identità sociale né memoria.

Sul mio sito

7 November 2015

Il direttore di SDN (Social Documentary Network) Glenn Ruga oggi annuncia in newsletter che sono la fotografa del mese di Novembre. Nella presentazione tocca un tema interessante, quello dei giornali che utilizzano la tecnologia virtuale.
Il New York Times oggi consegna una cardboard VR goggles con la versione stampata del Sunday: in pratica un occhiale di cartone, dove collocare uno smarthpone e vedere le immagini del giornale scorrere in una sorta di stereoscopio. Quali ripercussioni per il giornalismo?
Jake Silverstein, Editor-in-Chief del New York Times Magazine, afferma in un articolo che la tecnologia VR richiede "che si chieda a un soggetto di ripetere un azione, o aspettare finche' il filmmaker abbia completato il suo compito". Siamo dunque ben lontani dal concetto di "non interferire con la situazione" tipica del giornalismo e richiesta come prerogatica necessaria per esempio nella competizione del World Press Photo.
Ponendosi in una posizione di chi crede nel potere delle immagini non manipolate e ferme (dunque nella Fotografia) SDN presenta il mio lavoro come un testamento anti-tecnologico, una ricerca quella di Alice project per porre rimedio ai tanti problemi di attenzione, apprendimento, comportamento, purtroppo anche stimolati dalle tecnologie moderne.
E in effetti sono convinta che il "giochino" del virtuale non debba sostituire il contatto con la realta' cosi' com'e'. Concentrasi sul confezionamento dell'immagine trasforma in fiction/cinema le situazioni reali.
Un grazie a Glenn Ruga per la sua lettura profonda.


...especially proud to present the work of Maria Cardamone as this month's featured photographer for "Alice Project: The wonderland at school." This documentary is a testament to anti-technology. With her extraordinarily beautiful images, Cardamone brings us into an Alice Project school in India where spiritual teachings, yoga, meditation, and ayuverdic massage are used to heal the stress and attention disorders caused by modern technology. In Alice Project schools, discipline problems, hyperactivity, attention disorders, and learning disabilities are practically non-existent. 
Glenn Ruga