22 ottobre 2017

They simply became music.

"An old friend once told me something that gave me great comfort. Something he read. He said Mozart, Beethoven, and Chopin never died. They simply became music." 

  Westworld 

21 ottobre 2017

Lodi (finalmente)

Dopo anni che ci provo, finalmente ci riesco. Andare al Festival della Fotografia di Lodi.
Le mostre erano all'altezza delle mie aspettative cosi' come le bellissime locations (ex chiese, palazzi antichi) che le ospitavano. Un piacevolissimo weekend dove, complice il mio amico lodigiano, ho potuto conoscere un po' di cultura del luogo  e della cucina lodigiana! 
Come sempre torno carica, di ispirazione, spunti, e lezioni di fotografia.








Con tappa alla Chiesa dell'Incoronata








Glastonbury Abbey and Tor

Un'occasione unica per reincontrare amici piemontesi in Inghilterra, e visitare uno dei posti piu' spirituali e ricchi di leggende della Gran Bretagna. La mitica Avalon e Re Artu'.
A pochi giorni dal mio ritorno dell'Irlanda, un nuovo zaino e via.
Nuove conoscenze: Mathura Das, un indianista da 18 anni, e Chrisaroundtheworld, un giapponese/irlandese in giro per il mondo.









12 ottobre 2017

Irlanda / Nord

Di nuovo con lo zaino in spalla. 
Mi risveglio a Dublino 4, a casa di Farah, una ragazza del Singapore che ha l'obiettivo di visitare 100 nazioni. Ci vediamo poco ma parliamo di cose interessanti e ridiamo bene insieme. Mi scattera' una foto prima che io vada via. Adoro le mappe con cui sta arredando casa nuova. 


In questi giorni io ho un posto che mi attende. Si chiama Newgrange, ed e' vecchio 5000 anni. Era una tomba allineata al solstizio di inverno, ma e' anche perfetto per un rito di rinascita, specie se durante un compleanno. Che atmosfera. Le spirali trischele e i quarzi tutti intorno, sembrano parlare di meccanismi scientifico-spirituali antichi! 


 Nel percorso trovero' nuovi amici. Un faro, un paio di quadrifogli. E poi riti, leggende, luci. Un coro (evento a posti riservati) nella cattedrale di San Patrick, condiviso con una donna colombiana adottata da genitori di Udine. 


La via per il nord mi conduce oltre il confine, in Irlanda del Nord Attraverso Belfast. Arrivo a Giant's Causeway: fatto di antiche formazioni basaltiche esagonali. E con questo ho visto tutti i siti Unesco dell'Irlanda. La mente va piu' volte a St Michael Skellig.


Dublino e' generosa di cultura e arte. 
Tra mille libri e l'arpa leggendaria simbolo del Paese, il Trinity College mi conduce a conoscere il Libro di Kells. Una fortunata connessione di idee mi rimanda alla canzone Skellig della cantante irlandese Loreena McKennitt. 
Nessuno mi toglie l'idea che parte del testo le sia stato ispirato dal Gospel of John del Book of Kells.

"O light the candle, John / The daylight has almost gone"


E' un viaggio tutto nel flusso degli eventi e delle coincidenze. non dico no a nulla, sono qui per scoprire. Mi ritrovo col mio nuovo amico M. in un museo di Dublino a ascoltare una soprano e un liutista israeliano. Incantevoli. Il resto sono risate per le strade di Dublino...


Per poi passare alla musica irlandese tipica al famoso Temple Bar, e a mangiare un piatto locale: il  seafood chowder, ovvero una zuppa di pesce. E non puo' mancare una sosta nell'antico Long Hall Pub, bellissimo pub vittoriano dove dicono Bruce Springsteen vada a bere quando e' a Dublino. Atmosfera incantevole per ordinare un Irish coffee.


E tante delle storie in mezzo, abbracci a vecchie conoscenze e a nuove, mi tocca tacerle in questa sede. Ma posso dire che questo viaggio e' stato davvero di rinascita. Buono per togliere vecchie croste, e per liberare un po' di energia pulita... aprirsi agli altri, permettersi stravaganze, cosi come le piccole cose senza pretese. 
Da questo viaggio in poi ancora non ho smesso di viaggiare, in altri posti.
Credo sia un circolo virtuoso da alimentare...perche' son fatta cosi', di questo mi nutro, cosi splendo, imparo e cresco.
 Mi e' stato detto "Amore e Dinamismo". E questo vi auguro.


On the road...


15 settembre 2017

Cos'altro?

La Luna e' alta. L'ho vista ieri notte con gli occhi dell'intuizione, e stamani mi ha vista lei con gli occhi della ragione. Le immagini si confermano l'un l'altra: comunamente le chiamiamo sogno e veglia, mentre loro si credono una cosa sola e si fanno chiamare coerenza.
Cosi' ovvio che
La fiducia va riposta altrove.

No, non servono stati alterati per seguire il corso. Basta scegliere un Senso alla volta come interprete, che traduca la linea del fiume. Ora, qui, il senso e' scrittura.
Come sarebbe sveglio raccontarsi sempre con uno stile nuovo.
Tutto cio' che dico con voce veritiera, ha senso anche per te, lo sai.
Lo senti.

Da questa grande ipnosi si esce in silenzio, in punta di piedi, per non svegliare gli uomini della Caverna, che' non ti picchino a morte.
E se hai dimenticato il cappello, non tornare indietro a prenderlo.
Perche' non esiste.
Lo so: tutto avviene come se ci fosse, con coerenza.

Ma tu chiediti Cos'altro?
e' domanda sacra.
Ogni domanda fatta crea nuovo spazio. Cosi' deve esser iniziato tutto:
la vera storia del Big Bang e' un insieme di domande che
hanno creato spazio per risposte.

Allora Cos'altro? 
senza il mio cappello...
...senza niente.
Che ci faccio in tutto questo grande spazio?

...

Percepisci la risposta con le emozioni,
quale che sia,
reggila come fosse un filo di seta,
e non la nominare mai.


3 settembre 2017

Alice Project su Vivi Consapevole #50


Pubblicazione di una mia foto insieme a un articolo di Gloria Germani, che ha scritto un libro su Alice Project ed e' biografa del grande Tiziano Terzani. E pensavo proprio a lui oggi. 

16 agosto 2017

Oggi sono uscita per guardare il tramonto sul Tamigi ... mentre gli andavo incontro lui è andato via lentamente. Che lui se ne andasse era l'unico modo perché io incontrassi il tramonto.
E quando il sole è sparito sapevo che era terminato l'unico tramonto che quel giorno mi poteva dare.

Con l'alba non c'è la stessa sensazione di compiuto.
Non sai dire con la stessa certezza quando è finita un'alba e inizi il "giorno".
Sembra uno di quegli amori che partono bene dopo una lunga attesa, sbucano come dal nulla, e si perdono nella lunga luce della quotidianità.

Il tramonto invece è un amore che parte malinconico, cercato poco prima di perdersi definitivamente. Ha la fine nel destino e nella fine il suo colore migliore. Quando finisce lo senti, con tutto il buio della sua assenza.


E c'è questo grande equilibrio che da pace. Il sole che qui tramonta va a sorgere dall altra parte. 

È tipo una serie TV a puntate. 
Oggi ce n'era una nuova.

- Where are you going Maria? 
- To watch my favourite TV series on the bridge. 


14 agosto 2017

Beautiful London

Quando la giornata
ha luce colori e profumi...

...le parole non rendon giustizia.





"You carry Mother Earth within you. She is not outside of you. Mother Earth is not just your environment."

"In that insight of inter-being, it is possible to have real communication with the Earth, which is the highest form of prayer. In that kind of relationship you have enough love, strength and awakening in order to change your life." 

Thich Nhat Hanh

13 luglio 2017

"Non nuoto con gli stupidi"

Che cosa ci fa dire una frase infelice, di quelle che cambiano il destino tuo e della persona che ami?
Che cosa ci fa resistere dall'accondiscendere a un amico, una robetta facile, magari per una questione di pincipio?
Se non avessi gia' ascoltato Scardovelli e Igor Sibaldi, non saprei sintetizzare cosi bene i mille casi possibili simili a questi esempi di autosabotaggio. Infatti grazie a loro so che la domanda di fondo e' :
"Che cos'e' l'ombra?
Quella cosa che fa si' che manchiamo il bersaglio? e mancando il bersaglio fuori, manchiamo noi stessi?"

Bellissimo questo stralcio del film Mr Nobody che, non a caso io credo, in questa scena particolare inizia con una fotografia (per me la fotografia e' il fermo-immagine di uno dei destini possibili nel multiverso, e anche un grande reminder).


 

Rispondere a un invito:  "Non nuoto con gli stupidi"
piuttosto che un candido ma difficile
"Non so nuotare".

Devo a una ragazza che si chiama Raissa, e che finora ho incontrato solo una volta due anni fa, la realizzazione di un concetto importante e che mi torna in mente spesso quando ragiono su certe emozioni esternate di getto. Lo riassumo cosi':

la TRISTEZZA copre la RABBIA e la rabbia copre la PAURA

Le passioni tristi: quando ne suona una ...risuonano anche le altre.

Capita cosi' che una persona triste e depressa in realta' esprime implodendo e con le lacrime una rabbia narcisistica, una sete di rivarsa, ma questa rabbia a sua volta serve a non sentire l'emozione di fondo: la paura. Se ha una forte subpersonalita' narcisista non si scomoda neanche a passare da TRISTEZZA e usa direttamente RABBIA perche' gli da la sensazione di energia, vitalizzante.

Allora si spiega perche' tutte le religioni invitino a superare le paure, ad avere fede... non in qualcosa di esterno, un idolo, un'immaginetta... ma a sciogliere le paure di fondo, quelle che abbiamo coperto cosi' bene sotto strati di personalita' e principi, da non sentirle piu'.
Quelle paure che invece che difenderci come crediamo, ci fanno mancare l'unica occasione di essere noi stessi.

C'e' una via d'uscita? mi piace pensare di si, con la speranza e il rimediare.





Per il resto quando sento della rabbia, specie se motivata con scuse che non stanno in piedi, 
mi chiedo chissa' qual e' la paura di fondo. Perche' e' quella paura che molti non vogliono vedere. Preferiranno sempre che gli rispondiate a tono, preferiranno litigar con voi, porvi nel contraddittorio e chissa' magari farvi anche la grazie della pace poi... piuttosto che far l'unica cosa sensata: scender loro nelle cavita' dove dorme il drago, e guardar in faccia quella paura che riesce a comandare la loro vita.

La parola a Tich Nhat Hanh:  link 1    link 2


11 luglio 2017

La memoria delle ore elette

"Sapienza insegna a guarnire l'intimità come una dimora e a centellinare i ricordi raccolti, eliminando tutto salvo la memoria delle ore elette, quando sarebbe stato assurdo domandarsi il senso della vita, perché stava lì davanti a noi, reso sensibile in un'aura. La felicità intima è l'evocazione di questi momenti vissuti nel passato ma mai trascorsi, delineati nella luce limpida, abbagliata dell'interiorità, più vera di quella del sole."

da E. Zolla, Aure.

Ireland, 2013

5 luglio 2017

La mappa dei posti felici e il passo nel vuoto



Sento che solo la piena fiducia, al di la' di ogni apparente ostacolo, puo' disegnare sotto i nostri piedi il ponte verso una meta.



Quella piena fiducia che contempla tra le possibilita' anche la resa, l'abbandono...e in esso trova serenita', perche' si rende priva di attaccamento al risultato.
Bisogna essere disposti a perdere, ma fiduciosi che non accada.



Ho ripreso a tornare nei posti. Con la mente prima, a volte di fatto con tutto il corpo.

Dice la mia amica Chiara (citando Pavese) che non c'è posto più insopportabile di uno in cui si é stati felici.

Io invece ne ho fatto il mio rifugio.
Ci torno, sia in meditazione che di fatto.

A volte torno cosi' tanto bene con la mente che non ho bisogno di andare.
Oppure ci torno cosi tanto bene con la mente, che ci finisco con tutta me stessa.
Come il mio ritorno a Londra.

Si io torno volentieri nei posti dove sono stata felice. A dispetto anche dei piccoli o grandi tradimenti. Perche' quei posti mi ricordano quei passetti che ho fatto nel vuoto...che hanno disegnato una strada possibile.

....tutti gli sforzi di liberazione di un'anima, dai pesi e dalle convinzioni nocive innecessarie, dalle false autorita' e i giudizi interiorizzati, persino dai nomi e dalle etichette di forme-pensiero, dai modelli gia' dati.

Ci sono roseti cosi profumati che sono come liberi da spine.

Quando uso il mio cuore come un televisore e seleziono il canale dei momenti di gioia, trovo sempre una somiglianza tra i vari ricordi: trovo sguardi e sorrisi leggeri, senza che abbiano dietro ombre di pensiero. E poi trovo quella infinita disponibilita' a rischiare, con fiducia. A comunicarsi, a giocarsi le proprie debolezze.

Ci sono persino posti e momenti felici che si sono disegnati mentre eravamo tristi.

Quando abbiamo pianto insieme a qualcuno che poteva accoglierlo per esempio.
Quando abbiamo abbracciato chi non trovava rifugio e ascolto.
Sono momenti tristi e felici insieme, perche' hanno ancora luce.

Ognuno di noi ha dentro una mappa fatta di sentimento: piena di posti, simboli, facce. Mi piace pensare che in quella mappa sia possibile incontrare piu' volte chiunque vogliamo. Sta a noi decidere di farlo. Anche se quella persona non c'e', o  nel frattempo si e' aperto un baratro in mezzo.

Per ogni vuoto attraversato c'e' ricompensa.

Basta fare un passo...dove non si vede.

Allora tocca farsi domande matte e intelligenti: possiamo davvero chiamarlo ancora vuoto?



Foto da: Indiana Jones, L' ultima crociata


12 giugno 2017

Ero perso


Ero perso con lo sguardo verso il mare
ero perso con lo sguardo nell'orizzonte
tutto e tutto appariva come uguale
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l'ho colta ma l'ho protetta con le mie mani,
non l'ho colta ma con lei ho condiviso il profumo
e le spine, tutte quante.

Hafiz

La mia rosa inglese alla sua terza fioritura

11 giugno 2017

Il potenziale rivoluzionario

"Guarire significa liberare il potenziale rivoluzionario insito all’interno di ogni persona "

Negli ultimi tempi ho scritto in maniera diversa in questo blog. Spesso ho piu' citato, messo link, che elaborato a modo mio i contenuti. La mia azione e' stata volontaria: farsi da parte, ascoltare e far passare un messaggio senza mettersi in mezzo con le proprie parole. 
Mi rendo conto che in questa cavalleresca umilta', ho anche rinunciato alla semplice introduzione di argomenti che credo centrali, che forse sarebbe utile "condire" con il filtro del mio vissuto affinche' si rendano piu' accessibili e meno astratti. Insomma non faccio fatica a citare, ma so anche che non basta.
Non ci sono significati "soli" al mondo. Li abbiamo sempre condivisi con qualcuno che prima (e dopo) di noi li ha elaborati. E, piu' o meno incosciamente, ogni volta che diciamo, automaticamente ci inseriamo in un insieme di significati, filosofie e forme pensiero. 
Allora la pretesa di esser "originali" non va nei contenuti che abbiamo trovato ma nei modi: dove li portiamo questi significati, dipende da noi. Quali domande vogliamo soddisfare...
Saper riconoscere e scegliere i pensieri e' la misura della nostra consapevolezza. E' quello che in fotografia si chiama editing: scegli cosa tenere di uno scattato fotografico e cosa buttare via, poi gli dai un ordine e quell'ordine contribuisce a dar un senso. 
Puo' sembrare un atto artificiale e in effetti lo e'. Ma per ironia della sorte, e' l'unico atto che se fatto consapevolemente ci sottrae a un'artificialita' meccanica ricevuta tacitamente (dal contesto) e ci consegna, limpida e pura, la nostra intenzione profonda affinche' diventi azione libera da condizionamenti. Un messaggio chiaro, una cifra della nostra anima.

Io credo che, una volta liberi dagli inquinanti, tutti in fondo vogliamo avere una felicita' condivisa, che non escluda nessuno.

E' dunque senza sottrarmi al mio potenziale rivoluzionario, che quest'oggi cito Mauro Scardovelli.
Lo cito per due motivi a me contingenti. Mi e' capitato di confrontarmi con persone che agivano come se fossero "sole". Sia nel caso in cui avessero un forte bisogno di sentirsi originali rispetto agli altri (un narcisismo e la creazione di un Se' grandioso che non ho difficolta' ad accettare solo SE e' messo al servizio effettivo di un'azione positiva nel mondo e non per un "ritorno di immagine"), sia nel caso in cui avevano una visione dell'uomo cosi' parziale da non saper accettare la propria responsabilita' sulle loro parti interne, e sviluppavano un gran attaccamento verso la maschera non solo propria ma anche altrui. Il tipico esempio di quest'ultimo caso e' quello del persecutore (che si taglia fuori dalla vera compassione) che puntando il dito dice "tu non mi hai voluto bene" o "non sei stato perfetto" solo perche' i suoi bisogni (pretese) compensativi non sono stati soddisfatti per come voleva. In pratica ripete e sponsorizza la logica del dominio, quando la sua rabbia distruttiva copre in fondo la tristezza di non sentir amore, e la tristezza copre la sua paura di non poterne mai avere.
Infine, l'ultima traccia che mi ha portato a citare questo passo, e' un breve confronto con un amico che pur di giustificarsi e non specchiarsi in una situazione ha iniziato a usare la retorica degli oppressori per cui ha lavorato, giustificando in tal modo la sua debolezza in una maschera di "va tutto bene", e cosi' facendo finendo per giustificare anche il loro operato.

Contro la passivita' di queste posizioni il mio narcisismo e' disponibile a schierarsi col mio Io sano, e a prendere una prima posizione di battaglia, la prima e importantissima: la vedetta. Attenzione alle maschere, non prendiamoci in giro.
Sarebbe tutto il libro da citare, ma prendo questo passo perche' ci consegna un'arma alla portata di tutti, in diverse occasioni. Spero di avevri generato un po' di curiosita'. Buona lettura !

"Una persona che si autoumilia, si boicotta e si crede una nullità, non è solo un depresso o un masochista, in conseguenza di un copione appreso in famiglia, ma è anche appartenente ad un movimento collettivo che origina molto più da lontano, i cui cascami ideologici sono giunti ad inquinare l’ambiente relazionale e psicologico dove è nata e dove è cresciuta. I suoi genitori non sono molto più responsabili di lei, in quanto, in modo altrettanto inconscio, hanno assimilato quei veleni da chi li ha messi al mondo, e così via di generazione in generazione (Hellinger, 1998). Per questo alcune persone hanno difficoltà, pur provandola, ad esprimere rabbia nei confronti di genitori o autorità, che percepiscono a loro volta vittime del medesimo imbroglio. L’ideale sarebbe aprire il cuore, praticare il perdono, offrire l’altra guancia. Questa sarebbe vera guarigione. Ma è una via estremamente difficile, che ai più non è dato di praticare subito, pena la ricaduta nella maschera. Il perdono non sarebbe vero perdono, ma solo finzione. La psicologia clinica insegna che la rabbia non sarebbe affatto dissolta, ma compressa ancora più di prima. Ma allora che fare? Con chi prendersela? Con se stessi, aumentando ancora di più il senso di colpa e inadeguatezza? O con altre persone esterne, colpevoli solo di fare da schermo alle nostre proiezioni, e a loro volta vittime dei medesimi abusi di potere? Secondo la nostra esperienza, occorre riattivare la rabbia, e con essa l’energia vitale, non contro i genitori o contro altre persone (come prevede, ad esempio, la terapia bioenergetica), ma contro i virus del pensiero, riconoscibili all’interno della propria mente, nella forma di pensieri automatici, di convinzioni e credenze disfunzionali (Scardovelli, 2000). Questi pensieri, queste convinzioni, sono forme di ipnosi, stati alterati, illusioni (Wolinsky, 1991, 1993). Come l’opera di un ipnotista malevolo ed esperto, sembrano impossibili da cambiare. I ragionamenti e i buoni propositi non hanno alcuna efficacia. Ciò che occorre è reclutare molta energia vitale, l’energia vitale che è accumulata nel sé inferiore. Così il vero nemico - l’insieme delle ideologie perverse interiorizzate - viene combattuto con le sue stesse armi, cioè con la struttura aggressiva e distruttiva che ha prodotto all’interno della persona: il sé inferiore e la sua rabbia accumulata. Ma contro chi scaricare questa rabbia? 
Dal momento che non si può colpire a bastonate un’ideologia, si possono però colpire i suoi simboli: una frase autolesionista, un immaginario violentatore o personaggio perverso, o anche l’immagine di una persona reale da cui il paziente da bambino è stato abusato, visto come rappresentante di tutte le prevaricazioni ricevute. Questo modo di procedere è efficace perché, non colludendo con istanze separative, va al nocciolo della questione: il problema del potere. Imparando il distanziamento e la disidentificazione, la persona può comprendere la vera origine della sofferenza: le relazioni di non amore, cioè le relazioni di potere- dominazione, che ha vissuto passivamente, e quindi interiorizzato come aspetti del proprio copione. Occorre che la rabbia narcisistica venga indirizzata contro i virus, contro i demoni, finalmente individuati come i veri nemici da cui disidentificarsi e liberarsi. In questa lotta il narcisismo si allea ai progetti sani dell’io, trova finalmente gratificazione in essi, e si stempera. Ecco perché è così importante calare la maschera, avere il coraggio di guardare le parti più negative di sé: lì c’è un’enorme quantità di energia vitale accumulata, che può essere messa al servizio della trasformazione. I percorsi terapeutici, evolutivi o spirituali, che negano questa realtà, e vogliono disfarsi del sé inferiore e del narcisismo limitandosi ad ignorarlo e a non alimentarlo, hanno spesso il triste destino di renderlo ancora più inconscio, più subdolo e pericoloso per sé e per gli altri. Guarire significa liberare il potenziale rivoluzionario insito all’interno di ogni persona (Hillman, Ventura, 1990). Significa che il potenziale energetico del narcisismo interno, cambiato di segno, viene messo al servizio dell’impegno e della lotta per la costruzione di un mondo migliore di quello edificato da una società narcisista: lotta, non adattamento passivo ad un ambiente malato, o semplice eliminazione dei sintomi; impegno non per riparare al senso di colpa, che confermerebbe solo l’etica autoritaria da cui la colpa origina, o per colmare un vuoto interiore in una ricerca solipsistica; ma impegno e responsabilità che derivano dal senso di partecipazione e di pienezza ritrovate, e dal coraggio di guardare la realtà, al di là del velo delle illusioni. Non è una via comoda, ma necessaria. Una coscienza che si risveglia non può più rimanere indifferente di fronte ai gravi mali e ingiustizie che sono quotidianamente sotto i nostri occhi. La coscienza risvegliata, come dice il buddhismo, comincia naturalmente a vibrare di compassione e desiderio di agire, nel momento in cui, superate le istanze separative, si accorge che la sofferenza degli altri esseri è anche la sua sofferenza. Quando la visione si allarga e cambia lo stato di coscienza, il centro del cuore si apre. 

(...Allora) Perdono significato le filosofie nichiliste, le ideologie autoritarie, le visioni pessimistiche e terrifiche, che ci inducono ad arrenderci e ad accettare come naturale un mondo di dominazione e sfruttamento. Esse appaiono per quello che sono: produzioni sofisticate e perverse dell’intelletto umano, separato dal cuore e dalla coscienza sensibile. E’ pericoloso dedicare troppi anni a studiare queste produzioni, se non si lavora simultaneamente per sviluppare empatia ed amore. Il rischio è di perdere la strada, lasciandosi affascinare dalla complessità e dall’aspetto estetico di costruzioni in gran parte vuote, che rivelano, accanto all’intelligenza, anche la separatività dei loro autori. Un pensiero non guidato dal cuore è monco, per sua natura distorto."

da M. Scardovelli, Democrazia Potere e Narcisismo

4 giugno 2017

Posti belli per chi ama la fotografia a Londra (2 PARTE)


L'ultimo mese e' stato ricco di eventi fotografici qui a Londra. Nell'ordine in cui ho visto le mostre:

1) Il Sony Awards e mostra di Martin Parr presso Somerset House

By Kevin Faignaert
Incredibile... tre ore non bastano per vedere (e leggere) con attenzione tutta la varieta' dei lavori fotografici proposti.
E' la prima volta che vedo dal vivo il Sony Awards (sebbene abbia in passato partecipato al contest) ed e' sempre bello vedere un "lavoro finito", quello del fotografo come quello dei giudici e dei curatori. Credo che in una mostra che contenga cosi tanti generi fotografici, le "preferite" di ognuno derivino dal suo gusto e dalla sua lettura "filosofica". Io personalmente mi chiedo spesso "perche'?" e "cui prodest?" davanti a un lavoro fotografico. In altri momenti invece e' piu' importante l'impatto emotivo. Un lavoro che mi ha fatto riflettere a livello esistenziale e' stato questo di Sabine Cattaneo sulle cliniche di eutanasia o suicido volontario in Svizzera. Le immagini spoglie di persone sono un vuoto che ti lascia immaginare, mentre la tematica forte ti colpisce al petto.
Per la vicinanza ai miei interessi mi e' piaciuto il lavoro di Kevin Faignaert (foto sopra) sui villaggi nelle Faroe Islands (tra Scozia e Islanda) e tutta la sezione daily life che in genere trovo sempre la piu' ricca di sfumature. Interessante anche la sezione Contemporary issue (rimando ai link per una visione piu' dettagliata).


Compreso nel biglietto della mostra del Sony c'erano anche tre stanza-mostra dedicate a Martin Parr! Ma lui lo conoscete gia', il tipo dentro la bocca di squalo.

2) The Radical Eye; la personale collezione di fotografie d'autore di Elton John, alla Tate Modern

Che dire. Elton non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, e si vede! Ha piu' di 8000 fotografie d'autore a cui ha adibito un'intera residenza personale, come viene mostrato in una video-intervista in cui, tra un corridoio e l'altro, tra una Dorothea Lange e un Man Ray, si intravede anche un discreto letto leopardato...
Sara' comunque stato difficile il trasporto di buona parte della sua collezione fotografica  alla Tate Modern. Non solo per la quantita' delle immagini ma soprattutto per le pesanti cornici con cui si presentano! Per dirla all'inglese l'ho trovata una mostra "stuffy": le ampie sale letteralmente affollate di fotografie con cornici tutte diverse, colore argento e oro. Molto difficile a volte persino capire l'autore, in mancanza di un ordine preciso o numeri di riferimento. Ho deciso che meritava una foto:



Kertesz
Ad ogni modo, emozionante trovarsi davanti a certi pezzi d'arte che ogni appassionato di fotografia sognerebbe nei suoi letti piu' leopardati: da una piccola stampa di André Kertész 

alla migrant mother di Dorothea Lange (e scoprire che il punto di messa a fuoco non e' sugli occhi!). 

Una nota speciale va alla serie di ritratti realizzati da Irving Penn all'angolo. Tra i vari ritratti posso assicurare di aver visto solo la testa di Salvador Dali' muoversi. E' vivo e si prende gioco di noi come sempre.

Lange

Irving Penn


3) Photo London 2017  ancora alla Somerset House

La Somerset house si presta bene come venue fotografica. Scopro del Photo London il giorno stesso della sua chiusura, leggendone nella rivista British Journal of Photography presa al Tate bookshop mentre imprecavo ancora per le cornici di Elton John. Pago le 30 sterline all'entrata, che comunque - purtroppo- non hanno scoraggiato la tanta gente accorsa in questo assolato weekend. All'entrata mi consegnano una mappa che prevede 4 piani... insomma c'e' da camminare. Se andate l'anno prossimo, ricordatevi di portare una borsa in piu'. Vi servira' per tutti i biglietti da visita depliant e magazine che raccoglierete. Ma se vi siete persa questa edizione, c'e' ancora il virtual tour nel sito oltre il catalogo in vendita e la lista di gallerie presenti. Presente anche l'Italia (campanilismo, sempre) con la Galleria del Cembalo e Galleria Valeria Bella, Ilex Gallery, Louise Alexander Gallery, Materia, Paci Contemporary, Raffaella De Chirico.

Una nota di merito per me che sono retro' o se vogliamo affezionata a una certa tradizione fotografica italiana, la do alla Galleria Valeria Bella per aver esposto: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Bruno Cattani, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Pepi Merisio, Ugo Mulas, Carlo Orsi, Pierre Pellegrini, Enzo Sellerio (ah il cuore siciliano!), Luca Campigotto.

Al Photo London tantissime foto d'autore ormai classiche, e anche tante piacevoli scoperte contemporanee. Tra queste cito l'eleganza della CHRISTOPHE GUYE GALERIE e il lavoro The sleep of beloved 




4) Camera Press at 70's - a lifetime in pictures - presso Art Bermondsey Project Space

Continuo la rassegna con questa mostra gratuita che dura fino al 10 giugno. Fondata nel 1947, la Camera Press celebra quest'anno l'anniversario di 70 anni, attraverso una raccolta di immagini ineguagliabile e con le opere di alcuni dei nomi più iconici del settore: una visione affascinante della fotografia dal 1940 al presente. Lo spazio e' piu' piccolo dei precedenti, ma proprio per questo il piu' fruibile e godibile. 

All'ingresso si trovano dei depliants che fanno da guida alle opere in mostra: una piccola foto e accanto l'indicazione dell'autore e del personaggio famoso ritratto. Da Winston Churchill a Audrey Hepburn, da Maria Callas a Nelson Mandela. Un bel ripasso e rinforzino di storia del cinema, della musica, della moda. Gli autori: da Cecil Beaton a Yousuf Karsh, Lynn Goldsmith e Paul Massey.

Una stanza e' interamente dedicata ai ritratti della famiglia reale, dalle vecchie foto di Elisabetta, a Lady Diana e figli in "versione pubblicitaria" con scontornato  su sfondo bianco e capelli anni 80, a Kate e William con prole e cane. 
Un'altra stanza e' sul fotogiornalismo: scatti scelti dagli anni '40 al 2016 (guerra del Vietnam, World Trade Center, per citarne alcuni) e infine una mostra nel seminterrato sul cinema anni 60-70 made in Italy, col nostro Mastroianni e Sofia Loren.
Voto? 10.
Mi ha colpito la freschezza e l'ordine della mostra, la luce, le ottime stampe fotografiche (una buona carta) con cornici "decorose"...(ditelo a Elton) e soprattutto la potenza di ogni scatto fotografico selezionato, a dimostrazione che un ritratto e' un lavoro di un attimo ma in cui due coscienze si spogliano.


5) Deutsche Borse Photography Foundation Prize 2017 and Roger Mayne alla Photographer's Gallery

Per concludere proprio ieri sono andata alla mia amata Photographer Gallery, dove era in corso un workshop sulle emulsioni e polaroid, in una grande sala che ospitava una mostra di artisti contemporanei oraganizzata da The London Alternative Photography Collective.
Tipico di Londra son proprio questi eventi-lampo che si trasformano in piacevoli sorprese.

Ma essendo arrivata in ritardo come ogni buona siciliana che si rispetti (!), mi sono "accontentata" di non giocare con le emulsioni ma vedere intanto la mostra dedicata a Roger Mayne, streetphotographer  degli anni '50 - '60, che ci fa scoprire la vita di comunita' a Southam Street a Londra - ma anche a Leeds - con i bimbi di strada che, in fondo, son simili ovunque anche se inscritti in destini diversi.


Salgo di un piano e vado a scoprire il premio annuale "Deutsche Börse Photography Foundation" stabilito dalla Photographers 'Gallery nel 1996. Gli artisti scelti di quest'anno sono:  Sophie Calle, Dana Lixenberg, Awoiska van der Molen, and Taiyo Onorato and Nico Krebs.

Saro' breve, sebbene tutto sia interessante, faccio la mia scelta. Sophie Calle. Se fossi un uomo la cercherei ovunque per sposarla (questo link vi dara' un'idea di questa vera Amelie concettuale). Secondo me e' una di quelle sensibilita' che se l' hai accanto senti che ha senso vivere. La incontrai la prima volta ad Arles con questo lavoro :

"In Instanbul, una citta' circondata dal mare, ho incontrato persone che non l'avevano mai visto. Ho filmato la loro prima volta".



Nelle sue opere si nota la possibilita' di superarsi sempre, o meglio, di non fermarsi mai. In ogni suo lavoro c'e' sempre di piu': da scoprire dentro di se' e negli altri, e lei e' disposta a farlo attraverso l'intimita'. Lascio qui una foto del suo lavoro, in cui i testi sono cosi' importanti che scardinano la solita regoletta del "la foto funziona davvero se non ha un testo che la spieghi". Beh, anche no. Io sto con te, Sophie! E chi se ne frega se son qui in galleria e piango, davanti agli ultimi istanti di vita di persone che non conoscero' mai. Tu, che fotografi e scrivi, mi ci hai portato...a sentire le loro ultime parole... e a sentire come il tempo sia impossibile da catturare da uomo o da fotografo, quando il tempo... e' spirato via.
Credo che lei appartenga a una categoria di fotografia in cui il "perche'" e il "cui prodest" riposino nel valore della commozione.

Ed e' con questa meraviglia segreta che voglio chiudere. Come se vedessi per la prima volta il mare.

P.S. per chi non avesse letto la PRIMA PARTE la trova QUI