16 agosto 2017

Oggi sono uscita per guardare il tramonto sul Tamigi ... mentre gli andavo incontro lui è andato via lentamente. Che lui se ne andasse era l'unico modo perché io incontrassi il tramonto.
E quando il sole è sparito sapevo che era terminato l'unico tramonto che quel giorno mi poteva dare.

Con l'alba non c'è la stessa sensazione di compiuto.
Non sai dire con la stessa certezza quando è finita un'alba e inizi il "giorno".
Sembra uno di quegli amori che partono bene dopo una lunga attesa, sbucano come dal nulla, e si perdono nella lunga luce della quotidianità.

Il tramonto invece è un amore che parte malinconico, cercato poco prima di perdersi definitivamente. Ha la fine nel destino e nella fine il suo colore migliore. Quando finisce lo senti, con tutto il buio della sua assenza.


E c'è questo grande equilibrio che da pace. Il sole che qui tramonta va a sorgere dall altra parte. 

È tipo una serie TV a puntate. 

- Where are you going Maria? 
- To watch my favourite TV series on the bridge. 


14 agosto 2017

Beautiful London

Quando la giornata
ha luce colori e profumi...

...le parole non rendon giustizia.





"You carry Mother Earth within you. She is not outside of you. Mother Earth is not just your environment."

"In that insight of inter-being, it is possible to have real communication with the Earth, which is the highest form of prayer. In that kind of relationship you have enough love, strength and awakening in order to change your life." 

Thich Nhat Hanh

13 luglio 2017

"Non nuoto con gli stupidi"

Che cosa ci fa dire una frase infelice, di quelle che cambiano il destino tuo e della persona che ami?
Che cosa ci fa resistere dall'accondiscendere a un amico, una robetta facile, magari per una questione di pincipio?
Se non avessi gia' ascoltato Scardovelli e Igor Sibaldi, non saprei sintetizzare cosi bene i mille casi possibili simili a questi esempi di autosabotaggio. Infatti grazie a loro so che la domanda di fondo e' :
"Che cos'e' l'ombra?
Quella cosa che fa si' che manchiamo il bersaglio? e mancando il bersaglio fuori, manchiamo noi stessi?"

Bellissimo questo stralcio del film Mr Nobody che, non a caso io credo, in questa scena particolare inizia con una fotografia (per me la fotografia e' il fermo-immagine di uno dei destini possibili nel multiverso, e anche un grande reminder).


 

Rispondere a un invito:  "Non nuoto con gli stupidi"
piuttosto che un candido ma difficile
"Non so nuotare".

Devo a una ragazza che si chiama Raissa, e che finora ho incontrato solo una volta due anni fa, la realizzazione di un concetto importante e che mi torna in mente spesso quando ragiono su certe emozioni esternate di getto. Lo riassumo cosi':

la TRISTEZZA copre la RABBIA e la rabbia copre la PAURA

Le passioni tristi: quando ne suona una ...risuonano anche le altre.

Capita cosi' che una persona triste e depressa in realta' esprime implodendo e con le lacrime una rabbia narcisistica, una sete di rivarsa, ma questa rabbia a sua volta serve a non sentire l'emozione di fondo: la paura. Se ha una forte subpersonalita' narcisista non si scomoda neanche a passare da TRISTEZZA e usa direttamente RABBIA perche' gli da la sensazione di energia, vitalizzante.

Allora si spiega perche' tutte le religioni invitino a superare le paure, ad avere fede... non in qualcosa di esterno, un idolo, un'immaginetta... ma a sciogliere le paure di fondo, quelle che abbiamo coperto cosi' bene sotto strati di personalita' e principi, da non sentirle piu'.
Quelle paure che invece che difenderci come crediamo, ci fanno mancare l'unica occasione di essere noi stessi.

C'e' una via d'uscita? mi piace pensare di si, con la speranza e il rimediare.





Per il resto quando sento della rabbia, specie se motivata con scuse che non stanno in piedi, 
mi chiedo chissa' qual e' la paura di fondo. Perche' e' quella paura che molti non vogliono vedere. Preferiranno sempre che gli rispondiate a tono, preferiranno litigar con voi, porvi nel contraddittorio e chissa' magari farvi anche la grazie della pace poi... piuttosto che far l'unica cosa sensata: scender loro nelle cavita' dove dorme il drago, e guardar in faccia quella paura che riesce a comandare la loro vita.

La parola a Tich Nhat Hanh:  link 1    link 2


11 luglio 2017

La memoria delle ore elette

"Sapienza insegna a guarnire l'intimità come una dimora e a centellinare i ricordi raccolti, eliminando tutto salvo la memoria delle ore elette, quando sarebbe stato assurdo domandarsi il senso della vita, perché stava lì davanti a noi, reso sensibile in un'aura. La felicità intima è l'evocazione di questi momenti vissuti nel passato ma mai trascorsi, delineati nella luce limpida, abbagliata dell'interiorità, più vera di quella del sole."

da E. Zolla, Aure.

Ireland, 2013

5 luglio 2017

La mappa dei posti felici e il passo nel vuoto



Sento che solo la piena fiducia, al di la' di ogni apparente ostacolo, puo' disegnare sotto i nostri piedi il ponte verso una meta.



Quella piena fiducia che contempla tra le possibilita' anche la resa, l'abbandono...e in esso trova serenita', perche' si rende priva di attaccamento al risultato.
Bisogna essere disposti a perdere, ma fiduciosi che non accada.



Ho ripreso a tornare nei posti. Con la mente prima, a volte di fatto con tutto il corpo.

Dice la mia amica Chiara (citando Pavese) che non c'è posto più insopportabile di uno in cui si é stati felici.

Io invece ne ho fatto il mio rifugio.
Ci torno, sia in meditazione che di fatto.

A volte torno cosi' tanto bene con la mente che non ho bisogno di andare.
Oppure ci torno cosi tanto bene con la mente, che ci finisco con tutta me stessa.
Come il mio ritorno a Londra.

Si io torno volentieri nei posti dove sono stata felice. A dispetto anche dei piccoli o grandi tradimenti. Perche' quei posti mi ricordano quei passetti che ho fatto nel vuoto...che hanno disegnato una strada possibile.

....tutti gli sforzi di liberazione di un'anima, dai pesi e dalle convinzioni nocive innecessarie, dalle false autorita' e i giudizi interiorizzati, persino dai nomi e dalle etichette di forme-pensiero, dai modelli gia' dati.

Ci sono roseti cosi profumati che sono come liberi da spine.

Quando uso il mio cuore come un televisore e seleziono il canale dei momenti di gioia, trovo sempre una somiglianza tra i vari ricordi: trovo sguardi e sorrisi leggeri, senza che abbiano dietro ombre di pensiero. E poi trovo quella infinita disponibilita' a rischiare, con fiducia. A comunicarsi, a giocarsi le proprie debolezze.

Ci sono persino posti e momenti felici che si sono disegnati mentre eravamo tristi.

Quando abbiamo pianto insieme a qualcuno che poteva accoglierlo per esempio.
Quando abbiamo abbracciato chi non trovava rifugio e ascolto.
Sono momenti tristi e felici insieme, perche' hanno ancora luce.

Ognuno di noi ha dentro una mappa fatta di sentimento: piena di posti, simboli, facce. Mi piace pensare che in quella mappa sia possibile incontrare piu' volte chiunque vogliamo. Sta a noi decidere di farlo. Anche se quella persona non c'e', o  nel frattempo si e' aperto un baratro in mezzo.

Per ogni vuoto attraversato c'e' ricompensa.

Basta fare un passo...dove non si vede.

Allora tocca farsi domande matte e intelligenti: possiamo davvero chiamarlo ancora vuoto?



Foto da: Indiana Jones, L' ultima crociata


12 giugno 2017

Ero perso


Ero perso con lo sguardo verso il mare
ero perso con lo sguardo nell'orizzonte
tutto e tutto appariva come uguale
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l'ho colta ma l'ho protetta con le mie mani,
non l'ho colta ma con lei ho condiviso il profumo
e le spine, tutte quante.

Hafiz

La mia rosa inglese alla sua terza fioritura

11 giugno 2017

Il potenziale rivoluzionario

"Guarire significa liberare il potenziale rivoluzionario insito all’interno di ogni persona "

Negli ultimi tempi ho scritto in maniera diversa in questo blog. Spesso ho piu' citato, messo link, che elaborato a modo mio i contenuti. La mia azione e' stata volontaria: farsi da parte, ascoltare e far passare un messaggio senza mettersi in mezzo con le proprie parole. 
Mi rendo conto che in questa cavalleresca umilta', ho anche rinunciato alla semplice introduzione di argomenti che credo centrali, che forse sarebbe utile "condire" con il filtro del mio vissuto affinche' si rendano piu' accessibili e meno astratti. Insomma non faccio fatica a citare, ma so anche che non basta.
Non ci sono significati "soli" al mondo. Li abbiamo sempre condivisi con qualcuno che prima (e dopo) di noi li ha elaborati. E, piu' o meno incosciamente, ogni volta che diciamo, automaticamente ci inseriamo in un insieme di significati, filosofie e forme pensiero. 
Allora la pretesa di esser "originali" non va nei contenuti che abbiamo trovato ma nei modi: dove li portiamo questi significati, dipende da noi. Quali domande vogliamo soddisfare...
Saper riconoscere e scegliere i pensieri e' la misura della nostra consapevolezza. E' quello che in fotografia si chiama editing: scegli cosa tenere di uno scattato fotografico e cosa buttare via, poi gli dai un ordine e quell'ordine contribuisce a dar un senso. 
Puo' sembrare un atto artificiale e in effetti lo e'. Ma per ironia della sorte, e' l'unico atto che se fatto consapevolemente ci sottrae a un'artificialita' meccanica ricevuta tacitamente (dal contesto) e ci consegna, limpida e pura, la nostra intenzione profonda affinche' diventi azione libera da condizionamenti. Un messaggio chiaro, una cifra della nostra anima.

Io credo che, una volta liberi dagli inquinanti, tutti in fondo vogliamo avere una felicita' condivisa, che non escluda nessuno.

E' dunque senza sottrarmi al mio potenziale rivoluzionario, che quest'oggi cito Mauro Scardovelli.
Lo cito per due motivi a me contingenti. Mi e' capitato di confrontarmi con persone che agivano come se fossero "sole". Sia nel caso in cui avessero un forte bisogno di sentirsi originali rispetto agli altri (un narcisismo e la creazione di un Se' grandioso che non ho difficolta' ad accettare solo SE e' messo al servizio effettivo di un'azione positiva nel mondo e non per un "ritorno di immagine"), sia nel caso in cui avevano una visione dell'uomo cosi' parziale da non saper accettare la propria responsabilita' sulle loro parti interne, e sviluppavano un gran attaccamento verso la maschera non solo propria ma anche altrui. Il tipico esempio di quest'ultimo caso e' quello del persecutore (che si taglia fuori dalla vera compassione) che puntando il dito dice "tu non mi hai voluto bene" o "non sei stato perfetto" solo perche' i suoi bisogni (pretese) compensativi non sono stati soddisfatti per come voleva. In pratica ripete e sponsorizza la logica del dominio, quando la sua rabbia distruttiva copre in fondo la tristezza di non sentir amore, e la tristezza copre la sua paura di non poterne mai avere.
Infine, l'ultima traccia che mi ha portato a citare questo passo, e' un breve confronto con un amico che pur di giustificarsi e non specchiarsi in una situazione ha iniziato a usare la retorica degli oppressori per cui ha lavorato, giustificando in tal modo la sua debolezza in una maschera di "va tutto bene", e cosi' facendo finendo per giustificare anche il loro operato.

Contro la passivita' di queste posizioni il mio narcisismo e' disponibile a schierarsi col mio Io sano, e a prendere una prima posizione di battaglia, la prima e importantissima: la vedetta. Attenzione alle maschere, non prendiamoci in giro.
Sarebbe tutto il libro da citare, ma prendo questo passo perche' ci consegna un'arma alla portata di tutti, in diverse occasioni. Spero di avevri generato un po' di curiosita'. Buona lettura !

"Una persona che si autoumilia, si boicotta e si crede una nullità, non è solo un depresso o un masochista, in conseguenza di un copione appreso in famiglia, ma è anche appartenente ad un movimento collettivo che origina molto più da lontano, i cui cascami ideologici sono giunti ad inquinare l’ambiente relazionale e psicologico dove è nata e dove è cresciuta. I suoi genitori non sono molto più responsabili di lei, in quanto, in modo altrettanto inconscio, hanno assimilato quei veleni da chi li ha messi al mondo, e così via di generazione in generazione (Hellinger, 1998). Per questo alcune persone hanno difficoltà, pur provandola, ad esprimere rabbia nei confronti di genitori o autorità, che percepiscono a loro volta vittime del medesimo imbroglio. L’ideale sarebbe aprire il cuore, praticare il perdono, offrire l’altra guancia. Questa sarebbe vera guarigione. Ma è una via estremamente difficile, che ai più non è dato di praticare subito, pena la ricaduta nella maschera. Il perdono non sarebbe vero perdono, ma solo finzione. La psicologia clinica insegna che la rabbia non sarebbe affatto dissolta, ma compressa ancora più di prima. Ma allora che fare? Con chi prendersela? Con se stessi, aumentando ancora di più il senso di colpa e inadeguatezza? O con altre persone esterne, colpevoli solo di fare da schermo alle nostre proiezioni, e a loro volta vittime dei medesimi abusi di potere? Secondo la nostra esperienza, occorre riattivare la rabbia, e con essa l’energia vitale, non contro i genitori o contro altre persone (come prevede, ad esempio, la terapia bioenergetica), ma contro i virus del pensiero, riconoscibili all’interno della propria mente, nella forma di pensieri automatici, di convinzioni e credenze disfunzionali (Scardovelli, 2000). Questi pensieri, queste convinzioni, sono forme di ipnosi, stati alterati, illusioni (Wolinsky, 1991, 1993). Come l’opera di un ipnotista malevolo ed esperto, sembrano impossibili da cambiare. I ragionamenti e i buoni propositi non hanno alcuna efficacia. Ciò che occorre è reclutare molta energia vitale, l’energia vitale che è accumulata nel sé inferiore. Così il vero nemico - l’insieme delle ideologie perverse interiorizzate - viene combattuto con le sue stesse armi, cioè con la struttura aggressiva e distruttiva che ha prodotto all’interno della persona: il sé inferiore e la sua rabbia accumulata. Ma contro chi scaricare questa rabbia? 
Dal momento che non si può colpire a bastonate un’ideologia, si possono però colpire i suoi simboli: una frase autolesionista, un immaginario violentatore o personaggio perverso, o anche l’immagine di una persona reale da cui il paziente da bambino è stato abusato, visto come rappresentante di tutte le prevaricazioni ricevute. Questo modo di procedere è efficace perché, non colludendo con istanze separative, va al nocciolo della questione: il problema del potere. Imparando il distanziamento e la disidentificazione, la persona può comprendere la vera origine della sofferenza: le relazioni di non amore, cioè le relazioni di potere- dominazione, che ha vissuto passivamente, e quindi interiorizzato come aspetti del proprio copione. Occorre che la rabbia narcisistica venga indirizzata contro i virus, contro i demoni, finalmente individuati come i veri nemici da cui disidentificarsi e liberarsi. In questa lotta il narcisismo si allea ai progetti sani dell’io, trova finalmente gratificazione in essi, e si stempera. Ecco perché è così importante calare la maschera, avere il coraggio di guardare le parti più negative di sé: lì c’è un’enorme quantità di energia vitale accumulata, che può essere messa al servizio della trasformazione. I percorsi terapeutici, evolutivi o spirituali, che negano questa realtà, e vogliono disfarsi del sé inferiore e del narcisismo limitandosi ad ignorarlo e a non alimentarlo, hanno spesso il triste destino di renderlo ancora più inconscio, più subdolo e pericoloso per sé e per gli altri. Guarire significa liberare il potenziale rivoluzionario insito all’interno di ogni persona (Hillman, Ventura, 1990). Significa che il potenziale energetico del narcisismo interno, cambiato di segno, viene messo al servizio dell’impegno e della lotta per la costruzione di un mondo migliore di quello edificato da una società narcisista: lotta, non adattamento passivo ad un ambiente malato, o semplice eliminazione dei sintomi; impegno non per riparare al senso di colpa, che confermerebbe solo l’etica autoritaria da cui la colpa origina, o per colmare un vuoto interiore in una ricerca solipsistica; ma impegno e responsabilità che derivano dal senso di partecipazione e di pienezza ritrovate, e dal coraggio di guardare la realtà, al di là del velo delle illusioni. Non è una via comoda, ma necessaria. Una coscienza che si risveglia non può più rimanere indifferente di fronte ai gravi mali e ingiustizie che sono quotidianamente sotto i nostri occhi. La coscienza risvegliata, come dice il buddhismo, comincia naturalmente a vibrare di compassione e desiderio di agire, nel momento in cui, superate le istanze separative, si accorge che la sofferenza degli altri esseri è anche la sua sofferenza. Quando la visione si allarga e cambia lo stato di coscienza, il centro del cuore si apre. 

(...Allora) Perdono significato le filosofie nichiliste, le ideologie autoritarie, le visioni pessimistiche e terrifiche, che ci inducono ad arrenderci e ad accettare come naturale un mondo di dominazione e sfruttamento. Esse appaiono per quello che sono: produzioni sofisticate e perverse dell’intelletto umano, separato dal cuore e dalla coscienza sensibile. E’ pericoloso dedicare troppi anni a studiare queste produzioni, se non si lavora simultaneamente per sviluppare empatia ed amore. Il rischio è di perdere la strada, lasciandosi affascinare dalla complessità e dall’aspetto estetico di costruzioni in gran parte vuote, che rivelano, accanto all’intelligenza, anche la separatività dei loro autori. Un pensiero non guidato dal cuore è monco, per sua natura distorto."

da M. Scardovelli, Democrazia Potere e Narcisismo

4 giugno 2017

Posti belli per chi ama la fotografia a Londra (2 PARTE)


L'ultimo mese e' stato ricco di eventi fotografici qui a Londra. Nell'ordine in cui ho visto le mostre:

1) Il Sony Awards e mostra di Martin Parr presso Somerset House

By Kevin Faignaert
Incredibile... tre ore non bastano per vedere (e leggere) con attenzione tutta la varieta' dei lavori fotografici proposti.
E' la prima volta che vedo dal vivo il Sony Awards (sebbene abbia in passato partecipato al contest) ed e' sempre bello vedere un "lavoro finito", quello del fotografo come quello dei giudici e dei curatori. Credo che in una mostra che contenga cosi tanti generi fotografici, le "preferite" di ognuno derivino dal suo gusto e dalla sua lettura "filosofica". Io personalmente mi chiedo spesso "perche'?" e "cui prodest?" davanti a un lavoro fotografico. In altri momenti invece e' piu' importante l'impatto emotivo. Un lavoro che mi ha fatto riflettere a livello esistenziale e' stato questo di Sabine Cattaneo sulle cliniche di eutanasia o suicido volontario in Svizzera. Le immagini spoglie di persone sono un vuoto che ti lascia immaginare, mentre la tematica forte ti colpisce al petto.
Per la vicinanza ai miei interessi mi e' piaciuto il lavoro di Kevin Faignaert (foto sopra) sui villaggi nelle Faroe Islands (tra Scozia e Islanda) e tutta la sezione daily life che in genere trovo sempre la piu' ricca di sfumature. Interessante anche la sezione Contemporary issue (rimando ai link per una visione piu' dettagliata).


Compreso nel biglietto della mostra del Sony c'erano anche tre stanza-mostra dedicate a Martin Parr! Ma lui lo conoscete gia', il tipo dentro la bocca di squalo.

2) The Radical Eye; la personale collezione di fotografie d'autore di Elton John, alla Tate Modern

Che dire. Elton non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, e si vede! Ha piu' di 8000 fotografie d'autore a cui ha adibito un'intera residenza personale, come viene mostrato in una video-intervista in cui, tra un corridoio e l'altro, tra una Dorothea Lange e un Man Ray, si intravede anche un discreto letto leopardato...
Sara' comunque stato difficile il trasporto di buona parte della sua collezione fotografica  alla Tate Modern. Non solo per la quantita' delle immagini ma soprattutto per le pesanti cornici con cui si presentano! Per dirla all'inglese l'ho trovata una mostra "stuffy": le ampie sale letteralmente affollate di fotografie con cornici tutte diverse, colore argento e oro. Molto difficile a volte persino capire l'autore, in mancanza di un ordine preciso o numeri di riferimento. Ho deciso che meritava una foto:



Kertesz
Ad ogni modo, emozionante trovarsi davanti a certi pezzi d'arte che ogni appassionato di fotografia sognerebbe nei suoi letti piu' leopardati: da una piccola stampa di André Kertész 

alla migrant mother di Dorothea Lange (e scoprire che il punto di messa a fuoco non e' sugli occhi!). 

Una nota speciale va alla serie di ritratti realizzati da Irving Penn all'angolo. Tra i vari ritratti posso assicurare di aver visto solo la testa di Salvador Dali' muoversi. E' vivo e si prende gioco di noi come sempre.

Lange

Irving Penn


3) Photo London 2017  ancora alla Somerset House

La Somerset house si presta bene come venue fotografica. Scopro del Photo London il giorno stesso della sua chiusura, leggendone nella rivista British Journal of Photography presa al Tate bookshop mentre imprecavo ancora per le cornici di Elton John. Pago le 30 sterline all'entrata, che comunque - purtroppo- non hanno scoraggiato la tanta gente accorsa in questo assolato weekend. All'entrata mi consegnano una mappa che prevede 4 piani... insomma c'e' da camminare. Se andate l'anno prossimo, ricordatevi di portare una borsa in piu'. Vi servira' per tutti i biglietti da visita depliant e magazine che raccoglierete. Ma se vi siete persa questa edizione, c'e' ancora il virtual tour nel sito oltre il catalogo in vendita e la lista di gallerie presenti. Presente anche l'Italia (campanilismo, sempre) con la Galleria del Cembalo e Galleria Valeria Bella, Ilex Gallery, Louise Alexander Gallery, Materia, Paci Contemporary, Raffaella De Chirico.

Una nota di merito per me che sono retro' o se vogliamo affezionata a una certa tradizione fotografica italiana, la do alla Galleria Valeria Bella per aver esposto: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Bruno Cattani, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Pepi Merisio, Ugo Mulas, Carlo Orsi, Pierre Pellegrini, Enzo Sellerio (ah il cuore siciliano!), Luca Campigotto.

Al Photo London tantissime foto d'autore ormai classiche, e anche tante piacevoli scoperte contemporanee. Tra queste cito l'eleganza della CHRISTOPHE GUYE GALERIE e il lavoro The sleep of beloved 




4) Camera Press at 70's - a lifetime in pictures - presso Art Bermondsey Project Space

Continuo la rassegna con questa mostra gratuita che dura fino al 10 giugno. Fondata nel 1947, la Camera Press celebra quest'anno l'anniversario di 70 anni, attraverso una raccolta di immagini ineguagliabile e con le opere di alcuni dei nomi più iconici del settore: una visione affascinante della fotografia dal 1940 al presente. Lo spazio e' piu' piccolo dei precedenti, ma proprio per questo il piu' fruibile e godibile. 

All'ingresso si trovano dei depliants che fanno da guida alle opere in mostra: una piccola foto e accanto l'indicazione dell'autore e del personaggio famoso ritratto. Da Winston Churchill a Audrey Hepburn, da Maria Callas a Nelson Mandela. Un bel ripasso e rinforzino di storia del cinema, della musica, della moda. Gli autori: da Cecil Beaton a Yousuf Karsh, Lynn Goldsmith e Paul Massey.

Una stanza e' interamente dedicata ai ritratti della famiglia reale, dalle vecchie foto di Elisabetta, a Lady Diana e figli in "versione pubblicitaria" con scontornato  su sfondo bianco e capelli anni 80, a Kate e William con prole e cane. 
Un'altra stanza e' sul fotogiornalismo: scatti scelti dagli anni '40 al 2016 (guerra del Vietnam, World Trade Center, per citarne alcuni) e infine una mostra nel seminterrato sul cinema anni 60-70 made in Italy, col nostro Mastroianni e Sofia Loren.
Voto? 10.
Mi ha colpito la freschezza e l'ordine della mostra, la luce, le ottime stampe fotografiche (una buona carta) con cornici "decorose"...(ditelo a Elton) e soprattutto la potenza di ogni scatto fotografico selezionato, a dimostrazione che un ritratto e' un lavoro di un attimo ma in cui due coscienze si spogliano.


5) Deutsche Borse Photography Foundation Prize 2017 and Roger Mayne alla Photographer's Gallery

Per concludere proprio ieri sono andata alla mia amata Photographer Gallery, dove era in corso un workshop sulle emulsioni e polaroid, in una grande sala che ospitava una mostra di artisti contemporanei oraganizzata da The London Alternative Photography Collective.
Tipico di Londra son proprio questi eventi-lampo che si trasformano in piacevoli sorprese.

Ma essendo arrivata in ritardo come ogni buona siciliana che si rispetti (!), mi sono "accontentata" di non giocare con le emulsioni ma vedere intanto la mostra dedicata a Roger Mayne, streetphotographer  degli anni '50 - '60, che ci fa scoprire la vita di comunita' a Southam Street a Londra - ma anche a Leeds - con i bimbi di strada che, in fondo, son simili ovunque anche se inscritti in destini diversi.


Salgo di un piano e vado a scoprire il premio annuale "Deutsche Börse Photography Foundation" stabilito dalla Photographers 'Gallery nel 1996. Gli artisti scelti di quest'anno sono:  Sophie Calle, Dana Lixenberg, Awoiska van der Molen, and Taiyo Onorato and Nico Krebs.

Saro' breve, sebbene tutto sia interessante, faccio la mia scelta. Sophie Calle. Se fossi un uomo la cercherei ovunque per sposarla (questo link vi dara' un'idea di questa vera Amelie concettuale). Secondo me e' una di quelle sensibilita' che se l' hai accanto senti che ha senso vivere. La incontrai la prima volta ad Arles con questo lavoro :

"In Instanbul, una citta' circondata dal mare, ho incontrato persone che non l'avevano mai visto. Ho filmato la loro prima volta".



Nelle sue opere si nota la possibilita' di superarsi sempre, o meglio, di non fermarsi mai. In ogni suo lavoro c'e' sempre di piu': da scoprire dentro di se' e negli altri, e lei e' disposta a farlo attraverso l'intimita'. Lascio qui una foto del suo lavoro, in cui i testi sono cosi' importanti che scardinano la solita regoletta del "la foto funziona davvero se non ha un testo che la spieghi". Beh, anche no. Io sto con te, Sophie! E chi se ne frega se son qui in galleria e piango, davanti agli ultimi istanti di vita di persone che non conoscero' mai. Tu, che fotografi e scrivi, mi ci hai portato...a sentire le loro ultime parole... e a sentire come il tempo sia impossibile da catturare da uomo o da fotografo, quando il tempo... e' spirato via.
Credo che lei appartenga a una categoria di fotografia in cui il "perche'" e il "cui prodest" riposino nel valore della commozione.

Ed e' con questa meraviglia segreta che voglio chiudere. Come se vedessi per la prima volta il mare.

P.S. per chi non avesse letto la PRIMA PARTE la trova QUI

31 maggio 2017

L'angelo dell'amore


Ho incontrato l'angelo dell'amore ed era cosi bello che per poco non me ne innamoravo. 
Ma chi prendo in giro? Immediatamente, mi sono innamorata di lui. 
La sua presenza e' respiro turchino, fiamma candida. Un vortice che ti attraversa dai piedi alla testa, sgorga dagli occhi. 
Sebbene abbia provato a tacerlo, dissimularlo, nasconderlo. E' impossibile cancellarlo. Lui si e' fatto trovare mille volte. E' a un passo dalla mia voce interiore. 
E' una carezza lieve e rassicurante, quando l'orgoglio sconfitto si arrende. 

Gli ho chiesto dove avrei potutto incontrarlo, dove l'avrei trovato piu' vicino. Mi ha dato biglietti aerei, autobus, tunnel spazio tempo, coincidenze e sogni piu' reali di tutta questa vita che scivola accanto come un film. 
E ci siamo sempre trovati - sempre - al di la' del tempo e dello spazio.  

Quando gli volevo dichiarare il mio amore, lui gia' sapeva. E' l'angelo dell'amore. Non gli si puo' nascondere nulla. Semplicemente sorrideva coi suoi occhi celesti dentro i miei. 

Quando volevo una prova del suo amore, bastava chiedere un segno, e la sua risposta era veloce e spesso simpatica, divertente. 

L'unica malinconia e' che avrei voluto averlo accanto, in questa strana vita. Avrei voluto sentir la sua mano nella mia. Mi manca il suo abbraccio piu' di ogni altra cosa. 
 Mi ha detto di aver pazienza. 
- Un giorno ti stringero' in un modo che non sarai piu' altrove. 

La sua voce e' cosi vicina, cosi considerevole. Intanto mi ha invitato ad amare qualsiasi altro umano a mia scelta. Lui li ama tutti. E' l'angelo dell'amore, per cui non esclude nessuno. 
 - Quale? 
- Fai tu. E ride 
- Ma come posso, io che conosco te, amar qualcun altro? 
- E' facile amar cio' che pare perfetto. Questo lo sai gia' fare. 
- Se ne accorgera'...che manca qualcosa... che penso a "un altro"... capisci? 
Lui sorride. E se non sapessi che e' pieno di puro amore, direi che e' vanita'. Invece sorride di me. 
- E tu lascialo sbagliare, se no come vuoi che impari la fede? 

E li' mi tocca tacere. Mi regala un anello, affinche' mi ricordi che non sono mai sola, che mi ama, con tutti i colori dell'arcobaleno. 
E lui me lo dira' di nuovo, usando l'arco in cielo, ogni volta che andro' a cercarlo con nel cuore la fede salda... di trovarlo. 


 

24 maggio 2017

Emozionarsi (Foto di Theo Gosselin)



Tutte le foto di questo post sono di Theo Gosselin (in un mio editing personalizzato)

C'e' stato un tempo in cui l'emozione era tutto il campo della nostra ricerca. Era lo spazio delle varianti da esplorare. C'e' stato un tempo in cui tutto si e' spento, non riuscivamo piu' a sentire il corpo, la voce, i desideri, i sogni. C'e' stato un tempo in cui abbiamo preso quello che rimaneva, semplicemente quel che rimaneva, per rimetterlo in gioco ancora una volta, con quel che c'era.
E adesso e' il tempo per comprendere tutto quanto e non rinunciare al nostro convibrare... con tutta questa luce che ci scorre addosso. Basta poco per perdersi, ma basta un attimo per ritrovarsi.
Siate sinceri.
Totali e sinceri.
Parlate sorridete baciate con la vostra bocca. Che sia sempre l'unica volta.















Queste foto sono state scattate a pellicola, e a pellicola ogni scatto costa
Figuriamoci il nostro tempo.


21 maggio 2017

. (grinta)

Non so se sia rabbia sgomento sollievo perdono amore irrisolto disillusione speranza ricordo/ o un senso che non conoscevo..
Ma adesso che conosco il tuo posto comodo e son persino felice per te...comunque, sento il sapore amaro di chi ha aperto la stanza di Barbablu e non poteva più restare...
Il mio posto sarà scomodo, in piedi se e' il caso. Ma sincero, come sempre ho chiesto.
Non fallirò più il colpo. E cosi' ogni scatto sia come l'ultima freccia nella faretra.
Proprio alla tua ombra lo prometto.
Sarò quel che sono,
Con la forza di una leonessa.


29 aprile 2017

L'ottavo colore del sentire

A volte ci son cose che bisogna spiegare con dei paragoni.

Tutti sanno che esistono 7 colori.

Tutti lo sanno, li vedono, li indicano.
La loro percezione del colore e' dettata dal loro sguardo, dalla fisiologia dell'occhio, e dallo spettro/frequenza di luce riflessa. I colori, come le note sono 7. Categorico, chiaro, scientifico.

Ebbene, mettiamo che qualcuno possa vedere l'ottavo colore.
Che ne distingua un ottavo...chiaramente...magari un colore platino traslucido come un mantello invisibile.

Potra' mai piu' credere a quelli che ne vedono/dichiarano sette?

Potra' mai fondare la loro fiducia su quel che loro vedono e dicono di vedere, e negare la sua esperienza piu' ampia?

Ebbene a volte e' cosi' col sentire.

C'e' un ottavo colore anche per quello, che puoi sapere e non puoi mostrare.
Che puoi vedere, ma non puoi raccontare.

L'ottavo colore del sentire, se lo vedi non ti lascia dubbi.

E' il colore che ci dice
cosa sente chi ami,
cosa sente chi ti pensa,
senza limiti di spazio/tempo.

In cio' che e' invisibile, tutto e' evidente.
All'Anima niente puo' restar nascosto, perche' tutto sa accettare.


P.S. : un link :-)

26 aprile 2017

Non tutte le lacrime sono un male...

23 aprile 2017

Riflessione breve

E' evidente da come lo trattava, che Schrodinger non ha mai avuto o amato davvero il gatto.
E in questa mancanza sta tutta la fisica moderna.
Un grande solipsismo, dove l'altro e' solo un test su se stessi.


E non posso che pensare a te Fernando Pessoa...e citarti.

"Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perchè è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile. Capisco che colui che sta di fronte a me e che mi parla con parole uguali alle mie, o fa dei gesti analoghi a quelli che io faccio o potrei fare, sia in qualche modo un mio simile. Eppure mi succede la stessa cosa con le figure delle illustrazioni che sogno, con i personaggi di romanzo che leggo, con le persone da dramma che si avvicendano sul palcoscenico attraverso gli attori che le interpretano.
Credo che nessuno ammetta davvero la reale esistenza di un’altra persona. Può ammettere che tale persona sia viva, che pensi e senta come lui: eppure ci sarà sempre un ineffabile elemento di differenza, uno scarto materializzato.
Ci sono figure d’altri tempi, immagini-fantasmi di libri che sono per noi realtà maggiori di certe insignificanze incarnate che parlano con noi dal terrazzo o che ci guardano casualmente dal tram, o che ci sfiorano passando nel caso morto delle strade. Gli altri non sono per noi altro che paesaggio e, quasi sempre, il paesaggio invisibile di una strada nota.
Considero mie, con maggiore consanguineità e intimità, talune figure che sono scritte nei libri, certe immagini che ho conosciuto nelle illustrazioni, più di molte persone che sono considerate reali, che sono fatte di quell’inutilità metafisica chiamate carne e ossa. E “carne e ossa”, infatti, è una perfetta descrizione: sembrano cosa fatte a pezzi ed esposte sul banco di marmo di una macelleria, morti che sanguinano come la vita, gambe e cotolette del Destino.
Non ho vergogna di avere tali impressioni, perché ho capito che tutti noi abbiamo impressioni simili. Il disprezzo che sembra esistere fra uomo e uomo, l’indifferenza che permette che si uccidano persone senza capire che si uccide, come fra gli assassini, o senza pensare che si sta uccidendo, come fra i soldati, sono dovuti al fatto che nessuno presta la dovuta attenzione alla circostanza, che sembra astrusa, che anche gli altri sono anime.
In certi giorni, in certe ore che mi reca chissà quale brezza, che mi apre chissà quale porta che si apre, sento all’improvviso che il droghiere dell’angolo è un ente spirituale, che il commesso che in questo momento si affaccia sulla porta sopra il sacco di patate è un’anima capace di soffrire.
Quando ieri mi hanno detto che il garzone della tabaccheria si era suicidato ho avuto l’impressione di menzogna. Poveretto, anche lui esisteva!!! Ce ne eravamo dimenticati tutti, tutti noi che lo conoscevamo allo stesso modo di coloro che non l’hanno mai conosciuto. Domani lo dimenticheremo meglio. Ma che egli avesse un’anima, questo è certo: era indispensabile per uccidersi. Passioni? Angosce? Senza dubbio…Ma per me, come per tutti gli altri, resta solo il ricordo di un sorriso stolto sopra una giacca di fustagno, sporca e con le spalle diseguali. E’ quanto resta a me di chi ha sentito così intensamente da uccidersi perché sentiva; perché, in fin dei conti, nessuno si uccide per nient’altro…Una volta, mentre mi vendeva le sigarette, ho pensato che presto sarebbe diventato calvo. Non ha avuto tempo di diventarlo. E’ uno dei ricordi che mi rimangono di lui. Quale altro ricordo mi sarebbe potuto restare visto che questo non appartiene a lui, ma a un mio pensiero?
E all’improvviso vedo il cadavere, la bara in cui è stato messo, la fossa, totalmente estranea, nella quale è stato probabilmente portato. E mi accorgo, sempre all’improvviso, che il commesso della tabaccheria era, in certo qual modo, con la sua giacca sbilenca e tutto il resto, l’intera umanità.
E’ stato solo un momento. Oggi, ora, chiaramente, come l’uomo che io sono, egli è morto. Nient’altro.
Sì, gli altri non esistono…E’ per me che questo tramonto pesantemente alto trattiene i suoi colori nebbiosi e duri. Sotto il tramonto, senza che io lo veda scorrere, il grande fiume si increspa per me. Per me è stata fatta questa piazza aperta sul fiume che si sta gonfiando per la marea. Oggi nella fossa comune è stato sepolto i garzone della tabaccheria. Non è per lui il tramonto di oggi. Ma, poiché ho pensato questo, e senza che lo voglia, neppure per me è questo tramonto."

14 aprile 2017

A parable


How wise.


Riflessione del giorno: Condividiamo cio' che vogliamo abbia spazio in noi.

10 aprile 2017

Internal Flight



In silent silence ... a voice is heard ... ... he whispers ... he sings ... sometimes he screams ... sometimes even demands ... like the waves of the ocean breaking about the shore ... flies to the particles of what It's called me ... particles of me ... particles of you ... us ... them ... ... endless faces of a diamond ... are one in your breathing ... ... in your heartbeat I hear yours .. And this rhythm ... he lives in everything ... ... that if this voice whispering inside ... the key ... to the door ... which is not in general ... ... uncertain ... and Carefully ... I'm still starting out ... ... that I know ... so much and so little ... if I confess to myself ... all this load of memories ... good ... bad. .. just dust ... I'll start drawing from scratch ... I'm not running away ... this time I'm here ... and years ... months ... and days ... thank ... and release them ... I stand on the edge ... and my mind backs away ... do not jump says ... you'll die ... thoughts swirled ... like the whirling leaves ... dancing talking ... what will ... if Deeply dive ... into yourself ... look ... into the faces of the demons of the guards ... the soul in shackles storing ... there's the world ... dogmas ... ideals ... standards ... fears ... Games ... mezansen theaters ... who is this true me ... who is hidden behind the masks of ideas ... having absorbed the whole world ... who writes ... these tales ... my ... our ... Like a dream someone thought up ... and lives in it ... what if I stop ... I rest from infinite thoughts ... I'll give this world just to be ... trusting the heart of purity ... into the eternal ocean I fall ... Who am I ... please .. answer ... ... fell again ... doubts crept ... wings entangled ... annoyance ... and despair ... from eternal questions ... answers ... questions ... answers ... mind games ... loneliness and sadness ... as long-time companions ... which you will not feed ... insatiable ... I began to fight with myself ... illusory symbols ... we tell you ... you us ... we are better ... you are worse ... we them ... they are us ... these are white ... these black ... blue ... red ... those are more useful .. They are not needed ... everything that I saw ... like clouds floating eternity ... thoughts ... fairy tales ... I let go of everything ... I let go of the need to know why ... why ... I land with my mother. .. she knows everything ... we gave names ... names ... invisible lines ... her whole ... one ... how to just choose the world ... and this is not an option even ... it's just there ... I trust that moment ... I open ... I trust ... I open my heart ... ... where this is the place of meeting with yourself ... no age ... race ... occupation ... Admit already ... that everything is inside ... the soul ... she smiles ... she smiles ... ... I stand between heaven and earth ... and fear disappears ... when I come in contact with you ... It's so easy to die ... to be reborn again ... not dying ... ... how to describe in words ... what I feel ... I can only smile ... breathe in ... and exhale .... .. joy ... ... with the dawn I'm born ... every night I leave ... dissolve ... there's who ... and that ... I'm a man ... and a woman ... and a child .. And the bird ... and the sky ... the clouds ... and the stone under the water ... I wave that close to the shore whispers ... I live ... always ... the sun does not say goodbye ... a light breeze caresses the skin My ... all the feelings calm down ... and the silence ... it's love ... the heart opens up ... I'm ... and I'm not ... there's everything ... and every transition ... just a new one Start...

8 aprile 2017

"Quelli che dal mare riescono a tornare"

Ed e' stamattina, dopo tanti anni, tanti anni che ho riletto lo stesso libro che, naufraga tra i miei pensieri, mi trovo a collegare i nodi marinari dei significati. E trac - come un'illuminazione - ho sentito di capire davvero, finalmente, quella frase.

“L’unica persona che mi abbia davvero insegnato qualcosa, un vecchio che si chiamava Darrell, diceva sempre che ci sono tre tipi di uomini: quelli che vivono davanti al mare, quelli che si spingono dentro il mare, e quelli che dal mare riescono a tornare, vivi. E diceva: vedrai la sorpresa quando scoprirai quali sono i più felici." (tutto il passo qui)

E forse, mi vien voglia di non spiegare... perche' ognuno abbia la sua liberta' di capire.

Di guardare il mare
di gettarsi nel mare
e di tornare vivo.

Ma una cosa la voglio scrivere, qui, per me.
Tornare vivo e' (appunto) come rinascere. E' sperimentare un mare che ti porta via tutto, le certezze, le costruzioni, sogni e auto-definizioni, e ti lascia spoglio sulla riva, affannato e quasi irriconoscibile. Tutto e' cambiato una volta che sei entrato in mare, hai passato tempeste, cannibalismi in una zattera di compagni morti, tra pieta' ed eroismi, tra carni e sale.

Ma e' anche sapere che, quella, non e' stata la tua fine. 

La fine, capisci!

..e poi, dove vuoi che finisca il mare? :-)



Marea bassa a Mont Saint Michel. Foto dal web,


4 aprile 2017

Il turno di notte

“Chi ha fatto il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo?
Noi, i poeti."

 - Izet Sarajlic -

(Grazie a Erri De Luca, ai suoi turni di notte,
e a tutti quelli che piccoli o grandi, famosi o sconosciuti, fanno il turno di notte.)


Libro "Erri De Luca - Il turno di notte lo fanno le stelle")


25 marzo 2017

Letture al parco

"Why is it that when your words hurt, they go right to the heart?"
He answered: "That's so you'll remember. If words don't hit home with the person listening, they don't hit home with the person speaking, either".

"Perché accade che quando le tue parole fanno male, vanno dritto al cuore?"
Egli rispose: "Così ti ricorderai. Se le parole non hanno colpito la casa (il cuore) con la persona in ascolto, non hanno raggiunto il cuore neanche della persona che parla".

video

If you want to be a good person, make sure you know where true goodness really lies. 
Don't just go through the motions of being good.

Se vuoi essere una brava persona, assicurati di sapere dove si trova veramente la vera bontà. 
Non basta andare con i gesti di chi e' buono.


- Ajaan Fuang Jotiko -

19 marzo 2017

Presenza con rispetto

A ben vedere, i momenti di felicita' condivisi hanno tutti in comune qualcosa.


Dare spazio ai silenzi...nostri e altrui.

L'intimita' che e' anche liberta'.


Presenza con rispetto.

(Sicilia, diverso tempo fa)

10 marzo 2017

Spinti verso il destino

Ci sono delle propensioni innate, delle preferenze che nel corso del tempo fanno un destino.

Ci sono molte cose che non avrei mai immaginato di poter avvicinare, e invece me le ritrovo nel mio cammino...quasi "facilmente"...come spinte da una forza superiore. 
E' stato cosi' con la famiglia di Angelo D'Arrigo, mio esempio fin da ragazzina... famiglia incontrata per coincidenza, direi, nell' estate 2015, da cui e' nato un piccolo "volo" fotografico sul parapendio.

E ancora il reportage di Alice Project che mi ha condotto all'unione di forze con Gloria Germani, niente poco di meno che la biografa di un altro grande per me, Tiziano Terzani.

E conoscere, interagire con Mauro Scardovelli, un altro luminare che col suo lavoro fa oggigiorno da faro ai naviganti, agli smarriti, in questo mare di mancata etica.

E chi l'avrebbe mai detto che in un pomeriggio di Marzo mi sarei trovata davanti ai documenti dell' Inghilterra, davanti alle minute di tutti quei politici/politicanti che cercavano la giusta strategia per mettere a tacere la statura umana di Gandhi ! E lui, il Mahatma...come rispondeva, con che dignita'... i suoi digiuni, la sua prigione, la sua ironia. Con quelle carte tra le mani mi e' sembrato piu' grande e vero di qualsiasi versione romanzata della sua vita. (Potrei raccontare molti dettagli sui carteggi che ho avuto in mano ma non lo faro' in questa sede).

E cio' che mi colpisce di quando ti avvicini davvero alle storie che hai sentito raccontare e' questo: quando le osservi da lontano ti sembrano enormi e quasi inverosimili, ti commuovi. Pensi: ma guarda quante cose son riusciti a fare questi super-uomini. E senti una sorta di nostalgia e un nodo in gola. 

Ma poi quando le cose le hai piu' vicine, piu' reali o se vogliamo piu' umane, ti rendi conto che quegli uomini avevano i tuoi stessi mezzi, due gambe due braccia due occhi un cuore... e piu' che la commozione o il senso di perdita dovuto alla morte, quello che ho sentito oggi leggendo di Gandhi e' stato qualcosa di solido, granitico, e perfetto: la dignita', la liberta', la sua statura umana.

E' stato pacificante, fermo, vitale.

Una vita che ha seguito il suo senso. Credo che non ci sia niente di piu' desiderabile, niente di piu' bello.

Come diceva Menandro
"Come e' bello l'uomo, quando e' uomo." (questa frase me l'ha dedicata la mia prof di greco alla maturita')

Oggi sento che c'e' una ragione per quello che si cerca, per quello che si trova. Me l'ha mostrato Gandhi... che ha seguito la sua grande anima.

Adesso sento che cio' che facciamo, cio' a cui ci interessiamo, ha le sue ragioni non nel nostro passato ma nel futuro. 

28 febbraio 2017

Aprirci. Poterlo fare... ci rende felici

Ci sono momenti in cui si scrive di meno. Paradossalmente a volte sono proprio quelli piu' interessanti... in cui avvengono piu' cose, fuori e dentro di te.
E adesso mi sento cosi. 
Pezzo dopo pezzo, passo dopo passo, non ho mai sentito come ora questa immensa liberta' e voglia di espandermi, di parlare con chi apprezza, di sentire la voce di chi -vecchio o nuovo- con la sua presenza mi fa sentire a casa. Di chi si sente felice che io sia li', semplicemente.
Mi sono ritrovata con grande leggerezza, senza maschera, e totale.

"Aprirci. Poterlo fare... ci rende felici"



Il mio grazie oggi va alle persone che si danno con onesta'.

19 febbraio 2017


Mi ricordo di te.



12 febbraio 2017

6 febbraio 2017

Ricordarsi


Se l'amore e' una questione di coscienza, allora la coscienza e la memoria sono una cosa sola. 
E questo, mi accorgo, era gia' stato scritto da Sant'Agostino.

Ricordare, dal latino re- (di nuovo, addietro) e cor,cordis (cuore), cioè riportare al cuore.

Ricordarsi.

Ho la fortuna di avere accanto, e di ritrovare, le persone con cui ho passato gli anni di maggior scambio e apertura, l'adolescenza. L'affetto e' immutato, anzi maturato: e' una base solida.

Mi vien da pensare ad altre situazioni, alle illusioni di "per sempre", alle dimenticanze, alle finte presenze, alle amicizie superficiali.
Ai tentativi (!) di esserci. O peggio, alla pretesa di esserci, mentre non si da vero, profondo ascolto.

Eppure basta cosi poco. 
Quel di cui abbiamo bisogno, a volte non sono nemmeno le soluzioni alle nostre incognite impazzite, ma qualcuno che sappia abbassare la voce e dire "Tesoro io sono qui per te."

Basta cosi' poco...per riconoscerlo... per RICORDARSI di praticarlo.

Oh se il mondo, e le parole, non fossero cosi' inquinate. Se la gente non fosse distratta. Se tutti noi ricordassimo, in prima istanza di esserci. Attimo per attimo. Battito per battito. 
Ricordarsi, invece che sempre tradirsi.

Lascio ascoltare... il premio per la pace del secolo.



Scusate e' solo in inglese ma cerchero' di tradurlo in italiano!