30 maggio 2018

Improvvisamente



Il 13 maggio mi e' capitato un "improvvisamente".
Guidata da una forza maggiore  che chiamero' "Anima Selvaggia" (come vuole la scrittrice Clarissa Pinkola Estes), sono entrata in un negozio di cartoleria e ho comprato un set di matite da disegno (dalla 2H alla 6B). 

Con mia sorpresa - improvvisamente - ho iniziato a disegnare animali. Non proprio un soggetto che e' in genere al centro dei miei pensieri. In genere quando scarabocchio mentre faccio una chiacchierata al telefono disegno volti, o case e paesaggi abbastanza stilizzati e sempre identici. Dal camino esce il fumo, cosi in casa c'e' qualcuno dentro. Nel paesaggio ci sono almeno due colli, e alcune montagne.

Invece ora e' come se la mia Donna Selvaggia mi chiedesse di riscoprire la naturalezza degli animali, l'istintualita' e la loro dignitosa fierezza. Allora ho disegnato: orso, lupo, gatto, delfino. E continuero' questo trend perche' sento che ha qualcosa da dirmi.

Ho scoperto che gran parte del lavoro sta nel capire di quali forme geometriche e' fatto l'animale, e partire dalla struttura, poi dai dettagli, infine da sfumature, volumi e luce. I tutorial su youtube rendono il disegno accessibile a chiunque.

Disegnare mi rigenera. Quando finisco non sono stanca. Sono come sospesa, piu' contenta del mondo, come se me ne fossi presa cura, sfumatura per sfumatura. D'altronde, queste sono le stesse ragioni per cui mi piaceva tanto da bambina.

Ho anche iniziato a disegnare nei trasporti, che sia treno o bus... ho un taccuino apposito, piu' piccolo e maneggevole... my little sketchbook on public transport. Finisce che arrivo a destinazione senza quasi rendermene conto, e un po' mi dispiace dover interrompere il disegno. Quando devo andar da qualche parte e vedo che ci vuole mezz'ora penso "che bello, posso far un altro sketch".

Io non so cosa sia, questa nuova passione improvvisamente nata. Ma mi e' piaciuto, questo "improvvisamente". In due settimane mi sembra di aver recuperato un pezzo di Anima Selvaggia che stava deperendo, senza nutrimento.

Allora voglio far un grande in bocca a lupo, a tutti gli improvvisamente che vogliano arrivare per arricchirci i momenti di passione e bellezza.



13 maggio 2018

Peccato di tristezza

Mi chiedo se i peccati non siano quasi sempre "sociali"...dettati non tanto dal nostro 1/4 di coscienza indipendente, ma dai 3/4 di coscienza sociale che ci circonda. Infatti a quel che vedo cambiano col passar del tempo, insieme alla societa'.

Ho ascoltato un discorso severo verso una persona triste e ho pensato "adesso esiste il peccato di tristezza".

Piu' passa il tempo e meno vedo tatto verso chi e' triste. L'empatia e' un muscolo che se non esercitato porta superficialita'. 

Intanto gli artisti, anche quelli che avevano un graffio dentro, si trasformano in iper-positivi che pubblicano foto e frasi su instagram del pensiero positivo. Cosi' facendo perdono tridimensionalita' e fascino, e anche quel sano letame che - diceva De Andre' - fa nascer i fiori.

Esser felici è secondo alcuni psicologi un dovere karmico e il risultato di una mente illuminata. E sicuramente e' vero, ma mai bypassando la compassione. 

Invece la visione felice tout court spopola, e si capisce facilmente il perche': tutto si contagia, e nessuno VUOLE essere triste o apparirlo. Come nessuno vorrebbe essere imperfetto, ma per fortuna lo siamo... da questi su e giu', da tristezze e imperfezioni impariamo a guardarci.

Vedo ovunque "dovere di felicità".  Può davvero funzionare? Sembra tutto cosi finto!

Il dolore nascosto, per chi sa osservare bene, traspare: sembra un morto impagliato, una statua di cera, una barbie col sorriso disegnato. 

La societa' dello spettacolo e della pubblicita' sta contagiando tutti in questo: apparire vincenti e ostracizzare il dolore proprio e altrui (o spettacolarizzarlo, che e' comunque la stessa cosa)... ma significa perder il contatto profondo con la propria anima.

Sulla tristezza, invece, credo bisognerebbe cantarci su. Cantare come la vecchia strega Baba Jaga.

Cantarci finche' le ossa scoperte, morse dal cane della vita, non si riempiano di nuovo di carne e sangue, e Vita.



La tristezza la bisogna ascoltare come se fosse un'armonica, la pioggia, il pianto di un cane. Col cuore, senza che la mente commenti la sua giustezza.