27 agosto 2018

Words. Windows or walls.


Una mia traduzione di questa poesia...
Il maschile/femminile qui e' del tutto ininfluente, essendo l'originale in inglese.

Le parole sono finestre (oppure muri)

Mi sento così condannato dalle tue parole,
mi sento giudicato e respinto,
prima che vada con l'idea di averti compreso
Era davvero questo che intendevi dire?

Prima che io alzi le mie difese,
prima che parli dal mio stato di dolore o paura,
prima che io costruisca un muro di parole,
dimmi, ti ho davvero ascoltato?

Le parole sono finestre, oppure muri,
ci giudicano in un processo o ci ridanno la libertà.
Quando parlo e quando ascolto,
possa la luce dell’amore splendere attraverso me.

Ci sono cose che ho bisogno di dire,
cose che per me significano tanto,
se le mie parole non servono a chiarirmi,
vorrai tu aiutarmi a liberarmi?

Se e' sembrato che io ti abbia sminuito,
se hai sentito che non mi importasse,
prova ad ascoltare al di la' delle mie parole
i sentimenti che noi condividiamo.

Ruth Bebermeyer



Words are Windows (Or They’re Walls)


I feel so sentenced by your words
I feel so judged and sent away
Before I go I got to know
Is that what you mean to say?

Before I rise to my defense,
Before I speak in hurt or fear,
Before I build that wall of words,
Tell me, did I really hear?

Words are windows, or they’re walls,
They sentence us, or set us free.
When I speak and when I hear,
Let the love light shine through me.

There are things I need to say,
Things that mean so much to me,
If my words don’t make me clear,
Will you help me to be free?

If I seemed to put you down,
If you felt I didn’t care,
Try to listen through my words
To the feelings that we share.

~ Ruth Bebermeyer
(from the book Nonviolent Communication – A Language of Life)



26 agosto 2018

20 agosto 2018

Con la parte destra del cervello



Questo e' un blog, e un blog e' fatto di parole. Anche se questo video io lo guardo e lo "sospendo", e basta. Perche' esso vola. 
E vorrei che per un momento la realta' fosse di per se', e un po' meno "per me".

Ecco la colonizzazione della realta'. Lo diceva Borges e i miei amici geografi-filosofi. Quando tutto e' mappato, tutto ha un nome. Lo spazio per vivere e reinventare...dov'e'?

Quando tra me e l'oggetto osservato, involontariamente ovvero per forza d'abitudine, c'e' un insieme di parole, ricordi, tempo, emotivo, interpretazioni, paure che si interpone.... come faccio a vedere  davvero quella cosa?

Li' io non sono INSIEME alla cosa osservata ma insieme all'immagine che ne ho, 
anzi e' quell'immagine che mi impedisce di incontrarla per davvero (qui cito Krishnamurti, video sotto).

Mi sto accorgendo di molte cose..tra tante vie spirituali, libri filosofici, arti marziali orientali, tra le lezioni di disegno, mi accorgo che potrei iper-sintetizzare la massima comune necessita' a cui tende la ricerca umana in varie culture con:

Ridare pace  e piu' campo alla parte destra del cervello.

Un'intelligenza di sintesi preverbale.

Questo video va guardato cosi, con la parte destra del cervello.

E se la parte sinistra non ve lo consente e chiacchiera troppo, allora lasciate tutto, cambiate Paese per dover imaparare da capo a parlare in una lingua diversa, iscrivetevi a un corso di disegno con sabbia colorata di figure geometriche che distruggerete da li a poco. Fate qualcosa di inutile e inconsueto che la vostra posizione sociale, il vostro sinistro cervello, non approverebbe. Sospendetelo. Stand by.

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Chissa' con quale parte del cervello quegli uccelli sanno danzare insieme.
Il fatto di non dover formare in aria qualche figura che abbia significato... e' una liberta'. Il fatto di non dover seguire una coreografia ma solo farla insieme.

Nel guardarli la nostra parte destra del cervello si attiva, perche' la sinistra non trova appiglio.




9 agosto 2018

Il sogno delle 5 del mattino non era stato invitato, ma so che mi e' amico, infatti e' un po' brutale, amico vero e diretto come non se ne trovano molti. Ad ogni modo mi suggerisce tra le altre cose che sono libera. Posso decidere se stare ancora a letto o svegliarmi allo stato di veglia gia' raggiunto. La finestra e' aperta, la tenda chiusa. Dopo giorni di afa finalmente piove.  Ora ti riconosco estate inglese! Mi alzo. Apro la tenda, chiudo la finestra. La temperatura e' dimezzata, dai 31 gradi di ieri ai 16 di oggi. 
La felpa, maniche lunghe ad agosto! Qualcosa di piacevole sta nell'imprevedibilita', nel cambiamento. L'odore del bagnato per strada e' stucchevole. Lavanda. Rose, cacca di cane. Tutto ha diritto di esprimersi olfattivamente oggi. Come un re che ratifica le leggi promulgate dal governo, anch'io ratifico. Sto con l'esistente, le leggi di questo mondo mi arrivano come casualita' fuori controllo e dalla mia volonta' decisionale. Tutto ha un perche' e un per come, che io lo sappia o no. Ora so perche' i sassi bagnati appaiono piu' lucidi secondo le leggi della fisica, e come conseguenza oggi li guardo di meno, come nel pudore di conoscer ormai qual'e' il loro segreto per farsi notare.
La signora polacca a lavoro ha una collana che ricorda l'universo. Mi dice che ognuno ha il suo destino, in un discorso in cui poteva entrarci poco. Mi chiedo se ce l'abbia con me. E se il suo destino implichi dirmi questa frase, oggi. 
Accenno i miei si e sorrisi di compiacenza che uso con la specie umana quando dice ovvieta', consigli o inesattezze. Si in pratica li uso sempre, tranne quando qualcuno parla di esperienze e scoperte. Con quelle ho sempre entusiasmo e le persone mi sembrano vive per davvero.
L'Inghilterra non lo sa, ma e' un posto di Hone e Tatemae. Sono due concetti giapponesi: "honne" indica il vero pensiero, quello che si vorrebbe veramente dire e che hai nel cuore (parola formata dai kanji 本 (vero) e 音 (suono). Tatemae invece indica il comportamento che bisogna tenere in pubblico perché sarebbe sconveniente dire qualcosa in modo diretto. In poche parole è la “facciata”, “l’apparenza” di una persona (infatti la parola  è formata dal kanji 建 (costruire) e 前 (davanti). Vivendo qui sto facendo un corso intensivo di Tatemae, ma in realta' spesso faccio esplodere il mio Hone. Che la gente veda le emozioni e si sgomenti.
Grazie al cielo piove anche dopo lavoro.  Posso comprare una tavoletta di cioccolata peruviana all'85%, mettermi qui a scrivere senza dire poi chissa' che, ascoltare buona musica mentre fuori suona goccia a goccia...e sentire.

6 agosto 2018

The Wizard of Oz: A heart is not judged by how much you love; but by how much you are loved by others.

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The Wizard of Oz: As for you, my galvanized friend, you want a heart. You don't know how lucky you are not to have one. Hearts will never be practical until they can be made unbreakable.

The Tin Man: But, I... I still want one.

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 Dorothy: Goodbye, Tinman. Oh, don't cry! You'll rust so dreadfully. Here's your oil can.

The Tin Man: Now I know I've got a heart, 'cause it's breaking...



1 agosto 2018

Con chi e' Glenn Gould?

Se volete saltare gli (interessanti) preamboli in inglese sui diversi modi di eseguire (interpretare) uno spartito fatto di note ma che non da' "indicazioni di esecuzione"....se lo volete saltare, dicevo, andate  direttamente al minuto 05:07, e meravigliatevi a guardare/sentire la performance di Glenn Gould, Bach's Keyboard Concerto No. 1 in D minor.

Io mi chiedo "con cosa e' un tutt'uno il pianista?" "Con chi e'?" 
E provo a dare risposte...
Con se stesso e il fondo del suo cuore, con Bach come se lo avesse amato e capito, con l'orchestra con cui va in perfetto sincrono, e  il direttore che non "dirige" ma e' anche lui "insieme", con qualcosa che e' un istinto di un altro mondo, col suo proprio respiro che da' il tempo alla sua musica, con la parte del cervello che legge e identifica le note e quell'altra parte del cervello che le assembla in un grande tappeto musicale come un pezzo unico?
Non lo so, ma chiunque puo' vedere che qui sta succedendo qualcosa.