29 maggio 2019

Nos homens, que sabemos uns dos outros?

"Noi non vediamo gli esseri umani alla stessa stregua delle case, degli alberi, delle stelle. Li vediamo aspettandoci di poter esperire in qualche modo un incontro e poterli trasformare in un pezzo di noi, della nostra interiorita'. La nostra immaginazione li adegua, con opportuni aggiustamenti, ai nostri desideri e alle nostre speranze: opera anche in modo che in essi trovino conferma le nostre paure e i nostri pregiudizi. Non riusciamo ad accostarci con certezza e imparzialita' neppure ai contorni esteriori dell'Altro. Nel percorso per giungere all'Altro il nostro sguardo viene deviato e offuscato da tutti i desideri e dai fantasmi che fanno di noi quei particolari e inconfondibili esseri umani che siamo. Perfino il mondo esterno del nostro mondo interno e' a sua volta un pezzo del nostro mondo interno, per non parlare delle congetture che formuliamo a proposito del mondo interno altrui e che sono tanto incerte e infondate da risultare molto piu' eloquenti riguardo a noi stessi che riguardo gli altri."

[...]
"E' un male questa estraneita' e questa distanza? Un pittore dovrebbe ritrarci con le braccia spalancate nel disperato e vano tentativo di raggiungere gli altri? Oppure dovrebbe coglierci in un atteggiamento che esprima il sollievo per il fatto che esiste questa duplice barriera, la quale e' anche un baluardo difensivo? Dovremmo essere grati della protezione che la reciproca estraneita' ci offre? E della liberta' che essa rende possibile? Che cosa succederebbe se ci trovassimo a fronteggiare gli altri, senza lo schermo della rifrazione duplice che il corpo soggetto a interpretazione rappresenta? Se, nel momento in cui niente di separante e falsificante si frapponesse fra noi, precipitassimo per cosi dire gli uni nell'abisso degli altri?"

Pascal Mercier - Treno di notte per Lisbona.

Che ne sappiamo degli altri?
que sabemos uns dos outros?

Oggi ho guardato le mani di una persona che dimostra un approccio passivo-aggressivo da piu' di un anno:accusa, vittimismo, silenzio punitivo o tattico, che danneggia il suo rapporto con gli altri. Oggi ho visto cosa fa con le unghia - da chissa 'quanti anni - alle sue mani, scorticandole fino a farsi sangue e a sollevarsi la pelle, per tutta la lunghezza dei pollici. Ho abbassato lo sguardo, il volto, come in imbarazzo e non riuscivo a rialzarlo per un po'. Non volevo che sapesse che sapevo, farle vedere la mia reazione, farla sentire giudicata. 

Dentro intanto ho sentito un senso di pesantezza incredibile, una pena: una violenza a se stessi che mi ha turbato. Non era una cosa piccola, era un auto-divorarsi. Una cosa meccanica cosi come quell'aggressivita' passiva che scarica sugli altri. Quella meccanicita' (come la chiama Gurdjieff) mi ha ferita un po'.
Mentre guardavo le sue mani, mi son sentita dentro l'Inferno di Dante, ma come se lo vedessi per la prima volta. L'umanita' quando e' offesa,  quando anche sia auto-offesa, mi turba...e forse ancora di piu' il pensare che non me ne ero accorta prima. Che questa cosa - di cui avevo indizi di carattere - stava gia' scritta nel suo corpo, e forse alla Parmenide, non poteva non essere che cosi...

Quella barriera di cui parla Mercier, tra noi e l'altro...quella barriera che ci salva dal cadere uno nell'abisso dell'altro, per me a volte diventa troppo sottile. A volte mi par di conoscere gli abissi delle persone, quando ancora loro ne sentono solo l'eco ma non hanno avuto l'ardire di guardarci dentro. 
Ma parte del prezzo che si paga nell'essere empatici, e di capire, e' anche un' ancora di salvezza che ti aiuta a riconoscere e a salvarti... e quindi anche a curare o prevenire le ferite, a esserci per curar quelle degli amici che vogliono a loro volta far un percorso diverso.

Ed e' cosi che in mezzo alla tristezza amara, strana, di oggi, ho contattato un'anima che mi e' cara e che puo' capire, solo per dirle che ho sentito una forte gratitudine per quella forza, che sia Dio o una parte di noi, che non ci ha abbandonato.
Una forza che ci spinge a "salvarci", evolverci, volerci bene. A non far a noi stessi il male... che ci e' gia' stato fatto! ...il dolore che l'uomo inconsapevolmente tramanda, ma consapevolmente... no.




Un po' di dolcezza.

22 maggio 2019

"I torti peggiori che subiamo ci fanno sempre sentir vergogna.
Gli atti più perfidi dei nostri simili contro di noi, colpiscono sempre la parte di noi che desidera amare il mondo. E una piccola parte della vergogna che proviamo, quando subiamo una violazione, è la vergogna di appartenere alla razza umana."

G.D. Roberts, Shantaram


20 maggio 2019

Dialogue with a stranger


- There was an island, just over there! (pointing the horizon)


Stranger: -ah ;-)  was there?

- Yes, was there and then...

- pluff, disappeared!?

- exactly!!!!

- How long ago? 5 minutes?

- yes, around 5 minutes...

- :-)

- It was Atlantis!

- For sure!!!

Whitstable, low tide - 19/05/2019

Parlate agli sconosciuti.


14 maggio 2019

Closer to Krishnamurti

- We walked here -

Krishnamurti Center, Brockwood Park, UK
"Vedete, voi non siete stati educati a stare da soli. Andate mai a fare una camminata per conto vostro? È molto importante uscire da soli, sedersi sotto un albero – da soli, senza nessun libro, senza nessuna compagnia – e osservare una foglia che cade, ascoltare lo scorrere dell’acqua, il canto dei pescatori, osservare il volo di un uccello e i vostri stessi pensieri che si rincorrono nello spazio della mente. Se siete capaci di stare da soli e osservare queste cose, allora scoprite ricchezze che nessun governo può tassare, che nessuna entità umana può corrompere, e che non potranno mai essere distrutte."
 Jiddu Krishnamurti, This Matter of Culture

"Molti di voi vivono nelle città, con tutto il traffico, il rumore e l’inquinamento dell’ambiente. Probabilmente non vi capita spesso di essere in mezzo alla natura. C’è questo mare meraviglioso, ma voi non siete in relazione col mare. Lo guardate, magari ci andate a fare una nuotata, ma non avete il senso di questo mare con la sua enorme vitalità ed energia, la bellezza delle onde che si infrangono sulla costa – non c’è nessuna comunicazione fra quel meraviglioso movimento del mare e voi. E se non siete in relazione con questo, come potete esserlo con qualcun altro? Se non percepite il mare, la qualità dell’acqua, delle onde, della grande vitalità della marea che sale e scende, come potete essere consapevoli o essere sensibili alla relazione umana? Vi prego, è molto importante comprenderlo, perché la bellezza non è soltanto nella forma fisica, l’essenza della bellezza è quella qualità di sensibilità, la qualità dell’osservazione della natura."
 J.K, On Nature and the Environment


2 maggio 2019

Die Sternenhalle der Königin der Nacht - 2/05/2019

2/05/2019
Autenticita'.
C'e' un odore umido di pioggia caduta su una primavera incerta. Somiglia all'odore dell'autunno, ma il verde smagliante di queste piante fuori dalla finestra parla di un maggio che ha molto da regalare. non tutti gli ombrelli si aprono con coraggio. L'inglese medio affronta la pioggia come si affronta il vento: lasciando che ti accada addosso.
Bisogna partire per tornare, andare via da per ritrovarsi. 
Da questa finestra guardo cosa accade, o meglio, non "cosa", ma l'accadere stesso. Questo "movimento". Dall'alto di una finestra, niente di quel che accade sotto e' controllabile o imminente. Non e' richiesta nessuna mia risposta immediata, vedo la gente passare e nessuno mi nota. Osservare senza impegno mentale. Osservare con l'Essere. Mi trovo a un filo di vento dalla Realta'.
Sento Bellezza e la bellezza non puo' che aver come qualita' la Realta'. Tutto quanto sta respirando, e sta respirando anche me.
Sono grata senza commozione, il che prova la mia presenza al di la' di ogni proiezione emotiva (passata o futura). Sono grata di questo momento pacificato. Che Artista grandioso e' il Creatore che ha fatto cosi' Reale la Bellezza. Questo "cosificare" un ordine armonico e mettercelo a disposizione, come un modello, come una misura con cui confrontare noi stessi, e il resto.
Ora, poco prima del tramonto, sento tutta la Melodia delle cose di cui parla Rilke. E ricordo un giovane che vive in un bosco, nel suo "rifugio sulle acque", che di quel libro mi parlo' per primo, leggendomene un brano. E ricordo non il volto, ma le parole di un venditore di libri usati sul lungo Senna, che mi disse "non ho mai conosciuto qualcuno che leggesse Rilke, e non fosse anche una persona molto speciale".
Non c'e' niente di piu' intimo che avvicinarsi a come qualcuno guarda il mondo, comprenderlo, e custodirne il sentimento intrinseco, e il suo mistero.






Dal mio diario "Die Sternenhalle der Königin der Nacht"