12 giugno 2017

Ero perso


Ero perso con lo sguardo verso il mare
ero perso con lo sguardo nell'orizzonte
tutto e tutto appariva come uguale
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l'ho colta ma l'ho protetta con le mie mani,
non l'ho colta ma con lei ho condiviso il profumo
e le spine, tutte quante.

Hafiz

La mia rosa inglese alla sua terza fioritura

11 giugno 2017

Il potenziale rivoluzionario

"Guarire significa liberare il potenziale rivoluzionario insito all’interno di ogni persona "

Negli ultimi tempi ho scritto in maniera diversa in questo blog. Spesso ho piu' citato, messo link, che elaborato a modo mio i contenuti. La mia azione e' stata volontaria: farsi da parte, ascoltare e far passare un messaggio senza mettersi in mezzo con le proprie parole. 
Mi rendo conto che in questa cavalleresca umilta', ho anche rinunciato alla semplice introduzione di argomenti che credo centrali, che forse sarebbe utile "condire" con il filtro del mio vissuto affinche' si rendano piu' accessibili e meno astratti. Insomma non faccio fatica a citare, ma so anche che non basta.
Non ci sono significati "soli" al mondo. Li abbiamo sempre condivisi con qualcuno che prima (e dopo) di noi li ha elaborati. E, piu' o meno incosciamente, ogni volta che diciamo, automaticamente ci inseriamo in un insieme di significati, filosofie e forme pensiero. 
Allora la pretesa di esser "originali" non va nei contenuti che abbiamo trovato ma nei modi: dove li portiamo questi significati, dipende da noi. Quali domande vogliamo soddisfare...
Saper riconoscere e scegliere i pensieri e' la misura della nostra consapevolezza. E' quello che in fotografia si chiama editing: scegli cosa tenere di uno scattato fotografico e cosa buttare via, poi gli dai un ordine e quell'ordine contribuisce a dar un senso. 
Puo' sembrare un atto artificiale e in effetti lo e'. Ma per ironia della sorte, e' l'unico atto che se fatto consapevolemente ci sottrae a un'artificialita' meccanica ricevuta tacitamente (dal contesto) e ci consegna, limpida e pura, la nostra intenzione profonda affinche' diventi azione libera da condizionamenti. Un messaggio chiaro, una cifra della nostra anima.

Io credo che, una volta liberi dagli inquinanti, tutti in fondo vogliamo avere una felicita' condivisa, che non escluda nessuno.

E' dunque senza sottrarmi al mio potenziale rivoluzionario, che quest'oggi cito Mauro Scardovelli.
Lo cito per due motivi a me contingenti. Mi e' capitato di confrontarmi con persone che agivano come se fossero "sole". Sia nel caso in cui avessero un forte bisogno di sentirsi originali rispetto agli altri (un narcisismo e la creazione di un Se' grandioso che non ho difficolta' ad accettare solo SE e' messo al servizio effettivo di un'azione positiva nel mondo e non per un "ritorno di immagine"), sia nel caso in cui avevano una visione dell'uomo cosi' parziale da non saper accettare la propria responsabilita' sulle loro parti interne, e sviluppavano un gran attaccamento verso la maschera non solo propria ma anche altrui. Il tipico esempio di quest'ultimo caso e' quello del persecutore (che si taglia fuori dalla vera compassione) che puntando il dito dice "tu non mi hai voluto bene" o "non sei stato perfetto" solo perche' i suoi bisogni (pretese) compensativi non sono stati soddisfatti per come voleva. In pratica ripete e sponsorizza la logica del dominio, quando la sua rabbia distruttiva copre in fondo la tristezza di non sentir amore, e la tristezza copre la sua paura di non poterne mai avere.
Infine, l'ultima traccia che mi ha portato a citare questo passo, e' un breve confronto con un amico che pur di giustificarsi e non specchiarsi in una situazione ha iniziato a usare la retorica degli oppressori per cui ha lavorato, giustificando in tal modo la sua debolezza in una maschera di "va tutto bene", e cosi' facendo finendo per giustificare anche il loro operato.

Contro la passivita' di queste posizioni il mio narcisismo e' disponibile a schierarsi col mio Io sano, e a prendere una prima posizione di battaglia, la prima e importantissima: la vedetta. Attenzione alle maschere, non prendiamoci in giro.
Sarebbe tutto il libro da citare, ma prendo questo passo perche' ci consegna un'arma alla portata di tutti, in diverse occasioni. Spero di avevri generato un po' di curiosita'. Buona lettura !

"Una persona che si autoumilia, si boicotta e si crede una nullità, non è solo un depresso o un masochista, in conseguenza di un copione appreso in famiglia, ma è anche appartenente ad un movimento collettivo che origina molto più da lontano, i cui cascami ideologici sono giunti ad inquinare l’ambiente relazionale e psicologico dove è nata e dove è cresciuta. I suoi genitori non sono molto più responsabili di lei, in quanto, in modo altrettanto inconscio, hanno assimilato quei veleni da chi li ha messi al mondo, e così via di generazione in generazione (Hellinger, 1998). Per questo alcune persone hanno difficoltà, pur provandola, ad esprimere rabbia nei confronti di genitori o autorità, che percepiscono a loro volta vittime del medesimo imbroglio. L’ideale sarebbe aprire il cuore, praticare il perdono, offrire l’altra guancia. Questa sarebbe vera guarigione. Ma è una via estremamente difficile, che ai più non è dato di praticare subito, pena la ricaduta nella maschera. Il perdono non sarebbe vero perdono, ma solo finzione. La psicologia clinica insegna che la rabbia non sarebbe affatto dissolta, ma compressa ancora più di prima. Ma allora che fare? Con chi prendersela? Con se stessi, aumentando ancora di più il senso di colpa e inadeguatezza? O con altre persone esterne, colpevoli solo di fare da schermo alle nostre proiezioni, e a loro volta vittime dei medesimi abusi di potere? Secondo la nostra esperienza, occorre riattivare la rabbia, e con essa l’energia vitale, non contro i genitori o contro altre persone (come prevede, ad esempio, la terapia bioenergetica), ma contro i virus del pensiero, riconoscibili all’interno della propria mente, nella forma di pensieri automatici, di convinzioni e credenze disfunzionali (Scardovelli, 2000). Questi pensieri, queste convinzioni, sono forme di ipnosi, stati alterati, illusioni (Wolinsky, 1991, 1993). Come l’opera di un ipnotista malevolo ed esperto, sembrano impossibili da cambiare. I ragionamenti e i buoni propositi non hanno alcuna efficacia. Ciò che occorre è reclutare molta energia vitale, l’energia vitale che è accumulata nel sé inferiore. Così il vero nemico - l’insieme delle ideologie perverse interiorizzate - viene combattuto con le sue stesse armi, cioè con la struttura aggressiva e distruttiva che ha prodotto all’interno della persona: il sé inferiore e la sua rabbia accumulata. Ma contro chi scaricare questa rabbia? 
Dal momento che non si può colpire a bastonate un’ideologia, si possono però colpire i suoi simboli: una frase autolesionista, un immaginario violentatore o personaggio perverso, o anche l’immagine di una persona reale da cui il paziente da bambino è stato abusato, visto come rappresentante di tutte le prevaricazioni ricevute. Questo modo di procedere è efficace perché, non colludendo con istanze separative, va al nocciolo della questione: il problema del potere. Imparando il distanziamento e la disidentificazione, la persona può comprendere la vera origine della sofferenza: le relazioni di non amore, cioè le relazioni di potere- dominazione, che ha vissuto passivamente, e quindi interiorizzato come aspetti del proprio copione. Occorre che la rabbia narcisistica venga indirizzata contro i virus, contro i demoni, finalmente individuati come i veri nemici da cui disidentificarsi e liberarsi. In questa lotta il narcisismo si allea ai progetti sani dell’io, trova finalmente gratificazione in essi, e si stempera. Ecco perché è così importante calare la maschera, avere il coraggio di guardare le parti più negative di sé: lì c’è un’enorme quantità di energia vitale accumulata, che può essere messa al servizio della trasformazione. I percorsi terapeutici, evolutivi o spirituali, che negano questa realtà, e vogliono disfarsi del sé inferiore e del narcisismo limitandosi ad ignorarlo e a non alimentarlo, hanno spesso il triste destino di renderlo ancora più inconscio, più subdolo e pericoloso per sé e per gli altri. Guarire significa liberare il potenziale rivoluzionario insito all’interno di ogni persona (Hillman, Ventura, 1990). Significa che il potenziale energetico del narcisismo interno, cambiato di segno, viene messo al servizio dell’impegno e della lotta per la costruzione di un mondo migliore di quello edificato da una società narcisista: lotta, non adattamento passivo ad un ambiente malato, o semplice eliminazione dei sintomi; impegno non per riparare al senso di colpa, che confermerebbe solo l’etica autoritaria da cui la colpa origina, o per colmare un vuoto interiore in una ricerca solipsistica; ma impegno e responsabilità che derivano dal senso di partecipazione e di pienezza ritrovate, e dal coraggio di guardare la realtà, al di là del velo delle illusioni. Non è una via comoda, ma necessaria. Una coscienza che si risveglia non può più rimanere indifferente di fronte ai gravi mali e ingiustizie che sono quotidianamente sotto i nostri occhi. La coscienza risvegliata, come dice il buddhismo, comincia naturalmente a vibrare di compassione e desiderio di agire, nel momento in cui, superate le istanze separative, si accorge che la sofferenza degli altri esseri è anche la sua sofferenza. Quando la visione si allarga e cambia lo stato di coscienza, il centro del cuore si apre. 

(...Allora) Perdono significato le filosofie nichiliste, le ideologie autoritarie, le visioni pessimistiche e terrifiche, che ci inducono ad arrenderci e ad accettare come naturale un mondo di dominazione e sfruttamento. Esse appaiono per quello che sono: produzioni sofisticate e perverse dell’intelletto umano, separato dal cuore e dalla coscienza sensibile. E’ pericoloso dedicare troppi anni a studiare queste produzioni, se non si lavora simultaneamente per sviluppare empatia ed amore. Il rischio è di perdere la strada, lasciandosi affascinare dalla complessità e dall’aspetto estetico di costruzioni in gran parte vuote, che rivelano, accanto all’intelligenza, anche la separatività dei loro autori. Un pensiero non guidato dal cuore è monco, per sua natura distorto."

da M. Scardovelli, Democrazia Potere e Narcisismo

4 giugno 2017

Posti belli per chi ama la fotografia a Londra (2 PARTE)


L'ultimo mese e' stato ricco di eventi fotografici qui a Londra. Nell'ordine in cui ho visto le mostre:

1) Il Sony Awards e mostra di Martin Parr presso Somerset House

By Kevin Faignaert
Incredibile... tre ore non bastano per vedere (e leggere) con attenzione tutta la varieta' dei lavori fotografici proposti.
E' la prima volta che vedo dal vivo il Sony Awards (sebbene abbia in passato partecipato al contest) ed e' sempre bello vedere un "lavoro finito", quello del fotografo come quello dei giudici e dei curatori. Credo che in una mostra che contenga cosi tanti generi fotografici, le "preferite" di ognuno derivino dal suo gusto e dalla sua lettura "filosofica". Io personalmente mi chiedo spesso "perche'?" e "cui prodest?" davanti a un lavoro fotografico. In altri momenti invece e' piu' importante l'impatto emotivo. Un lavoro che mi ha fatto riflettere a livello esistenziale e' stato questo di Sabine Cattaneo sulle cliniche di eutanasia o suicido volontario in Svizzera. Le immagini spoglie di persone sono un vuoto che ti lascia immaginare, mentre la tematica forte ti colpisce al petto.
Per la vicinanza ai miei interessi mi e' piaciuto il lavoro di Kevin Faignaert (foto sopra) sui villaggi nelle Faroe Islands (tra Scozia e Islanda) e tutta la sezione daily life che in genere trovo sempre la piu' ricca di sfumature. Interessante anche la sezione Contemporary issue (rimando ai link per una visione piu' dettagliata).


Compreso nel biglietto della mostra del Sony c'erano anche tre stanza-mostra dedicate a Martin Parr! Ma lui lo conoscete gia', il tipo dentro la bocca di squalo.

2) The Radical Eye; la personale collezione di fotografie d'autore di Elton John, alla Tate Modern

Che dire. Elton non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, e si vede! Ha piu' di 8000 fotografie d'autore a cui ha adibito un'intera residenza personale, come viene mostrato in una video-intervista in cui, tra un corridoio e l'altro, tra una Dorothea Lange e un Man Ray, si intravede anche un discreto letto leopardato...
Sara' comunque stato difficile il trasporto di buona parte della sua collezione fotografica  alla Tate Modern. Non solo per la quantita' delle immagini ma soprattutto per le pesanti cornici con cui si presentano! Per dirla all'inglese l'ho trovata una mostra "stuffy": le ampie sale letteralmente affollate di fotografie con cornici tutte diverse, colore argento e oro. Molto difficile a volte persino capire l'autore, in mancanza di un ordine preciso o numeri di riferimento. Ho deciso che meritava una foto:



Kertesz
Ad ogni modo, emozionante trovarsi davanti a certi pezzi d'arte che ogni appassionato di fotografia sognerebbe nei suoi letti piu' leopardati: da una piccola stampa di André Kertész 

alla migrant mother di Dorothea Lange (e scoprire che il punto di messa a fuoco non e' sugli occhi!). 

Una nota speciale va alla serie di ritratti realizzati da Irving Penn all'angolo. Tra i vari ritratti posso assicurare di aver visto solo la testa di Salvador Dali' muoversi. E' vivo e si prende gioco di noi come sempre.

Lange

Irving Penn


3) Photo London 2017  ancora alla Somerset House

La Somerset house si presta bene come venue fotografica. Scopro del Photo London il giorno stesso della sua chiusura, leggendone nella rivista British Journal of Photography presa al Tate bookshop mentre imprecavo ancora per le cornici di Elton John. Pago le 30 sterline all'entrata, che comunque - purtroppo- non hanno scoraggiato la tanta gente accorsa in questo assolato weekend. All'entrata mi consegnano una mappa che prevede 4 piani... insomma c'e' da camminare. Se andate l'anno prossimo, ricordatevi di portare una borsa in piu'. Vi servira' per tutti i biglietti da visita depliant e magazine che raccoglierete. Ma se vi siete persa questa edizione, c'e' ancora il virtual tour nel sito oltre il catalogo in vendita e la lista di gallerie presenti. Presente anche l'Italia (campanilismo, sempre) con la Galleria del Cembalo e Galleria Valeria Bella, Ilex Gallery, Louise Alexander Gallery, Materia, Paci Contemporary, Raffaella De Chirico.

Una nota di merito per me che sono retro' o se vogliamo affezionata a una certa tradizione fotografica italiana, la do alla Galleria Valeria Bella per aver esposto: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Bruno Cattani, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Pepi Merisio, Ugo Mulas, Carlo Orsi, Pierre Pellegrini, Enzo Sellerio (ah il cuore siciliano!), Luca Campigotto.

Al Photo London tantissime foto d'autore ormai classiche, e anche tante piacevoli scoperte contemporanee. Tra queste cito l'eleganza della CHRISTOPHE GUYE GALERIE e il lavoro The sleep of beloved 




4) Camera Press at 70's - a lifetime in pictures - presso Art Bermondsey Project Space

Continuo la rassegna con questa mostra gratuita che dura fino al 10 giugno. Fondata nel 1947, la Camera Press celebra quest'anno l'anniversario di 70 anni, attraverso una raccolta di immagini ineguagliabile e con le opere di alcuni dei nomi più iconici del settore: una visione affascinante della fotografia dal 1940 al presente. Lo spazio e' piu' piccolo dei precedenti, ma proprio per questo il piu' fruibile e godibile. 

All'ingresso si trovano dei depliants che fanno da guida alle opere in mostra: una piccola foto e accanto l'indicazione dell'autore e del personaggio famoso ritratto. Da Winston Churchill a Audrey Hepburn, da Maria Callas a Nelson Mandela. Un bel ripasso e rinforzino di storia del cinema, della musica, della moda. Gli autori: da Cecil Beaton a Yousuf Karsh, Lynn Goldsmith e Paul Massey.

Una stanza e' interamente dedicata ai ritratti della famiglia reale, dalle vecchie foto di Elisabetta, a Lady Diana e figli in "versione pubblicitaria" con scontornato  su sfondo bianco e capelli anni 80, a Kate e William con prole e cane. 
Un'altra stanza e' sul fotogiornalismo: scatti scelti dagli anni '40 al 2016 (guerra del Vietnam, World Trade Center, per citarne alcuni) e infine una mostra nel seminterrato sul cinema anni 60-70 made in Italy, col nostro Mastroianni e Sofia Loren.
Voto? 10.
Mi ha colpito la freschezza e l'ordine della mostra, la luce, le ottime stampe fotografiche (una buona carta) con cornici "decorose"...(ditelo a Elton) e soprattutto la potenza di ogni scatto fotografico selezionato, a dimostrazione che un ritratto e' un lavoro di un attimo ma in cui due coscienze si spogliano.


5) Deutsche Borse Photography Foundation Prize 2017 and Roger Mayne alla Photographer's Gallery

Per concludere proprio ieri sono andata alla mia amata Photographer Gallery, dove era in corso un workshop sulle emulsioni e polaroid, in una grande sala che ospitava una mostra di artisti contemporanei oraganizzata da The London Alternative Photography Collective.
Tipico di Londra son proprio questi eventi-lampo che si trasformano in piacevoli sorprese.

Ma essendo arrivata in ritardo come ogni buona siciliana che si rispetti (!), mi sono "accontentata" di non giocare con le emulsioni ma vedere intanto la mostra dedicata a Roger Mayne, streetphotographer  degli anni '50 - '60, che ci fa scoprire la vita di comunita' a Southam Street a Londra - ma anche a Leeds - con i bimbi di strada che, in fondo, son simili ovunque anche se inscritti in destini diversi.


Salgo di un piano e vado a scoprire il premio annuale "Deutsche Börse Photography Foundation" stabilito dalla Photographers 'Gallery nel 1996. Gli artisti scelti di quest'anno sono:  Sophie Calle, Dana Lixenberg, Awoiska van der Molen, and Taiyo Onorato and Nico Krebs.

Saro' breve, sebbene tutto sia interessante, faccio la mia scelta. Sophie Calle. Se fossi un uomo la cercherei ovunque per sposarla (questo link vi dara' un'idea di questa vera Amelie concettuale). Secondo me e' una di quelle sensibilita' che se l' hai accanto senti che ha senso vivere. La incontrai la prima volta ad Arles con questo lavoro :

"In Instanbul, una citta' circondata dal mare, ho incontrato persone che non l'avevano mai visto. Ho filmato la loro prima volta".



Nelle sue opere si nota la possibilita' di superarsi sempre, o meglio, di non fermarsi mai. In ogni suo lavoro c'e' sempre di piu': da scoprire dentro di se' e negli altri, e lei e' disposta a farlo attraverso l'intimita'. Lascio qui una foto del suo lavoro, in cui i testi sono cosi' importanti che scardinano la solita regoletta del "la foto funziona davvero se non ha un testo che la spieghi". Beh, anche no. Io sto con te, Sophie! E chi se ne frega se son qui in galleria e piango, davanti agli ultimi istanti di vita di persone che non conoscero' mai. Tu, che fotografi e scrivi, mi ci hai portato...a sentire le loro ultime parole... e a sentire come il tempo sia impossibile da catturare da uomo o da fotografo, quando il tempo... e' spirato via.
Credo che lei appartenga a una categoria di fotografia in cui il "perche'" e il "cui prodest" riposino nel valore della commozione.

Ed e' con questa meraviglia segreta che voglio chiudere. Come se vedessi per la prima volta il mare.

P.S. per chi non avesse letto la PRIMA PARTE la trova QUI

31 maggio 2017

L'angelo dell'amore


Ho incontrato l'angelo dell'amore ed era cosi bello che per poco non me ne innamoravo. 
Ma chi prendo in giro? Immediatamente, mi sono innamorata di lui. 
La sua presenza e' respiro turchino, fiamma candida. Un vortice che ti attraversa dai piedi alla testa, sgorga dagli occhi. 
Sebbene abbia provato a tacerlo, dissimularlo, nasconderlo. E' impossibile cancellarlo. Lui si e' fatto trovare mille volte. E' a un passo dalla mia voce interiore. 
E' una carezza lieve e rassicurante, quando l'orgoglio sconfitto si arrende. 

Gli ho chiesto dove avrei potutto incontrarlo, dove l'avrei trovato piu' vicino. Mi ha dato biglietti aerei, autobus, tunnel spazio tempo, coincidenze e sogni piu' reali di tutta questa vita che scivola accanto come un film. 
E ci siamo sempre trovati - sempre - al di la' del tempo e dello spazio.  

Quando gli volevo dichiarare il mio amore, lui gia' sapeva. E' l'angelo dell'amore. Non gli si puo' nascondere nulla. Semplicemente sorrideva coi suoi occhi celesti dentro i miei. 

Quando volevo una prova del suo amore, bastava chiedere un segno, e la sua risposta era veloce e spesso simpatica, divertente. 

L'unica malinconia e' che avrei voluto averlo accanto, in questa strana vita. Avrei voluto sentir la sua mano nella mia. Mi manca il suo abbraccio piu' di ogni altra cosa. 
 Mi ha detto di aver pazienza. 
- Un giorno ti stringero' in un modo che non sarai piu' altrove. 

La sua voce e' cosi vicina, cosi considerevole. Intanto mi ha invitato ad amare qualsiasi altro umano a mia scelta. Lui li ama tutti. E' l'angelo dell'amore, per cui non esclude nessuno. 
 - Quale? 
- Fai tu. E ride 
- Ma come posso, io che conosco te, amar qualcun altro? 
- E' facile amar cio' che pare perfetto. Questo lo sai gia' fare. 
- Se ne accorgera'...che manca qualcosa... che penso a "un altro"... capisci? 
Lui sorride. E se non sapessi che e' pieno di puro amore, direi che e' vanita'. Invece sorride di me. 
- E tu lascialo sbagliare, se no come vuoi che impari la fede? 

E li' mi tocca tacere. Mi regala un anello, affinche' mi ricordi che non sono mai sola, che mi ama, con tutti i colori dell'arcobaleno. 
E lui me lo dira' di nuovo, usando l'arco in cielo, ogni volta che andro' a cercarlo con nel cuore la fede salda... di trovarlo.