25 agosto 2020

L'altra parte dell'abisso

Nel momento in cui niente - proprio niente - di separante e falsificante si frapponesse fra noi, cosa ne sarebbe dei nostri abissi?

Potremmo sostenere la luce intensa -reale- di ciò che siamo, senza doverci schermare, nemmeno con un battito di palpebre?

Durerebbe? Di certo lascerebbe in noi un segno. Eppure forse, sconvolti e confusi, ciclicamente invocheremmo l' aiuto della marea, affinché riempi quel passaggio che - da luce a luce - ci ha lasciato del tutto scoperti.


La grotta di Merlino, Tintagel, Regno Unito. Di fatto è un tunnel che va da un apertura (spiaggia) all'altra (mare aperto) , ed è percorribile solo quando la Marea è bassa.

12 agosto 2020

Con un sorriso

 Foto:

Un gruppo di soldati Nazisti simula la fucilazione di Georges Blind, membro della resistenza francese. In realtà non vogliono ancora ucciderlo ma torturarlo psicologicamente affinché,di fronte alla paura di morire, riveli segreti e dettagli.

La propaganda Nazi vuole anche una foto in quell'occasione, per pubblicizzare la fine di quelli che come Georges Blind si oppongono al regime.

Ma cosa fa Georges, di fronte alla possibilità della sua morte, di fronte a tutti quei fucili anonimi contro un uomo solo:

Lui sorride. 

È così che li  stende  per sempre. Il suo spirito che non si è piegato alle torture, sorride alla storia e a noi, ci mostra quanto è ridicola ogni forma di potere dominante, quant'è precaria anche quando all'apparenza sembra destinata a vincere e durare.

 Essa ha bisogno di armi e di masse per giustificare le sue azioni.

Dall'altra parte un singolo spirito pensante che non ha perso se stesso, rimane indelebile esempio di chi - non avendo dubbi su perché e come vivere -  non  ha nemmeno dubbi sul come morire.

Con un sorriso.





George Blind verrà poi mandato in un campo di concentramento dove morirà nel Novembre 1944. 

27 luglio 2020

The Cure, Krishnamurti e l'idolatria


Beh intanto partiamo con della bella musica. Adoro questo pezzo.

I've been looking so long at these pictures of you
That I almost believe that they're real
I've been living so long with my pictures of you
That I almost believe that the pictures
Are all I can feel

Ho guardato cosi' a lungo a queste immagini di te, da quasi credere che siano reali.
Ho vissuto cosi' a lungo con queste immagini di te, da quasi credere che queste immagini  siano tutto cio' che io possa sentire.

Che questa sia l'epoca delle immagini e' fuor di dubbio. 
Mi pare che sempre piu' ci si esprima attraverso esse, e come cultrice di un'arte visuale non posso essere certo del tutto contraria. 

Mi mettono pero' molti dubbi i mezzi - social media -  che ospitano le foto personali.

Cosa avviene quando le immagini diventano il modo principale per raccontare se stessi? 
Quando si sostituiscono all'esperienza dell'altro? 
Allora posso citare i Cure: 
Ho guardato cosi' a lungo a queste immagini di te, da quasi credere che siano reali.

Come posso sapere se il mio amico sta bene, guardando le foto delle sue vacanze su facebook? 
E cosa vuol dire star bene? e' forse questo continuo distrarsi in attivita' mondane, in questo far mostra di se?
Io voglio sapere se il mio amico sta in contatto con se stesso davvero, senza ricorrere a palliativi, surrogati e senza prendersi in giro...e se dovesse prendersi in giro, il mio ruolo e' ricordargli chi e'.
A un certo punto sono arrivata al paradosso di capire se un'amica stava male, dalla quantita' di foto di sorrisi sgargianti, cocktails e parties che metteva in quel periodo....e non mi sbagliavo.

Quando ho eliminato facebook e instagram mi ero gia' accorta di questo inganno: una scissione totale.

Non solo cio' che appare non e' reale (la presunta felicita', la saggezza personale elargita a citazioni, il presunto yoga che sembra diventata una ginnastica un pop porno piu' che una pratica di ascensione spirituale e cosi via) ma non e' reale neanche l'interazione con lo spettatore. Quello che lo spettatore puo' sentire dell'altro (nel bene/male) e' viziato in partenza da una eccessiva fiducia accordata alle immagini.

Ho vissuto cosi' a lungo con queste immagini di te, da quasi credere che queste immagini  siano tutto cio' che io possa sentire.

Succede oggi con le immagini quello a cui Krishnamurti avvertiva riguardo a parole/giudizi/conoscenze. Si incasella tutto nei simboli, e - mentre lo si fa - si perde definitivamente la relazione.

La parola non e' la cosa.

L'immagine non e' la cosa.
E quindi l'immagine non e' la persona.











Che relazione posso avere con un simbolo? Nessuna. Perche' il simbolo e' gia' una mediazione di un rapporto. Lo dice l'etimologia del suo nome.

Ma se io mi rapporto non alla persona attraverso il simbolo, ma al simbolo come persona, ovvero alla persona-simbolo... la relazione e' rotta, si interrompe nella superficie dello schermo virtuale. Posso al massimo metter un like allo show dell'altro.

Cosa vuol dire guadagnare followers e amici di facebook, quando si e' diventati un personaggio? 
e quanto quel personaggio ingabbia la persona, come se le chiedesse di adeguarsi a esso una volta che l'ha indossato, che ha guadagnato un pubblico?

L'attore dunque adesso ubbidisce al suo costume? 

La riflessione di Krishnamurti arriva chiara e limpida.
Come fai a vedere l'altro davvero, se non vi siete entrambi messi al di fuori dell'illusione di conoscervi? Se non rimanete di un'intelligenza viva, mobile, dedita al 100% al presente.

Cosa vuol dire vedere un genitore, un fidanzato, una moglie, un figlio, senza l'illusione di conoscerlo?
Perche dobbiamo ridurre le persone a ruoli, al registro degli eventi passati, a feticci...?
Come posso farmi un'idea di loro attraverso delle immagini? Come posso farmi un'idea di loro - in genere? 

Se uno ha un account instagram da scorrere col ditino...
e "crede" a quel che vede...

... non vi sembra forse questa idolatria?




6 luglio 2020

Eterno




Se io fossi un pianoforte, vorrei che mi si toccasse cosi', perche' e' cosi che le mie corde si sentirebbero riconosciute. 

Credo che in molti lo abbiano pensato, o meglio sentito...ci hai fatto arrivare agli interstizi, li dove i sentimenti non hanno etichette o nomi per decifrarli. I tasti - le sfumature dell'anima - rimasti a lungo immobili, con cm di polvere addosso, che ritornano a vivere col tuo tocco.

E mentre il mondo cambia in direzione sempre piu' robotica e frammentata, e l'umanita' e' spinta a piegarsi, distrarsi o a dimenticar se stessa...mi viene da pensare che non c'e' intelligenza artificiale che possa far quel che hai fatto tu, perche' appartiene al regno dello spirito.

Hai regalato cosi tanta bellezza al mondo....che come si puo' anche solo pensare che tu sia andato via?

Eterno Ennio.
Io ti immagino cosi, in viaggio...verso un nuovo cinema...Paradiso...a far musica... a 4, 6, 8, dieci mani...tutte quelle che trovi...

Grazie