15 gennaio 2021

L'arbre du Ténéré

Ho sempre un po' invidiato la mamma quando rammenta che da piccola, dopo cena, suo padre chiamava a se' tutti i figli e li faceva sedere per raccontargli una storia. 

"Assittativi, ca ve cuntu 'na storia". Una storia che faceva riflettere, con la morale o che faceva far al cervello inversioni di marcia, di quelle che insegnano insomma.

E cosi stasera, dopo averla scoperta, vi racconto io una storia. 

Questa e' la storia di un Acacia tortilis subsp. raddiana. Direte voi, e che e'?

Siccome questa e' l'era dell'immagine, vi faccio proprio vedere di che parlo. Eccolo, e' tipo cosi'.


Ma non e' mica lui eh. Questo e' un altro spelacchiato della famiglia, ma io voglio parlarvi di uno molto speciale. Si chiama l'albero del Ténéré. 

Il nome Ténéré deriva dalla lingua tuareg e significa "deserto". in effetti e' anche il nome di un deserto all'interno del gran deserto del Sahara. Ecco il nostro albero del Ténéré in una foto ricordo del 1961:

Albero del Tenere, 1961 - wikipedia

Era nato nel deserto, vi dicevo, nel Niger uno stato in Africa occidentale, quando il mondo era meno arido di oggi. Via via la terra divenne piu' arida, lui vide scomparire uno a uno tutti gli alberi che gli erano attorno - il gruppo a cui apparteneva - e rimase del tutto solo.

Si trattava di un albero di piccole dimensioni, alto appena tre metri. Da quella piccola altezza non riusciva a vedere se nei dintorni ci fosse un altro albero, con cui far cantare le sue foglie al vento.

E in effetti non c'era niente li', solo un orizzonte di sabbia e pietra. Non c'erano altri alberi nel raggio di alcune centinaia di chilometri tutt'intorno.

La gente che passava se ne accorse ovviamente: iniziarono a chiamarlo anche "l'albero piu' solitario del mondo" per quell' abitudine che ha l'uomo di trovare e dare significati. 

Anno dopo anno, nel vederlo cosi' forte e solo, qualcosa dentro di loro si modificava: inizio' a crearsi nel cuore della gente un senso di rispetto per quell'albero, iniziarono a sentirne la dignita'. All'albero ovviamente non dispiaceva: quando stai per molto tempo solo riesci anche a sentire le intenzioni della gente, anche se non ne comprendi la lingua. E poi quegli uomini e le loro bestie, gli facevano compagnia.

Dovete anche pensare che quella era terra di rotte di intere carovane di dromedari, le cosidette azalai, percorsi di centinaia di km attraverso il deserto di sabbia del Ténéré. L'albero divenne presto un punto di riferimento geografico nella sconfinata terra.

Si racconta che Michel Lesourd, un comandante del corpo degli ufficiali dell'esercito francese specializzato nel mondo musulmano, vide l'albero nel 1939 e scrisse:

«Bisogna vedere l'albero per convincersi della sua esistenza. Qual è il suo segreto? Come può essere ancora vivo nonostante le moltitudini di cammelli che scalpitano intorno ad esso? Com'è che nel corso dell'azalai non capita mai che un cammello disperso ne mangi le foglie e le spine? Perché i numerosi Tuareg che conducono le carovane del sale non tagliano i suoi rami per farne fuochi per preparare il tè? La sola risposta possibile è che l'albero sia tabù e come tale venga considerato dai carovanieri.»

Un tabù, cos'e' un tabù? direte voi. E' sempre un'ottima domanda.

«Vi è una specie di superstizione, un ordine tribale che viene sempre rispettato. Ogni anno l'azalai si raduna intorno all'Albero prima di affrontare la traversata del Ténéré. L'acacia è divenuta un faro vivente; è il primo o l'ultimo punto di riferimento per l'azalai che lascia Agadez diretto a Bilma, o per quello che ne ritorna.»

La carovana, azalai

Durante l'inverno del 1938-1939, scavando un pozzo in prossimità dell'albero si ebbe modo di scoprire che le radici raggiungevano una falda freatica nel sottosuolo profonda 33-36 metri.

Proprio cosi', era alto tre metri, e profondo 33. Da quella profondita' traeva le risorse di cui aveva bisogno. Nei suoi tre metri all'aria esso invece si scopriva al mondo. A volte si chiedeva perche' mai venisse notato cosi tanto per i suoi rami, lui che infondo era piu' profondo che alto! 

A volte l'albero riceveva compagnia, e suo malgrado dava false speranze agli animali che cercavano lì frescura.

Ancora dalle memorie di Michel Lesourd:

"Gli uccelli riposano ai piedi dell'Albero. Attratti da lontano dalla sua presenza, vengono a ripararsi, pensando di trovare acqua e fogliame verde.

Sfortunatamente, è la morte che aspetta. Non è un miraggio, ma ugualmente non è una sorgente dove abbeverano tortore, corvi e passeri che si incalzano.

Lamotte mi ha detto che un giorno una roulotte stava passando vicino alla sua tenda. Alcune tortore volavano sopra la carovana come uccelli marini al seguito di una nave. Alcune di queste tortore proseguirono con la carovana, altre si arresero e atterrarono ai piedi dell'Albero. Erano la manna per i costruttori di pozzi (i costruttori di pozzi che prendevano acqua sotto l'albero, si cibavano delle tortore, Ndr)

Quando ho lasciato il Capo Sgt. Lamotte, stavo pensando al suo modo di vivere nel suo luogo di nascita, la Touraine, noto come il Giardino di Francia. E mi dicevo che tra 20 anni è possibile che il suo nome non venga conosciuto. Ma almeno si merita la medaglia coloniale con citazione. 

Sahara, ho tenuto a ricordo della mia visita una busta contenente una lettera indirizzata al Capo Sgt. su cui era scritto questo indirizzo: Lamotte - Albero di Ténéré."


Proprio così. Incredibile ma quell'albero fece anche da indirizzo!

Il seguente estratto è di Raymond Mauny a Ifan-Dakar, anch egli parte della  Missione Berliet-Ténéré nel 1959:

"La Missione Berliet-Ténéré stava andando direttamente all'Albero di Ténéré il 26 novembre 1959 ed era molto vicina quando hanno deviato per fermarsi a quasi 2 km a ovest, vicino a una carovana di 400 cammelli scortati da numerosi cammellieri. Erano i primi uomini che avevamo visto da quando avevamo lasciato Djanet, dopo aver percorso circa 1066 km. I cameramen e i fotografi non hanno voluto perdere l'occasione di vederli e hanno disprezzato il famoso Albero... Ma molti di noi desideravano vedere l'Albero e vi si spinsero. Non sapevamo che l'Albero avrebbe avuto l'onore di essere menzionato nel Bulletin de liaison saharienne.

Per essere precisi, l'Albero è un'Acacia tortilus Hayne, (kandili in Touareg) situata sulla grande pista per cammelli Agadez-Fachi-Bilma, a circa 70 km vicino a ENE de l'Adrar Azzouager, in una regione piena di sabbia. È un punto incredibile, che è mostrato su tutte le mappe, sebbene ci siano altri alberi nel Ténéré, ovviamente. 

Era sicuramente conosciuto dai francesi prima del 1914, quando iniziarono le prime scorte di azalais. M. Abadie in La colonie du Niger (1927) racconta la sua visita del 29 ottobre 1921: "Il ceppo è interamente ricoperto di sabbia, si vedono solo i rami superiori". Non credo che possa essere vero, perché la superficie della sabbia sembra stabile in questo settore. La prova migliore è il confronto tra la foto scattata dal comandante N. Lesourd nel 1939 con quella che ho scattato da una diversa angolazione, purtroppo, nel 1959. Il livello della sabbia sembra identico e uniforme, i cordoli dei pozzi non lo sono sotto la sabbia.

Oggi esistono due pozzi, separati solo da quattro metri; uno datato 1939 come raccontò M. Lesourd — A profondità superiori a 35 m contenevano, quando ci andammo, più di 4 m di acqua relativamente meno salata rispetto alle altre acque del Sahara.

Uno, interamente rivestito di cemento, fa eco quando si parla. L'altro non è lo stesso. Sul bordo del pozzo c'è un'iscrizione tifinar. Sull'albero sono incisi o scritti a matita alcuni nomi, a parte quello del mio amico della Touraine, Lamotte, connazionale che ha scavato il primo pozzo.

Bisogna anche notare una cosa che mi ha colpito confrontando le fotografie del 1939 e del 1959. L'albero è singolarmente diminuito di volume negli ultimi 20 anni. È stata vittima di un incidente automobilistico; un camion militare, in retromarcia, aveva rotto uno dei suoi rami principali. Questo ramo era stato segato e usato, e il pezzo di tronco che era rimasto era stato tagliato. I rami inferiori visibili a destra della foto del 1939 non sono visibili a sinistra della foto del 1959 scattata sul lato opposto. Non è (l'albero) ancora considerato tabù?

Forse la spiegazione può essere che sembrava essere morto, M. Berliet lo ha certamente esaminato attentamente e ha scoperto un ramo con foglie verdi ...

L'Albero è ancora vivo, ma è seriamente minacciato. Quanto tempo può sopravvivere?

Di ritorno da Agadez, la missione Berliet-Ténéré ha fatto tappa a 75 km a sud-ovest dell'Albero il 3 dicembre per la sosta serale prima di attraversare l'erg in direzione di Gossolorom e Termitt.

Abbiamo scoperto lì diversi strati neolitici e paleolitici nelle colline di sabbia contenenti gusci di lumaca. Quindi, circa 6000 anni fa questa era una terra verdeggiante. L'Albero di Ténéré è l'ultimo discendente delle foreste di Acacia che certamente devono aver ricoperto il paese. 

Una vera reliquia di vegetazione di tempi migliori dove le lumache potevano avventurarsi senza danni per centinaia di chilometri dall'habitat attuale."

E quindi la presenza dell'albero non solo aveva ispirato l'idea che ci fosse acqua e quindi stimolato la creazione di pozzi.... Ma da lì in poi, scavando, si erano trovati fossili di lumache, che raccontavano di una storia misteriosa, di vite e di vegetazioni che altrimenti non avremmo mai immaginato.

E poi come si evince da questo racconto, sebbene i cammelli rimasero (e rimangono) per molto tempi uno dei modi migliori per viaggiare nel deserto, fu con l'arrivo dei veicoli stradali che il destino di quest'albero cambio'. L'esploratore francese Henri Lahote descrisse la sua prima visita all'albero del Ténéré nel 1934, in occasione del primo collegamento automobilistico fra Djanet e Agadez:

«un'acacia con un tronco in stato degenerativo, dall'aspetto malato, malsano. Ciononostante l'albero ha delle belle foglie verdi, ed alcuni fiori gialli». 

Tornò poi a visitarlo venticinque anni dopo, il 26 novembre 1959, con la missione Berliet-Ténéré, ma lo trovò malamente danneggiato dopo che il veicolo aveva avuto una collisione con esso. 

«Prima, quest'albero era verde e fiorito; adesso è un albero spinoso incolore e spoglio. Non lo riconosco più. Aveva due tronchi distinti, mentre adesso ce n'è uno solo, con un ceppo mozzato da una parte, tagliato per il lungo più che segato via a un metro dal suolo. Cos'era successo a questo albero sfortunato? Semplicemente, un camion diretto a Bilma vi era finito contro... ma ha abbastanza spazio per evitarlo... l'albero tabù e sacro, che nessun nomade avrebbe osato danneggiare con la propria mano... quest'albero è stato vittima di un veicolo meccanico...»

Purtroppo l'incidente del 1959 non fu l'ultima volta.

Nel 1973 l'albero venne investito da un camionista libico che - si dice - fosse ubriaco. Come a dire, li dove la coscienza dell'uomo rispetta e protegge, lo stato di incoscienza dell'uomo unita all'inarrestabilita' delle macchine, distrugge.

Chissà che avrà provato il nostro caro albero, se ha detto qualcosa lasciando il suo posto nel deserto!

Anche di allora abbiamo una fotografia:

L'albero del Ténéré, dopo esser stato colpito da un camion, viene caricato su un altro camion e portato al Niamey Museum. Photograph © Roger Balsom, 8 November, 1973.

L'8 novembre 1973 l'albero ormai morto venne trasferito al Museo Nazionale del Niger nella capitale Niamey. Questo e' lo spazio che gli e' stato dedicato, curioso che adesso sia all'ombra.


Nel luogo ove esso si ergeva invece è stata in seguito collocata una scultura metallica che simboleggia un albero. E anche questo è curioso. Il metallo del camion ha lasciato metallo al posto della vita.


Photo by Holger Reineccius, in Wikipedia

Non c'è altro amici, ma anche se è finita non c'è tristezza in una vita vissuta a pieno.

Questa è la sua storia, di un albero-spirito che per il solo fatto di esistere, di come è sopravvissuto alla perdita, al calore, al dolore, per come rifioriva, per il luogo in cui era, e come era visto dalla gente, per le storie che custodiva, e le memorie che ha accumulato, le lettere che riceveva... Non verrà dimenticato. 

Diventato uno col deserto, al punto che tuttora non c'è Ténéré senza albero del Ténéré.




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Fonti e altri racconti qui:

Da: https://web.archive.org/web/20090302094720/http://www.the153club.org/tenere.html

L'articolo seguente è apparso su Revue Bois et Forets des Tropieques n. 153 (sic) gennaio / febbraio 1974 

Il Ténéré è diventato la "zona a parte" (in lingua Targui) ed è talvolta chiamato il deserto nel deserto. Le dune circondano questa regione desertica, tuttavia si attraversa il Ténéré, da ovest a est, è le dune che per circa 700 km. raggiungi Agadez a Bilma, passando per il Pozzo di Tazole, l'Albero di Ténéré e l'Oasi di Fachi.

Gli Azalai attraversano queste dune con le loro carovane di sale, portando il miglio di Agadez da scambiare con sale e datteri di Bilma. A volte c'erano due roulotte all'anno: quella invernale e una più piccola in primavera; gruppi isolati potrebbero essere stati attaccati da banditi e le carovane importanti si sono formate con più di 10.000 cammelli.

Sulle dune si vedeva da grande distanza un'Acacia spinosa appartenente con tutta probabilità alla specie Acacia raddiana detta 'Tafagag' o 'Afaga' in lingua tamachek, con i suoi due tronchi distinti, a forma di 'Y' e ombrellone , nonostante il fatto che la sua altezza non fosse superiore a tre metri.

Solitaria, isolata nella pianura, assolutamente unica, questa sagoma era un punto focale di riposo: la prima, o l'ultima, a seconda della direzione in cui si viaggiava, ed era comprensibile che fosse segnata sulle mappe con caratteri pesanti nonostante il Infatti le dune stesse erano abbondantemente segnate dalle bianche ossa dei cammelli.

(...)

L'Albero di Ténéré avrebbe potuto avere 300 anni. Alcuni studi sugli anelli o una datazione al carbonio 14 daranno forse un'età precisa, ma l'albero in precedenza aveva due o anche tre tronchi. La parte più antica dell'albero sarà la correlazione con il ceppo comune di questi ceppi e non una sezione separata.

... Se l'Albero di Ténéré è stato protetto, forse per diversi secoli, è perché era considerato Tabù dai Touareg - probabilmente per il suo interesse come punto di riferimento e come simbolo di vita - in ogni caso, l'ordine tribale che protetto l'Albero era forte e rispettato."

References:

https://web.archive.org/web/20090302094720/http://www.the153club.org/tenere.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Albero_del_T%C3%A9n%C3%A9r%C3%A9


13 gennaio 2021

Natale "speciale"


Hastings, 2018 ©Maria Cardamone

Di certo Natale 2020 e' stato un po' diverso. 

Forse meglio usare il termine "speciale", come quando il padre del pesce Nemo spiega al figlio che la sua pinna atrofizzata e' qualcosa che lo rende particolare, come un portafortuna. E non per questo lo ama meno. Non so se e' un infiocchettare la cosa (che in tempo natalizio e' comunque appropriato) ma di certo se lo e', e' per un buon motivo...salvare il Natale. Un'emergenza.

Mi vien da pensare che il Natale sia un sentimento, come l'estate, quando i Negrita cantano "L'estate e' un sentimento. E' caldo anche di inverno." (qui) citando a loro volta qualcuno di piu' famoso.

E se e' un sentimento, tocca a noi far qualcosa per proteggerlo, nonostante tutti gli impedimenti che questa pandemia ha messo. 
Questo salvataggio e' solo interiore o riguarda l'esterno? Entrambi. 
Come dentro cosi fuori. Esternalizzare ci permette di vivere in un ambiente armonico col nostro sentire, di comunicarlo agli altri.

A Londra comunque - la Londra "bene" in cui io vivo - le decorazioni non sono mancate. Queste luci sono stata "aria" nelle mie passeggiate nel quartiere e fonte di scoperta... ogni giorno ne spuntava qualcuna nuova, con tanto di cervi luminosi che si muovono, statue di maiali col fiocco, e proiezioni di fiocchi di neve sulla facciata delle case. 
Queste luci sono anche state di ispirazione per mia mamma, cui le ho mostrate in videochiamata per farla "camminare fuori". Lei non voleva neanche fare l'albero di natale..."perche' per ora c'e' troppa tristezza". Allora a sorpresa le ho spedito direttamente le luci da esterno, telecomandate! Ha ceduto volentieri, e cosi un albero si e' illuminato anche in Sicilia.

Questo Natale e' passato, con le sue mancanze, le sue distanze.

Ha messo alla prova la nostra capacita' di reggere ai cambiamenti, ai vuoti... ci ha fatto tirare fuori le risorse per trovare gli stratagemmi che ci aiutassero a star comunque vicini, a far arrivare calore a chi vogliamo bene. Le videochiamate, le poste, i regali multimediali, sono state i primi alleati di chi non poteva raggiungersi.

Hanno chiuso i templi, ma tocca a noi difendere lo Spirito. Perche alla fine Natale e' festa sacra, ma come mi insegno' qualcuno, si ama Dio attraverso le persone

E' un 'occasione per riflettere fuori dal tram tram del lavoro, e per celebrare la vita e le persone che essa ci ha dato per un tempo che non sappiamo. E quanto e' bella l'intenzione amorevole di lasciare un sorriso agli altri... come questa coppia di inglesi a Richmond park il giorno di Natale: nella loro ora di esercizio fisico permesso, jogging con tanto di scampanellata. Babbo Natale e la sua elfa: 


Keep calm, and Christmas on.






4 gennaio 2021

It will feel like home

"Dopo tutto quello che hai passato fino a oggi, quando arriverà non sarà complicato. Non sarà qualcosa per cui devi giustificarti con gli amici, per cui devi aspettare o lottare. 

Sarà come un'onda che lava via tutto, e sentirai che è come casa."

Brani di una conversazione spontanea

3rd January 2021


A quote in the book "The Little book of Courageous Living" by Miki Kashtan





19 dicembre 2020

Force

"Ascolta, ora hai trovato le condizioni in cui il desiderio del tuo cuore può diventare la realtà del tuo essere.

 Resta qui, finché non acquisisci in te una forza che nulla può distruggere. 

Quindi dovrai tornare alla vita, e lì ti misurerai costantemente con forze che ti mostreranno il tuo posto."



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"Listen, you have now found the conditions in which the desire of your heart can become the reality of your being. 

Stay here, until you acquire a force in you that nothing can destroy. 

Then you'll need to go back into life, and there you will measure yourself constantly with forces which will show you your place."

From:

Gurdjieff - Meetings With Remarkable Men

movie (streaming, in English) here:

https://www.dailymotion.com/video/x3trtwx

extract: