19 giugno 2018

La parola e' una traduzione (e va curata col metalinguaggio)

Ogni parola e' una traduzione. Non indica la cosa in sé.
Ha infatti una sua parzialita' diacronica (che muta col tempo) e diatopica (che muta con lo spazio), ed e' portatrice di un filtro cognitivo filosofico o culturale.

In quanto non neutrale la parola si presta ad ambiguita' che talora è sapientamente sfruttata in certi contesti comunicativi.
Un esempio e' il caso della comunicazione che avviene usando un'immagine bella abbinata a un testo negativo, un tipo di comunicazione che causa un paradosso e una confusione nello spettatore poiche' la comunicazione risulta schizzofrenica.
Ti mostro un atollo meraviglioso per immagine e in didascalie ti dico quante migliaia di pesci muoiono all'anno per inquinamento. Grazie e arrivederci: mi resta l'immagine in mente dell'acqua trasparente e colori brillanti, un sottile dispiacere per la didascalia ma poca memoria nel riportare il fatto, nel "vederne" le cause. La realtà così si accetta e si ratifica indisturbata: dopo tutto l'atollo è ancora blu e verde come in un dépliant di viaggi!

E' esattamente il tipo di comunicazione usata dal potere per confondere e assorbire ogni tipo di rivoluzione o indignazione nel popolo.
il rapporto tra immagine e parola non e' bilanciato perche' l'immagine ha un potere di impressione sull'uomo che e' superiore alla semplice parola. Il rapporto potrebbe essere 2:1 a favore dell'immagine, ma forse anche di più,  di certo non è  paritario.
Immagine da: Arancia Meccanica. E' il "metodo correttivo Ludovico" che, nelle intenzioni del governo, avrebbe messo fine alla piaga della criminalità nel Paese. Alex è costretto a guardare immagini di violenza (stupri, pestaggi, ecc) accompagnate dalla musica di Beethoven. Questo genera in lui un senso di nausea ogni volta che vorrà commettere atti criminali, divenendo cosi inoffensivo. E' una sorta di “castrazione psicologica”. Nel libro di Burgess (un po’ meno nella trasposizione cinematografica) ci si chiede se sia lecito, in nome della giustizia, che lo Stato sottragga all’uomo il suo libero arbitrio.  L’autore non ha dubbi: nonostante l’individuo possa commettere crimini atroci, lo Stato sarà sempre un’entità infinitamente più infima e malvagia, in quanto con cinismo e freddezza utilizza la violenza per piegare le coscienze individuali. In un certo senso crea una falsa coscienza, per induzione ipnotica. Fonte di immagine/parte del testo qui

Come per esempio gli scimpanze' imparano nuove tecniche osservando un altro esemplare e copiandolo, cosi il cervello umano registra il visivo in millesimi di secondo, e rimane impresso dal potere delle immagini e dei fatti/esperienze.  
Le parole che spiegano sono gia' una traduzione del visto e dell'accaduto, e in quanto traduzione puo' lasciar spazio a molti errori e fraintendimenti.

Quando questi due aspetti, immagine e parola, non combaciano, anzi cozzano tra di loro, creano confusione nello spettatore e dipendenza acritica all'autorita' che emette l'informazione. Il giudizio critico allora si sospende per un tilt nel cervello che non viene neanche avvertito a livello cosciente.
Allora si pensa che chi ha scattato la foto all'atollo e ha scritto la didascalia ne sa più di me e mi ha davvero informato sui fatti. Semmai ci venisse un dubbio sull'operato del fotografo, subito allora demandiamo il principio di autorevolezza all'ente, testata, governo che ha sostenuto finanziato e pubblicato l'informazione (scatta il classico "l'ha detto la TV, il corriere, il national geographic ecc")
E invece no, non mi ha informato.
La bellezza dell'immagine mi ha disinformato se non mi mostra le cause e gli effetti prossimi di quel che il testo racconta (il racconto visivo dovrebbe contenere i fattori di inquinamento, e le conseguenze sugli esseri viventi per esempio, le testimonianze della gente del luogo).

Questa riflessione, che da fotografa e "fotofilosofa" mi interessa da anni,  si aggancia anche a un post recente di un amico blogger che mi ha colpito (post di EttoreFobo) Ettore cita un autore che dice:

“Parole, pensava.
Il problema centrale della filosofia. La relazione fra parola e oggetto… Che cos’è una parola? Un simbolo arbitrario. Eppure viviamo tra le parole. La nostra realtà è fatta di parole, non di cose. Comunque non esistono cose; una gestalt nella mente. La cosità… Il senso della sostanza. Un’illusione. La parola è più reale dell’oggetto che rappresenta.
La parola non rappresenta la realtà. La parola è la realtà. Per noi, comunque. Forse Dio arriva agli oggetti. Ma noi no.

(da ”Tempo fuor di sesto” di Philip K. Dick – Fanucci Editore)

Seppure capisca e conosca il potere che hanno le parole di disegnare la realtà in cui viviamo e soprattutto quella in cui vivremo... credo molto all'esperienza e alle cose così come sono, come portatrici di significati, prima ancora che abbiano nomi (Shakespeare, Romeo si chiedeva la rosa non avrebbe forse lo stesso odore anche se non si chiamasse rosa?) Decostruendo possiamo anche noi avvicinarci agli oggetti.

Per i buddisti arrivare alle "cose come sono" significa togliere l'unidirezionalita' del pensiero, il filtro mentale, il significato delle parole precostituito. So di strutture mentali che pensano senza parole, senza flusso mentale verbalizzato, ma per immagini o simboli. Si può fare.

Io credo al POTERE VIVO delle cose e alla possibilità contemplativa-emozionale: guardare un fuoco per es. e veder spirito di fiamma che tende sempre verso l'alto, forza che brucia, calore che riscalda, spirito della casa, colore che rinvigorisce, potere che piega e incenerisce ecc. È proprio un buon esercizio veder tutte le sfaccettature che si riescono a trovare.
Credo che le cose si impongano sulle loro rappresentazioni, sebbene le rappresentazioni a volte ce le nascondono (nei regimi totalitari si è spesso negata l'evidenza al popolo, usando le parole, vedi la retorica di Mao per nasconder la carestia, ma questo non impediva di certo alla gente di morire di fame).

Ma rimanendo sul semplice, si dice "fuoco" e lo si circoscrive alla parola, togliendone l'attenzione profonda alle sue qualita' e mille sfaccettature. Se non rimaniamo "liberi" di fronte alla parola, essa totalizza e annulla l'oggetto in se stessa.
Le parole vanno ripulite e curate perche' se ne fa abuso, le si privano delle loro sfumature fino a che perdon i loro significati... e li' accade che le parole si "cosificano", ma invece che oggetti vivi diventano sassi morti ;-)
Ritornando a Guy Debord potrei dire che proprio la "rappresentazione delle cose in parole" ne ha assimilato tutto il loro potere rivoluzionario, libero, creativo.

Anche per le parole si potrebbe dire (senza neanche uso di immagine, ma scrivendo) alla Magritte ..ceci n'est pas...



  "questo non e' un FUOCO" o

 "fuoco (in quanto parola) non e' un fuoco". Infatti non brucia.



Allora che farne delle parole? come liberarle?

In effetti solo dicendo la parola "fuoco", lasciandoti tempo di riflettere,  posso evocare (platonicamente) la tua Idea complessiva di fuoco insieme con le esperienze piu' forti che ne hai avuto. Se la parola invece evoca solo se stessa (come nel caso di una didascalia fuori contesto) siamo arrivati a non dire nulla di importante, ma è solo parlare per parlare.

Ci dimostrava Borges in un suo racconto che una mappa del mondo  scala 1:1 è inservibile perché coprirebbe il mondo stesso: la copia, coincidendo col reale, sarebbe inutile per orientarci. Più si fa esatta e più si svuota di funzione.
Così è  anche per la rappresentazione in parole.

Quindi per curare le parole, bisogna saper di che malattia soffrono, in quali trappole non dobbiamo cadere e come espandere con la ricerca le loro sfumature..in noi che pronunciamo ma anche nelle orecchie di ascolta ( e le traduce per la sua mente)..come si fa? 
Facendo metalinguaggio. 
Usando un linguaggio per spiegare il nostro linguaggio. Parlando del significato che hanno per noi le parole. E imparando a parlare ascoltare e leggere da uno stato di presenza.

A volte il metalinguaggio è un po' lungo,  come questo post...ma spero ne sia valsa la pena. Se faccio le due di notte a buttar giu' queste idee e' perche sogno una materia nuova insegnata a scuola: l'ora di metalinguaggio ed empatia.


Consiglio questo video sulla comunicazione e l'ascolto pulito di Antonio Quaglietta. 
Perche' e' importante? perche' le nostre relazioni interne ed esterne sono fatte dalle abitudini ambientali (schizzofreniche) finche' non impariamo a regolarci da noi. Parla di traduzione ed empatia.

Lascio anche qui un passo dal libro di Marco Guzzi, "Il cuore a nudo" pag. 116-117 sul "punto di emissione da cui parliamo". 
Esser integri internamente e' il modo per non dire falsita'. Una sottigliezza non da poco, che non riguarda i contenuti ma il punto di emissione.







10 giugno 2018

Niente che sia banale


Vide la sofferenza che bevevo una coppa
di dolore e gridai:
“E’ dolce, non è vero?”
“Mi hai preso in castagna”
rispose la sofferenza,
“e mi hai rovinato la piazza.
Come farò a vendere dolore
se si viene a sapere che è una benedizione?”

Rumi





Rumi e' un poeta mistico di origine persiana.
I suoi versi della poesia "Libera la mia anima" sono in parte in questa musica che mi fa da compagna in questi giorni.
La profondita', la dignita' e la leggerezza si combinano in un unisono...

Mi piace questa coppia di musicisti, ci vedo molte cose, che sento "mie".

Credo nella leggerezza di secondo grado, quella che non nasce dalla futilita' o dalla mancanza di dolore. Credo in chi sa dare una consolazione/frasetta non di circostanza, ma filtrata dal suo vissuto.

Credo nelle persone capaci di comunicare a un altro qualcosa in piu' nelle loro giornate,  non solo le loro ambizioni, le ultime news, i desideri indotti o il gossip sulle vite degli altri.

Credo in chi sa parlare a proprio nome. Chi sta attento a non prender in prestito la stima o il biasimo da altri.

Credo in chi sa stare nel suono o nel silenzio, senza per forza dire parole.

Credo nelle persone che oltre a ripeterti quanto gli viene facile parlare con te, si preoccupano a imparare a saperti ascoltare, magari senza proiettare i loro bisogni (che sarebbe, seppur mentale, un'invasione).

Credo che e' bello calcolarsi gli anni non in base ai numeri ma alle cicatrici, e donarsele, senza chirurgia plastica, senza metter maglioni per coprirle, ma riconoscendosi l'un l'altro anche dai segni che contraddistinguono.

Le persone invitate a stare, e che sono nella mia vita, sono cosi'. Sono fatti a mano, artigianali. E ne sento la voce. Ne riconosco i simboli. Sono "casa" e vita reale. Quando si raccontano sono senza veli e fini.

Puo' sembrare frutto di qualita' innata, invece so con certezza: hanno anche loro lottato contro la banalita' e le scuse, i compromessi e le idealizzazioni, le depressioni e le false immagini di se'.

Sono persone che se ancora si autoingannano su qualcosa, sono felici di essere scoperti e svelati da un altro, lo sentono come una cura: il riconoscimento. Sono quelli che se cambiano, lo fanno per diventar sempre piu' se stessi.

Lupi. Mio branco.

7 giugno 2018

Vieni Vuoto.

(Click on Play)



Vieni Vuoto. 
Prenditi tutto lo spazio che sei. 
Ti annuncio col mio ululare.
Le compagne del mio branco seguiranno.
Gia' fiutano nell'aria che qualcosa accade.
In qualche antro di montagna 
qualcuno e' rimasto ferito, o non si trova piu'.
E' un grido che contiene tutto,
tutto il terrore buio, la violenza, che esso sfida.

Niente sara' piu' uguale.
E allora vieni Vuoto.
Prenditi lo spazio che sei
io non ti fermero'
ne' ti riempiro'.

Ti annuncio, col mio ululare.
Mentre ti fai totale,
mi mostri il mio contorno.



(immagine dal web)

5 giugno 2018

stiamo tutti tornando a casa.

L'ultimo libro che ho letto, l'ho letto in piedi.

Volevo far passare una sensazione fisica e il camminare mi aiuta.

Cosi ho preso a legger col libro in mano, in realta' girando nella stanza.

L'ho finito in due ore, non era grande.

Verso la fine sentivo di dovermi sedere, ma mi son detta che sarrebbe stato un peccato. Avrei rovinato una sorta di incantesimo. Cosi' invece, quello e' , e sara' sempre, il "libro che ho letto "in piedi".

E' stato un libro intenso  mi ha colpito da cima a fondo. La frase che mi e' rimasta in assoluto e'stata il concetto che ovunque siamo, in qualunque situazione o eta' ci troviamo comunque...


....stiamo tutti tornando a casa.


Il fatto che non nomina cosa sia  "casa", ma ce la lasci sentire... mi ha dato l'impressione che questa affermazione sia vera, e tanto piu' lo e' tanto meno diamo definizioni, specificazioni, consigli su come leggerla.


Stiamo tutti tornando a casa.
Cercavo la citazione online e ho trovato il riferimento alla casa da trovare dentro di noi, e blablabla...come nel caso dell'albero, che sta in piedi, e in se stesso.

Anche lui sta tornando a casa? ...dov'e' casa sua?
Come fa a tornare a casa qualcosa che non si muove?

Poi ho sentito il respiro che entra ed esce.

Ho ricordato lo stupore di veder l'embrione

e il cuore che pulsa

le foglie che traspirano

i cremati sul Gange che si fanno vento

e la terra che copre di fiori le vite, coi nomi e senza.

Si'.

....stiamo tutti, sempre, tornando a casa.



30 maggio 2018

Improvvisamente



Il 13 maggio mi e' capitato un "improvvisamente".
Guidata da una forza maggiore  che chiamero' "Anima Selvaggia" (come vuole la scrittrice Clarissa Pinkola Estes), sono entrata in un negozio di cartoleria e ho comprato un set di matite da disegno (dalla 2H alla 6B). 

Con mia sorpresa - improvvisamente - ho iniziato a disegnare animali. Non proprio un soggetto che e' in genere al centro dei miei pensieri. In genere quando scarabocchio mentre faccio una chiacchierata al telefono disegno volti, o case e paesaggi abbastanza stilizzati e sempre identici. Dal camino esce il fumo, cosi in casa c'e' qualcuno dentro. Nel paesaggio ci sono almeno due colli, e alcune montagne.

Invece ora e' come se la mia Donna Selvaggia mi chiedesse di riscoprire la naturalezza degli animali, l'istintualita' e la loro dignitosa fierezza. Allora ho disegnato: orso, lupo, gatto, delfino. E continuero' questo trend perche' sento che ha qualcosa da dirmi.

Ho scoperto che gran parte del lavoro sta nel capire di quali forme geometriche e' fatto l'animale, e partire dalla struttura, poi dai dettagli, infine da sfumature, volumi e luce. I tutorial su youtube rendono il disegno accessibile a chiunque.

Disegnare mi rigenera. Quando finisco non sono stanca. Sono come sospesa, piu' contenta del mondo, come se me ne fossi presa cura, sfumatura per sfumatura. D'altronde, queste sono le stesse ragioni per cui mi piaceva tanto da bambina.

Ho anche iniziato a disegnare nei trasporti, che sia treno o bus... ho un taccuino apposito, piu' piccolo e maneggevole... my little sketchbook on public transport. Finisce che arrivo a destinazione senza quasi rendermene conto, e un po' mi dispiace dover interrompere il disegno. Quando devo andar da qualche parte e vedo che ci vuole mezz'ora penso "che bello, posso far un altro sketch".

Io non so cosa sia, questa nuova passione improvvisamente nata. Ma mi e' piaciuto, questo "improvvisamente". In due settimane mi sembra di aver recuperato un pezzo di Anima Selvaggia che stava deperendo, senza nutrimento.

Allora voglio far un grande in bocca a lupo, a tutti gli improvvisamente che vogliano arrivare per arricchirci i momenti di passione e bellezza.



13 maggio 2018

Peccato di tristezza

Mi chiedo se i peccati non siano quasi sempre "sociali"...dettati non tanto dal nostro 1/4 di coscienza indipendente, ma dai 3/4 di coscienza sociale che ci circonda. Infatti a quel che vedo cambiano col passar del tempo, insieme alla societa'.

Ho ascoltato un discorso severo verso una persona triste e ho pensato "adesso esiste il peccato di tristezza".

Piu' passa il tempo e meno vedo tatto verso chi e' triste. L'empatia e' un muscolo che se non esercitato porta superficialita'. 

Intanto gli artisti, anche quelli che avevano un graffio dentro, si trasformano in iper-positivi che pubblicano foto e frasi su instagram del pensiero positivo. Cosi' facendo perdono tridimensionalita' e fascino, e anche quel sano letame che - diceva De Andre' - fa nascer i fiori.

Esser felici è secondo alcuni psicologi un dovere karmico e il risultato di una mente illuminata. E sicuramente e' vero, ma mai bypassando la compassione. 

Invece la visione felice tout court spopola, e si capisce facilmente il perche': tutto si contagia, e nessuno VUOLE essere triste o apparirlo. Come nessuno vorrebbe essere imperfetto, ma per fortuna lo siamo... da questi su e giu', da tristezze e imperfezioni impariamo a guardarci.

Vedo ovunque "dovere di felicità".  Può davvero funzionare? Sembra tutto cosi finto!

Il dolore nascosto, per chi sa osservare bene, traspare: sembra un morto impagliato, una statua di cera, una barbie col sorriso disegnato. 

La societa' dello spettacolo e della pubblicita' sta contagiando tutti in questo: apparire vincenti e ostracizzare il dolore proprio e altrui (o spettacolarizzarlo, che e' comunque la stessa cosa)... ma significa perder il contatto profondo con la propria anima.

Sulla tristezza, invece, credo bisognerebbe cantarci su. Cantare come la vecchia strega Baba Jaga.

Cantarci finche' le ossa scoperte, morse dal cane della vita, non si riempiano di nuovo di carne e sangue, e Vita.



La tristezza la bisogna ascoltare come se fosse un'armonica, la pioggia, il pianto di un cane. Col cuore, senza che la mente commenti la sua giustezza.

15 aprile 2018

...e adesso birra e rock and roll ;-P

8 aprile 2018

Alice Project continua

Mentre trovo e vi propongo questo bel video sulla scuola di Alice Project... 



vi comunico che il mio lavoro fotografico su questa splendida scuola sara' in mostra prossimamente al Circuito Off del Festival Fotografico di Reggio Emilia 2018. 



Inaugurazione 21 aprile 2018, presso Toschi Arredamenti.


30 marzo 2018

Life is something that happens to me.



Life is something that happens to me.
It's something that falls from the sky like this rain, which I cannot avoid. 
It slides quickly away like a landscape in a train window.
Life is made of pictures gone. 
I like to assume I can control things, but I can't. 
I can just use passion in all things I do, in all my attempts. 
I can just fall and stand up again, again, again.. 
wondering the reason of all this, the reason for gaining a position in the world...
while... 
Life is something that happens to me.

M.C. 29/03/2018


La vita è qualcosa che mi succede.
È qualcosa che cade dal cielo come questa pioggia, che non posso evitare.
Scivola rapidamente via come un paesaggio nel finestrino di un treno.
La vita è fatta di immagini sparite.
Mi piace pensare di poter controllare le cose, ma non posso.
Posso solo metter passione in tutte le cose che faccio, in tutti i miei tentativi.
Posso solo cadere e alzarmi di nuovo, ancora, e ancora ..
chiedendomi il motivo di tutto questo, la ragione per ottenere una posizione nel mondo ...
mentre...

La vita è qualcosa che mi succede.

M.C. 29/03/2018


28 marzo 2018

People Help The People



Dio sa cosa quei cuori deboli e ubriachi nascondono
immagino che tu abbia baciato le ragazze e dopo tu le abbia fatte piangere
quelle regine di disavventura dai lineamenti duri
Dio sa cosa quegli occhi deboli e infossati nascondono
un'ardente schiera di angeli in sordina
che danno amore senza volere nulla in cambio

Le persone si aiutano
e se hai nostalgia di casa, dammi la tua mano e io la stringerò,
le persone si aiutano
e niente ti trascinerà verso il basso
e se avessi un cervello, se avessi un cervello
sarei freddo come un sasso e ricco come uno stupido
loro si voltano alla vista di quei cuori buoni

Dio sa cosa quel mondo di poca importanza nasconde
dietro alle lacrime, dentro le bugie
un migliaio di tramonti lenti che muoiono
Dio sa cosa quei cuori deboli e ubriachi nascondono
immagino che la solitudine venga a bussare
nessuno ha bisogno di stare da solo, salvami

Le persone si aiutano
e se hai nostalgia di casa, dammi la tua mano e io la stringerò,
le persone si aiutano
e niente ti trascinerà verso il basso
e se avessi un cervello, se avessi un cervello
sarei freddo come un sasso e ricco come uno stupido
loro si voltano alla vista di quei cuori buoni

Nah Naaah nah nah naaaaahhhhhh oooouuuu
Nah Naaah nah nah naaaaahhhhhh oooouuuu

Le persone si aiutano
e se hai nostalgia di casa, dammi la tua mano e io la stringerò,
le persone si aiutano
e niente ti trascinerà verso il basso
e se avessi un cervello, se avessi un cervello
sarei freddo come un sasso e ricco come uno stupido
loro si voltano alla vista di quei cuori buoni

26 marzo 2018

Cathedral


Within me
there is a majestic cathedral,
a shadowy dusty cave
jutting into the sky.

There is an orchestra,
playing notes of raindrops, flowers,
and sudden fires,
relentlessly alive.

And there is a child
sitting in the middle of all.
Astonished, moved,
unable to speak anymore.





21 marzo 2018

"Fragile" / Ora dello zenzero..

...tra l'altro ottimo digestivo e aiuta il sistema immunitario contro l'influenza. Ma non voglio parlar del te' che sto bevendo adesso.

Forse dopo tante cose fatte, dette, studiate, e una pinta di birra a stomaco vuoto, stasera ho voglia di ritirarmi in un posto comodo, e queste pagine lo sono.

Occasionalmente, oggi ho fissato i volti di quelli che prendono la metro alle 18, dopo lavoro.
Presa la rampa che scende, ho guardato i volti di quelli nella rampa che sale e che spesso fanno caso a tutto tranne che a me.
Ecco se potessi fotografare, in quella rampa di scale sarei Vivian Maier.
Le foto sarebbero vere. Nemmeno rubate. Sarebbe come guardare, non come fotografare.
(Sara' una sottigliezza molto sottile, o sara' quella birra a stomaco vuoto. Ma guardate le foto di Vivian Maier e sara' chiaro).

Beh oggi guardandoli cosi, con disponibilita' piena a sentir quel che i volti mi comunicavano, ho percepito una cosa:
Nella metro, la gente non e' ne' felice ne' triste. Ne' buona ne' cattiva.
Semplicemente fa quel che puo'.
Le maschere, i ruoli... sono loro che portano le persone a lavoro e poi a casa. Si credono di agire, ma sembrano agiti.

Allora ho pensato che la gente della metro, dei vicoli sotterranei per topi in fuga, e' come assente,
proprio perche' e' appena uscita da un grande palcoscenico da cui ogni giorno ricava un ruolo.
Per questo ruolo si annullano di fronte alla moltitudine, senza poter esser totali.
Ho visto entusiasmo, o stanchezza, ma non gioia e tristezza.
Cosi penso...
La vera felicita' e la vera tristezza richiedono riservatezza, una forma di solitudine, di lusso.

Un uomo che prende la metro non puo' esser ne' l'uno  ne' l'altro pienamente.
Puo' essere uno che se la cava, che gira nella giostra di scale mobili, tra porte scorrevoli.
Che si presenta bene. O alternativo. Ma comunque "che si presenta".

Bisogna decostruirli per vederli davvero.
Bisogna togliere la valenza di finction che vale anche per il teatro, cioe' quella regola che fa si' che anche se tutti sappiamo che l'attore non e' il suo personaggio ma e' travestito da, noi ci crediamo e la rappresentazione funzona in virtu' di questo.

Anche se sembrano, quelle persone non sono pacchi amazon su un nastro conduttore.
C'e' una sostanza in ognuna, che le rende speciali.
E mentre loro se ne vanno cosi', pero', vestiti da pacchi, mi chiedo se lo sentono dentro questo potenziale. Tolto il tacco, tolta la cravatta.
E mi chiedo come possano volontariamente ignorar l'uno l'altro che ce l'hanno scritto in faccia, come sui pacchi, la parola FRAGILE.

E chissa' se qualche sguardo che incrocia il mio se ne accorge, di come li sto guardando.
Che anche se non li conosco, li vedo senza ruolo, con equanime benevolenza, apprensione, a tratti compassione. E non metto divisione: mentre guardo fuori sento le stesse dolci cose per me.

La sento la mia scritta FRAGILE.
Ma ci credo solo finche' mi vesto da pacco e mi dimentico quel che sono veramente.

(Sara' la birra nel pomeriggio. Non mi sono ancora abituata alle abitudini inglesi.)

14 marzo 2018

Chiunque l'abbia scritta...

“Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi  e che ti penso.

Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.
E mi manca saperlo”.

“Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?”.

Mi piacerebbe riuscire a cercarti .
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano.

E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso ma non ti cerco."

Anonimo



Questa poesia e' stata attribuita, pare erroneamente, a  Charles Bukowski ma sembra che in realta' sia di un Anonimo. 
Trovo perfetto il fatto che non se ne conosca l'autore. 
Insomma che sia qualcuno a cui possiamo pensare ma che non possiamo cercare
Non ho mai dimenticato quando il prof di filosofia Longo disse in classe: 
l'anonimo e' un uomo libero.

10 marzo 2018

Mese di musica


"Ascoltare la musica, anche nelle sue parti "negative" e sonorita' scure, permette di esprimerle, di sentirle in se'." dice Charles, musicista jazz. Di lasciarle fertili, dico io. Son semi che sprofondano nella terra, spariscono innocui, e un giorno magari daranno germogli e frutto.



Un invito last minute di un amico e una piacevolissima serata a un concerto d'opera mi ha fatto innamorar ancor di piu' della nostra lingua sonora. Il direttore d'orchestra ha sorriso tutto il tempo e ogni tanto saltellava! La soprano Jacquelyn Stucker ha piacevolmente colpito tutto il pubblico per la sua spigliatezza, faccette divertenti e ammiccamenti, che hanno mostrato a tutti che l'Opera non e' vecchia e fatta da vecchi, ma puo' esser giovane, dinamica, irriverente. La sua presenza scenica e l'espressione dello strumento musicale piu' singolare e unico che c'e' - la voce - mi hanno fatto sentire quanto e' bello esserci nel mondo con tutto il corpo, esprimendosi pienamente, potentemente. Incarnare i ruoli con presenza scenica.
E' magico poter veder una voce umana toccare note che penseresti... impossibili... e' bello che si esplorino i confini dell'armonia, li' dove il suono non si spezza definitivamente, ma raggiunge il suo margine di perfezione.



Ascoltavo di recente una conferenza di Igor Sibaldi che diceva di come spesso sminuiamo la bellezza senza accorgercene. Tendiamo a far paragoni per esempio, "somiglia a quell'altra cantante". Succede perche' dobbiamo subito equiparare la bellezza a qualcos'altro come per ridurla. Anch'io l'ho fatto in quel momento, senza capire subito il perche'. 
Capita spesso che non sappiamo star con la bellezza a lungo, guardarla come eccellenza, reggerla...vuol dire lasciare che ci cambi. E' questo che succede, se le lasciamo spazio. 
Troviamo i pezzi del "potremmoessere" che ci mancavano. Diventiamo subito bellissimi.

4 marzo 2018

Morning song


Questa musica al mattino e' una buona sveglia.


3 marzo 2018

a quote from Shantaram (book)

(...) and when he wasn't smiling there was a weary shadow that closed over his eyes. It was as if he'd sealed  shut some doors in himself,  and stood guard over them, with his eyes alone.


(...) e quando non sorrideva c'era un'ombra stanca che si chiudeva nei suoi occhi. Era come se avesse chiuso a chiave alcune porte dentro se stesso, e fosse rimasto loro di guardia, con i suoi occhi soli.

28 febbraio 2018

Il cuore nudo di Marco Guzzi

Ieri  in aereo ho divorato un piccolo libro. Ci ho volato dentro per tre ore.
Adesso mi mancano le ultime 30 pagine da leggere e mi sono fermata per esser sicura di non star sciupando il libro. Gia' mentre lo leggevo, pensavo: lo rileggero'.

Tutto cio' che trasmetto qui in queste pagine di blog viene da qualcos'altro, che sia vissuto, studiato...o a me arrivato in qualche strano modo.
Il libro che sto leggendo ora per esempio sta dietro il post del 17 FEBBRAIO 2018 "Impresa impossibile?" Dal libro infatti ho preso la citazione di E.A. Poe, che serve a spiegare il titolo:

Marco Guzzi, Il cuore a nudo. Collana Crocevia, ed.Paoline.

Si tratta di un dialogo con Dio, un diario intimistico. 
Se si vogliono cercare un paio di precursori, Sant'Agostino delle Confessioni e Neale Donald Walsch di Conversazioni con Dio.

Ma ogni libro/uomo e' diverso. La scrittura di Guzzi e' quasi un giornalismo nuovo, propone informazioni che servono a tutti, proprio mentre sta cercando quelle utili a lui. E lo fa con la Fonte piu' autorevole, un Dio concepito come accoglienza e saggezza senza fine.

Quando Guzzi chiede, non vuole sapere Chi Cosa Dove... ma Come e Perche'. 
Non cerca la risposta su qualcosa di esterno, ma il come e perche' dei suoi processi interni, in modo che, una volta avute queste risposte piu' profonde, possa porsi dinanzi alla vita esterna, quale che essa sia, come Integro, forte, umano, felice.

Non cerca di andare altrove, di esser altro da se', o come spesso accade...finta maschera.
Cerca di incarnarsi.
Di essere non diviso e conflittuale, ma integro e felice qui, sulla Terra.

Guarda caso il prossimo capitolo che leggero' si intitola cosi':
La misura del dire. L'incarnazione.

Caro Guzzi, che dolce e' il tuo modo di invadere il cuore degli altri, mentre da Lui ti lasci invadere il tuo. Sin d'ora infinite grazie, perche' hai incarnato una via, lasciato una traccia. Mi viene da citare moltissimi passaggi. È il segno che mi sento compresa e di comprendere.

Per tutti un vivo consiglio a sfogliare questo libro.
Comprate il libro e un biglietto aereo, ascoltatemi, abbinàti stanno benissimo. Bisogna sospendersi in alto mentre si legge.
Sara' impossibile non sentire che l'uomo sta parlando per tutti noi. Impossibile non scoprire che esistono davvero risposte alle nostre domande che sono gentili, e provengono da un punto d'Amore senza condizioni.

http://marcoguzzi.it/

23 febbraio 2018

Ora del gelsomino #2


Ora del gelsomino 2, la vendetta.

No vabbe', e' l'ultima piramidina della confezione di te'. Dovro' comprarlo.

Sono rientrata a casa stanotte e ho trovato in stanza il profumo dei fiori freschi, adesso anche quelli chiusi si sono aperti e sono al massimo del loro altruismo olfattivo. 
Ho preso l'abitudine di comprarmi i fiori di tanto in tanto. Non era mia abitudine prima. Adesso li compro e li dedico alle mie parti interne, tutti i piccoli io che non si son sentiti accuditi e considerati a dovere.

"Li ho presi per noi", gli dico. Cosi' questi "piccoli io" stanno buoni e non si incazzano.

Roby mi ha insegnato un metodo per dialogare con le parti interne con tenerezza.
Mi sento un tipo piuttosto strategico: ho in qualche modo deviato il percorso di un'amica, tanto che ha fatto formazione da psicologa, e ora mi ritornano i benefici: non devo andare dalla psicologa, arriva lei. Effetto boomerang. O se preferite karma.

E parlando di dialogo stasera la mia riflessione va sull'ascolto, e a due aspetti che ho notato in chi ascolta veramente:
- spazio negli occhi, come se non mettessero un limite alle cose che possano aspettarsi.
- il ritmo/ascolto durante una conversazione.

E questo mi conduce col pensiero a una serie di video di Scardovelli (psicologo ma anche musicista) sul tempo-ritmo che assumiamo nel parlare, nel vivere, nel linguaggio non verbale del corpo. 

Quando siamo in presenza di una persona con un tempo ritmico armonico  o con coerenza, tendiamo ad accordarci di conseguenza, o a trovare nei silenzi il nostro ritmo per esprimerci.

E allora ecco, non sto parlando solo di tempo-ritmo, ma di vuoto in un senso positivo. Il vuoto benefico che lasciamo (facendoci meno protagonisti) affinche' l'altro si esprima, quando e come vuole, per come realmente e'. 
Lasciare, nello sguardo e nelle frasi, un vuoto non giudicante, non intriso di commenti, in cui l'altro possa sentire che ha diritto a esistere e ad esser accolto.

Stasera ragiono su tempo-ritmo, vuoto, ascolto

Mi ritorna in mente anche il  maestro zen Thich Nhat Han quando parla di "deep listening" l'ascolto profondo: quando tu ascolti col solo intento di aiutare lui/lei a svuotare il suo cuore.
E' una pratica. Ci vuole allenamento e dedizione.

E come si inizia? Un colpo alla botte e uno al cerchio. Intanto ascolto profondamente le mie parti interne, visto che e' l'ora del gelsomino. 
Domani mattina incontrero' una parte di umanità, e magari avro' fatto dentro di me abbastanza spazio per lasciargliene.



21 febbraio 2018

L'ora del gelsomino

Nella notte arriva un'ora che io chiamo "ora del gelsomino".
La chiamo così perché è il momento della sera, prima di dormire, in cui bevo lentamente il tè al gelsomino...e tutto si scioglie in un gesto zen senza pensieri.
Oppure a volte metto un paio di gocce di olio di gelsomino sulle mani perché voglio addormentarmi in un odore che sa di gentilezza e candore, oltre che di Sicilia. E quell'odore mi tiene ancora sveglia a pensare.
L'ora del gelsomino è l'ora in cui so che dovrei dormire ma non ho nessuna voglia di farlo. Come questo momento. L'ora perfetta per la creatività o semplicemente l'ora in cui il fatto che esisto viene contemplato e non bypassato come un dato di fatto. Tazza calda - dita - corpo - respiro - pancia - respiro. Odore di gelsomino.

I fiori bianchi non hanno pensieri.
Una viola. Un biondo narciso. Un civettuoso ciclamino. Loro hanno colori e pensieri, basta guardarli e sai che tipi sono, che pensano.
I fiori bianchi no.
Non lo sai che pensano.
Sai che ti sentono perché se guardi un fiore bianco riesci a sentirti meglio tu...se guardi un fiore bianco riesci a sentire la tua voce.... e questo accade perché il fiore bianco ha una tenera empatia, e niente pensieri.

Se incontriamo una margherita, le  chiediamo mi ama o non mi ama: scopriamo a due petali dalla fine quanto ci dispiaccia la risposta, o quanto poco importi.
Ci rimane in mano il giallo centrale. I petali bianchi sono andati via, senza pensieri, ma andandosene ci hanno risposto  con la loro empatia a una domanda che non avevamo fatto ad alta voce: "io l'amo o non l'amo?"

Son così i fiori bianchi, ti guardano dentro. Ti specchiano. Ma non lo fanno con crudezza anzi,  ingentiliscono tutto.
Persino una rosa sembrebbe più spinosa e ostica senza bianche nuvole di fiori settembrini a farle da velo attorno.
E poi i fiori bianchi non hanno alcun dubbio sulla  dignità della Vita (senza eccezioni), come gli alti gigli: aroma dolce, senza perdere un contegno regale.
E il gelsomino? con i suoi cinque petali a stella, sembra fatto per rampicarsi tra i capelli...sembra le perle nella "chioma di Berenice".
Il cielo notturno è pieno di gelsomini, è un campo di gelsomini. Pensate alle stelle come fiori che sbucano fuori, bianchi. I capelli sono neri.

Ecco cosa succede nell'ora del gelsomino.
Io penso "a rampicante" da un punto all'altro e mentre mi addormento scivolando in un'altra coscienza, qualcuno magari guarda il cielo.
Non sa niente dei fiori bianchi, ma guarda il cielo stellato e per un attimo  riesce a sentirsi, a saper cosa prova. Gli è successa l'empatia. Non lo sa, ma una parte di sè lo sa.
 È l'ora del gelsomino.





17 febbraio 2018

Impresa impossibile?

"Se qualche ambizioso accarezza l'idea di rivoluzionare con un colpo solo l'universo del pensiero, delle opinioni e dei sentimenti umani (......) non deve far altro che scrivere e pubblicare un librettino. 
Il titolo sarà semplice, poche parole di uso corrente : Il mio cuore messo a nudo.

Che fosse questa un'impresa impossibile, lo afferma E.A.Poe, autore delle righe appena lette, che infatti continua cosi': 

 "Ma poi il libretto dovrà tener fede al titolo. Nessuno avrà mai il coraggio di scriverlo. 
Nessuno saprebbe scriverlo, se pure avesse il coraggio".

E se quel libro... fosse fatto di immagini? 

Quante e quali immagini basterebbero a metter a nudo il proprio cuore?

Questa e' una domanda da fotografa presumo...e ha la speranza che e' propria dei sogni.



4 febbraio 2018

Bianca.

Chiara dice che questa canzone l'ha sempre fatta pensare a me.


Gia'

Se c’è una cosa che è immorale è la banalità


24 gennaio 2018

Rileggersi / amici per sempre

E' "atroce" poter rileggersi.

Questi contenitori digitali sono pieni di email, ricordi, vita vissuta. Noi procediamo, loro restano. Sono come dvd che puoi rivedere in qualsiasi momento: mentre li rileggi e' come se premessi PLAY: ti vedi tu, com'eri, con chi eri, come vedevi.
Le cose che hai scambiato. Le confidenze, le immagini, gli odori.

E' un'atrocita' bellissima, piena di poesia.

Rileggersi aiuta a vedere cosa e' andato via e cosa e' rimasto. E che tutto ha la sua dignita'.





Mi e' piaciuto un commento di un utente youtube sul film HER:

"Un film su una cosa artificiale che crea una connessione emotiva con te era, essa stessa, una cosa artificiale che creava una connessione emotiva con te.
In un certo senso, il film era Samantha." 
Eppure immagino, che dietro il film, come dietro alle intelligenze artificiali e ai commenti sulle piattaforme online...dietro, dico, a volte molto dietro, ci siano pur sempre solo le persone.


4 gennaio 2018

An order of truth

Leggendo il libro Shantaram, al terzo capitolo, mi imbatto sull'impossibilita' di intervenire che sente chiunque possieda un filtro di coscienza (e una cultura diversa) vedendo certe scene in India.


The starving, the dead, the slaves children.


Quando capisci cosa significa per loro, dare via un figlio come schiavo, ma salvarlo alla fame e morte sicura. I contorni di giusto e sbagliato si estendono fino a includere tra i motivi una serie di cause ed effetto che non sei sicuro di poter (e come) fermare. Certi luoghi, certe storie, sono come uno schiaffo che ti riporta alla realta'. Mi e' piaciuta questa riflessione di Gregory David Roberts, e la voglio lasciare qui:

"C'è una verità più profonda dell'esperienza. È oltre ciò che vediamo, o anche ciò che sentiamo. È un ordine di verità che separa chi e' profondo da chi e' semplicemente furbo, e separa la realtà dalla percezione. Siamo impotenti, di solito, di fronte a questo; e il costo di saperlo, come il costo di conoscere l'amore, a volte è più grande di quanto qualsiasi cuore possa volentieri pagare. Non sempre ci aiuta ad amare il mondo, ma ci impedisce di odiare il mondo. E l'unico modo per sapere quella verità è condividerla, da cuore a cuore, proprio come Prabhakar l'ha detto a me, proprio come te lo sto dicendo ora. "

“There's a truth deeper than experience. It's beyond what we see, or even what we feel. It's an order of truth that separates the profound from the merely clever, and the reality from the perception. We're helpless, usually, in the face of it; and the cost of knowing it, like the cost of knowing love, is sometimes greater than any heart would willingly pay. It doesn't always help us to love the world, but it does prevent us from hating the world. And the only way to know that truth is to share it, from heart to heart, just as Prabhakar told it to me, just as I'm telling it to you now.”

― Gregory David Roberts, Shantaram