15 ottobre 2018

Treno per Lisbona...

"Se è così, se possiamo vivere solo una piccola parte di quanto è in noi, che ne è del resto?"

https://youtu.be/NlW5tceRtCI

"Lasciamo sempre qualcosa di noi quando ce ne andiamo da un posto, rimaniamo lì anche una volta andati via e ci sono cose di noi che possiamo ritrovare solo tornando in quei luoghi, viaggiamo dentro noi stessi quando andiamo in posti che hanno fatto da cornice a periodi della nostra vita, non importa quanto questi siano stati brevi."

- Amadeu de Almeida Prado / writer Pascal Mercier "Treno di notte per Lisbona"

8 ottobre 2018





मेरी तकदीर में एक भी ग़म नहीं होता... अगर तकदीर लिखने का हक़ मेरी माँ के पास होता


19 settembre 2018

La bellezza ti guarda


La bellezza ti guarda,
e' lei che ti fissa, magnetica, per farsi guardare.

Ti fa sentire fuori posto,
ti fa fare silenzio.
E ti mette, a un tratto, in ordine.


La bellezza ti ascolta,
e ti richiama.

Non aspetta 
che tu smetta di far rumore.


Non si cura di chi c'e'.
Lei canta
"accorgiti di me"
e vuole che tu sia totale.


E' cosi' che ti salva, 
sottraendoti un attimo alla volta
al tuo caos di oggetti solitari.


Resta impreparato,
ma sii pronto a incontrarla.

La bellezza ti guarda, ti ascolta, ti chiama,
come  anima sua,
anima mia.


6 settembre 2018

https://youtu.be/0Uu750LG7U0

Lo sbadiglio di uno che passa a un altro è tra i  comportamenti istintivi che ci ricordano che ciò che è vicino ci contagia, ha un effetto plasmante.

Accade continuamente, nel bene e nel male, di emulare,  doppiare, accordarsi al contesto.

E per questo istintivamente ci avviciniamo a certe persone e altrettanto istintivamente ce ne allontaniamo, in base all influenza che insieme produciamo.

Nessuno sbadiglio dura per sempre.

Ecco che bisogna distinguere l'identità dal comportamento.  Gli sbadigli non sono la persona che sbadiglia.

4 settembre 2018

Freedom

I have built my freedom, a grain of sand at a time.
I eradicated family bitter roots: by burning them I made incense for sacred rituals of awareness.
From screams of neighbors I made a carpet of wise silence. The blood bond has become a thin cord
from which hangs the lamp of  thoughts and feelings still acceptable.

Once I was born I was a name, an expectation, a role. I have changed image of me in the frame,
my wishes in the vase for flower, role in my chair, even my name outside the front door.

I made and unmade all, like a sand mandala, building a decorated floor inside the circle of life.
I became a cartographer of myself, turning cardinal points, changing languages, moving inner and outer borders.

I have fighted cold wars fearing death and friendly fire, given asylum to the enemy, served a mysterious commander, signed some truces with myself.

I have built my freedom, not as a free space but as a sandcastle and still I know this is not my home.

There is a bigger freedom which blows on sand as on birthday candles, with that secret wish that will create another sandy freedom, somewhere, one day.


MC
London  4/09/2018

1 settembre 2018

Poesia di Eduard Asadov

Molti sono coloro con cui si potrebbe andare a letto,
Pochi quelli con cui si desidera svegliarsi...
Voltarsi al mattino prima di abbandonarsi,
E salutare con la mano, sorridendo,
Preoccuparsi tutto il giorno, aspettando delle notizie.
---
Quanti sono coloro con cui si puo' soltanto vivere
Bere al mattino un caffe', parlare e discutere...
Con chi si puo' andare pure al mare,
E come si deve - nel bene e nel male
Stare insieme...Nel frattempo non amare...
---
Troppo pochi sono coloro con cui desidera sognare!
Guardare insieme nuvole brulicanti nel cielo,
Scrivere parole d'amore sulla prima neve.
E pensare solo a quella persona...
Riempiti di felicita', senza chiederne di piu'.
---
Troppo pochi sono coloro con cui puoi stare in silenzio,
Chi ti capisce e comprende al volo
A chi non dispiace regalarti i suoi anni,
E per chi tu saresti in grado- come ricompensa-
Subire ogni dolore e pena...
---
E cosi si tira per le lunghe-
Ci si incontra facilmente, poi ci si lascia senza dolore...
Ed e' perche' ci sono molti con cui si potrebbe andare a letto.
E pochi quelli con cui si desidera svegliarsi.
---
Molti sono coloro con cui si potrebbe andare a letto,
Pochi quelli con cui si desidera svegliarsi...
E la vita passa come una perdita di tempo,
Spostandoci come una divinazione sul piattino.
---
Ci agitamo: il lavoro...la vita...gli affari...
Chi vuol sentire deve ascoltare,
Perche correndo vedi solo i corpi,
Fermatevi...per vedere l'anima.
---
Scegliamo con il cuore della mente,
Temendo di scambiare un sorriso,
Affidando l'anima solo a quelli
Con cui si desidera svegliarsi...


 Eduard Asadov

27 agosto 2018

Words. Windows or walls.


Una mia traduzione di questa poesia...
Il maschile/femminile qui e' del tutto ininfluente, essendo l'originale in inglese.

Le parole sono finestre (oppure muri)

Mi sento così condannato dalle tue parole,
mi sento giudicato e respinto,
prima che vada con l'idea di averti compreso
Era davvero questo che intendevi dire?

Prima che io alzi le mie difese,
prima che parli dal mio stato di dolore o paura,
prima che io costruisca un muro di parole,
dimmi, ti ho davvero ascoltato?

Le parole sono finestre, oppure muri,
ci giudicano in un processo o ci ridanno la libertà.
Quando parlo e quando ascolto,
possa la luce dell’amore splendere attraverso me.

Ci sono cose che ho bisogno di dire,
cose che per me significano tanto,
se le mie parole non servono a chiarirmi,
vorrai tu aiutarmi a liberarmi?

Se e' sembrato che io ti abbia sminuito,
se hai sentito che non mi importasse,
prova ad ascoltare al di la' delle mie parole
i sentimenti che noi condividiamo.

Ruth Bebermeyer



Words are Windows (Or They’re Walls)


I feel so sentenced by your words
I feel so judged and sent away
Before I go I got to know
Is that what you mean to say?

Before I rise to my defense,
Before I speak in hurt or fear,
Before I build that wall of words,
Tell me, did I really hear?

Words are windows, or they’re walls,
They sentence us, or set us free.
When I speak and when I hear,
Let the love light shine through me.

There are things I need to say,
Things that mean so much to me,
If my words don’t make me clear,
Will you help me to be free?

If I seemed to put you down,
If you felt I didn’t care,
Try to listen through my words
To the feelings that we share.

~ Ruth Bebermeyer
(from the book Nonviolent Communication – A Language of Life)



26 agosto 2018

20 agosto 2018

Con la parte destra del cervello



Questo e' un blog, e un blog e' fatto di parole. Anche se questo video io lo guardo e lo "sospendo", e basta. Perche' esso vola. 
E vorrei che per un momento la realta' fosse di per se', e un po' meno "per me".

Ecco la colonizzazione della realta'. Lo diceva Borges e i miei amici geografi-filosofi. Quando tutto e' mappato, tutto ha un nome. Lo spazio per vivere e reinventare...dov'e'?

Quando tra me e l'oggetto osservato, involontariamente ovvero per forza d'abitudine, c'e' un insieme di parole, ricordi, tempo, emotivo, interpretazioni, paure che si interpone.... come faccio a vedere  davvero quella cosa?

Li' io non sono INSIEME alla cosa osservata ma insieme all'immagine che ne ho, 
anzi e' quell'immagine che mi impedisce di incontrarla per davvero (qui cito Krishnamurti, video sotto).

Mi sto accorgendo di molte cose..tra tante vie spirituali, libri filosofici, arti marziali orientali, tra le lezioni di disegno, mi accorgo che potrei iper-sintetizzare la massima comune necessita' a cui tende la ricerca umana in varie culture con:

Ridare pace  e piu' campo alla parte destra del cervello.

Un'intelligenza di sintesi preverbale.

Questo video va guardato cosi, con la parte destra del cervello.

E se la parte sinistra non ve lo consente e chiacchiera troppo, allora lasciate tutto, cambiate Paese per dover imaparare da capo a parlare in una lingua diversa, iscrivetevi a un corso di disegno con sabbia colorata di figure geometriche che distruggerete da li a poco. Fate qualcosa di inutile e inconsueto che la vostra posizione sociale, il vostro sinistro cervello, non approverebbe. Sospendetelo. Stand by.

---

Chissa' con quale parte del cervello quegli uccelli sanno danzare insieme.
Il fatto di non dover formare in aria qualche figura che abbia significato... e' una liberta'. Il fatto di non dover seguire una coreografia ma solo farla insieme.

Nel guardarli la nostra parte destra del cervello si attiva, perche' la sinistra non trova appiglio.




9 agosto 2018

Il sogno delle 5 del mattino non era stato invitato, ma so che mi e' amico, infatti e' un po' brutale, amico vero e diretto come non se ne trovano molti. Ad ogni modo mi suggerisce tra le altre cose che sono libera. Posso decidere se stare ancora a letto o svegliarmi allo stato di veglia gia' raggiunto. La finestra e' aperta, la tenda chiusa. Dopo giorni di afa finalmente piove.  Ora ti riconosco estate inglese! Mi alzo. Apro la tenda, chiudo la finestra. La temperatura e' dimezzata, dai 31 gradi di ieri ai 16 di oggi. 
La felpa, maniche lunghe ad agosto! Qualcosa di piacevole sta nell'imprevedibilita', nel cambiamento. L'odore del bagnato per strada e' stucchevole. Lavanda. Rose, cacca di cane. Tutto ha diritto di esprimersi olfattivamente oggi. Come un re che ratifica le leggi promulgate dal governo, anch'io ratifico. Sto con l'esistente, le leggi di questo mondo mi arrivano come casualita' fuori controllo e dalla mia volonta' decisionale. Tutto ha un perche' e un per come, che io lo sappia o no. Ora so perche' i sassi bagnati appaiono piu' lucidi secondo le leggi della fisica, e come conseguenza oggi li guardo di meno, come nel pudore di conoscer ormai qual'e' il loro segreto per farsi notare.
La signora polacca a lavoro ha una collana che ricorda l'universo. Mi dice che ognuno ha il suo destino, in un discorso in cui poteva entrarci poco. Mi chiedo se ce l'abbia con me. E se il suo destino implichi dirmi questa frase, oggi. 
Accenno i miei si e sorrisi di compiacenza che uso con la specie umana quando dice ovvieta', consigli o inesattezze. Si in pratica li uso sempre, tranne quando qualcuno parla di esperienze e scoperte. Con quelle ho sempre entusiasmo e le persone mi sembrano vive per davvero.
L'Inghilterra non lo sa, ma e' un posto di Hone e Tatemae. Sono due concetti giapponesi: "honne" indica il vero pensiero, quello che si vorrebbe veramente dire e che hai nel cuore (parola formata dai kanji 本 (vero) e 音 (suono). Tatemae invece indica il comportamento che bisogna tenere in pubblico perché sarebbe sconveniente dire qualcosa in modo diretto. In poche parole è la “facciata”, “l’apparenza” di una persona (infatti la parola  è formata dal kanji 建 (costruire) e 前 (davanti). Vivendo qui sto facendo un corso intensivo di Tatemae, ma in realta' spesso faccio esplodere il mio Hone. Che la gente veda le emozioni e si sgomenti.
Grazie al cielo piove anche dopo lavoro.  Posso comprare una tavoletta di cioccolata peruviana all'85%, mettermi qui a scrivere senza dire poi chissa' che, ascoltare buona musica mentre fuori suona goccia a goccia...e sentire.

6 agosto 2018

The Wizard of Oz: A heart is not judged by how much you love; but by how much you are loved by others.

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The Wizard of Oz: As for you, my galvanized friend, you want a heart. You don't know how lucky you are not to have one. Hearts will never be practical until they can be made unbreakable.

The Tin Man: But, I... I still want one.

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 Dorothy: Goodbye, Tinman. Oh, don't cry! You'll rust so dreadfully. Here's your oil can.

The Tin Man: Now I know I've got a heart, 'cause it's breaking...



1 agosto 2018

Con chi e' Glenn Gould?

Se volete saltare gli (interessanti) preamboli in inglese sui diversi modi di eseguire (interpretare) uno spartito fatto di note ma che non da' "indicazioni di esecuzione"....se lo volete saltare, dicevo, andate  direttamente al minuto 05:07, e meravigliatevi a guardare/sentire la performance di Glenn Gould, Bach's Keyboard Concerto No. 1 in D minor.

Io mi chiedo "con cosa e' un tutt'uno il pianista?" "Con chi e'?" 
E provo a dare risposte...
Con se stesso e il fondo del suo cuore, con Bach come se lo avesse amato e capito, con l'orchestra con cui va in perfetto sincrono, e  il direttore che non "dirige" ma e' anche lui "insieme", con qualcosa che e' un istinto di un altro mondo, col suo proprio respiro che da' il tempo alla sua musica, con la parte del cervello che legge e identifica le note e quell'altra parte del cervello che le assembla in un grande tappeto musicale come un pezzo unico?
Non lo so, ma chiunque puo' vedere che qui sta succedendo qualcosa.


 

28 luglio 2018

uh.

"Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia con un pugno in testa, perché mai lo leggiamo? Perché ci renda felici [...]?
 Mio Dio, saremmo felici lo stesso, anche senza libri, e i libri che ci rendono felici, quelli, all’occorrenza, potremmo scriverli da soli [...].
Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi. Di questo sono convinto."

 Franz Kafka, Lettera a Oskar Pollak

26 luglio 2018

Spingendo i nostri limiti quotidianamente siamo in grado di superare quelle paure che ci impediscono di avere il pieno possesso della nostra esistenza.

Angelo D'arrigo


By pushing our limits daily we are able to overcome those fears that prevent us to have full possession of our existence.

Angelo D'arrigo

 

23 luglio 2018

"Ognuno ha il suo Everest"





Diceva cosi' Angelo.
Ed io da anni torno a lui, quando ho bisogno di sentire un senso, l'impegno, il coraggio, la commozione. Lui era un'aquila che sapeva volare alto. Ho volato anch'io in parapendio con i suoi amici e affetti, sulla mia Sicilia. La notte seguente non sono riuscita a prender sonno tanta era l'emozione. Aver volato almeno una volta nella vita, in volo libero.
E torno ad Angelo, quando sento che mi manca aver lo sguardo lungo su un orizzonte distante.
La natura. La ricerca di una ricchezza che non si dimostra in modello di automobile, ma in quel che contiene. Lui girava con un'aquila nel bagagliaio. Studiava Leonardo Da Vinci, insegnava agli uccelli nati in cattivita' a volare. Anch'io sento un gran bisogno di aria. 
Ho bisogno del mio Everest. 
Ognuno ha il suo Everest.

19 luglio 2018

- Mi ami? / - Quando?

Parto da questa battuta tratta dal seguente video, per introdurre Marshall Rosenberg. Un uomo brillante, che non aveva vergogna a usare delle marionette per esplorare i nostri sentimenti e bisogni. A lui mi ha condotto una frase: "leggete un libro di Rosenberg, uno qualsiasi...qualunque prendiate, non sbaglierete".

 

Lo sciacallo intende la parola amore come una sensazione.
La giraffa come un bisogno.

Hanno bisogno di capirsi e di comunicare con reciproco rispetto, se no non si troveranno mai.

- Mi ami? - chiede lo sciacallo
La giraffa vuole esser sicura di capire bene: 
- Quando dici amore, usi questa parola come sensazione? intendi se sento sensazioni di cura, coccole e calore? Perche' vedi noi giraffe usiamo questa parola "Amore" intesa come un "bisogno", ma visto che tu ne parli come "sensazione", e capisco quanto sia importante per te e faro' del mio meglio per risponderti bene. Per favore fammi di nuovo la tua domanda...
- Mi ami?
- Quando? - risponde la giraffa. 
- QUANDO?!
- Perche' vedi le sensazioni cambiano a ogni manciata di secondi - spiega la giraffa - e io voglio darti una risposta piu' onesta possibile...come faccio se non mi dici quando?
- What about RIGHT NOW?!! - Che ne dici di proprio ora?! - dice lo sciacallo visibilmente spazientito.
- ....No. - Risponde la giraffa  "...ma prova tra un paio di minuti, non si sa mai!!"

In questo video Rosenberg insegna quanto sia importante dire agli altri con chiarezza le nostre richieste, e cosa desideriamo per andare incontro al nostro bisogno di amore. Chiarisce che non e' per tutti uguale, ci sono almeno 5 categorie d'amore per gli esseri umani. 
Cosi come se dico "bisogno di cibo", e' opportuno che mi chieda...di che specifico "cibo" si ha bisogno per soddisfare questo bisogno? 
Dalle risposte vedremo che possono esser anche cibi molto diversi per ogni persona.

E' davvero spiacevole trovarsi in una comunicazione ferma su un solo piano di realta', quando qualcuno ha fatto valere il suo principio/idea sull'amore senza davvero ascoltare cosa significava l'amore per l'altro. 
Gran parte delle persone tende a dare all'altro quello che e' per lui l'amore, cioe' quello che lui vorrebbe ricevere o la dimostrazione dell'amore che pensa dovrebbe soddisfare l'altro (per es. regali, complimenti ecc) aspettandosi che questi sia felice cosi, ma non necessariamente vale per quella persona. Dovremmo infatti sapere cosa e' l'amore per l'altro , allora potremmo davvero conoscere e usare un linguaggio non violento sia nel dare che nel ricevere 
(e non qualcosa come il Che ne dici proprio ora? dello sciacallo! che sa tanto di pretesa)

Un'altra parte molto difficile e sottile che Rosenberg sottolinea nel video  e' di far molta attenzione a non confondere il nostro bisogno (personale) con la richiesta che esso venga soddisfatto (implica gli altri). 
Infatti il nostro bisogno interno non contiene un riferimento a UNA eventuale persona che dovrebbe agire per soddisfarlo

Queste due cose vanno tenute separate: il bisogno che e' dentro e cosa tu vuoi che gli altri facciano per soddisfarlo.

Continua Rosenberg a sottolineare che un bisogno importante e' la Chiarezza. 
Molti non sanno dire i propri bisogni, e contemporaneamente chi ascolta non sa come "ascoltare" e gli sembra di sentire solo lamentele. Il che e' miserevole per entrambi.
Per raccontarcelo riprende le marionette in mano:

- Puoi per favore dimmi quali sono i tuoi bisogni che non sono stati soddisfatti senza che tu mi dica che sono un idiota?

E qui ci scherza su, prima di fare un break nello show.

- ...Tu sei in idiota :-P

Rosenberg insegna a esprimere "cosa e' vitale in noi" (bisogno) senza usare parole di critica, biasimo,  dando diagnosi all'altro (TU SEI....),  e mostra come farlo e che non richiede l'essere "carini" ma richiedere di essere piu' onesti, piu' chiari. 
Cosi non si fa criticismo, ma una osservazione chiara sulle sensazioni e sui bisogni non soddisfatti.

Evviva la Chiarezza di Rosenberg....mi soddisfa un bisogno!



Per i più volenterosi un intero video di Rosenberg  tradotto in italiano, basta attivare i sottotitoli su YouTube : https://youtu.be/LRBGCpXpJVc

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- Tutte gli uomini e le donne hanno gli stessi bisogni: lista qui
Lista delle sensazioni a secondo che i nostri bisogni vengano soddisfatti o meno.
(Materiali messi a disposizione nel sito del cnvc (Centre for Nonviolent Communication)



12 luglio 2018

Lady of Shalott

Lady of Shalott e' il nome della mia rosa preferita. Un colore e un odore buonissimo.

Ma da dove prende il nome?
La storia della Lady di Shalott si intreccia a quella di Camelot e Lancillotto, ed e' raccontata nel poemetto romantico scritto da uno dei piu' importanti poeti inglesi: Alfred Tennyson. Ma per questi contenuti e la trama rimando a wikipedia

 Solo un commento: La donna che guarda il mondo da uno specchio, per me...e' una fotografa. 


 Io qui nel mio blog lascio la bellissima versione della cantante mistica Loreena McKennitt:

 

9 luglio 2018

Quattro carogne a Malopasso

Realizzato da un gruppo di minatori trapanesi negli anni '80, uscito nel 1989... un western siciliano.

Ma quale altra terra se non la Sicilia, poteva concedersi la liberta' di sognare il cinema, e realizzarlo, sacrificando le domeniche, investendo sulle proprie risorse, e regalandoci una metafora amara e sempre attuale del Potere?!

In questo film troviamo facce di siciliani con nomi americani: Billy, Tony, Sam. Il ruolo della donna esaltato nella figura di Mary, che lava i piatti, cucina e stende i panni. Un audio che viene e che va,  lasciando talvolta le parole incomprensibili; anche le battute sono in stile siciliano, molto sottili.

Dopo aver visto "Quattro carogne a Malopasso" ho capito che nessun western per me sara' piu' come prima!
E se mi rammarico della scomparsa di Billy e dello Sceriffo, posso pero' ringraziare chi li ha resi per sempre cari al pubblico con questo film, il regista Vito Colomba! Un sognatore che ha realizzato il suo sogno.




A seguire il documentario sul film:

30 giugno 2018

25 giugno 2018

30 gradi e un caffe

30 gradi a Londra non sai mai se sia una benedizione o una maledizione.
Apro l'acqua dal rubinetto della fredda ed esce calda.

La pressione sanguigna si abbassa, e senza sapere quasi perche' mi viene voglia di caffe' espresso rigorosamente moka e mi ritrovo a farlo, meccanicamente rispondendo a un instinto salvavita.
Indugio sul rumore - che qui e' una lingua in terra straniera -  sui tempi della caffettiera e il filo di odore che si annuncia. Non c'e' nessuno in casa in questo lunedi pomeriggio.
Cosi' il caffe' mi risolleva la pressione e mi riporta con la mente a infiniti caffe' d'estate. Ogni tazzina e' il ricordo di un'eta'.
Alcune di loro le ho fotografate. Tazzine in pellicola bianco e nera, stampate anche in camera oscura, come fossero importanti. Lo erano: mi raccontano le pause di momenti che volevano e sapevano essere importanti. Io fotografavo la tazzina cosi il resto l'avrei evocato nella mia mente, senza che nessuno lo vedesse. In qualche modo certe foto per me sono dei trigger, volontari, per accedere a ricordi, non per forza belli, ma pieni di senso, di mia presenza.
Erano giornate di crescita, di infinite discussioni filosofiche in terrazza, sotto stelle che - a quanto pare - girano sempre sulle teste degli uomini mantenendo gli stessi rapporti. Questo da' in un certo senso pace. 
Molte di queste tazzine avevano un orizzonte di mare e un caldo fermo attorno, fatto di cicale impazzite, di quelle che ti dici "ora scoppieranno, dal caldo, scoppieranno". E invece una pausa...1...2...3....4....cinq... e poi riprendono a ciciciare (lo so  che si dice frinire) come se nulla fosse. Probabilmente le cicale scoppiano in disparte. Per non dar soddisfazioni alle formiche.
Il caffe' lo prendo amaro, perche' mi piace in pendant con la vita. Forte, amaro, che risveglia.
Questa atmosfera, del caffe' e del caldo, mi ricorda gli anni dell'universita', specie quelli fuori corso...quando per Letteratura Greca I e II cantavo in metrica versi ad alta voce battendo il tempo, e intanto le montagne attorno prendevano fuoco e la cenere arrivava come fosse neve.
"chiudi le persiane, che si sta piu' freschi dentro" e tutto era come una scena di Tornatore.
Forse sto invecchiando, perche' vedo pezzi della mia vita come se fossero parte di un film. Senza piu' aspettative, perche' conosco il finale di ogni singolo episodio passato, ma con quel languore dei 30 gradi, italiano, e ancor piu' siciliano, di chi per quelle cicale puo' sentire nostalgia come per un amico senza volto.

Questo caffe' non l'ho fotografato, ma l'ho scritto. Un giorno se vorro' sapro' ritrovarlo.


19 giugno 2018

La parola e' una traduzione (e va curata col metalinguaggio)

Ogni parola e' una traduzione. Non indica la cosa in sé.
Ha infatti una sua parzialita' diacronica (che muta col tempo) e diatopica (che muta con lo spazio), ed e' portatrice di un filtro cognitivo filosofico o culturale.

In quanto non neutrale la parola si presta ad ambiguita' che talora è sapientamente sfruttata in certi contesti comunicativi.
Un esempio e' il caso della comunicazione che avviene usando un'immagine bella abbinata a un testo negativo, un tipo di comunicazione che causa un paradosso e una confusione nello spettatore poiche' la comunicazione risulta schizzofrenica.
Ti mostro un atollo meraviglioso per immagine e in didascalie ti dico quante migliaia di pesci muoiono all'anno per inquinamento. Grazie e arrivederci: mi resta l'immagine in mente dell'acqua trasparente e colori brillanti, un sottile dispiacere per la didascalia ma poca memoria nel riportare il fatto, nel "vederne" le cause. La realtà così si accetta e si ratifica indisturbata: dopo tutto l'atollo è ancora blu e verde come in un dépliant di viaggi!

E' esattamente il tipo di comunicazione usata dal potere per confondere e assorbire ogni tipo di rivoluzione o indignazione nel popolo.
il rapporto tra immagine e parola non e' bilanciato perche' l'immagine ha un potere di impressione sull'uomo che e' superiore alla semplice parola. Il rapporto potrebbe essere 2:1 a favore dell'immagine, ma forse anche di più,  di certo non è  paritario.
Immagine da: Arancia Meccanica. E' il "metodo correttivo Ludovico" che, nelle intenzioni del governo, avrebbe messo fine alla piaga della criminalità nel Paese. Alex è costretto a guardare immagini di violenza (stupri, pestaggi, ecc) accompagnate dalla musica di Beethoven. Questo genera in lui un senso di nausea ogni volta che vorrà commettere atti criminali, divenendo cosi inoffensivo. E' una sorta di “castrazione psicologica”. Nel libro di Burgess (un po’ meno nella trasposizione cinematografica) ci si chiede se sia lecito, in nome della giustizia, che lo Stato sottragga all’uomo il suo libero arbitrio.  L’autore non ha dubbi: nonostante l’individuo possa commettere crimini atroci, lo Stato sarà sempre un’entità infinitamente più infima e malvagia, in quanto con cinismo e freddezza utilizza la violenza per piegare le coscienze individuali. In un certo senso crea una falsa coscienza, per induzione ipnotica. Fonte di immagine/parte del testo qui

Come per esempio gli scimpanze' imparano nuove tecniche osservando un altro esemplare e copiandolo, cosi il cervello umano registra il visivo in millesimi di secondo, e rimane impresso dal potere delle immagini e dei fatti/esperienze.  
Le parole che spiegano sono gia' una traduzione del visto e dell'accaduto, e in quanto traduzione puo' lasciar spazio a molti errori e fraintendimenti.

Quando questi due aspetti, immagine e parola, non combaciano, anzi cozzano tra di loro, creano confusione nello spettatore e dipendenza acritica all'autorita' che emette l'informazione. Il giudizio critico allora si sospende per un tilt nel cervello che non viene neanche avvertito a livello cosciente.
Allora si pensa che chi ha scattato la foto all'atollo e ha scritto la didascalia ne sa più di me e mi ha davvero informato sui fatti. Semmai ci venisse un dubbio sull'operato del fotografo, subito allora demandiamo il principio di autorevolezza all'ente, testata, governo che ha sostenuto finanziato e pubblicato l'informazione (scatta il classico "l'ha detto la TV, il corriere, il national geographic ecc")
E invece no, non mi ha informato.
La bellezza dell'immagine mi ha disinformato se non mi mostra le cause e gli effetti prossimi di quel che il testo racconta (il racconto visivo dovrebbe contenere i fattori di inquinamento, e le conseguenze sugli esseri viventi per esempio, le testimonianze della gente del luogo).

Questa riflessione, che da fotografa e "fotofilosofa" mi interessa da anni,  si aggancia anche a un post recente di un amico blogger che mi ha colpito (post di EttoreFobo) Ettore cita un autore che dice:

“Parole, pensava.
Il problema centrale della filosofia. La relazione fra parola e oggetto… Che cos’è una parola? Un simbolo arbitrario. Eppure viviamo tra le parole. La nostra realtà è fatta di parole, non di cose. Comunque non esistono cose; una gestalt nella mente. La cosità… Il senso della sostanza. Un’illusione. La parola è più reale dell’oggetto che rappresenta.
La parola non rappresenta la realtà. La parola è la realtà. Per noi, comunque. Forse Dio arriva agli oggetti. Ma noi no.

(da ”Tempo fuor di sesto” di Philip K. Dick – Fanucci Editore)

Seppure capisca e conosca il potere che hanno le parole di disegnare la realtà in cui viviamo e soprattutto quella in cui vivremo... credo molto all'esperienza e alle cose così come sono, come portatrici di significati, prima ancora che abbiano nomi (Shakespeare, Romeo si chiedeva la rosa non avrebbe forse lo stesso odore anche se non si chiamasse rosa?) Decostruendo possiamo anche noi avvicinarci agli oggetti.

Per i buddisti arrivare alle "cose come sono" significa togliere l'unidirezionalita' del pensiero, il filtro mentale, il significato delle parole precostituito. So di strutture mentali che pensano senza parole, senza flusso mentale verbalizzato, ma per immagini o simboli. Si può fare.

Io credo al POTERE VIVO delle cose e alla possibilità contemplativa-emozionale: guardare un fuoco per es. e veder spirito di fiamma che tende sempre verso l'alto, forza che brucia, calore che riscalda, spirito della casa, colore che rinvigorisce, potere che piega e incenerisce ecc. È proprio un buon esercizio veder tutte le sfaccettature che si riescono a trovare.
Credo che le cose si impongano sulle loro rappresentazioni, sebbene le rappresentazioni a volte ce le nascondono (nei regimi totalitari si è spesso negata l'evidenza al popolo, usando le parole, vedi la retorica di Mao per nasconder la carestia, ma questo non impediva di certo alla gente di morire di fame).

Ma rimanendo sul semplice, si dice "fuoco" e lo si circoscrive alla parola, togliendone l'attenzione profonda alle sue qualita' e mille sfaccettature. Se non rimaniamo "liberi" di fronte alla parola, essa totalizza e annulla l'oggetto in se stessa.
Le parole vanno ripulite e curate perche' se ne fa abuso, le si privano delle loro sfumature fino a che perdon i loro significati... e li' accade che le parole si "cosificano", ma invece che oggetti vivi diventano sassi morti ;-)
Ritornando a Guy Debord potrei dire che proprio la "rappresentazione delle cose in parole" ne ha assimilato tutto il loro potere rivoluzionario, libero, creativo.

Anche per le parole si potrebbe dire (senza neanche uso di immagine, ma scrivendo) alla Magritte ..ceci n'est pas...



  "questo non e' un FUOCO" o

 "fuoco (in quanto parola) non e' un fuoco". Infatti non brucia.



Allora che farne delle parole? come liberarle?

In effetti solo dicendo la parola "fuoco", lasciandoti tempo di riflettere,  posso evocare (platonicamente) la tua Idea complessiva di fuoco insieme con le esperienze piu' forti che ne hai avuto. Se la parola invece evoca solo se stessa (come nel caso di una didascalia fuori contesto) siamo arrivati a non dire nulla di importante, ma è solo parlare per parlare.

Ci dimostrava Borges in un suo racconto che una mappa del mondo  scala 1:1 è inservibile perché coprirebbe il mondo stesso: la copia, coincidendo col reale, sarebbe inutile per orientarci. Più si fa esatta e più si svuota di funzione.
Così è  anche per la rappresentazione in parole.

Quindi per curare le parole, bisogna saper di che malattia soffrono, in quali trappole non dobbiamo cadere e come espandere con la ricerca le loro sfumature..in noi che pronunciamo ma anche nelle orecchie di ascolta ( e le traduce per la sua mente)..come si fa? 
Facendo metalinguaggio. 
Usando un linguaggio per spiegare il nostro linguaggio. Parlando del significato che hanno per noi le parole. E imparando a parlare ascoltare e leggere da uno stato di presenza.

A volte il metalinguaggio è un po' lungo,  come questo post...ma spero ne sia valsa la pena. Se faccio le due di notte a buttar giu' queste idee e' perche sogno una materia nuova insegnata a scuola: l'ora di metalinguaggio ed empatia.


Consiglio questo video sulla comunicazione e l'ascolto pulito di Antonio Quaglietta. 
Perche' e' importante? perche' le nostre relazioni interne ed esterne sono fatte dalle abitudini ambientali (schizzofreniche) finche' non impariamo a regolarci da noi. Parla di traduzione ed empatia.

Lascio anche qui un passo dal libro di Marco Guzzi, "Il cuore a nudo" pag. 116-117 sul "punto di emissione da cui parliamo". 
Esser integri internamente e' il modo per non dire falsita'. Una sottigliezza non da poco, che non riguarda i contenuti ma il punto di emissione.







10 giugno 2018

Niente che sia banale


Vide la sofferenza che bevevo una coppa
di dolore e gridai:
“E’ dolce, non è vero?”
“Mi hai preso in castagna”
rispose la sofferenza,
“e mi hai rovinato la piazza.
Come farò a vendere dolore
se si viene a sapere che è una benedizione?”

Rumi





Rumi e' un poeta mistico di origine persiana.
I suoi versi della poesia "Libera la mia anima" sono in parte in questa musica che mi fa da compagna in questi giorni.
La profondita', la dignita' e la leggerezza si combinano in un unisono...

Mi piace questa coppia di musicisti, ci vedo molte cose, che sento "mie".

Credo nella leggerezza di secondo grado, quella che non nasce dalla futilita' o dalla mancanza di dolore. Credo in chi sa dare una consolazione/frasetta non di circostanza, ma filtrata dal suo vissuto.

Credo nelle persone capaci di comunicare a un altro qualcosa in piu' nelle loro giornate,  non solo le loro ambizioni, le ultime news, i desideri indotti o il gossip sulle vite degli altri.

Credo in chi sa parlare a proprio nome. Chi sta attento a non prender in prestito la stima o il biasimo da altri.

Credo in chi sa stare nel suono o nel silenzio, senza per forza dire parole.

Credo nelle persone che oltre a ripeterti quanto gli viene facile parlare con te, si preoccupano a imparare a saperti ascoltare, magari senza proiettare i loro bisogni (che sarebbe, seppur mentale, un'invasione).

Credo che e' bello calcolarsi gli anni non in base ai numeri ma alle cicatrici, e donarsele, senza chirurgia plastica, senza metter maglioni per coprirle, ma riconoscendosi l'un l'altro anche dai segni che contraddistinguono.

Le persone invitate a stare, e che sono nella mia vita, sono cosi'. Sono fatti a mano, artigianali. E ne sento la voce. Ne riconosco i simboli. Sono "casa" e vita reale. Quando si raccontano sono senza veli e fini.

Puo' sembrare frutto di qualita' innata, invece so con certezza: hanno anche loro lottato contro la banalita' e le scuse, i compromessi e le idealizzazioni, le depressioni e le false immagini di se'.

Sono persone che se ancora si autoingannano su qualcosa, sono felici di essere scoperti e svelati da un altro, lo sentono come una cura: il riconoscimento. Sono quelli che se cambiano, lo fanno per diventar sempre piu' se stessi.

Lupi. Mio branco.

7 giugno 2018

Vieni Vuoto.

(Click on Play)



Vieni Vuoto. 
Prenditi tutto lo spazio che sei. 
Ti annuncio col mio ululare.
Le compagne del mio branco seguiranno.
Gia' fiutano nell'aria che qualcosa accade.
In qualche antro di montagna 
qualcuno e' rimasto ferito, o non si trova piu'.
E' un grido che contiene tutto,
tutto il terrore buio, la violenza, che esso sfida.

Niente sara' piu' uguale.
E allora vieni Vuoto.
Prenditi lo spazio che sei
io non ti fermero'
ne' ti riempiro'.

Ti annuncio, col mio ululare.
Mentre ti fai totale,
mi mostri il mio contorno.



(immagine dal web)

5 giugno 2018

stiamo tutti tornando a casa.

L'ultimo libro che ho letto, l'ho letto in piedi.

Volevo far passare una sensazione fisica e il camminare mi aiuta.

Cosi ho preso a legger col libro in mano, in realta' girando nella stanza.

L'ho finito in due ore, non era grande.

Verso la fine sentivo di dovermi sedere, ma mi son detta che sarrebbe stato un peccato. Avrei rovinato una sorta di incantesimo. Cosi' invece, quello e' , e sara' sempre, il "libro che ho letto "in piedi".

E' stato un libro intenso  mi ha colpito da cima a fondo. La frase che mi e' rimasta in assoluto e'stata il concetto che ovunque siamo, in qualunque situazione o eta' ci troviamo comunque...


....stiamo tutti tornando a casa.


Il fatto che non nomina cosa sia  "casa", ma ce la lasci sentire... mi ha dato l'impressione che questa affermazione sia vera, e tanto piu' lo e' tanto meno diamo definizioni, specificazioni, consigli su come leggerla.


Stiamo tutti tornando a casa.
Cercavo la citazione online e ho trovato il riferimento alla casa da trovare dentro di noi, e blablabla...come nel caso dell'albero, che sta in piedi, e in se stesso.

Anche lui sta tornando a casa? ...dov'e' casa sua?
Come fa a tornare a casa qualcosa che non si muove?

Poi ho sentito il respiro che entra ed esce.

Ho ricordato lo stupore di veder l'embrione

e il cuore che pulsa

le foglie che traspirano

i cremati sul Gange che si fanno vento

e la terra che copre di fiori le vite, coi nomi e senza.

Si'.

....stiamo tutti, sempre, tornando a casa.



30 maggio 2018

Improvvisamente



Il 13 maggio mi e' capitato un "improvvisamente".
Guidata da una forza maggiore  che chiamero' "Anima Selvaggia" (come vuole la scrittrice Clarissa Pinkola Estes), sono entrata in un negozio di cartoleria e ho comprato un set di matite da disegno (dalla 2H alla 6B). 

Con mia sorpresa - improvvisamente - ho iniziato a disegnare animali. Non proprio un soggetto che e' in genere al centro dei miei pensieri. In genere quando scarabocchio mentre faccio una chiacchierata al telefono disegno volti, o case e paesaggi abbastanza stilizzati e sempre identici. Dal camino esce il fumo, cosi in casa c'e' qualcuno dentro. Nel paesaggio ci sono almeno due colli, e alcune montagne.

Invece ora e' come se la mia Donna Selvaggia mi chiedesse di riscoprire la naturalezza degli animali, l'istintualita' e la loro dignitosa fierezza. Allora ho disegnato: orso, lupo, gatto, delfino. E continuero' questo trend perche' sento che ha qualcosa da dirmi.

Ho scoperto che gran parte del lavoro sta nel capire di quali forme geometriche e' fatto l'animale, e partire dalla struttura, poi dai dettagli, infine da sfumature, volumi e luce. I tutorial su youtube rendono il disegno accessibile a chiunque.

Disegnare mi rigenera. Quando finisco non sono stanca. Sono come sospesa, piu' contenta del mondo, come se me ne fossi presa cura, sfumatura per sfumatura. D'altronde, queste sono le stesse ragioni per cui mi piaceva tanto da bambina.

Ho anche iniziato a disegnare nei trasporti, che sia treno o bus... ho un taccuino apposito, piu' piccolo e maneggevole... my little sketchbook on public transport. Finisce che arrivo a destinazione senza quasi rendermene conto, e un po' mi dispiace dover interrompere il disegno. Quando devo andar da qualche parte e vedo che ci vuole mezz'ora penso "che bello, posso far un altro sketch".

Io non so cosa sia, questa nuova passione improvvisamente nata. Ma mi e' piaciuto, questo "improvvisamente". In due settimane mi sembra di aver recuperato un pezzo di Anima Selvaggia che stava deperendo, senza nutrimento.

Allora voglio far un grande in bocca a lupo, a tutti gli improvvisamente che vogliano arrivare per arricchirci i momenti di passione e bellezza.



13 maggio 2018

Peccato di tristezza

Mi chiedo se i peccati non siano quasi sempre "sociali"...dettati non tanto dal nostro 1/4 di coscienza indipendente, ma dai 3/4 di coscienza sociale che ci circonda. Infatti a quel che vedo cambiano col passar del tempo, insieme alla societa'.

Ho ascoltato un discorso severo verso una persona triste e ho pensato "adesso esiste il peccato di tristezza".

Piu' passa il tempo e meno vedo tatto verso chi e' triste. L'empatia e' un muscolo che se non esercitato porta superficialita'. 

Intanto gli artisti, anche quelli che avevano un graffio dentro, si trasformano in iper-positivi che pubblicano foto e frasi su instagram del pensiero positivo. Cosi' facendo perdono tridimensionalita' e fascino, e anche quel sano letame che - diceva De Andre' - fa nascer i fiori.

Esser felici è secondo alcuni psicologi un dovere karmico e il risultato di una mente illuminata. E sicuramente e' vero, ma mai bypassando la compassione. 

Invece la visione felice tout court spopola, e si capisce facilmente il perche': tutto si contagia, e nessuno VUOLE essere triste o apparirlo. Come nessuno vorrebbe essere imperfetto, ma per fortuna lo siamo... da questi su e giu', da tristezze e imperfezioni impariamo a guardarci.

Vedo ovunque "dovere di felicità".  Può davvero funzionare? Sembra tutto cosi finto!

Il dolore nascosto, per chi sa osservare bene, traspare: sembra un morto impagliato, una statua di cera, una barbie col sorriso disegnato. 

La societa' dello spettacolo e della pubblicita' sta contagiando tutti in questo: apparire vincenti e ostracizzare il dolore proprio e altrui (o spettacolarizzarlo, che e' comunque la stessa cosa)... ma significa perder il contatto profondo con la propria anima.

Sulla tristezza, invece, credo bisognerebbe cantarci su. Cantare come la vecchia strega Baba Jaga.

Cantarci finche' le ossa scoperte, morse dal cane della vita, non si riempiano di nuovo di carne e sangue, e Vita.



La tristezza la bisogna ascoltare come se fosse un'armonica, la pioggia, il pianto di un cane. Col cuore, senza che la mente commenti la sua giustezza.

16 aprile 2018

De Incubo (o subpersonalita' masochista)



Stasera parto dalla fine per tornare all'inizio.

Traduco la citazione sopra, sempre tratta da Shantaram il libro che sto leggendo. Dice: 

" Didier una volta mi disse, in una lambirintica discussione nel cuore della notte, che un sogno e' il posto in cui un desiderio e una paura si incontrano. 
(ATTENZIONE ADESSO PASSA AL CORSIVO PER SEGNARE CHE E' IMPORTANTE). Quando il desiderio e la paura sono esattamente la stessa cosa - lui mi disse- noi chiamiamo il sogno "incubo"

Parto da qui quindi, da questa citazione acuta, intelligente, onesta. Qualcosa che in pochi sanno riconoscere. Quello che normalmente chiamiamo con la parola incubo e' insieme una paura e un desiderio, che coincidono.

Non so se questa cosa vi torna. L' ho visto accadere milioni di volte.

L'amica disturbata dal fare narcisista di un uomo appena conosciuto, che magari le dice qualcosa di offensivo per provocarla e riesce a ferirla. Lei va via irritata, razionalmente non lo sopporta, e poi... se lo sogna la notte.  Paura. Desiderio. Uniti nell'immagine di lui.

O ancora, l'altro giorno incontro lei in treno, una francese sopra la 40ina, senza un compagno da tempo, che mi racconta il suo incubo ricorrente. Qualcuno che entra di notte in casa sua, ne vede l'ombra dietro le tende, e' li' che l'osserva, mentre lei si sente impotente. Ma il modo in cui me lo raccontava... Non sa che mi ha rivelato di se' molto piu' di un incubo. Ma mica posso dirle che nel suo sogno c'e' il desiderio?

E questi esempi erano sogni, ma ovviamente sono lo specchio della vita. Un esempio concreto nei comportamenti: Lui che vuole star con lei che fugge, mentre con le donne che gli restano accanto perde interesse e le molla: la cosa che piu' teme (la fuga di lei) e' la parte che lo fa desiderare.

Ma allora l'incubo, e' qualcosa di brutto? O e' forse "una cosa" che vuole esser capita. Che accade in noi sia di notte che di giorno, perche' anche di giorno a volte desideri e paure coincidono.

Quando sei in ritardo per prender il treno, e temi di non prenderlo ma una parte di te, vorrebbe poter aver il lusso di poterlo perdere e non badare alle conseguenze...
...e allora ti ritrovi a far inconsciamente piccole cose che ti ritardano.

Siamo tutti pronti a riconoscere, per riprendere il passo di Shantaram, che in un sogno ci sono desideri e paure, ma solo se le consideriamo divise. Fa orrore anche solo pensar di ammettere ad alta voce che possano coincidere. Che la nostra paura e il nostro desiderio uniti siano erotizzati (nel senso ampio di eros come forza creativa) e vitalizzati. 

Perche' succede? Socialmente non siamo abituati ad interpretazioni cosi sottili. Si defila la cosa con "era solo un brutto sogno", quindi teniamo proprio la parte negativa in genere, come il cattivo da accusare. Come se fosse un'entita' estranea, per "scagionare" il sognatore (non stupisce che fino al XVIII secolo, gli incubi erano considerati causati da stregonerie: il termine infatti deriva da "incubare", atto che richiama l'immagine dello spirito maligno che cova sul petto del dormiente).
Ma cosi' facendo rigettiamo, silenziamo, quella parte di noi che, attraverso e per mezzo della paura, desiderava.

Voglio spingermi oltre.

Sarebbe come ammettere che desideriamo la paura e che temiamo i nostri desideri


Prendiamo il caso del tizio che sogna la tipa che gli piace che va con un altro.
Mi ricorda un passo di Pavese, diceva che il desiderio e la paura piu' profondi finiscono sempre per accadere. E aggiunge una nota autobiografica "come vedere la donna che amo sposare un altro".
Certo, non lo desiderava razionalmente. Ma forse parte del suo desiderio derivava dal fatto che la donna non la sentiva mai "sua"? La sua ispirazione era in parte erotizzata dalla previsione di perderla?

Si puo' credere ai propri desideri e paure in vari gradi... penso che e' questo che fa girare il mondo, lo fa muovere  come nella danza di Shiva. Questo fa accadere molti problemi anche, quando ci si crede totalmente e si prendono abbagli. 
Ecco perche' i buddisti promuovono il "non attaccamento" ai desideri, la comprensione delle paure, 
il guardare il flusso di pensieri senza combatterli... insomma, per conoscere non devi rigettare nulla, ne' paure ne' desideri.. il silenzio si raggiunge non zittendo parti di noi, ma lasciandole diventare.... rumore di fondo.

Aggungo io con un piccolo nonsense... Come vuoi che il fiume sopporti il suo rumore? 

Se c'e' qualcuno in te capace di osservar tutto questo e parlarne, tu sei qualcosa di piu' grande e immortale dei tuoi pensieri.

Ed eccomi all'epilogo, che e' l'inizio.
La vita e' sogno come voleva Pedro Calderon De La Barca  ?
Il finale e' geniale: e' come se il protagonista avesse capito la paura e il desiderio del padre coincidenti, ovvero il suo incubo.

Il padre teme che il figlio sia un tiranno,
il padre desidera che il figlio governi.
E infatti il padre cerca di provare entrambe le idee.

Tra un momento e l'altro fa addormentare il figlio, in modo da confonderlo sulla sua percezione di realta'. Ma e' attraverso questo addormentarsi che il figlio puo' svegliarsi all'unica realta': la "vita e' un sogno" perche' lui e' un personaggio nell'incubo di suo padre! e in quanto personaggio non puo' che comportarsi secondo le regole del sognatore che lo vedono vestito da tiranno.

Domandone: Se io conosco, ho individuato l' incubo di qualcuno ovvero li' dove paura e desiderio coincidono... posso perdonare, cambiar la trama e salvare la felicita'?

Il personaggio lo fa.
Capendo che vive nell'incubo del padre, capisce che per uscirne deve deludere le aspettative negative del padre per risvegliare anche lui ALLA FELICITA'.
Lo perdona, e rinuncia alla vendetta: in questo modo lui stesso non e' piu' tiranno.

Allora tornando all'incubo...che gran portale e'!
Infatti, che la paura e il desiderio coincidano non e' forse la prova piu' lampante che si offra a noi della loro illusorieta'?


Il Vero desiderio e la sua Vera e piena realizzazione stanno altrove! Infatti il dolore e' stata solo la maschera con cui in passato si e' erotizzato un desiderio non soddisfatto.


P.S: questo e' il post piu' denso e astruso che abbia scritto. Quindi per alleggerire il lettore si consiglia la visione ininterrotta di 30 minuti almeno di un dipinto di Salvador Dali intitolato:

"Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio"



Genio.

15 aprile 2018

...e adesso birra e rock and roll ;-P

8 aprile 2018

Alice Project continua

Mentre trovo e vi propongo questo bel video sulla scuola di Alice Project... 



vi comunico che il mio lavoro fotografico su questa splendida scuola sara' in mostra prossimamente al Circuito Off del Festival Fotografico di Reggio Emilia 2018. 



Inaugurazione 21 aprile 2018, presso Toschi Arredamenti.


30 marzo 2018

Life is something that happens to me.



Life is something that happens to me.
It's something that falls from the sky like this rain, which I cannot avoid. 
It slides quickly away like a landscape in a train window.
Life is made of pictures gone. 
I like to assume I can control things, but I can't. 
I can just use passion in all things I do, in all my attempts. 
I can just fall and stand up again, again, again.. 
wondering the reason of all this, the reason for gaining a position in the world...
while... 
Life is something that happens to me.

M.C. 29/03/2018


La vita è qualcosa che mi succede.
È qualcosa che cade dal cielo come questa pioggia, che non posso evitare.
Scivola rapidamente via come un paesaggio nel finestrino di un treno.
La vita è fatta di immagini sparite.
Mi piace pensare di poter controllare le cose, ma non posso.
Posso solo metter passione in tutte le cose che faccio, in tutti i miei tentativi.
Posso solo cadere e alzarmi di nuovo, ancora, e ancora ..
chiedendomi il motivo di tutto questo, la ragione per ottenere una posizione nel mondo ...
mentre...

La vita è qualcosa che mi succede.

M.C. 29/03/2018


28 marzo 2018

People Help The People



Dio sa cosa quei cuori deboli e ubriachi nascondono
immagino che tu abbia baciato le ragazze e dopo tu le abbia fatte piangere
quelle regine di disavventura dai lineamenti duri
Dio sa cosa quegli occhi deboli e infossati nascondono
un'ardente schiera di angeli in sordina
che danno amore senza volere nulla in cambio

Le persone si aiutano
e se hai nostalgia di casa, dammi la tua mano e io la stringerò,
le persone si aiutano
e niente ti trascinerà verso il basso
e se avessi un cervello, se avessi un cervello
sarei freddo come un sasso e ricco come uno stupido
loro si voltano alla vista di quei cuori buoni

Dio sa cosa quel mondo di poca importanza nasconde
dietro alle lacrime, dentro le bugie
un migliaio di tramonti lenti che muoiono
Dio sa cosa quei cuori deboli e ubriachi nascondono
immagino che la solitudine venga a bussare
nessuno ha bisogno di stare da solo, salvami

Le persone si aiutano
e se hai nostalgia di casa, dammi la tua mano e io la stringerò,
le persone si aiutano
e niente ti trascinerà verso il basso
e se avessi un cervello, se avessi un cervello
sarei freddo come un sasso e ricco come uno stupido
loro si voltano alla vista di quei cuori buoni

Nah Naaah nah nah naaaaahhhhhh oooouuuu
Nah Naaah nah nah naaaaahhhhhh oooouuuu

Le persone si aiutano
e se hai nostalgia di casa, dammi la tua mano e io la stringerò,
le persone si aiutano
e niente ti trascinerà verso il basso
e se avessi un cervello, se avessi un cervello
sarei freddo come un sasso e ricco come uno stupido
loro si voltano alla vista di quei cuori buoni

26 marzo 2018

Cathedral


Within me
there is a majestic cathedral,
a shadowy dusty cave
jutting into the sky.

There is an orchestra,
playing notes of raindrops, flowers,
and sudden fires,
relentlessly alive.

And there is a child
sitting in the middle of all.
Astonished, moved,
unable to speak anymore.