15 luglio 2019

la Donna Selvaggia

“Go out in the woods, go out. 
 If you don't go out in the woods 
nothing will ever happen 
 and your life will never begin.”



"Ed ecco che cosa sogniamo: sogniamo l'archetipo della Donna Selvaggia, sogniamo la riunione. E ogni giorno nasciamo e rinasciamo da questo sogno, e per tutta la giornata creiamo grazie alla sua energia. Notte dopo notte nasciamo e rinasciamo da questo stesso sogno selvaggio, e torniamo alla luce del giorno serrando nella mano un pelo ruvido, con le piante dei piedi nere di terra bagnata, i capelli che profumano di oceano, o di foresta, o di fuoco di legna."

Donne che corrono coi lupi - Clarissa Pinkola Estés

11 luglio 2019

Living room

London, Summer 2019

"Living room"
la stanza vivente,
la stanza dove vivi.

Dov'e' questa stanza in te?
Com'e' fatta?
Me la racconti?



(Sto sviluppando una certa passione per le domande).

29 giugno 2019

The Good-Morrow e Il sogno


The Good-Morrow

Mi domando, in verità, cosa facevamo
io e te, prima di amarci? Non eravamo ancora svezzati
fino a che non ci nutrimmo di pensieri rustici, infantili?
O russavamo nel rifugio dei sette dormienti?
Era così; salvo questo, tutti i piaceri sono fantasie.
Se mai vidi una bellezza,
che desiderai, ed ebbi, fu solo un sogno di te.

Ed ora buongiorno alle nostre anime che si svegliano,
che non si guardano l’un l’altra per paura;
perché l’amore controlla ogni amore di altre viste,
e rende un’angusta stanza un tutto.
Lascia agli esploratori dei mari la scoperta di nuovi mondi,
lascia le mappe agli altri, che hanno mostrato mondi su mondi:
lasciaci possedere un mondo; ognuno ne possiede uno, ed è unico.

Il mio viso nei tuoi occhi, il tuo nei miei appare,
e mostrano cuori veri e sinceri;
dove possiamo trovare due emisferi migliori,
senza il freddo del Nord, senza un Ovest che tramonta?
soltanto muore ciò che non è mescolato perfettamente;
Se i nostri due amori sono uno, o tu ed io
amiamo in questa maniera, nessuno dei due può morire.

 – John Donne





Il sogno del poeta, Cezanne
Il sogno

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Era un buon soggetto
per la ragione,
troppo forte per la sola fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
La tua arte così vera che il pensiero di te basta
per rendere veri i sogni, render le favole storia.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora facciamo il resto.

Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, e non un tuo rumore, mi destarono.
Così io ti credetti (poiché tu ami il vero)
 sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
quando la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che non potei scegliere che il Profano,
ne' pensar te altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola, tu.
Ma ora che ti alzi
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui la paura è più forte di lui,
e non è tutto spirito limpido e coraggioso
se è misto a timore, pudore, onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire; allora io
sognerò nuovamente
quella speranza, altrimenti ne morirei.

John Donne



28 giugno 2019

We are carrying the fire

Whitstable, 2019

Mi viene in mente questo titolo guardando la foto. Gli elementi, le tre strisce.
Terra, Acqua, Aria. Manca il Fuoco... il fuoco deve esser li dove non si vede, nascosto nello spirito di chi fotografa. 

"Because we are carrying the fire" e' una citazione di un libro che ho letto di recente, "The Road" di Commarc McCarthy. Non c'e' niente che ti faccia apprezzare di piu' un albero e il cielo, che leggere di un mondo post-apocalittico ricoperto di cenere, dove gli alberi cadono e gli umani si danno al cannibalismo.

Per sopravvivere (ma anche perche' ci crede) un padre ripete spesso a suo figlio "noi stiamo trasportando il fuoco (dentro di noi, s'intende, ndR)". Intanto camminano verso il mare, sperando di trovare li il sole.

Noi siamo il divino che si muove in un mondo che cade a pezzi.
E senza arrivar a questi cataclismi, ma gia' nel modo di ora, mi sento di dire che e' piu' facile preservare gli umani ...che l'umanita'. 

Portar il fuoco significa proteggerlo, non comprometterlo.




Il libro o il film, quando finiti, danno sconcerto ma anche in qualche modo un effetto riconciliante con la vita. Tutto sembra meglio di quella realta', e ci si rende conto di quanto la lotta per la sopravvivenza possa far passare in secondo piano tutta una serie di piccolezze quotidiane.

L'intelligenza in eccesso di comfort zone, diventa molesta a se stessa.


27 giugno 2019

Contro il nichilismo - Guzzi e il senso

"Non e' innocuo decidere che questa vita abbia senso
o che questa vita non abbia senso.
Da questo dipendera' la forma della tua vita. La forma del tuo IO."

"Il senso e' un atto creativo.
Siamo noi che dobbiamo dare il senso alla vita e alla morte, non e' qualcosa che ci possiamo aspettare da fuori. Da una struttura, da un'istituzione.
Il senso della tua vita e dalla tua morte e' consegnato alle tue mani."



"La chiesa si deve rinnovare tanto. Lo dice, ma poi non lo fa. E aspettiamo... Io non aspetto perche' faccio parte di questo corpo mistico e allora FACCIO quel che posso, senza pretese, molta umilta', ma non sto ad aspettare che qualcuno mi dia il permesso..."

"Sara' la consapevolezza della nostra fragilita' a darci piu' rispetto, piu' tempi di respiro?"

Che cosa nasconde il mistero della morte, se (unico tra gli animali) e' proprio dalla consapevolezza della morte che l'uomo fa nascere tutta la creativita', l'arte, la storia, le scelte, gli affetti?

"Perche'  il finire e il creare sembrano aver qualcosa in comune?"

E questo tra virgolette e' Marco Guzzi, uno che non aspetta. Ho visto questo video due volte oggi. Alla faccia di chi non regge due ore di conferenza :D

Sento una forza continua, sempre piu forte. Sento che vale la pena pensare che ognuno nasconda in se' una scintilla che cerca il senso della vita, come diceva Viktor Frankl . Per me stessa prima di tutto, che valga la pena fare...dare un senso.

Lascio qui anche i due brani di Pessoa letti all'inizio, affinche' possa ritrovarli:


“Considero la vita una locanda, dove devo fermarmi fino all’arrivo della diligenza dell’abisso. Non so dove mi condurrà, perché non so niente. Potrei considerare questa locanda una prigione, perchè in essa sono costretto all’attesa; potrei considerarla un luogo in cui socializzare, perchè qui mi ritrovo insieme ad altri. Non sono, però, né impaziente né spontaneamente naturale. Lascio a quello che sono, coloro che si chiudono nella stanza mollemente sdraiati sul letto dove aspettano insonni; lascio a quello che fanno, coloro che conversano nelle sale, da dove musiche e voci giungono facilmente fino a me. Mi siedo alla porta e imbevo i miei occhi e orecchi dei colori e dei suoni del paesaggio, e canto sommessamente, solo per me, vaghe canzoni che compongo nell’attesa. Per tutti noi scenderà la notte e arriverà la diligenza. Godo della brezza che mi è data e dell’anima che mi è stata data per goderla, e non mi pongo altre domande né cerco altro. Se ciò che lascerò scritto nel libro dei clienti, riletto un giorno da qualcuno, potrà intrattenerlo nel transito, andrà bene. Se nessuno lo leggerà, né si intratterrà, andrà ugualmente bene…”

Fernando Pessoa, Il libro dell’Inquietudine

Guardando un cadavere, la morte mi sembra una partenza. Il cadavere mi dà l'impressione di un vestito smesso. Qualcuno se n'è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell'unico vestito che indossava.

 Fernando Pessoa

22 giugno 2019

Solstizio d'estate

Un grande parco ideale per perdersi. Alberi, alti.
Impronte di cavalli in direzione contraria.

Uno dei migliori tramonti. Faccio una foto e me ne pento. Non rende i colori della scena, e mi stacca dal momento che voglio vivere totalmente.

I raggi di sole formano sull'erba verde smagliante delle strisce arancioni, seguendole si arriva
ai piedi di un largo albero, che generosamente offre le radici contorte come sedile. Sotto ad esso sembra di aver un ombrello sulla testa e ti senti protetto.

Il sole e' una palla infuocata ma diventa un raggio sottile quando fa capolino tra le fessure lasciate dagli alberi all'orizzonte. C'e' una musica dance in sottofondo che arriva da lontano, ma e' abbastanza alta da ricordarci la distanza dell'uomo moderno dalla natura...e da se stesso.

Il sole che va a dormire oggi ha avuto la sua giornata piu' lunga. E' rimasto come sospeso nel cielo, questo vuol dire "solstizio".

Un latte di nocciole, della cioccolata al cocco.
Li assaggio per la prima volta e so gia' che li comprero'. Come se si comprino i ricordi.

Parole. Domande. Aneddoti. Risate.

Conigli difficili da catturare.

Altalene.

Cervi.

Altalene che si fermano. Il rumore di un cervo che russa.

Camminare verso la notte stellata dalle luci dei lampioni.

A volte il tempo entra in un tale flusso cordiale, che scorre da se', che fa trovare le cose, i luoghi giusti, gli argomenti e la loro leggerezza, e allora alcune ore sembrano un attimo...

una cartolina, ma animata.

Come per paura di perderla, la spedisco qui.

19 giugno 2019

- Voice -


Dall'ultima volta che ci siamo tenuti stretti

che abbiamo bisbigliato parole al mattino
che ci siamo presi in giro, col piacere di conoscerci bene,
da allora
abbiamo cambiato forma e pensieri ogni giorno.

Abbiamo cambiato batticuori, obiettivi, luoghi,

la nostra vicinanza ad alcuni ricordi piuttosto che ad altri,
e le parole da dirci e non dirci.

Eppure li' in fondo,

un'impronta e' rimasta sempre la stessa.

E' il colore della tua voce, quel colore che esiste solo per me in quel modo,

perche' e' cosi' come io la ascolto,
e che sara' sempre uguale e immutabile:

L'anima che non si chiede ancora se ha perdonato o meno,
se e' stata perdonata o meno,
scatta all'improvviso in piedi quando ti sente,
e ti viene incontro.

La mia anima ti riconosce dentro di se'
e dice senza proferir parola
"ah, qui eri!"

Qui sono.

MC




Since the last time we held  each other tight
that we whispered words in the morning
that we teased ourselves, with the pleasure of knowing each other well,
since then
we have daily changed shape and thoughts.

We have changed heart beats, aims, places,
our closeness to some memories rather than others,
changed the words to tell each other and the ones to not tell.

Yet in the background,
a trace has remained still the same.

It is the color of your voice, that tone that exists only for me in that peculiar way,
because that's how I hear it,
and thus will always be, immutable.

The soul that does not ask itself whether it has forgiven or not,
if it was forgiven or not,
instantly stands up when hears you
and comes to meet you.

My soul acknowledges you within itself
and says in unspoken words
"ah, you were here!"

Here I am.


MC

4 giugno 2019

Photography at the Victoria&Albert museum

Ho scoperto con piacere la sezione fotografica al 2 piano del Victoria & Albert museum.
Trovare gli apparecchi fotografici usati da Talbot mi ha procurato una vertigine interiore. Per non parlare del suo taccuino, in cui ha annotato la "ricetta" per la corretta esposizione di una foto e lo sviluppo fotografico. Insomma, qualunque fotografo che sia passato dalla camera oscura ha fatto lo stesso, ma lui... e' stato uno dei primi 3 in assoluto a farlo! E fa una certa impressione, vedere l'inizio di una tecnica e pensare al mare di possibilita' fotografiche che si aprivano allora per la prima volta.

Poi mi sono lasciata catturare da questo lavoro, opera di un fotografo che fotografa senza macchina fotografica. Si intitola: Breathing in the Beech Wood, Homeland, Dartmoor, Twenty-Four Days of Sunlight.
Cito dal sito del museo: "Fabian Miller è un pioniere della contemporanea immagine fotografica senza macchina fotografica. Questo lavoro rappresenta il suo ritorno alla natura dopo un periodo esplorativo di astrazioni di luce e colore. Le foglie provenivano da diversi alberi e sono state raccolte in un periodo di 24 giorni in primavera. Ogni fila verticale di nove foglie rappresenta un giorno di raccolta e stampa. La loro attenta disposizione mostra l'effetto graduale della clorofilla che entra nella foglia per renderla verde, offrendo cosi un confronto tra questo processo e la fotografia, entrambi basati sul potere trasformante della luce.



Andando molto vicini alle foglie, si notano le loro imperfezioni e la loro trama finissima, come impronte digitali della mano.

E infine, mi ha colpito ancora questo lavoro "senza macchina fotografica" svolto in archivi e musei:

Set of the Queen's Diamonds and Pearls of King August the Strong, about 1719, Historic Green Vault Dresden Royal Palace

"Sinje Dillenkofer è un'artista tedesca che usa la fotografia, e che ha fatto l'esplorazione di archivi, di musei, e in particolare vetrine e scatole, il suo tema principale. 

Le immagini di Dillenkofer sono una serie di fotografie, in una visione dall'alto, di un coperchio e di un fondo di cassetti e scatole storici fatti per proteggere oggetti preziosi, strumenti scientifici, oggetti aristocratici e reali, e cosi via. 

Le custodie fotografate presso l'Historic Green Vault del Palazzo Reale di Dresda, sono uniche tra le sue serie in quanto le impronte degli oggetti sono semplicemente reazioni chimiche che rappresentano la loro conservazione a lungo termine nel contenitore. Dillenkofer osserva che queste immagini formate nelle casse incarnano la natura stessa del processo fotografico: visualizzazione del tempo e impermanenza. Sono riferimento e la prova di ciò che è assente dall'immagine fotografica. "

A me ha fatto pensare che e' quasi un object-selfie... l'oggetto si fotografa attraverso il medium dell'umano.

E cosi' dal Victoria & Albert museum me ne vado con la conferma di una vecchia intuizione.
La fotografia e' molto piu' di una fotografia.

E' l'atto volontario di far apparire l'apparenza di un certo istante, e farlo in un certo modo, che sembri sottratto al tempo. 

3 giugno 2019

Il Kitsch e il commiato

E' grazie a questo libro, da cui da giorni non riesco piu' a staccarmi, che riprendo familiarita' con un termine che avevo tralasciato... Il Kitsch.

"Il kitsch e' la prigione piu' insidiosa di tutte [..] le sbarre sono ricoperte d'oro - l'oro dei sentimenti irreali e della semplificazione - tanto che le si scambia per le colonne di un palazzo."

Ma e' e rimane una prigione.
Il kitsch accade ogni volta che non siamo disposti a far i conti con la complessita' che siamo. Quando sminuiamo la vita, la addolciamo in scuse color rosa. 
Quando crediamo che siano i colpi di scena sbattuti sulla prima pagina di un giornale, a far la storia. Quando non sappiamo cambiare porzioni interiori di noi stessi che pure aspettano di affermarsi, e ci aspettiamo che per progredire debba la Vita stessa  presentarci qualcosa di grandioso e irrimediabile.

E se fossero invece le piccole cose in noi a far la differenza, a darci una svolta?


Quando questa nobile levita' accade, accade sempre attraverso una distanza interiore.

"Per poter prendere commiato da qualcosa, penso´mentre il treno si metteva in moto, c'era bisogno di un approccio capace di creare una distanza interiore. Si doveva trasformare la tacita, diffusa ovvietà da cui si era circondati in una chiarezza che consentisse di riconoscere quale significato la cosa rivestiva per se stessi."


Dare il commiato al kitsch non sarebbe allora la prima mossa necessaria?



Tutti i brani in corsivo provengono dal libro: Treno di notte per Lisbona - di  Pascal Mercier

29 maggio 2019

Nos homens, que sabemos uns dos outros?

"Noi non vediamo gli esseri umani alla stessa stregua delle case, degli alberi, delle stelle. Li vediamo aspettandoci di poter esperire in qualche modo un incontro e poterli trasformare in un pezzo di noi, della nostra interiorita'. La nostra immaginazione li adegua, con opportuni aggiustamenti, ai nostri desideri e alle nostre speranze: opera anche in modo che in essi trovino conferma le nostre paure e i nostri pregiudizi. Non riusciamo ad accostarci con certezza e imparzialita' neppure ai contorni esteriori dell'Altro. Nel percorso per giungere all'Altro il nostro sguardo viene deviato e offuscato da tutti i desideri e dai fantasmi che fanno di noi quei particolari e inconfondibili esseri umani che siamo. Perfino il mondo esterno del nostro mondo interno e' a sua volta un pezzo del nostro mondo interno, per non parlare delle congetture che formuliamo a proposito del mondo interno altrui e che sono tanto incerte e infondate da risultare molto piu' eloquenti riguardo a noi stessi che riguardo gli altri."

[...]
"E' un male questa estraneita' e questa distanza? Un pittore dovrebbe ritrarci con le braccia spalancate nel disperato e vano tentativo di raggiungere gli altri? Oppure dovrebbe coglierci in un atteggiamento che esprima il sollievo per il fatto che esiste questa duplice barriera, la quale e' anche un baluardo difensivo? Dovremmo essere grati della protezione che la reciproca estraneita' ci offre? E della liberta' che essa rende possibile? Che cosa succederebbe se ci trovassimo a fronteggiare gli altri, senza lo schermo della rifrazione duplice che il corpo soggetto a interpretazione rappresenta? Se, nel momento in cui niente di separante e falsificante si frapponesse fra noi, precipitassimo per cosi dire gli uni nell'abisso degli altri?"

Pascal Mercier - Treno di notte per Lisbona.

Che ne sappiamo degli altri?
que sabemos uns dos outros?

Oggi ho guardato le mani di una persona che dimostra un approccio passivo-aggressivo da piu' di un anno:accusa, vittimismo, silenzio punitivo o tattico, che danneggia il suo rapporto con gli altri. Oggi ho visto cosa fa con le unghia - da chissa 'quanti anni - alle sue mani, scorticandole fino a farsi sangue e a sollevarsi la pelle, per tutta la lunghezza dei pollici. Ho abbassato lo sguardo, il volto, come in imbarazzo e non riuscivo a rialzarlo per un po'. Non volevo che sapesse che sapevo, farle vedere la mia reazione, farla sentire giudicata. 

Dentro intanto ho sentito un senso di pesantezza incredibile, una pena: una violenza a se stessi che mi ha turbato. Non era una cosa piccola, era un auto-divorarsi. Una cosa meccanica cosi come quell'aggressivita' passiva che scarica sugli altri. Quella meccanicita' (come la chiama Gurdjieff) mi ha ferita un po'.
Mentre guardavo le sue mani, mi son sentita dentro l'Inferno di Dante, ma come se lo vedessi per la prima volta. L'umanita' quando e' offesa,  quando anche sia auto-offesa, mi turba...e forse ancora di piu' il pensare che non me ne ero accorta prima. Che questa cosa - di cui avevo indizi di carattere - stava gia' scritta nel suo corpo, e forse alla Parmenide, non poteva non essere che cosi...

Quella barriera di cui parla Mercier, tra noi e l'altro...quella barriera che ci salva dal cadere uno nell'abisso dell'altro, per me a volte diventa troppo sottile. A volte mi par di conoscere gli abissi delle persone, quando ancora loro ne sentono solo l'eco ma non hanno avuto l'ardire di guardarci dentro. 
Ma parte del prezzo che si paga nell'essere empatici, e di capire, e' anche un' ancora di salvezza che ti aiuta a riconoscere e a salvarti... e quindi anche a curare o prevenire le ferite, a esserci per curar quelle degli amici che vogliono a loro volta far un percorso diverso.

Ed e' cosi che in mezzo alla tristezza amara, strana, di oggi, ho contattato un'anima che mi e' cara e che puo' capire, solo per dirle che ho sentito una forte gratitudine per quella forza, che sia Dio o una parte di noi, che non ci ha abbandonato.
Una forza che ci spinge a "salvarci", evolverci, volerci bene. A non far a noi stessi il male... che ci e' gia' stato fatto! ...il dolore che l'uomo inconsapevolmente tramanda, ma consapevolmente... no.




Un po' di dolcezza.

22 maggio 2019

"I torti peggiori che subiamo ci fanno sempre sentir vergogna.
Gli atti più perfidi dei nostri simili contro di noi, colpiscono sempre la parte di noi che desidera amare il mondo. E una piccola parte della vergogna che proviamo, quando subiamo una violazione, è la vergogna di appartenere alla razza umana."

G.D. Roberts, Shantaram


20 maggio 2019

Dialogue with a stranger


- There was an island, just over there! (pointing the horizon)


Stranger: -ah ;-)  was there?

- Yes, was there and then...

- pluff, disappeared!?

- exactly!!!!

- How long ago? 5 minutes?

- yes, around 5 minutes...

- :-)

- It was Atlantis!

- For sure!!!

Whitstable, low tide - 19/05/2019

Parlate agli sconosciuti.


14 maggio 2019

Closer to Krishnamurti

- We walked here -

Krishnamurti Center, Brockwood Park, UK
"Vedete, voi non siete stati educati a stare da soli. Andate mai a fare una camminata per conto vostro? È molto importante uscire da soli, sedersi sotto un albero – da soli, senza nessun libro, senza nessuna compagnia – e osservare una foglia che cade, ascoltare lo scorrere dell’acqua, il canto dei pescatori, osservare il volo di un uccello e i vostri stessi pensieri che si rincorrono nello spazio della mente. Se siete capaci di stare da soli e osservare queste cose, allora scoprite ricchezze che nessun governo può tassare, che nessuna entità umana può corrompere, e che non potranno mai essere distrutte."
 Jiddu Krishnamurti, This Matter of Culture

"Molti di voi vivono nelle città, con tutto il traffico, il rumore e l’inquinamento dell’ambiente. Probabilmente non vi capita spesso di essere in mezzo alla natura. C’è questo mare meraviglioso, ma voi non siete in relazione col mare. Lo guardate, magari ci andate a fare una nuotata, ma non avete il senso di questo mare con la sua enorme vitalità ed energia, la bellezza delle onde che si infrangono sulla costa – non c’è nessuna comunicazione fra quel meraviglioso movimento del mare e voi. E se non siete in relazione con questo, come potete esserlo con qualcun altro? Se non percepite il mare, la qualità dell’acqua, delle onde, della grande vitalità della marea che sale e scende, come potete essere consapevoli o essere sensibili alla relazione umana? Vi prego, è molto importante comprenderlo, perché la bellezza non è soltanto nella forma fisica, l’essenza della bellezza è quella qualità di sensibilità, la qualità dell’osservazione della natura."
 J.K, On Nature and the Environment


2 maggio 2019

Die Sternenhalle der Königin der Nacht - 2/05/2019

2/05/2019
Autenticita'.
C'e' un odore umido di pioggia caduta su una primavera incerta. Somiglia all'odore dell'autunno, ma il verde smagliante di queste piante fuori dalla finestra parla di un maggio che ha molto da regalare. non tutti gli ombrelli si aprono con coraggio. L'inglese medio affronta la pioggia come si affronta il vento: lasciando che ti accada addosso.
Bisogna partire per tornare, andare via da per ritrovarsi. 
Da questa finestra guardo cosa accade, o meglio, non "cosa", ma l'accadere stesso. Questo "movimento". Dall'alto di una finestra, niente di quel che accade sotto e' controllabile o imminente. Non e' richiesta nessuna mia risposta immediata, vedo la gente passare e nessuno mi nota. Osservare senza impegno mentale. Osservare con l'Essere. Mi trovo a un filo di vento dalla Realta'.
Sento Bellezza e la bellezza non puo' che aver come qualita' la Realta'. Tutto quanto sta respirando, e sta respirando anche me.
Sono grata senza commozione, il che prova la mia presenza al di la' di ogni proiezione emotiva (passata o futura). Sono grata di questo momento pacificato. Che Artista grandioso e' il Creatore che ha fatto cosi' Reale la Bellezza. Questo "cosificare" un ordine armonico e mettercelo a disposizione, come un modello, come una misura con cui confrontare noi stessi, e il resto.
Ora, poco prima del tramonto, sento tutta la Melodia delle cose di cui parla Rilke. E ricordo un giovane che vive in un bosco, nel suo "rifugio sulle acque", che di quel libro mi parlo' per primo, leggendomene un brano. E ricordo non il volto, ma le parole di un venditore di libri usati sul lungo Senna, che mi disse "non ho mai conosciuto qualcuno che leggesse Rilke, e non fosse anche una persona molto speciale".
Non c'e' niente di piu' intimo che avvicinarsi a come qualcuno guarda il mondo, comprenderlo, e custodirne il sentimento intrinseco, e il suo mistero.






Dal mio diario "Die Sternenhalle der Königin der Nacht"

27 aprile 2019

Valigione

A questo giro ho riempito una valigia, di quelle grandi vecchie di pelle marrone, con le fibbie di metallo. Ho fatto una valigia e l'ho lasciata a casa. Dentro ci sono anni di vita, persone che sono arrivate e sono andate, lasciando un segno. Ho fatto un tale ordine! E' un valigione che non parte, che non puo' che restar fermo. E i suoi contenuti sono come porte accessibili ogni volta che la valigia dei ricordi si apre.  Con tutte le cose che ho buttato e quelle che ho ricordato, tutto sommato il valigione sembra più leggero, la mia coscienza pronta a portarlo. Quello che non ho trovato nel valigione, che mancava, l'ho sognato. Come se fosse un gran ripasso prima di un esame universitario.
Sono le 11:11 ora. E vabbè. Si dice sia l'orario per guardare ai propri pensieri. Ci son momenti in cui i pensieri sembrano più reali.

Hastings, 2019
A ogni modo, ho un'altra valigia pronta per muovermi ancora...

"Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto." 

(City, A. Baricco)




2 aprile 2019

We must not sleep during that time

“Jesus will be in agony even to the end of the world. We must not sleep during that time.” 

PASCAL’S PENSÉES, 552

Hastings, 30-04-2019


[Nick Cave&Current 93 - Album: All the Pretty Little Horses]

The rivers of Babylon flow
And fall
And carry away

Jesus is alone on earth
Not merely with no one to feel and share His agony
But with no one even to know of it
Heaven and he are the only ones to know
Jesus is in a garden
Not of delight
Like the first Adam
Who there fell and took with him all mankind
But of agony
Where He has saved Himself and all mankind

He suffers this anguish and abandonment in the horror of the night

Jesus will be in agony until the end of the world
There must be no resting in the meantime


1 aprile 2019

It's my only life. I don't want to split it.

A volte si danno risposte che vengono fuori come istinti.

Per mesi ho fatto degli sforzi per far funzionare delle cose a lavoro, ma mi accorgo che ci sono sempre problemi tecnici e cose da sistemare...e un po' sembra che il tempo e lo sforzo messo non portino da nessuna parte. E questo da' un po' di frustazione. 
Specie se non stai lavorando a quel progetto solo per pagare l'affitto, ma perche' credi e vuoi vedere gli effetti del tuo lavoro nel mondo.

"Don't think about what's going on at work that seems not heading to anywhere...Focus only on your personal life off work."

"Well...No. It's my only life. 
All the time in my day time, is my only life. 
I don't want to split it."

"Alright. I see the point".

"Pensa solo alla tua vita fuori dal posto di lavoro." mi dice un amico, e capisco che vuol dire. Un modo per "tirarmi su". Ma io non voglio "distrarmi" su un altro aspetto per non vederne uno. 
Voglio vedere anche un po' di frustazione se c'e', senza farne un dramma per carita', ma riconoscere com'e' ora.

Non voglio dividere la mia vita, tra lavoro stipendiato e ore "libere", come farebbe una schiava (cioe' come una che non puo' scegliere). 
Io quel lavoro l'ho scelto per la sua "utilita'" e ci metto del mio meglio per farlo funzionare...quindi e' parte di me.

Io non ho una vita dentro e una fuori dal lavoro.
Io ho una sola vita, un solo tempo. 
Lavoro con pazienza in attesa che tutto si sistemi.
Ma non per questo voglio separarmi nelle emozioni, nelle vivisezioni di questa societa'.

Questa cosa di divider la vita in compartimenti diversi, e' poi cosi' giusta? puo' valer come trucco per certe fasi, per gestirla. Ma poi la vita e' un tutt'uno.

Mi ha sorpreso la convinzione della mia risposta. La responsabilita' ha un suo gusto dolce che non serve edulcorare con altro.

Le risposte che do per ora son cosi istintive che mi danno visione chiara su di me.
Meno le ovatto di altro, piu' mi trovo.

Ieri un uomo con la birra in mano alle 10 del mattino, mi ha puntato a distanza - donna sola (seduta ad aspettar un'amica), si e' fermato davanti a me e mi ha detto
"posso farti una domanda?" (ho pensato "tutto il mondo e' paese, stessa tattica ovunque").

L'ho guardato negli occhi per capire se era uno dei senzatetto con cui faccio volontariato. Non lo conosco. Occhi stravolti.
Gli ho detto 
"No". (No, non voglio lasciarti lo spazio per importunare una donna seduta da sola.)

Mi ha insultato con uno scatto d'ira urlando e se ne e' andato. 

Avrei voluto dirgli che tecnicamente se avessi detto "si" sarebbe stata la sua seconda domanda. 
Avrei voluto dirgli che se ha tanta premura nel chiedere deve anche aspettarsi/saper accettare un no. 
Avrei voluto dirgli che quella birra non gli sta facendo bene.
Avrei voluto dirgli che son fortunata che del suo insulto in inglese ho capito solo alcune parole, e che esse non hanno alcun senso per me. Che io avrei potuto esser un'altra e lui avrebbe detto le stesse cose.

E soprattutto avrei voluto dirgli e gli ho detto No. Senza neanche pensarlo.



31 marzo 2019

Un senso alle relazioni

(Dal video sotto):

...esci con gli amici ma boh, perche'?
"per passar il tempo"... (???)

La relazione non e' un passatempo, deve avere un senso

..e che sia almeno vera.



Grande Antonio.


20 marzo 2019

Equinox

La scrittura mi ha salvato
dando una diga razionale a fiumi emozionali.
I diari mi hanno salvato.
Le lettere intense mi hanno salvato.

I cieli immensi dell'Irlanda.
Gli arcobaleni in Cornovaglia.
Gli aerei presi all'ultimo minuto.
Le sorprese, i voli del cuore, tutti.

E il suono della voce di chi ti ama
il gatto che accarezza le gambe nude
l'odore del mare
l'odore del pane.

Un ricordo.
Galleggiare sulla superficie dell'acqua, guardando i riflessi, 
come se il tempo fosse infinito
e tu finito.

Che poi chissa' se
Non e' vero piuttosto il contrario.
A chi dice che non esiste la magia, 
direi che non ha guardato molto bene.




18 marzo 2019

Studiando Hindi...

Studiando Hindi mi rendo conto di quanto la lingua conservi tratti distintivi della propria cultura.
La mia insegnante oggi mi fa fare una frase, e mi trovo a pensare che probabilmente, ha senso solo in India...

yadi aapke kapde bahut purane hai
 par koi baat nahi
aap andar aa sakte hain

"Anche se i tuoi vestiti sono vecchi, non c'e' problema, puoi entrare."
in un certo senso mi commuove.

Cosi' come i nomi per i rapporti di parentela, accuratissimi.
Noi abbiamo zio/a, cognato/a.
Loro hanno un nome per

il fratello giovane di tuo padre  chaachaa
il fratello grande di tuo padre    taauu
il fratello giovane di tua madre  maamaa
il marito della sorella grande di tuo padre phuuphaa
e cosi via

ti fa capire quanto le relazioni siano importanti.
E' come una trama intricatissima da cui non ti puoi sottrarre, perche' ognuno ha una posizione rispetto all'altro come in una scacchiera.

13 marzo 2019

il giardino dimenticato

Il vento, una mattina chiara, chiamò
il mio cuore con una fragranza di gelsomino.

“In cambio di questo mio profumo di gelsomino,
tutto l’aroma delle tue rose voglio”.

“Non ho rose; tutti i fiori
nel mio giardino sono morti”.

“Allora prenderò i petali appassiti
e le foglie gialle e l’acqua della fontana”.

Il vento se ne andò. E io piansi. E dissi
a me stesso: “Che cosa hai fatto, anima mia,
al giardino che ti era stato affidato?”

Antonio Machado



11 marzo 2019

"The tragedy of sexual intercourse is the perpetual virginity of the soul".

W.B.Yeats

Dice Yeats che anche se ci mangiamo i corpi, le anime rimangono intatte. Inarrivabili.


5 marzo 2019

Solo



Un "a solo" in compagnia del bosco.

27 febbraio 2019

Non ci sono sentimenti sbagliati

Mi tocca citare Alan Watts, e lo faccio volentieri...

(Sotto una traduzione-riassunto).

 

"Non ci sono sentimenti sbagliati.

Potrebbero esserci azioni sbagliate nel senso di azioni contrarie alle regole della comunicazione umana. Ma il modo in cui ti senti nei confronti degli altri: amare, odiare, eccetera, eccetera; non ci sono sentimenti sbagliati.

E così, cercare di forzare i propri/altrui sentimenti ad essere diversi da ciò che sono è assurdo. E inoltre: disonesto.

Ma vedi: l'idea che non ci siano sentimenti sbagliati è immensamente minacciosa per le persone che hanno paura di provare sentimenti.

Questo è uno dei problemi peculiari della nostra cultura: siamo terrorizzati dai nostri sentimenti. Pensiamo che se diamo loro uno scopo e se non li abbattiamo immediatamente, ci condurranno verso ogni tipo di azioni caotiche e distruttive.

Ma se, per cambiare, permettessimo ai nostri sentimenti di esistere e considerassimo il loro andirivieni come qualcosa di bello e necessario come il variare del tempo atmosferico, l'andare e venire della notte e del giorno e le quattro stagioni, saremmo in pace con noi stessi.

Ciò che è così problematico per l'uomo occidentale non è tanto la sua lotta con le altre persone, i loro bisogni e problemi quanto la sua lotta con i propri sentimenti. Con quello che si permetterà di sentire e ciò che non permetterà a se stesso di provare. Si vergogna di sentirsi veramente profondamente triste, al punto che potrebbe piangere. Non è virile piangere.

Ha paura di detestare qualcuno, perché in teoria "non devi odiare le persone". Si vergogna di essere così sopraffatto dalla bellezza di qualcosa, che va nel panico per via di questa bellezza. Perché tutto cio' significa  "non avere il controllo, vecchio mio"; non avere le mani sul volante.

Penso che questa sia la cosa più liberatoria che chiunque possa capire. Che il tuo sentimento interiore non e' mai sbagliato. Quello che senti non è mai sbagliato - potrebbe non essere una guida corretta su cosa dovresti fare, ma è giusto che tu abbia la sensazione di odiare o di essere triste o di essere terrorizzato. Quando una persona arriva a se stesso, diventa uno con il proprio sentimento, e questo è l'unico modo per essere in grado di indirizzarlo. "


~ Alan Watts, dalla raccolta di Lezioni" You're It ".

20 febbraio 2019

Innocent


"Uno non dovrebbe adirarsi con qualcuno che e' stato malmenato." O. Wilde

Ci rifletto un nanosecondo. Cioe' in pratica tutti. Innocenti.
"Batti panni, liberi tutti."



Libro "the-tyranny-of-guilt-an-essay-on-western-masochism" QUI



18 febbraio 2019

Reinassance Hotel


E va bene cosi. Intrufoliamoci una notte in un Hotel a 5 stelle per vederne l'architettura da Cattedrale. Superiamo la zona vietata ai non ospiti, ed entriamo nella stanza Lady Smoking Room, spenta e incustodita, tra la sua cristalleria.


guardiamo dalle sue vetrate l'orologio della torre e il suo orario misterioso



e scendiamo a suonare il pianoforte a coda, a mezzanotte. 
E che importa se loro dormono, se noi qui non ci dovremmo nemmeno essere. E' melodia.



*Reinassance: "a revival of or renewed interest in something".


13 febbraio 2019

10 febbraio 2019

So true.

The tension of the future is unbearable in us. It must break through narrow cracks, it must force new ways. You want to cast off the burden, you want to escape the inescapable. Running away is deception and detour. Shut your eyes so that you do not see the manifold, the outwardly plural, the tearing away and the tempting. There is only one way and that is your way; there is only one salvation and that is your salvation. Why are you looking around for help? Do you believe that help will come from the outside? What is to come will be created in you and from you. Hence look into yourself. Do not compare, do not measure. No other way is like yours. All other ways deceive and tempt you. You must fulfill the way that is in you.

Oh, that all men and their ways become strange to you! Thus might you find them again within yourself and recognize their ways. But what weakness! What doubt! What fear! You will not bear going your way. You always want to have at least one foot on paths not your own to avoid the great solitude. So that maternal comfort is always with you! So that someone acknowledges you, recognizes you, bestows trust in you, comforts you, encourages you. So that someone pulls you over onto their path, where you stray from yourself, and where it is easier for you to set yourself aside. As if you were not yourself! Who should accomplish your deeds? Who should carry your virtues and your vices? You do not come to an end with your life, and the dead will besiege you terribly to live your unlived life. Everything must be fulfilled. Time is of the essence, so why do you want to pile up the lived and let the unlived rot?

Carl Jung, The Red Book: Liber Novus, A Reader's Edition p. 384

5 febbraio 2019

Appunti su Pierre Bonnard (alla Tate Modern)

"He who sings is not always happy"
Pierre Bonnard

Bonnard, un pittore che tra specchi e inquadrature...sembra piu' un fotografo.
Lui inquadrava con la mente un momento, e poi dipingeva come ricordava...colorando col sentimento.

Qui una scena ripresa da uno specchio, ma l'artista non si vede (da quella che dovrebbe esser la sua posizione).


Una scena di famiglia, di campagna. 
Con tante quinte, e se aguzzate la vista, piu' di un gatto.


I nudi in pose naturali e sospese. Come questo baby spettatore.


Appunti da artista:


Bellissima luce...ancora nudi e specchi.



La mia preferita:


E volti nascosti all'angolo di paesaggi ameni.


Per leggere di Bonnard



29 gennaio 2019

Sounds of the sea and ships

Mare senza riva

Come se il mare aprendosi
svelasse un altro mare,
e questo un altro ancora
e i tre presagio fossero
d'infiniti mari
mai toccati da riva.
Come se mare
a mare fosse riva.
Questo è Eternità.

(Emily Dickinson)

Oggi sono andata in un charity shop e ho comprato per 2 sterline un vinile. "Suoni del mare e delle navi", registrato nel 1957 nelle coste britanniche.... la descrizione sul retro e' commovente, sembrano storie... storie di suoni...testimoni di un'attenzione diversa e che si sta perdendo.
Il retro di questo vinile sembra un manuale di degustazione del suono marino.

Mi viene in mente il Postino con Troisi. "Onde alla cala di sotto, piccole". 

L'ho comprato ed ero commossa...questo vinile era come se mi aspettasse, come se non potesse (per sua natura) che finire in mano mia...
Non vedo l'ora di far girare questo vinile a casa, farlo girare.... fino a sentire l'odore del mare.



28 gennaio 2019

Le mie passate vite da margherita

Bevo quasi ogni sera

camomilla.

Mia madre mi voleva chiamar Margherita.

In qualche modo le due piante si somigliano.

Chissa quante vite passate ho fatto da fiore. 

Magari di campagna, libera e  indisturbata...sospinta dal vento...

magari finche' qualcuno mi ha colta, e mi ha usata per far un gioco

"m'ama o non m'ama".

Ecco.
Troppe passate vite da margherita e ora ...le persone indecise mi danno i brividi!

Pero'...chissa'...
se tornero' fiore di campagna....ad ascoltar il vento


p.s.: Nessuna margherita e' stata maltrattata per la redazione di questo post. Ogni riferimento a fiori o persone e' puramente casuale come tutto il resto. La camomilla che sto bevendo non e' corretta con altre erbe officinali.

Foto da wikipedia.


“Chanson de l’automne” by Paul Verlaine

Les sanglots longs

Des violons
De l’automne
Blessent mon coeur
D’une langueur
Monotone.
Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure
Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.
Paul Verlaine
1844-1896

20 gennaio 2019

"Famiglia" / Richar Bach

Richard Bach, classe 1936. 
Dal Gabbiano Jonathan Livingston a Illusioni, da Ipnotizing Maria a There's No Such Place As Far Away e The Bridge Across Forever. Ti ho letto e riletto, in inglese e italiano. Il tuo mondo ha qualcosa che funziona nel mio mondo e lo aiuta a volare.

Caro Richard, stanotte vado a cercar il tuo sito, ricordo che lo volevi chiudere e a un certo punto lo hai fatto. Ma un istinto mi chiama. E lo trovo il tuo sito, spoglio dei vecchi posts, tranne uno nuovo datato 2018 e non commentabile, ma che mi strappa un sorriso. 
Hai 82 anni e ci scrivi, ai pochi di noi che si ricordano. E' in arrivo un tuo nuovo libro.

Mi piace cosi tanto la tua definizione di famiglia. Ok non l'hai data tu, ma e' involontariamente una definizione quando ci chiami family. Cosi' la traduco io: Famiglia sono quelle anime che non si smettono di cercare, contro ogni pronostico.





On Line, Once Again


Now that the new book is almost finished, it’s time to return to the neo-world of this website.
Only a few of the old family will remember that this site once existed.  Like the reincarnation of spirits, the spirit of these ideas will live forever, flickering now and then in websites like this one, and in the lives of occasional mortals.  
I’ve promised not to talk about the new book till its published, since it might appear to be a bit… different, from my other books.  It may seem to be radically out of place, yet (if I finish this last chapter properly) it will all make sense.  
Is that my job, this time, to write books?
For this family, yes.
Richard

14 gennaio 2019

Living room


Le cose dopo una meditazione sembrano diverse. 
Piu' fresche, innocenti nella loro mancata compostezza.

La meditazione e' come un paio di occhiali che vede capovolto,
e questo cambio di forme rovescia il pensiero,
sospende il giudizio.

Oh come si vede diversamente!
Bisognerebbe meditare prima di fare ogni fotografia,
forse prima di far qualsiasi cosa!

Eh si, abbiamo una bici in salotto.


8 gennaio 2019

2019... "Cos'e' vitale in te?"

A volte il cielo interiore si schiarisce cosi, come un soffio liberatorio. Come una carezza sulla guancia.

Succedono cosi tante cose in questi giorni............

Ho iniziato l'anno come volevo.

Danze, amici, drinks fino alle 4:30 di notte... e l'inaspettato: forse la qualita' principale della vitalita'.
Un veloce cambio di vestiti in auto...e un treno preso alle 5:20 del mattino.


Che inizio e' se poi vado a dormire, se non vedo il sole sorgere...che inizio e'... senza mare?

Grazie anche al compagno di viaggio, unico tra gli amici a voler seguire la mia follia...e che si e' trovato piu' leggero di prima.






Meritiamo tutti persone che condividano con noi momenti di liberta' e improvvisazione
e di vivere una vita ispirata.

Cos'e' vitale in te?