23 dicembre 2019

Far Off Galaxy



Buon Natale a tutti.

18 dicembre 2019

mezzanotte e mezza



Vorrei poter scrivere in queste pagine come se nessuno le leggesse... come se nemmeno io le rileggessi. Aver il cuore a nudo, per una volta, senza pudore. Senza voler cancellare il giorno dopo.
Vorrei poter scrivere in presa diretta cosa penso mentre mi lavo i denti e mi bruciano gli occhi. Mentre la voce che mi parla dentro bisbiglia un dialogo: Signore tu che mi hai fatto della stessa tua sostanza, provi dunque anche tu quel che provo io adesso? Se niente ti è estraneo, senti anche tu il mio amore o la mia tristezza? Se è così, allora tutto è più facile e ha diritto di accadere, è perdonata anche questa malinconia. Tu ne leggi la storia, senza chieder il permesso... ricordi meglio di me ogni episodio. Quella con Te è un'intimità che non va costruita ma riconosciuta.
Immagina se un giorno noi umani ci rendessimo conto di esser fatti tutti della stessa sostanza anche noi...forse ci capiremmo al volo senza usare la ragione, ma per condivisione di molecole spirituali diremmo cose come:"tu hai naturalmente sconfinato nella mia anima e adesso sento cosa provi".
Sconfinate. Sconfiniamo.

(Il post e' gia' stato tagliato, modificato, censurato).

7 dicembre 2019

Dignita'

Leggo ogni sera una lettera tra un gruppo di lettere scritte tra il 1948 e il 1960 da J. Krishnamurti a un giovane amico "ferito nel corpo e nello spirito", per risollevarlo. 
Queste lettere mi arrivano come un dono lieve, e a questo mio amico va a mia volta la mia gratitudine.
Il passo qui sotto forse e' in tono con le riflessioni delle ultime settimane, e per come potevo, l'ho tradotto in italiano.  (libro italiano)


"La dignita' e' una cosa davvero rara. Un ufficio o una posizione di rispetto da' dignita'. E' come indossare un cappotto. Il cappotto, il costume, il posto di lavoro da' dignita'. Un titolo o una posizione di rilievo da' dignita'. Ma spoglia l'uomo di queste coe e davvero in pochi hanno quella dignita' che si accompagna alla liberta' interiore di essere come un nonnulla. 
Esser qualcosa, qualcuno, e' cio' per cui l'uomo si sforza continuamente, e quel qualcosa gli da' quella posizione nella societa' che (la societa') rispetta.
Metti un uomo in una categoria di qualsiasi tipo - intelligente, ricco, santo, fisico; ma se egli non puo' esser messo in una categoria che la societa' riconosca, egli allora e' una persona strana.

La dignita' non puo' esser assunta, coltivata, ed esser coscienti di esser dignitosi vuol dire esser consapevole di se stessi, che e' esser meschini, piccoli.
Esser nulla e' esser davvero liberi da questa idea. Essere, non in o di un particolar stato, e' vera dignita'. Allora questa dignita' non puo' esser tolta, essa e' sempre. Essa consente il libero fluire della vita, senza tralasciar alcun residua essenza, e' la vera totale consapevolezza. 

La mente umana e' come un setaccio che ritiene alcune cose e altre le lascia andare. Quel che trattiene e' la misura dei suoi propri desideri; e i desideri, quantunque profondi, vasti e nobili, sono piccoli, miseri, poiche' i desideri sono frutti della mente.
Non trattenere, ma aver la liberta' del flusso della vita senza contenimento, senza scelta, e' la completa consapevolezza. Noi stiamo continuamente a scegliere o ad aggrapparci alle situazioni, scegliere le cose che hanno un significato e aggrapparci a esse in eterno. Questo noi lo chiamiamo esperienza, e il moltiplicarsi delle esperienze lo chiamiamo ricchezza della vita. La ricchezza della vita e' la liberta' dall'accumulazione delle esperienze. 

L'esperienza che rimane, che viene trattenuta, infatti impedisce quello stato dell'essere in cui il Conosciuto non esiste ( l'esperienza trattenuta impedisce di raggiungere il Non-Noto, ndr.). 
Il Conosciuto non e' il tesoro, ma la mente vi si aggrappa e percio' distrugge o contamina l' Ignoto.

La vita e' una roba bizarra. Felice e' colui che non e' niente."




3 dicembre 2019

lui e lei - la strada

3/12/2019 Londra 6:47am

Lui e lei sono davanti alla vetrina di un negozio di giacche a vento sportive.
Sono le 6 del mattino ed è ancora buio nella prima giornata di dicembre in cui i gradi seguono il segno meno.
Loro sono davanti alla vetrina, dicevo, sopra un cartone. Lui è infilato in un saccapelo blu, lei gli sta accanto e si guardano in volto. La ragazza ha varie coperte di sopra, e si rannicchia sulle ginocchia, in quella posizione fetale in cui spesso gli amanti si incastrano per darsi calore.

Non è l india, e veder la gente dormire fuori in un clima cosi rigido, in una società che vende giacche a vento e tutto ciò che desideri più quello che non sapevi di desiderare..fa un certo effetto.

Lei si sistema la copertina, che sembra non bastare. Anche lui è sveglio. Si dicon qualcosa ma da dove son io, su un bus a due piani fermo al semaforo, non posso sentirli. Tra noi C'è questo vetro che mi consente di vedere, e di vagare con la mente.

Mi rendo conto che son abituata a pensar ai barboni come entità singole, che possono far gruppo ogni tanto, certo...ma questa cosa che una giovane coppia - di per sé entità eroica - viva per strada, mi scuote in un modo diverso. Questi due non sono soli. Forse non saranno neanche santi, avranno problemi di alcolismo/droga o forse no. Ma son insieme e mostrano che si possono far gesti di delicatezza e intimità anche nelle condizioni più difficili.  

La vetrina...
Dai vetri di questo bus guardo i loro gesti assonati, una carezza sul volto,il sistemar la coperta, immagino il disagio e il timore di dover abbandonare quel poco calore accumulato quando il manager del negozio verrà ad aprire la porta.

 Tra il mio vetro  e il vetro della vetrina, loro vivono nel corridoio chiamato strada, che da sempre è quel palcoscenico nel teatro della vita che sembra più reale.
Cosa faranno quei due domani? Sono giovani. È una cosa provvisoria?  Dove porterà il loro viaggio?

Come sarebbe passata banalmente fuori dall orizzonte dei miei occhi quella vetrina, se non ci fossero stati loro due davanti!
E invece oggi sono sullo stesso bus di ieri, e con gli occhi li cerco, li cerco...e dentro si alza un appello: Vita, prenditene cura, non me li portare  via!

29 novembre 2019

IL CITOFONO



bbbbiiii

- Chi e'?

- Sono io.

- Io chi?

- Io...

(Segue:

1)Nome/Cognome
2)Professione
3)Ruolo familiare
4)Elenco di studi fatti e qualifications.)

Se io devo sapere chi sono, basta che sfoglio questi ricordi di me? Queste cose che mi hanno dato societa', famiglia... situazioni?

E se io queste cose le disattivo, cosa resta? Che spazio si apre?

Le persone che intuivamo avevano da dire molto di piu' delle usuali risposte alle 4 categorie qui sopra, in genere son diventate per noi quella luce - presentimento - che ci ha invogliato a cercare una visione e a usare un linguaggio piu grande.

In Inghilterra questo chi sei/cosa fai e' ancora piu' forte, perche su queste risposte si basa la certezza individuale costruita su base sociale. Senza il chi sei/cosa fai, non si sa come collocarti.
Questa societa' e' piena di citofoni, si attivano a ogni stretta di mano.

Il "Lei non sa chi sono io" e' un rimarcare il territorio conquistato dalle proprie identificazioni...e sa di piccolo, molto piccolo....che se fosse detta con un altro tono di voce sarebbe bella. Me la immagino cosi': "sa, lei non sa...chi sono io.. e forse non lo so neanch'io".

Ma ogni volta che ci atteniamo pedissequamente a quelle 4 risposte, ci tagliamo fuori tante altre  possibili risposte, molto piu' interessanti. E smettiamo di chiedere agli altri cosa siamo per loro. Cosi' senza volere ci precludiamo la possibilita' di stupirci se qualcuno finalmente ci vede.






Alejandro Jodorowsky - La danza della realta' pag 56-57 Feltrinelli




25 novembre 2019

Could a greater miracle take place than for us to look through each other eyes for an instant?

- Walden

24 novembre 2019

Educating the Educator

Sono nella biblioteca del centro di Krishnamurti.
Mi attrae il colore di questo libretto. E il titolo.
Come mai non l'ho mai visto nelle librerie, ne' in Italia ne' in Inghilterra?

Lo leggo in brevissimo tempo e capisco.
Il libretto è cosi rivoluzionario che non può figurare in una libreria.



E' un invito a pensare fuori dal sistema intrinsecamente conflittuale dei governi.
Qui ci sono scritte su carta le parole che molti dicono ma nessuno si prende la briga di scrivere.


Allora lo lascio qui.
Per chi cerca, per chi trova.

La visuale dalla biblioteca

13 novembre 2019

Chiunque abbia sottolineato questo passo, mi e' amico.



Che peccato che su google non si trovi tutto il passo ma solo "Non conosco niente di più incoraggiante che l'innegabile capacità dell'uomo a elevare la sua vita con uno sforzo consapevole".

Io avrei sottolineato fino all'ultimo punto, Includendo la parte finale "Ogni uomo e' chiamato a render la sua vita, anche nei suoi dettagli, degna della contemplazione della sua piu' elevata e critica ora".

Trovo che le citazioni abbiano il difetto di far passar nel dimenticatoio il contesto su cui esse si reggono...le citazioni allora possono esser usate anche altrove, in un contesto del tutto diverso, se non opposto a quello di partenza. Il passo qui parla di bellezza, attenzione, cura... traducetelo se vi va.
Dice dello splendore di creare una bella statua o immagine per esempio, ma ancora di piu' della bellezza di plasmare il mezzo attraverso cui vediamo, al punto da aver un effetto sulla qualita' di ogni nostra giornata.

Sfogliavo questo libro in una splendida libreria di libri usati a Londra.
Il libro contiene due opere di Thoreau: "Walden" e "Civil Disobedience". Una vita nei boschi e una disobbedienza civile... oh si, questo parla al mio cuore. Il mio amico G. che l'ha letto dice che e' un libro per me. Io credo sia vero, ma non l'ho letto (ancora?) Ma lo sento, aprendolo a caso e leggendo, che e' uno di quei libri che leggerei come si legge la propria confessione.

"Ogni uomo e' chiamato a render la sua vita, anche nei suoi dettagli, degna della contemplazione della sua piu' elevata e critica ora".
Oggi credo al potere delle piccole cose. 
Tenere la porta aperta per la persona dietro di noi. Il gesto non dovuto, la cortesia che vorremmo ricevere...farla agli altri, l'attenzione di una scelta...far cio' che ci costa e non solo cio' che sarebbe facile, farlo anche se nessuno ci guarda, dedicare il proprio sforzo cosciente...prendersi la responsabilita', scegliere i silenzi, sceglier le parole...e farlo nelle piccole cose, senza pensar a una perfezione da raggiungere, i meriti da ottenere. Non accondiscendere, non far nulla per senso di colpa o doveri non sentiti. Non distrarsi troppo.
Riscaldare il mondo come si metterebbero dei calzini a un bambino molto piccolo.

A questo penso, stanotte, tornando a casa con una collezione di piccoli eventi che sento di aver gestito  in modo degno della contemplazione della piu' elevata e critica ora. Ma quell'ora non e' adesso, a posteriori...era durante. Come un angelo custode che ti suggerisce bene, nel momento.
Basterebbe non ditrari cosi spesso. Basterebbe svegliarsi!

Chiunque abbia sottolineato questo passo, mi e' amico. E potremmo esser una comitiva piu' grande di quel che crediamo...


3 novembre 2019






Wake up and smell the roses
and keep your spirit clean
They'll make you interwoven
with a fabricated dream
Some people locked in trouble
and wrapped up in belief
Nothing lasts forever
exceptthe selfless silent sea

And I'm alive
yes I'm alive
and I'm walking on fire
Listen to your heartbeat
and see what you find
Your alive
yes your alive and your walking on fire
Listen to me honey it will
all be alright.

Tranquil is the spirit
who only speaks to those who see
Never hesitate to give love
to those you meet
Home is where the heart
is and its such a humble beat
Many troubled souls are still
searching for the key

rit.

And if your soul
should slip through your hands
Just give thanks
for the gift that is now
You have always been
and will always be
Your the apple
and I am the tree

rit.

4 ottobre 2019

Ritorno a...

C'è odore di questo posto, che mi è diventato negli anni familiare.


Lo riconosco mentre scendo il sentiero: è l'odore dolce del fiume da cui ho bevuto? o forse di piante di cui non so il nome?
C'è una forma di silenzio che è assenza di artificialità. E' fatto dal fruscio di alberi e acqua. Ma come il silenzio ha la facoltà di riportarti dentro di te.


Amico mio non ci sei, ma ti avverto nei tuoi luoghi. La tua casa adesso ha dei mattoni e questo mi emoziona. I ragazzi parlano di te, di cosa gli hai insegnato. Ti aspettano.

Qui non serve niente. Nient'altro.


Lui e lei ce l'hanno scritto negli occhi calmi e dolci. Il suo pancione potrebbe esser maschio o femmina, ma non ha senso chiedere, nascerà qui e sarà anima.

I gatti non hanno paura, e sono più vitali che altrove.
Gli uomini costruiscono finestre e sedie sdraio.


La luce pervade tutto. La fotocamera se ne accorge prima del mio occhio.

Qui ci si bacia in guancia anche se non ci si conosce. 
"Pranzi con noi?"
E sembra tutto ovvio come  a dire
Se sei venuto fin qui, sei uno di noi.


Sono dentro al mio sogno:
questa è una tenda yurta,
tonda tonda,
una casa senza spigoli.



16 settembre 2019

Test dell'ostacolo/volonta'

Forse se due persone vengono ogni volta interrotte da qualcosa o qualcuno nel loro conoscersi,
forse, e' perche' quei due avrebbero molto da dirsi.


In Between


KUNDALINI, the Real Eros' Arrow by Ciruelo
Siamo bersagli delle nostre stesse frecce. 
Miriamo, e in quel lasso di tempo che chiamiamo "futuro" le cose vengono a prenderci. In un attimo ci spostiamo di posizione: da arciere diventiamo bersaglio. Gli arcieri sono i primi esempi di ubiquita' nella storia umana.
La precisione dell'allineamento - il far centro - dipende dal nostro essere, dalla forza della volonta' e del desiderio, dalla capacita' di evitar distrazioni, e tuttavia anche dall'assoluta equanimita' rispetto al risultato. Serve un'umilta' pronta a dar tutta se stessa.
E' bello respirarci dentro lentamente, con controllo, e rimaner del tutto immobili proprio nel momento di massimo sforzo.
Lasciamo andare solo quando la corda e' tesa al nostro punto di massima resistenza. Solo noi sappiamo quando.
Il rumore della corda dell'arco...e' tra i piu' belli mai sentiti. Vibra nel vento. 
Il rumore della freccia nel bersaglio e' ovattato, la sua eco. 
Senti che quel rumore e' giusto. Qualsiasi cosa voglia dire "un rumore giusto".
E tu non hai fatto alcun rumore: sei la terza forza, quella invisibile, ma proprio quella per cui cio' accade. 
Tu sei quello in mezzo.



29 agosto 2019

il silenzio


Il silenzio è la caverna dove goccia a goccia la stalattite prende forma

È il suolo oscuro da cui il seme germoglia
Tacere non è un dovere 
né un tabù
né un precetto segreto   

È piuttosto il "modo"
in cui i desideri vengono custoditi 
finché non siano abbastanza forti da reggere la luce scoperta del mondo
Fatta di realizzazione ma anche di venti distruttivi
Di invidia incredulità e disillusione.                                       
Solo quando i germogli saranno forti, fioriranno 
Ed essi stupiranno. 
                        
I miracoli nascono di notte, 
di inverno
In una grotta. 

27 agosto 2019

Oggi ho visto una stella.

Eravamo l'unico animale che poteva coscientemente alzar la testa,
riconoscere le stelle come punti di proiezione su altri mondi
e raccontarci su delle storie ai bambini
sul passato mitico degli antichi eroi,
o sul futuro fantascentifico che ci aspettava.

Poi pero' iniziammo a cercar distrazioni,
a fagocitare serie tv fino a contare i giorni della settimana attraverso esse.
Iniziammo a voler diventare famosi e riconosciuti,
a filmarci come protagonisti di spettacoli...

Iniziammo a vivere di schermi senza guardarci piu' attorno
pensando di conoscerci attraverso la rappresentazione di noi,
e iniziammo a dar per scontato che per tutti dovesse esser cosi,
che nessuno avrebbe potuto farne a meno.

Le luci delle citta' divennero cosi forti,
che il cielo si trasformo' in una nebbia luminescente, densa e impenetrabile.
L'occhio si abituo' alla luce abbagliante della pubblicita' nei palazzi
che si prendeva la briga di dirci lei quali fossero i nostri bisogni.

Cosi l'elettricita' si prese il buio,
e non ci fu piu possibile scorgere la discrezione delle stelle,
le loro promesse vaghe e sognanti...
mentre il cemento e l'asfalto inaridivano la terra,
che fu fatta sterile. Sterili anche le nostre menti
che non si chiesero piu' se tutte quelle strade fossero davvero necessarie.

Iniziammo ad avere troppo da mangiare
e ancor piu' da bere, vantandoci di quante bottiglie avevamo fatto fuori al pub.
Nei dialoghi iniziammo a raccontarci solo degli ultimi show che avevamo visto
e c'era cosi poca poesia, molti piu' elenchi di fatti:
ma anche tra quelli, pochi erano i nostri
e molti piu quelli che conoscevamo dai notiziari.
Per darci un tono, ce li raccontavamo come se fossero successi a noi,
con un'emotivita' per forza di cose...posticcia e secondaria.

Se chiedevi a qualcuno quale era il suo sentire primario
spesso non lo sapeva.
Anche le emozioni piu nobili divennero virtuali:
aiutare il prossimo divenne sostenere la tesi che bisogna aiutare il prossimo.
L'intimita' era piu sognata che vissuta,
e le persone si conoscevano per app e social network
dove potevano consumarsi a vicenda come una birra il sabato sera
e farsi ghosting la domenica mattina.

Con la testa inclinata in basso a un cellulare
avevamo il mondo in una mano, l'essenziale sembrava tutto mappato,
e sapevamo trovare "ristorante vicino me" e la via piu' veloce per casa,
ma non la piu bella.
Il tragitto andava distratto da musica consumata in cuffia,
senza guardarsi attorno per strada,
senza parlare col vicino che altrimenti si disturbava.

Eravamo l'unico animale che poteva coscientemente alzar la testa,
che poteva guardare le stelle.
E non l'abbiamo fatto.

---------

La macchina scivolava sull'asfalto e il finestrino scivolava sul paesaggio.
G. dice, vedi quelle mucche, fanno una bella vita li sull'erba finche non le portano al macello.
Gia', stanno li chinate sull'erba... e a noi umani che succede?
Oggi
al tramonto
ho visto una stella. E ho avuto nostalgia.
Per il piccolo principe e il pianeta terra.  E penso a quando tornerà, sarà già fatto Re.



16 agosto 2019

Every feeling is a child

Every feeling is a child
Think about this, think to the immediate consequences of it.
Not judging the feeling (the child)
Not refusing it
Not using violence on it
Nor allowing it to do everything either...
Yes.

Every feeling ....is a child. 
We can smile.

MC

Wind from the Sea 1947 by Andrew Wyeth

Ogni emozione e' un bambino.
Se la pensi cosi' capirai che cura ci voglia nel vederlo e ascoltarlo. Nell'indirizzarlo affinche' non si faccia male.
Se l'emozione - bella o brutta che sia - avesse gli occhi dipinti sopra, potresti ancora sminuirla, negarla, assopirla? O forse le apriresti le braccia. Per esempio all'emozione dell' ingiustizia...la guarderesti dritto negli occhi, dandole un caldo luogo in cui e' perfettamente al sicuro.
E cosi' col rammarico, che e' poi la paura della morte, del mai piu'. Io le direi che per ogni scelta c'e' una ragione, e che se se la scopre (o se la ricorda), la persona che prova l'emozione e' costretta a cambiare.

E come sarebbe bello veder le emozioni diventare adulte, non per anzianita', ma accompagnandole li' dove possano crescere...scoprirsi ed evolvere da sole.

Non ha forse cercato un riscatto di trionfo, la Vita, quando ha riprodotto se stessa in nuove forme?

"Figlia salvami", dice la Vita quando da' luce alla Vita. "Salvami dal mio urlo di dolore nel buio, da ogni nostro pianto inascoltato in culla, da ogni possibile fine, da questa solitudine. 
Salvami, sii coraggiosa: risorgi per farmi risorgere ogni volta in te."

Ogni vita ha un mandato, e della sua fattibilita' si tace. 
E' come guardare il vento, lo fai vedendo altre cose
...quelle che, al suo passaggio, la vita muove.





15 luglio 2019

la Donna Selvaggia

“Go out in the woods, go out. 
 If you don't go out in the woods 
nothing will ever happen 
 and your life will never begin.”



"Ed ecco che cosa sogniamo: sogniamo l'archetipo della Donna Selvaggia, sogniamo la riunione. E ogni giorno nasciamo e rinasciamo da questo sogno, e per tutta la giornata creiamo grazie alla sua energia. Notte dopo notte nasciamo e rinasciamo da questo stesso sogno selvaggio, e torniamo alla luce del giorno serrando nella mano un pelo ruvido, con le piante dei piedi nere di terra bagnata, i capelli che profumano di oceano, o di foresta, o di fuoco di legna."

Donne che corrono coi lupi - Clarissa Pinkola Estés

11 luglio 2019

Living room

London, Summer 2019

"Living room"
la stanza vivente,
la stanza dove vivi.

Dov'e' questa stanza in te?
Com'e' fatta?
Me la racconti?



(Sto sviluppando una certa passione per le domande).

29 giugno 2019

The Good-Morrow e Il sogno


The Good-Morrow

Mi domando, in verità, cosa facevamo
io e te, prima di amarci? Non eravamo ancora svezzati
fino a che non ci nutrimmo di pensieri rustici, infantili?
O russavamo nel rifugio dei sette dormienti?
Era così; salvo questo, tutti i piaceri sono fantasie.
Se mai vidi una bellezza,
che desiderai, ed ebbi, fu solo un sogno di te.

Ed ora buongiorno alle nostre anime che si svegliano,
che non si guardano l’un l’altra per paura;
perché l’amore controlla ogni amore di altre viste,
e rende un’angusta stanza un tutto.
Lascia agli esploratori dei mari la scoperta di nuovi mondi,
lascia le mappe agli altri, che hanno mostrato mondi su mondi:
lasciaci possedere un mondo; ognuno ne possiede uno, ed è unico.

Il mio viso nei tuoi occhi, il tuo nei miei appare,
e mostrano cuori veri e sinceri;
dove possiamo trovare due emisferi migliori,
senza il freddo del Nord, senza un Ovest che tramonta?
soltanto muore ciò che non è mescolato perfettamente;
Se i nostri due amori sono uno, o tu ed io
amiamo in questa maniera, nessuno dei due può morire.

 – John Donne





Il sogno del poeta, Cezanne
Il sogno

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Era un buon soggetto
per la ragione,
troppo forte per la sola fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
La tua arte così vera che il pensiero di te basta
per rendere veri i sogni, render le favole storia.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora facciamo il resto.

Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, e non un tuo rumore, mi destarono.
Così io ti credetti (poiché tu ami il vero)
 sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
quando la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che non potei scegliere che il Profano,
ne' pensar te altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola, tu.
Ma ora che ti alzi
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui la paura è più forte di lui,
e non è tutto spirito limpido e coraggioso
se è misto a timore, pudore, onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire; allora io
sognerò nuovamente
quella speranza, altrimenti ne morirei.

John Donne



28 giugno 2019

We are carrying the fire

Whitstable, 2019

Mi viene in mente questo titolo guardando la foto. Gli elementi, le tre strisce.
Terra, Acqua, Aria. Manca il Fuoco... il fuoco deve esser li dove non si vede, nascosto nello spirito di chi fotografa. 

"Because we are carrying the fire" e' una citazione di un libro che ho letto di recente, "The Road" di Commarc McCarthy. Non c'e' niente che ti faccia apprezzare di piu' un albero e il cielo, che leggere di un mondo post-apocalittico ricoperto di cenere, dove gli alberi cadono e gli umani si danno al cannibalismo.

Per sopravvivere (ma anche perche' ci crede) un padre ripete spesso a suo figlio "noi stiamo trasportando il fuoco (dentro di noi, s'intende, ndR)". Intanto camminano verso il mare, sperando di trovare li il sole.

Noi siamo il divino che si muove in un mondo che cade a pezzi.
E senza arrivar a questi cataclismi, ma gia' nel modo di ora, mi sento di dire che e' piu' facile preservare gli umani ...che l'umanita'. 

Portar il fuoco significa proteggerlo, non comprometterlo.




Il libro o il film, quando finiti, danno sconcerto ma anche in qualche modo un effetto riconciliante con la vita. Tutto sembra meglio di quella realta', e ci si rende conto di quanto la lotta per la sopravvivenza possa far passare in secondo piano tutta una serie di piccolezze quotidiane.

L'intelligenza in eccesso di comfort zone, diventa molesta a se stessa.


27 giugno 2019

Contro il nichilismo - Guzzi e il senso

"Non e' innocuo decidere che questa vita abbia senso
o che questa vita non abbia senso.
Da questo dipendera' la forma della tua vita. La forma del tuo IO."

"Il senso e' un atto creativo.
Siamo noi che dobbiamo dare il senso alla vita e alla morte, non e' qualcosa che ci possiamo aspettare da fuori. Da una struttura, da un'istituzione.
Il senso della tua vita e dalla tua morte e' consegnato alle tue mani."



"La chiesa si deve rinnovare tanto. Lo dice, ma poi non lo fa. E aspettiamo... Io non aspetto perche' faccio parte di questo corpo mistico e allora FACCIO quel che posso, senza pretese, molta umilta', ma non sto ad aspettare che qualcuno mi dia il permesso..."

"Sara' la consapevolezza della nostra fragilita' a darci piu' rispetto, piu' tempi di respiro?"

Che cosa nasconde il mistero della morte, se (unico tra gli animali) e' proprio dalla consapevolezza della morte che l'uomo fa nascere tutta la creativita', l'arte, la storia, le scelte, gli affetti?

"Perche'  il finire e il creare sembrano aver qualcosa in comune?"

E questo tra virgolette e' Marco Guzzi, uno che non aspetta. Ho visto questo video due volte oggi. Alla faccia di chi non regge due ore di conferenza :D

Sento una forza continua, sempre piu forte. Sento che vale la pena pensare che ognuno nasconda in se' una scintilla che cerca il senso della vita, come diceva Viktor Frankl . Per me stessa prima di tutto, che valga la pena fare...dare un senso.

Lascio qui anche i due brani di Pessoa letti all'inizio, affinche' possa ritrovarli:


“Considero la vita una locanda, dove devo fermarmi fino all’arrivo della diligenza dell’abisso. Non so dove mi condurrà, perché non so niente. Potrei considerare questa locanda una prigione, perchè in essa sono costretto all’attesa; potrei considerarla un luogo in cui socializzare, perchè qui mi ritrovo insieme ad altri. Non sono, però, né impaziente né spontaneamente naturale. Lascio a quello che sono, coloro che si chiudono nella stanza mollemente sdraiati sul letto dove aspettano insonni; lascio a quello che fanno, coloro che conversano nelle sale, da dove musiche e voci giungono facilmente fino a me. Mi siedo alla porta e imbevo i miei occhi e orecchi dei colori e dei suoni del paesaggio, e canto sommessamente, solo per me, vaghe canzoni che compongo nell’attesa. Per tutti noi scenderà la notte e arriverà la diligenza. Godo della brezza che mi è data e dell’anima che mi è stata data per goderla, e non mi pongo altre domande né cerco altro. Se ciò che lascerò scritto nel libro dei clienti, riletto un giorno da qualcuno, potrà intrattenerlo nel transito, andrà bene. Se nessuno lo leggerà, né si intratterrà, andrà ugualmente bene…”

Fernando Pessoa, Il libro dell’Inquietudine

Guardando un cadavere, la morte mi sembra una partenza. Il cadavere mi dà l'impressione di un vestito smesso. Qualcuno se n'è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell'unico vestito che indossava.

 Fernando Pessoa

22 giugno 2019

Solstizio d'estate

Un grande parco ideale per perdersi. Alberi, alti.
Impronte di cavalli in direzione contraria.

Uno dei migliori tramonti. Faccio una foto e me ne pento. Non rende i colori della scena, e mi stacca dal momento che voglio vivere totalmente.

I raggi di sole formano sull'erba verde smagliante delle strisce arancioni, seguendole si arriva
ai piedi di un largo albero, che generosamente offre le radici contorte come sedile. Sotto ad esso sembra di aver un ombrello sulla testa e ti senti protetto.

Il sole e' una palla infuocata ma diventa un raggio sottile quando fa capolino tra le fessure lasciate dagli alberi all'orizzonte. C'e' una musica dance in sottofondo che arriva da lontano, ma e' abbastanza alta da ricordarci la distanza dell'uomo moderno dalla natura...e da se stesso.

Il sole che va a dormire oggi ha avuto la sua giornata piu' lunga. E' rimasto come sospeso nel cielo, questo vuol dire "solstizio".

Un latte di nocciole, della cioccolata al cocco.
Li assaggio per la prima volta e so gia' che li comprero'. Come se si comprino i ricordi.

Parole. Domande. Aneddoti. Risate.

Conigli difficili da catturare.

Altalene.

Cervi.

Altalene che si fermano. Il rumore di un cervo che russa.

Camminare verso la notte stellata dalle luci dei lampioni.

A volte il tempo entra in un tale flusso cordiale, che scorre da se', che fa trovare le cose, i luoghi giusti, gli argomenti e la loro leggerezza, e allora alcune ore sembrano un attimo...

una cartolina, ma animata.

Come per paura di perderla, la spedisco qui.

19 giugno 2019

- Voice -


Dall'ultima volta che ci siamo tenuti stretti

che abbiamo bisbigliato parole al mattino
che ci siamo presi in giro, col piacere di conoscerci bene,
da allora
abbiamo cambiato forma e pensieri ogni giorno.

Abbiamo cambiato batticuori, obiettivi, luoghi,

la nostra vicinanza ad alcuni ricordi piuttosto che ad altri,
e le parole da dirci e non dirci.

Eppure li' in fondo,

un'impronta e' rimasta sempre la stessa.

E' il colore della tua voce, quel colore che esiste solo per me in quel modo,

perche' e' cosi' come io la ascolto,
e che sara' sempre uguale e immutabile:

L'anima che non si chiede ancora se ha perdonato o meno,
se e' stata perdonata o meno,
scatta all'improvviso in piedi quando ti sente,
e ti viene incontro.

La mia anima ti riconosce dentro di se'
e dice senza proferir parola
"ah, qui eri!"

Qui sono.

MC




Since the last time we held  each other tight
that we whispered words in the morning
that we teased ourselves, with the pleasure of knowing each other well,
since then
we have daily changed shape and thoughts.

We have changed heart beats, aims, places,
our closeness to some memories rather than others,
changed the words to tell each other and the ones to not tell.

Yet in the background,
a trace has remained still the same.

It is the color of your voice, that tone that exists only for me in that peculiar way,
because that's how I hear it,
and thus will always be, immutable.

The soul that does not ask itself whether it has forgiven or not,
if it was forgiven or not,
instantly stands up when hears you
and comes to meet you.

My soul acknowledges you within itself
and says in unspoken words
"ah, you were here!"

Here I am.


MC

4 giugno 2019

Photography at the Victoria&Albert museum

Ho scoperto con piacere la sezione fotografica al 2 piano del Victoria & Albert museum.
Trovare gli apparecchi fotografici usati da Talbot mi ha procurato una vertigine interiore. Per non parlare del suo taccuino, in cui ha annotato la "ricetta" per la corretta esposizione di una foto e lo sviluppo fotografico. Insomma, qualunque fotografo che sia passato dalla camera oscura ha fatto lo stesso, ma lui... e' stato uno dei primi 3 in assoluto a farlo! E fa una certa impressione, vedere l'inizio di una tecnica e pensare al mare di possibilita' fotografiche che si aprivano allora per la prima volta.

Poi mi sono lasciata catturare da questo lavoro, opera di un fotografo che fotografa senza macchina fotografica. Si intitola: Breathing in the Beech Wood, Homeland, Dartmoor, Twenty-Four Days of Sunlight.
Cito dal sito del museo: "Fabian Miller è un pioniere della contemporanea immagine fotografica senza macchina fotografica. Questo lavoro rappresenta il suo ritorno alla natura dopo un periodo esplorativo di astrazioni di luce e colore. Le foglie provenivano da diversi alberi e sono state raccolte in un periodo di 24 giorni in primavera. Ogni fila verticale di nove foglie rappresenta un giorno di raccolta e stampa. La loro attenta disposizione mostra l'effetto graduale della clorofilla che entra nella foglia per renderla verde, offrendo cosi un confronto tra questo processo e la fotografia, entrambi basati sul potere trasformante della luce.



Andando molto vicini alle foglie, si notano le loro imperfezioni e la loro trama finissima, come impronte digitali della mano.

E infine, mi ha colpito ancora questo lavoro "senza macchina fotografica" svolto in archivi e musei:

Set of the Queen's Diamonds and Pearls of King August the Strong, about 1719, Historic Green Vault Dresden Royal Palace

"Sinje Dillenkofer è un'artista tedesca che usa la fotografia, e che ha fatto l'esplorazione di archivi, di musei, e in particolare vetrine e scatole, il suo tema principale. 

Le immagini di Dillenkofer sono una serie di fotografie, in una visione dall'alto, di un coperchio e di un fondo di cassetti e scatole storici fatti per proteggere oggetti preziosi, strumenti scientifici, oggetti aristocratici e reali, e cosi via. 

Le custodie fotografate presso l'Historic Green Vault del Palazzo Reale di Dresda, sono uniche tra le sue serie in quanto le impronte degli oggetti sono semplicemente reazioni chimiche che rappresentano la loro conservazione a lungo termine nel contenitore. Dillenkofer osserva che queste immagini formate nelle casse incarnano la natura stessa del processo fotografico: visualizzazione del tempo e impermanenza. Sono riferimento e la prova di ciò che è assente dall'immagine fotografica. "

A me ha fatto pensare che e' quasi un object-selfie... l'oggetto si fotografa attraverso il medium dell'umano.

E cosi' dal Victoria & Albert museum me ne vado con la conferma di una vecchia intuizione.
La fotografia e' molto piu' di una fotografia.

E' l'atto volontario di far apparire l'apparenza di un certo istante, e farlo in un certo modo, che sembri sottratto al tempo. 

3 giugno 2019

Il Kitsch e il commiato

E' grazie a questo libro, da cui da giorni non riesco piu' a staccarmi, che riprendo familiarita' con un termine che avevo tralasciato... Il Kitsch.

"Il kitsch e' la prigione piu' insidiosa di tutte [..] le sbarre sono ricoperte d'oro - l'oro dei sentimenti irreali e della semplificazione - tanto che le si scambia per le colonne di un palazzo."

Ma e' e rimane una prigione.
Il kitsch accade ogni volta che non siamo disposti a far i conti con la complessita' che siamo. Quando sminuiamo la vita, la addolciamo in scuse color rosa. 
Quando crediamo che siano i colpi di scena sbattuti sulla prima pagina di un giornale, a far la storia. Quando non sappiamo cambiare porzioni interiori di noi stessi che pure aspettano di affermarsi, e ci aspettiamo che per progredire debba la Vita stessa  presentarci qualcosa di grandioso e irrimediabile.

E se fossero invece le piccole cose in noi a far la differenza, a darci una svolta?


Quando questa nobile levita' accade, accade sempre attraverso una distanza interiore.

"Per poter prendere commiato da qualcosa, penso´mentre il treno si metteva in moto, c'era bisogno di un approccio capace di creare una distanza interiore. Si doveva trasformare la tacita, diffusa ovvietà da cui si era circondati in una chiarezza che consentisse di riconoscere quale significato la cosa rivestiva per se stessi."


Dare il commiato al kitsch non sarebbe allora la prima mossa necessaria?



Tutti i brani in corsivo provengono dal libro: Treno di notte per Lisbona - di  Pascal Mercier

29 maggio 2019

Nos homens, que sabemos uns dos outros?

"Noi non vediamo gli esseri umani alla stessa stregua delle case, degli alberi, delle stelle. Li vediamo aspettandoci di poter esperire in qualche modo un incontro e poterli trasformare in un pezzo di noi, della nostra interiorita'. La nostra immaginazione li adegua, con opportuni aggiustamenti, ai nostri desideri e alle nostre speranze: opera anche in modo che in essi trovino conferma le nostre paure e i nostri pregiudizi. Non riusciamo ad accostarci con certezza e imparzialita' neppure ai contorni esteriori dell'Altro. Nel percorso per giungere all'Altro il nostro sguardo viene deviato e offuscato da tutti i desideri e dai fantasmi che fanno di noi quei particolari e inconfondibili esseri umani che siamo. Perfino il mondo esterno del nostro mondo interno e' a sua volta un pezzo del nostro mondo interno, per non parlare delle congetture che formuliamo a proposito del mondo interno altrui e che sono tanto incerte e infondate da risultare molto piu' eloquenti riguardo a noi stessi che riguardo gli altri."

[...]
"E' un male questa estraneita' e questa distanza? Un pittore dovrebbe ritrarci con le braccia spalancate nel disperato e vano tentativo di raggiungere gli altri? Oppure dovrebbe coglierci in un atteggiamento che esprima il sollievo per il fatto che esiste questa duplice barriera, la quale e' anche un baluardo difensivo? Dovremmo essere grati della protezione che la reciproca estraneita' ci offre? E della liberta' che essa rende possibile? Che cosa succederebbe se ci trovassimo a fronteggiare gli altri, senza lo schermo della rifrazione duplice che il corpo soggetto a interpretazione rappresenta? Se, nel momento in cui niente di separante e falsificante si frapponesse fra noi, precipitassimo per cosi dire gli uni nell'abisso degli altri?"

Pascal Mercier - Treno di notte per Lisbona.

Che ne sappiamo degli altri?
que sabemos uns dos outros?

Oggi ho guardato le mani di una persona che dimostra un approccio passivo-aggressivo da piu' di un anno:accusa, vittimismo, silenzio punitivo o tattico, che danneggia il suo rapporto con gli altri. Oggi ho visto cosa fa con le unghia - da chissa 'quanti anni - alle sue mani, scorticandole fino a farsi sangue e a sollevarsi la pelle, per tutta la lunghezza dei pollici. Ho abbassato lo sguardo, il volto, come in imbarazzo e non riuscivo a rialzarlo per un po'. Non volevo che sapesse che sapevo, farle vedere la mia reazione, farla sentire giudicata. 

Dentro intanto ho sentito un senso di pesantezza incredibile, una pena: una violenza a se stessi che mi ha turbato. Non era una cosa piccola, era un auto-divorarsi. Una cosa meccanica cosi come quell'aggressivita' passiva che scarica sugli altri. Quella meccanicita' (come la chiama Gurdjieff) mi ha ferita un po'.
Mentre guardavo le sue mani, mi son sentita dentro l'Inferno di Dante, ma come se lo vedessi per la prima volta. L'umanita' quando e' offesa,  quando anche sia auto-offesa, mi turba...e forse ancora di piu' il pensare che non me ne ero accorta prima. Che questa cosa - di cui avevo indizi di carattere - stava gia' scritta nel suo corpo, e forse alla Parmenide, non poteva non essere che cosi...

Quella barriera di cui parla Mercier, tra noi e l'altro...quella barriera che ci salva dal cadere uno nell'abisso dell'altro, per me a volte diventa troppo sottile. A volte mi par di conoscere gli abissi delle persone, quando ancora loro ne sentono solo l'eco ma non hanno avuto l'ardire di guardarci dentro. 
Ma parte del prezzo che si paga nell'essere empatici, e di capire, e' anche un' ancora di salvezza che ti aiuta a riconoscere e a salvarti... e quindi anche a curare o prevenire le ferite, a esserci per curar quelle degli amici che vogliono a loro volta far un percorso diverso.

Ed e' cosi che in mezzo alla tristezza amara, strana, di oggi, ho contattato un'anima che mi e' cara e che puo' capire, solo per dirle che ho sentito una forte gratitudine per quella forza, che sia Dio o una parte di noi, che non ci ha abbandonato.
Una forza che ci spinge a "salvarci", evolverci, volerci bene. A non far a noi stessi il male... che ci e' gia' stato fatto! ...il dolore che l'uomo inconsapevolmente tramanda, ma consapevolmente... no.




Un po' di dolcezza.

22 maggio 2019

"I torti peggiori che subiamo ci fanno sempre sentir vergogna.
Gli atti più perfidi dei nostri simili contro di noi, colpiscono sempre la parte di noi che desidera amare il mondo. E una piccola parte della vergogna che proviamo, quando subiamo una violazione, è la vergogna di appartenere alla razza umana."

G.D. Roberts, Shantaram


20 maggio 2019

Dialogue with a stranger


- There was an island, just over there! (pointing the horizon)


Stranger: -ah ;-)  was there?

- Yes, was there and then...

- pluff, disappeared!?

- exactly!!!!

- How long ago? 5 minutes?

- yes, around 5 minutes...

- :-)

- It was Atlantis!

- For sure!!!

Whitstable, low tide - 19/05/2019

Parlate agli sconosciuti.


14 maggio 2019

Closer to Krishnamurti

- We walked here -

Krishnamurti Center, Brockwood Park, UK
"Vedete, voi non siete stati educati a stare da soli. Andate mai a fare una camminata per conto vostro? È molto importante uscire da soli, sedersi sotto un albero – da soli, senza nessun libro, senza nessuna compagnia – e osservare una foglia che cade, ascoltare lo scorrere dell’acqua, il canto dei pescatori, osservare il volo di un uccello e i vostri stessi pensieri che si rincorrono nello spazio della mente. Se siete capaci di stare da soli e osservare queste cose, allora scoprite ricchezze che nessun governo può tassare, che nessuna entità umana può corrompere, e che non potranno mai essere distrutte."
 Jiddu Krishnamurti, This Matter of Culture

"Molti di voi vivono nelle città, con tutto il traffico, il rumore e l’inquinamento dell’ambiente. Probabilmente non vi capita spesso di essere in mezzo alla natura. C’è questo mare meraviglioso, ma voi non siete in relazione col mare. Lo guardate, magari ci andate a fare una nuotata, ma non avete il senso di questo mare con la sua enorme vitalità ed energia, la bellezza delle onde che si infrangono sulla costa – non c’è nessuna comunicazione fra quel meraviglioso movimento del mare e voi. E se non siete in relazione con questo, come potete esserlo con qualcun altro? Se non percepite il mare, la qualità dell’acqua, delle onde, della grande vitalità della marea che sale e scende, come potete essere consapevoli o essere sensibili alla relazione umana? Vi prego, è molto importante comprenderlo, perché la bellezza non è soltanto nella forma fisica, l’essenza della bellezza è quella qualità di sensibilità, la qualità dell’osservazione della natura."
 J.K, On Nature and the Environment


2 maggio 2019

Die Sternenhalle der Königin der Nacht - 2/05/2019

2/05/2019
Autenticita'.
C'e' un odore umido di pioggia caduta su una primavera incerta. Somiglia all'odore dell'autunno, ma il verde smagliante di queste piante fuori dalla finestra parla di un maggio che ha molto da regalare. non tutti gli ombrelli si aprono con coraggio. L'inglese medio affronta la pioggia come si affronta il vento: lasciando che ti accada addosso.
Bisogna partire per tornare, andare via da per ritrovarsi. 
Da questa finestra guardo cosa accade, o meglio, non "cosa", ma l'accadere stesso. Questo "movimento". Dall'alto di una finestra, niente di quel che accade sotto e' controllabile o imminente. Non e' richiesta nessuna mia risposta immediata, vedo la gente passare e nessuno mi nota. Osservare senza impegno mentale. Osservare con l'Essere. Mi trovo a un filo di vento dalla Realta'.
Sento Bellezza e la bellezza non puo' che aver come qualita' la Realta'. Tutto quanto sta respirando, e sta respirando anche me.
Sono grata senza commozione, il che prova la mia presenza al di la' di ogni proiezione emotiva (passata o futura). Sono grata di questo momento pacificato. Che Artista grandioso e' il Creatore che ha fatto cosi' Reale la Bellezza. Questo "cosificare" un ordine armonico e mettercelo a disposizione, come un modello, come una misura con cui confrontare noi stessi, e il resto.
Ora, poco prima del tramonto, sento tutta la Melodia delle cose di cui parla Rilke. E ricordo un giovane che vive in un bosco, nel suo "rifugio sulle acque", che di quel libro mi parlo' per primo, leggendomene un brano. E ricordo non il volto, ma le parole di un venditore di libri usati sul lungo Senna, che mi disse "non ho mai conosciuto qualcuno che leggesse Rilke, e non fosse anche una persona molto speciale".
Non c'e' niente di piu' intimo che avvicinarsi a come qualcuno guarda il mondo, comprenderlo, e custodirne il sentimento intrinseco, e il suo mistero.






Dal mio diario "Die Sternenhalle der Königin der Nacht"

27 aprile 2019

Valigione

A questo giro ho riempito una valigia, di quelle grandi vecchie di pelle marrone, con le fibbie di metallo. Ho fatto una valigia e l'ho lasciata a casa. Dentro ci sono anni di vita, persone che sono arrivate e sono andate, lasciando un segno. Ho fatto un tale ordine! E' un valigione che non parte, che non puo' che restar fermo. E i suoi contenuti sono come porte accessibili ogni volta che la valigia dei ricordi si apre.  Con tutte le cose che ho buttato e quelle che ho ricordato, tutto sommato il valigione sembra più leggero, la mia coscienza pronta a portarlo. Quello che non ho trovato nel valigione, che mancava, l'ho sognato. Come se fosse un gran ripasso prima di un esame universitario.
Sono le 11:11 ora. E vabbè. Si dice sia l'orario per guardare ai propri pensieri. Ci son momenti in cui i pensieri sembrano più reali.

Hastings, 2019
A ogni modo, ho un'altra valigia pronta per muovermi ancora...

"Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto." 

(City, A. Baricco)




2 aprile 2019

We must not sleep during that time

“Jesus will be in agony even to the end of the world. We must not sleep during that time.” 

PASCAL’S PENSÉES, 552

Hastings, 30-04-2019


[Nick Cave&Current 93 - Album: All the Pretty Little Horses]

The rivers of Babylon flow
And fall
And carry away

Jesus is alone on earth
Not merely with no one to feel and share His agony
But with no one even to know of it
Heaven and he are the only ones to know
Jesus is in a garden
Not of delight
Like the first Adam
Who there fell and took with him all mankind
But of agony
Where He has saved Himself and all mankind

He suffers this anguish and abandonment in the horror of the night

Jesus will be in agony until the end of the world
There must be no resting in the meantime


1 aprile 2019

It's my only life. I don't want to split it.

A volte si danno risposte che vengono fuori come istinti.

Per mesi ho fatto degli sforzi per far funzionare delle cose a lavoro, ma mi accorgo che ci sono sempre problemi tecnici e cose da sistemare...e un po' sembra che il tempo e lo sforzo messo non portino da nessuna parte. E questo da' un po' di frustazione. 
Specie se non stai lavorando a quel progetto solo per pagare l'affitto, ma perche' credi e vuoi vedere gli effetti del tuo lavoro nel mondo.

"Don't think about what's going on at work that seems not heading to anywhere...Focus only on your personal life off work."

"Well...No. It's my only life. 
All the time in my day time, is my only life. 
I don't want to split it."

"Alright. I see the point".

"Pensa solo alla tua vita fuori dal posto di lavoro." mi dice un amico, e capisco che vuol dire. Un modo per "tirarmi su". Ma io non voglio "distrarmi" su un altro aspetto per non vederne uno. 
Voglio vedere anche un po' di frustazione se c'e', senza farne un dramma per carita', ma riconoscere com'e' ora.

Non voglio dividere la mia vita, tra lavoro stipendiato e ore "libere", come farebbe una schiava (cioe' come una che non puo' scegliere). 
Io quel lavoro l'ho scelto per la sua "utilita'" e ci metto del mio meglio per farlo funzionare...quindi e' parte di me.

Io non ho una vita dentro e una fuori dal lavoro.
Io ho una sola vita, un solo tempo. 
Lavoro con pazienza in attesa che tutto si sistemi.
Ma non per questo voglio separarmi nelle emozioni, nelle vivisezioni di questa societa'.

Questa cosa di divider la vita in compartimenti diversi, e' poi cosi' giusta? puo' valer come trucco per certe fasi, per gestirla. Ma poi la vita e' un tutt'uno.

Mi ha sorpreso la convinzione della mia risposta. La responsabilita' ha un suo gusto dolce che non serve edulcorare con altro.

Le risposte che do per ora son cosi istintive che mi danno visione chiara su di me.
Meno le ovatto di altro, piu' mi trovo.

Ieri un uomo con la birra in mano alle 10 del mattino, mi ha puntato a distanza - donna sola (seduta ad aspettar un'amica), si e' fermato davanti a me e mi ha detto
"posso farti una domanda?" (ho pensato "tutto il mondo e' paese, stessa tattica ovunque").

L'ho guardato negli occhi per capire se era uno dei senzatetto con cui faccio volontariato. Non lo conosco. Occhi stravolti.
Gli ho detto 
"No". (No, non voglio lasciarti lo spazio per importunare una donna seduta da sola.)

Mi ha insultato con uno scatto d'ira urlando e se ne e' andato. 

Avrei voluto dirgli che tecnicamente se avessi detto "si" sarebbe stata la sua seconda domanda. 
Avrei voluto dirgli che se ha tanta premura nel chiedere deve anche aspettarsi/saper accettare un no. 
Avrei voluto dirgli che quella birra non gli sta facendo bene.
Avrei voluto dirgli che son fortunata che del suo insulto in inglese ho capito solo alcune parole, e che esse non hanno alcun senso per me. Che io avrei potuto esser un'altra e lui avrebbe detto le stesse cose.

E soprattutto avrei voluto dirgli e gli ho detto No. Senza neanche pensarlo.