Dignita'
Leggo ogni sera una lettera tra un gruppo di lettere scritte tra il 1948 e il 1960 da J. Krishnamurti a un giovane amico "ferito nel corpo e nello spirito", per risollevarlo.
Queste lettere mi arrivano come un dono lieve, e a questo mio amico va a mia volta la mia gratitudine.
Il passo qui sotto forse e' in tono con le riflessioni delle ultime settimane, e per come potevo, l'ho tradotto in italiano. (libro italiano)
"La dignita' e' una cosa davvero rara. Un ufficio o una posizione di rispetto da' dignita'. E' come indossare un cappotto. Il cappotto, il costume, il posto di lavoro da' dignita'. Un titolo o una posizione di rilievo da' dignita'. Ma spoglia l'uomo di queste coe e davvero in pochi hanno quella dignita' che si accompagna alla liberta' interiore di essere come un nonnulla.
Esser qualcosa, qualcuno, e' cio' per cui l'uomo si sforza continuamente, e quel qualcosa gli da' quella posizione nella societa' che (la societa') rispetta.
Metti un uomo in una categoria di qualsiasi tipo - intelligente, ricco, santo, fisico; ma se egli non puo' esser messo in una categoria che la societa' riconosca, egli allora e' una persona strana.
La dignita' non puo' esser assunta, coltivata, ed esser coscienti di esser dignitosi vuol dire esser consapevole di se stessi, che e' esser meschini, piccoli.
Esser nulla e' esser davvero liberi da questa idea. Essere, non in o di un particolar stato, e' vera dignita'. Allora questa dignita' non puo' esser tolta, essa e' sempre. Essa consente il libero fluire della vita, senza tralasciar alcun residua essenza, e' la vera totale consapevolezza.
La mente umana e' come un setaccio che ritiene alcune cose e altre le lascia andare. Quel che trattiene e' la misura dei suoi propri desideri; e i desideri, quantunque profondi, vasti e nobili, sono piccoli, miseri, poiche' i desideri sono frutti della mente.
Non trattenere, ma aver la liberta' del flusso della vita senza contenimento, senza scelta, e' la completa consapevolezza. Noi stiamo continuamente a scegliere o ad aggrapparci alle situazioni, scegliere le cose che hanno un significato e aggrapparci a esse in eterno. Questo noi lo chiamiamo esperienza, e il moltiplicarsi delle esperienze lo chiamiamo ricchezza della vita. La ricchezza della vita e' la liberta' dall'accumulazione delle esperienze.
L'esperienza che rimane, che viene trattenuta, infatti impedisce quello stato dell'essere in cui il Conosciuto non esiste ( l'esperienza trattenuta impedisce di raggiungere il Non-Noto, ndr.).
Il Conosciuto non e' il tesoro, ma la mente vi si aggrappa e percio' distrugge o contamina l' Ignoto.
La vita e' una roba bizarra. Felice e' colui che non e' niente."


2 comments:
se sul testo in sé (mica per mettere in discussione chi "ne sa" molto più di me) posso non essere sempre e del tutto d'accordo, sull' "eppi is de man hu is nofing" oddio se mi ci rispecchio.
niente, piccolo, insignificante, al riparo dal giudizio, essere al mondo senza essere del mondo.
Me lo immaginavo.
E ti troveresti d accordo anche con Pessoa („Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.“) e tutta una serie di gente straordinaria che sapeva della sua piccolezza di fronte alle stelle.
tra ieri e oggi mi hai obbligato (credo citato nel tuo blog) a leggere finalmente tutto "Tonio Kroger", di cui conoscevo solo un lungo passo.
Beh anche lì, gran riflessioni :)
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