19 maggio 2010

Incontro con Fotografi Senza Frontiere

E’ il 16 dicembre 2009. La sala conferenze dell’Associazione Imago di Palermo si riempie. L’incontro organizzato per questa giornata è diverso dagli altri. Non è una conferenza sulla storia della fotografia, né su uno specifico genere di fotografia. L’impressione oggi è che si vada più in fondo alla missione di un fotografo, al suo aspetto umano. Giorgio Palmera racconta le sue esperienze, e non sembra essere solo. La voce esce corale: i nostri ragazzi, ripete, o i nostri collaboratori. La lezione è importante e salta agli occhi. La fotografia è il mezzo, certo quello che un pubblico di fotografi o fotoamatori come noi può apprezzare, ma pur sempre un mezzo per esprimere se stessi, per liberare un’identità e, lasciando le manie di protagonismo da reporter, aiutare a liberare anche l’identità di un altro. In una società che impone la sua visione del mondo precostituita, dare la possibilità proprio a dei ragazzi che vivono realtà difficili, di esprimersi compiutamente, di liberare la loro visione del mondo, di avere una prospettiva in più, è un atto di amore verso l’umanità, verso se stessi anche. Perché dalla libertà di espressione, di autoconsapevolezza, di un altro, ne guadagniamo anche noi. Ed è una ricchezza senza portafoglio.
La cosa che più colpisce di questa associazione è la loro visione delle frontiere, e il nome appare semplicemente perfetto. Non ci sono nel mondo frontiere che non si possano superare, si può arrivare ovunque: Uganda, Palestina, Saharawi. Ma non sono le uniche. L’aspetto più sorprendente è che chi fa parte di FSF non ha paura delle frontiere più profonde, quelle che ci portiamo dentro, quelle culturali certo, ma anche quelle prettamente personali. Non c’è lezione più grande che si possa dare che mettere una macchina fotografica in mano a un ragazzo, come una penna o un pennello, e dirgli sii te stesso, con la tua storia, col tuo bagaglio di esperienze, con la tua specifica sensibilità. E tutto viene messo in circolo. Ricerca, consapevolezza, dono. Sapere che i seminari hanno una lunga durata, ci dimostra ancora di più la serietà della cosa. Le foto scorrono sul monitor una dopo l’altra. Attraverso esse viaggiamo nei posti, conosciamo la storia del nostro secolo, ma soprattutto ascoltiamo gli uomini. Come una marea, che abbattendo gli argini facciamo entrare. Tolti i pregiudizi, e anche la presunzione di sapere com’è l’altro, come vive, queste foto non sono cose. E l’intrinseca bugia della fotografia, il mezzo, diventa una possibilità portentosa di verità, soggettiva.
Per citare Beccaria: “Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona, e diventi cosa.” Anche i fotografi spesso se ne dimenticano, ed è questo che invece Fotografi Senza Frontiere ci ricorda. Grazie.




2 commenti:

☆Vale ha detto...

parlando di frontiere

domenica ho visto una mostra di foto (photopress?)

uno dei vincitori del concorso Emilio Morenatti ha fotografato volti di donne pakistane, volto che è stato corroso dall'acido, gettato da uomini (ex, pretendenti rifiutati, mariti...).

agghiacciante...
ti lascio la foto meno scioccante

http://mariagimenez.wordpress.com/2010/04/03/photopress/

TrecceNere ha detto...

Grazie per il link Vale.