23 maggio 2010

Zen. Storia di persone.




Sono stata al quartiere Zen di Palermo per documentare la situazione dei senzatetto recentamente sfrattati con gli sgomberi effettutati al fine di consegnare gli alloggi agli effettivi aventi diritto. Questo video di mie foto vogliono mostrare (e ricordare) il lato umano della vicenda. Troppo spesso ho sentito parlare di "giusto" e "sbagliato", in termini poco umani, ho sentito o letto frasi che inneggiavano alla punizione degli abusivi, senza minimamente porsi il problema della loro salute e del loro benessere. Credo che una società giusta non si veda dalla quantità delle punizioni che dà, ma dalla sua capacità di distogliere dalla deliquenza, di rimuoverne le cause. E tanto più quando si parla di "diritto alla casa", salta agli occhi come sia lo stato di necessità a spingere quelle persone a occupare appartamenti vuoti, a farsi la guerra tra poveri. Ho parlato coi ragazzi della zona, e non sono deliquenti, nati deliquenti, in quanto figli di delinquenti. Sono ragazzi che a volte magari scimmiottano gli adulti, mettendosi l'aria da duri (per autodifesa, o per legge di strada), ma non sono "parassiti" della società che non vogliono lavorare. Vogliono uscire da quella situazione. Certo, non vedono per sè grandi prospettive, consapevoli dell'emarginazione che la loro situazione socialmente e culturalmente produce, non hanno mai sentito davvero il diritto di chiedersi "cosa vuoi fare da grande?", e di potere scegliere. Alla risposta vera si sovrappone sempre una necessità più grande: tirare a vivere. Questi ragazzi vogliono esserci. C'è una grande forza e volontà di presenza nei loro occhi, c'è voglia di lavoro e di casa, e l'umiltà di chi sa che non puo' permettersi tutto ciò che sogna.
In questo video ci sono i loro occhi, e quelle delle mamme incinte che non hanno visto nemmeno un'ombra di assistenza sanitaria. E mi chiedo dove siano i medici, penso alla facoltà di medicina di Palermo stracolma di ragazzi, studenti come me, al punto da essere a numero chiuso e motivo di "lotte" ogni anno per aggiudicarsi l'accesso, e nessuno che venga a fare volontariato, fosse anche una visita e un consiglio per la dermatite della bimba che dorme da giorni in una tenda. Forse un giorno sarà inventata la laurea in Umanità, chissà, magari qualcuno aspetterà comunque il famoso "pezzo di carta" prima di sentirsi umano.
Proprio ieri ho visto un servizio sul tg regionale, e le domande come le risposte erano "crudelmente" asettiche. E ora mi spiego perchè a volte la gente che sta bene parli senza coscienza, di punizioni e repressione. Perchè nei servizi di informazione spesso non c'è risveglio della coscienza umana, e non parlo di una versione edulcorata o volutamente toccante. E' che davvero cambia tutto, a seconda di come venga mandata in onda una notizia, e spesso queste persone che non hanno i mezzi per difendersi (anche mediaticamente) vengono trattati come cose. Per chi guarda il tg l'intervistata è solo una donna abusiva, mentre con la dignità tipicamente siciliana e il volto scuro dice - "ci hanno lasciati soli." E intanto mangiando un piatto di pasta qualcuno a casa sua commenta "ma che vogliono questi abusivi? Hanno sbagliato e ora pagano."
Per cui vi invito, se vi piace, a divulgare questo video, dove ci sono foto anche di sorrisi, e di situazioni quotidiane (le stoviglie in una bacinella, la moka sul fornellino) perchè anche nello stato di necessità una forza superiore si impone, sopravvivere e vivere,e le persone sono ancora persone. Gli scatti sono del 19 maggio 2010, quella notte e quella successiva a Palermo ha piovuto. 34 famiglie aspettano che il Comune trovi loro una sistemazione e intanto dormono in tenda vicino a quelle case dove (paradossalmente) gli era stata certificata la residenza e avevano ricevuto la cartella elettorale.
Anche questa è Palermo, anche questo siamo noi.

9 commenti:

iamnoise ha detto...

grazie

☆Vale ha detto...

le tue foto dovrebbero essere comprate da riviste femminili per raccontare e denunciare...anche le sfrattate sono madri e donne.

☆Vale ha detto...

pendo una foto tua
ho fatto un intervento per te
dimmi se la posso lasciare sul mio blog

TrecceNere ha detto...

Grazie per l'intervento Vale. Rilancio il link anche da qui:
http://valeparte2.blogspot.com/2010/05/okupas-en-palermo-city.html

...e sorrido.

TrecceNere ha detto...

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/90830/viaggio-fotografico-sgomberati-dello.htm

gianpiero ha detto...

gran bel lavoro! quella della zen è una ferita aperta per questa città che non riuscendo a comprendere ed accettare una parte di sè finisce per voler dimenticare, rimuovere o peggio. Palermo offende tutta sè stessa quando cerca di amputare quell'arto cui non ha mai prestato cura cercando di risolvere una "emergenza sociale" con la stessa seriosa spensieratezza con cui si va dal chirurgo estetico. A questo è servita negli anni la mobilitazione di interi battaglioni, di migliaia di uomini in divisa quando sarebbero bastate poche decine di presenze costanti (medici, insegnanti, educatori...) e almeno i servizi basilari per non sentirsi cittadini di serie zeta (illuminazione, strade, fognature, scuole vigilate, presidi sanitari...). Anzi, in questi casi dichiararsi cittadini può sembrare un eufemismo. Anni fa mi trovai ad andare più volte allo zen 2 dove una mia amica fotografa marsigliese (http://elisabethcosimi.com/reportages/zen/)fece una full-immersion durata molti mesi per documentare a distanza ravvicinata cosa significasse "vivere allo zen". Anche una persona con pochi pregiudizi e pruriti come lei si ritrovò ad osservare un sistema di relazioni che in certi casi non esitò a definire "scioccante". Ma quello che più ricordo di quell'avventura, dalle sue parole, era come fosse complicato comprendere da dentro lo zen le scelte di quelli che vivevano fuori dallo zen e si ricordavano di quel posto solo al momento delle votazioni o degli sgomberi. Per il resto non esistevano. Loro vengono "in città", a casa nostra, noi non facciamo la stessa cosa. Abbiamo paura di guardarci allo specchio. Per comprendersi forse, magari ogni tanto, sarebbe bene conoscersi. E questa conoscenza alla Palermo extra-zen manca. Siamo noi gli ignoranti, non loro.
Ciao
Gianpiero

TrecceNere ha detto...

Grazie per il messaggio, condivido ogni parola... andando a vedere coi miei occhi la realtà dello Zen mi è sembrato di conoscere Palermo per la prima volta...davvero mancava un tassello importante. E in quanto al lavoro della tua amica...è davvero brava *_*

Carlo Columba ha detto...

Brava! Ti ho dedicato un post: http://www.columba.it/2010/05/30/zen-storia-di-persone/

Freddythecat ha detto...

Sembra un paradosso ma quello che stupisce di più dei posti come lo zen non è il degrado e la miseria ma la vitalità delle persone. 'Ma quanti sorrisi . E quanta forza'. Forse è questo quello a cui non siamo più realmente abituati, a vedere sorridere le persone 'malgrado tutto'.
Complimenti le foto sono bellissime, piene di vita e di speranza.