20 maggio 2010

Palermo, Zen.


Prima racconto l'esperienza personale, rimando il servizio di cronaca a quando saranno pronti i negativi (un rullo è già steso ad asciugare). Solo una piccola premessa. Lo Zen 2 di Palermo è stato teatro ultimamente di malumori tra occupanti delle case e gli effettivi aventi diritto. Dopo gli sfratti, gli ex inquilini vivono lì in delle tende. La polizia protegge i nuovi arrivati. Appena arriviamo tutti ci guardano dai balconi, sanno che siamo estranei. Il Dottore avanza qualche perplessità. Ne usciremo vivi? Gli dico che se resterà tranquillo nessuno lo toccherà. "Ah è come per i cani che sentono la paura." dice lui. Una breve sosta e un caffè dalla zia di Tony, che mi mette una bambina di 3 settimane in braccio. Sofia. Non avevo mai preso in braccio un neonato e mi rendo conto di quanta poca dimestichezza abbia coi cuccioli di umano. Riprendo la macchina fotografica, analogica, rulli bianco e nero. Tony avanza col fish-eye e diapositive colore. Il Dottore in digitale. Perfetto direi. Quando ci avviciniamo alla zona degli occupanti sfrattati la musica napoletana ci dà il benvenuto. E' strano, giuro, ma in quel contesto ci sta davvero bene. Fa parte del tutto, è come l'aria calda nel deserto. I ragazzi rimangono un po' indietro, hanno timore e timidezza a passare quel varco fatto di bambini e motorini e gente che ci guarda. Rompo il ghiaccio e passo sorridente. "Stiamo facendo un servizio". Vanno a chiamare il portavoce della protesta. Mentre parlo, una ragazza passa con un pacchetto di patatine e ce ne offre un po'. Ne prendo una anche se non mi va, così si fa per non esprimere distanza. Il portavoce spiega la situazione, parla bene e ha lo sguardo sveglio di chi non smette mai di combattere. Come ti chiami? Vincenzo. Alla gente piace sentirsi chiedere il nome, e a me piace ricordarli. Ci spiega tante cose, 34 famiglie sfrattate e bambini che si sono ammalati perchè costretti a vivere in tenda. Si parla di assistenza medica (assente), della protesta del giorno prima, degli appartamenti (uffici) che dovrebbero dargli se tutto va bene. Dopo un quarto d'ora circa decido che può bastare. La gente ci ha visto parlare con Vincenzo, i bambini come squali si avvicinano a cerchi concentrici sempre più stretti. Ormai siamo dentro. Vado da loro a fare qualche foto. Uno di loro mi minaccia - "A mia foto unn'a fari, ca ti rumpo a macchina!", avrà 10 anni, e mentre gli si alza l'angolo della bocca che strozza un sorriso, si vede chiaramente che lo fa solo per fare il duro davanti agli altri. "Ok a te niente, pazienza gli altri diventeranno famosi e tu no". E' un bambino, che ride. Sta solo recitando una parte che ha visto fare ai grandi, e lo rassicuro "No a te no, già mi hai minacciato." Si scherza. I bambini mi chiamano. - Ce la fai una foto? - Ma ceeeeeeeerto! Poi ci inoltriamo nella zona tende. Lì ci aspettano 5 donne, tre di loro sono incinte, e hanno altri bambini piccoli. Parliamo un po', si scherza e si parla anche seriamente del problema. Si mettono in posa, una di loro chiama un bambino a sè e se lo mette in braccio: "Chistu pure mio è". Chiedo i loro nomi. Dopo 1 oretta mi mettono alla prova: ma te li ricordi? - Certo. - (Le indico). Valeria, Maria Concetta, Giovanna, Giovanna, Francesca. - Miiiinchia. Già. Non so che mi prende oggi, concentrata, sveglia coraggiosa, e il dito sul click pronto a scattare veloce. Riesco a prendere al volo la bambina che in braccio al papà si nasconde il volto fra le mani. Si imbarazza, ma un po' le piace che siamo lì e ride un sacco dietro alle manine. Oggi sono compiutamente io. I ragazzi dello zen ci chiedono sigarette. Uno di loro mi vede col tabacco, vuole rullare lui e glielo lascio fare. Il Dottore presta la sua macchina fotografica a un ragazzino, che inizia a fare foto ai suoi amici e a noi. Mentre ci abbracciamo in posa chiedo al ragazzo accanto a me se gli piacerebbe imparare la fotografia. Ci mette un po' a rispondere, come se non sapesse bene cosa vuole, come se non glielo avessero mai chiesto. Alla fine l'impressione è che la risposta non sia del tutto sua e che si imponga una necessità più grande. - mmm... non lo so... ma per camparci? ...è che devo fare l'alberghiero... - Mentre sono lì che si fanno le foto hanno la luce della novità negli occhi. E in fondo si vedono in maniera diversa, tra loro stessi, attraverso il rettangolo del mirino. Mentre ce ne andiamo c'è ancora musica napoletana. Due ragazzine prima sempre in disparte stavolta mi chiedono una foto. Allontanano i maschietti perchè vogliono essere solo loro due abbracciate. "Poi gliele mandiamo a Saranno Famosi", dicono, ma negli occhi si legge che sanno che è un sogno morto in partenza. E sento una lieve pressione al cuore per quei sogni da bambina, per quei panni stesi al sole di una casa che non è neanche loro, per quella musica napoletana, perchè vorrei dire loro tante cose, ma oggi devo andare via. E oggi me le hanno dette loro.






La prima foto in bianco e nero è del Dr Feelgood. La prima prima e l'ultima ci sono state scattate da un bambino dello Zen.Non posso fare a meno di notare la posa del ragazzo accanto a me, braccia conserte come un calciatore, l'aria da duro come qui ha imparato.

3 commenti:

dark0 ha detto...

e intanto il nostro santo presidente del consiglio si sta allargando la villa. qualche ettaro di palazzo con vulcano finto annesso gli stanno stretti povera anima. :-/

Dr ƒeelgood ® ha detto...

Resoconto impeccabile, ricorda che dobbiamo tornare da loro... glielo abbiamo promesso... e per loro le promesse sono importanti, preziose.
Non siamo medici ma almeno proviamo a portare aria di speranza....

TrecceNere ha detto...

Dottore io ci voglio tornare, ma se ti ricordi io non ho promesso, nè mi sono sentita in dovere di dire "poi vi portiamo le foto" perchè il valore di ciò che facciamo è intrinseco, e secondo me è sempre meglio non promettere niente (è anche più professionale) e al limite fare una sorpresa...che tanto apprezzano comunque...