10 novembre 2010

Possibilità




Non vivo più i miei ricordi. Ho smesso di cullarli come se fossero gli orfani di mamma Fine. Se la caveranno, lo dico davvero con affetto.

Li guardo scivolare attraverso il finestrino di un treno, perchè un paesaggio casuale ogni tanto salta dal rettangolo agli occhi.
E' come guardare la vita di un altro, ma conoscendo a memoria il ruolo che si è recitato, con il vetro a ricordare che tutto è compiuto, a separarmi da una traccia sul nastro magnetico, una traccia di me stessa. Realtà parallele. Ad aprire gli occhi ogni tanto succede così, che ci scivolano accanto. Parallele. Saprei dire che musica c'è lì fuori, persino cosa accadrà tra un'ora. Ed è tutto così reale, che se mi sporgessi per chiederti dove sei, mi risponderesti nel presente, senza riconoscermi. Se ti fidassi delle tue sensazioni, avresti un deja-vu, probabilmente. Forse sono io che non mi riconosco più: sono un'amica che pensavo di conoscere e che ora mi limito ad ascoltare.
Su queste rotaie presto tutto è già lontano, e più si va veloci più è facile vedere il passato a rallenty, senza esserne toccati. Forse questo vetro è lo schermo della coscienza. La firma nei miei pensieri è fatta di ciak sbagliati, ripetuti, e lavoro critico. La parola fine è un soffio di vento dallo spiraglio del finestrino. Non è importante la memoria, il cosa. Mi sento un globulo rosso che impara le sue funzioni. Evoluzione è tendere a ciò che siamo. Ma mentre si viaggia qualcosa bisogna pur lasciarla a casa.
Là fuori sembra essere tutto identico a ieri. Quant'è strano. Ogni uomo donna bambino potrei essere io, forse lo sono già stata.
In questa valigia per prima cosa c'è il mio nome.
Il mio indirizzo.
Una foto vuota.
Ma questa è una valigia che nessuno può aprire. Devo solo immaginare.
Resterò giovane per avere ancora Fantasia. Per raccontarmi una favola, quando sarò di nuovo bambina.
Corridoi lunghi, pieni di finestrini. Saltano, i ricordi, strisciano.
Cosa c'è
nell'odore di mare
alla fine di una strada
in una canzone
in una risata
l'ennesima bugia della mia mente.
Riconosco il riflesso dei miei occhi nello specchio
ora che mi amo.
Vetri olografici di ciò che ho sempre portato dentro.
Non possiamo creare nulla. Soltanto accendere
soltanto accendere
le possibilità
di cui ci siamo persuasi.

4 commenti:

Alice and my world ha detto...

Fissare al dil à di un vetro lo scorrere del panorama come il tempo.
Si fruga con mani avide nella valigia dei ricordi che non è altro che la mente...fuoriesce il barlume dell'emozione in iridi e pupille riflesse sulla silice fredda...
Muta tutto così velocemente che a volte sembra immobile.
Bei tratti disegnano le tue parole...
Buon mercoledì iO e Alice

Only Me ha detto...

io i ricordi li lascio perdere.
perchè tendo a ricordare quelli che mi feriscono, senza riuscire a bilanciarli con quelli indimenticabili.
bellissimi pensieri, bellissime parole che rendono.
ciauu

T[on]Y ha detto...

Salta alla parte più grande della mia attenzione il pezzo sulla Fantasia.
Senza di essa non saresti nemmeno riuscita a scrivere queste riflessioni. Personalissime.
Farle scorrere con questa musica. A cullarle.
Spero, e credo, fortemente che non perderai mai la tua Fantasia.
E' la cosa che più ci tiene a galla quanto la realtà spinge.
Colei che fa sorridere quando sembrano troppi i motivi per non farlo.
E la stessa che, quando decide di mescolarsi alla stessa realtà, è Il Sublime.

TrecceNere ha detto...

Grazie a te e Alice per le vostre parole!

Only lasciali andare i ricordi negativi, o tenta un lavoro di alchimia...per trasmutarli. Si puo' sempre prendere il lato buono, anche la sola semplice esperienza.

Tony: fai le carezze alla mia fantasia, che ricambia con le fusa...molto profondo e vero quando dici che essa è "la stessa che, quando decide di mescolarsi alla stessa realtà, è Il Sublime."
E chissà perchè detto da te...mi fa pensare a un certo libro :)