10 agosto 2010

Confessioni - aveux



Ti ho raccontato tutto
una sera che dormivi.
Nel tic tac
del tuo respiro
mordevo un labbro spezzato
mentre fuori dalla stanza
entrava
sinuoso come le lenzuola
il suono di un sax.
E guardavo i tuoi occhi umidi
serrati,
i contorni del viso
sopiti.
Suonava il sax
e lento
scaldava
le mani sul grembo.
Il suono della mia voce
no, che brusco risveglio;
allora scivolavo con le dita
fra i tuoi capelli.
Su tasti di velluto, sì,
così ti ho raccontato tutto,
suonando piano.
Obliqua, la luce filtrava
dalla pallida tenda
fin su al soffitto
in forme quadrate, spezzate, fuggite,
e con mani umide
ti sfioravo le palpebre
fin sulle ciglia nere, curve, ignare.
Così ti ho raccontato tutto
dipingendo.
La tua mano
spenta
vicino al fianco
lei, stella color di perla,
vibrava di energia immota
e io
come se potessi sentirmi
le scrivevo sopra un nome
che volevo tu sapessi.
Così ti ho raccontato tutto,
scolpendo.
E indugiando con lo sguardo
sulle tue labbra
inquiete e tacite,
tracciando linee
di proporzionati pensieri
all'orecchio dicevo
"fermo", così infine
ti ho raccontato tutto,
fotografando.
Vuota di pianto
all'alba sorrisi
il sax vibrava ancora sull'ultima nota
quando ti svegliasti
per afferrare
invano dalle mie guance
la nebbia dei tuoi sogni.
Alzando un sopracciglio
curioso, e senza fame,
nulla mi hai mai chiesto.
Nulla. Soltanto
Caffè?

Nessun commento: