4 ottobre 2015

Fotografia Zen



Benevento, 2014. (clicca per ingrandire)

Questa foto l'ho scattata con gli occhi, entrando in un appartamento. Anche la macchina fotografica ha concluso il suo compito con molta semplicità. Niente Photoshop. Il nero va bene così dove sta.
Eppure guardandola mi sembra diversa. Sarà per quella tenda, che sembra l'unico elemento tridimensionale. Il resto, compreso il grande nero che inghiotte, sembra su un piano, una cartolina.
Nonostante la foto sembri finta, piana, come una cartolina, essa è vera in tutte le sue parti. 
In quella gru che sbuca a sinistra, nella retina di una zanzariera, nel nero che lascia nel mistero dove siamo.

Ci sono fotografie su cui mi soffermo a lungo, come se non le digerissi velocemente. Nonostante la semplicità del soggetto. Forse perché mi parlano della "forma" e tutto sembra silenzioso, come una meditazione. Nessun evento da raccontare. Allora mi chiedo: a chi può interessare?

Tornano le parole del maestro:

"Mi sembrava assurdo che un fotografo potesse fare solo fotoreportage e non riuscisse a fotografare una cattedrale o l'interno di una casa, o elaborare un rapporto minimamente più approfondito con il visibile (visibile vuol dire quello che io sto guardando), con la rappresentazione in generale. Il lavoro comprendeva quindi anche non dico la costruzione di un'estetica, ma di un rapporto approfondito con l'estetica." ("Lezioni di Fotografia", Luigi Ghirri)

Torna sempre lui a ripulirmi lo sguardo, anche da un eccesso di intenzionalità o di ruoli.

E prosegue, in un capitolo significativamente intitolato "Dimenticare se stessi":

"Io invece credevo - e credo ancora - in una differente intenzionalità, che vorrei appunto proporre all'interno di questo corso: consiste nel guardare alla fotografia come a un modo di relazionarsi col mondo, nel quale il segno di chi fa fotografia, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l'esistente, è sì molto forte, ma deve orientarsi, attraverso un lavoro sottile, quasi alchemico, all'individuazione di un punto di equilibrio tra la nostra interiorità - il mio interno di fotografo-persona - e ciò che sta all'esterno, che vive al di fuori di noi, che continua a esistere senza di noi e continuerà a esistere anche quando avremo finito di fare fotografia.
Credo che, con una serie di aggiustamenti successivi, arriveremo a porci di fronte a un determinato paesaggio-ambiente e a metterci qualcosa in più di quello che è il nostro vissuto, la nostra cultura, il nostro modo di vedere il mondo: arriveremo a dimenticarci un po' di noi stessi."

Un filo sottile. Non significa diventare da fotografi dei meri riproduttori di immagini, senza alcuna intenzionalità, ma trovare un'intenzionalità dimentica di se stessa, elastica, non schematica, che non parte da regole fisse e piattaforme precise e preordinate.

Fotografia Zen.


1 commento:

UIFPW08 ha detto...

Quando si riesce a colorare con emozione la luce che l'insieme regala
entramo in un mondo fatto di semplicità. Questo mondo che troviamo "normale" nei suoi dettagli è la perfezione di ombre, scale di sogni e valori che donano felicità. Questo scatto è tutto cio.
Complimenti Maria
Maurizio