20 maggio 2008

Lo specchio, la lama, la tavola.

Tempo fa mi sono imbattuta in un libro che mi ha segnato molto. Franco Farinelli, Geografia.
Per mesi ho dovuto spiegare ad amici e conoscenti, che non stavo studiando fiumi e laghi, ma la Geografia in senso elevato, che alla fine è Filosofia (e per me anche Fotografia).
Partendo dalle parole, per dire "Terra" si usano 2 termini in greco: Gé (geologia...) e Ctòn (ctonico...): la prima si riferisce alla Terra come qualcosa di evidente, chiaro superficiale orizzontale; la seconda all'opposto indica oscurità, profondità, verticalità.
La geografia, dice Farinelli, corrisponde al primo mondo, è la descrizione della visione speculare.
A questo punto passa a narrare un mito, greco anch'esso.
L'uccisione di Dioniso (figlio di Persefone, divinità sotterranea) da parte dei Titani, figli appunti di Ctòn, i quali proprio perchè tali avevano tinto i loro volti di polvere calcarea. Essi cospargono di gesso anche il volto di Dioniso bambino mentre dorme. Quando questi, svegliatosi, si guarda allo specchio, non si riconosce. E proprio dell'attimo di stupore del dio che i Titani approfittano per farlo in 7 pezzi.
Lo specchio riflette il viso trasformato in chiara superficie, e proprio perchè per la prima volta distinguibile, mai prima vista. Soltanto per effetto di tale trasformazione-sostituzione le spade e i coltelli dei Titani possono entrare in funzione e sezionare la totalità del processo vitale. Così con le lame si ottengono contorni, limiti, confini.
Conclude Farinelli: Dioniso, il Dio che oscilla e dondola, che vacilla, è dunque il globo, il mondo. 
Il gesso è la Terra ridotta a superficie (Gé, appunto) e le lame sono i nostri concetti, più o meno affilati.

Cosa manca al sacrificio?

Alla fine Dioniso torna in vita perchè suo fratello Apollo, il dio della misura, ne ricompone il corpo per volere di Zeus. Non si possono però rimettere insieme le membra senza appoggiarle su di una superficie, l'altare, la tavola, che come ogni rappresentazione cartografica serve soltanto per due dimensioni, lunghezza e larghezza, e per il fatto di essere il più possibile piatta.
Sulla tavola i pezzi restano tali, ma allo stesso tempo costituiscono un'unità. Ciò è possibile in virtù delle nostre linee, che uniscono e dividono insieme, e che oltre al prodotto delle nostre lame sono il prodotto della stessa tavola.

Tutto questo per dire, che ho in mente questo ora, che faccio un trittico.
Ho usato uno specchio, ho usato una lama, ho usato una tavola.

trittico

2 commenti:

Maxdog ha detto...

Geniale.

P.s.: noto che qualcun altro, all'occorrenza, non disdegna preamboli lunghi e complessi. ;)

Luigi ha detto...

Tutto questo preambolo per non mostrarmi il sedere di Octavia. Ammettilo! Mi verrebbe di mostrarmi "anonimo", ma sai che sono Luigiavio, il fascinoso spasimante di Octavia. Ciao bella, oggi mi va di fare commenti poco seri. Scusami!