10 marzo 2012

Spaventapasseri

Mi ha sempre colpito questo uomo che non è un uomo. Fermo al centro di un campo. Soltanto per spaventare. Lui che deve far paura. Che ascolta il canto degli uccellini da lontano.
Lui che non ha voce.
Solo. Di una solitudine indicibile. Senza famiglia, ma anche senza simili.
Sta lì a braccia aperte come un Cristo, come per espiare una colpa. Sotto il sole, con la pioggia e il vento che gli sfigurano il volto. Mezzo spogliato e piantato al suolo, su una sola gamba, senza possibilità di andar via. Senza poter dare mai la mano.
Ho immaginato che magari a trovare l'incantesimo giusto, a
verebbe potuto prendere vita. O che il prestargli una mia lacrima avrebbe aperto i suoi occhi. Cose così, pensieri da bambini che amano le favole.
Ma soprattutto credevo che mancasse a lui qualcos
a per essere umano. Ho preso ad amare lo spaventapasseri perchè non mi ha mai chiesto niente. Perchè mi sembrava bello, qualsiasi cosa voglia dire.
Lui col cuore di paglia. Che se prende fuoco si brucia tutto.

Lui che ha paura di essere umano e aspetta che piova per versare una lacrima.




Immagine presa dal web.
P.S: va in lista tra le cose da fare: costruire uno spaventapasseri per un campo di fiori.


2 commenti:

Soffio ha detto...

belle riflessioni. Ormai non si vedono più nei campi, o é molto raro

Giancarlo ha detto...

Lo spaventapasseri...vedendolo sono ritornato indietro nel tempo, e ricordo mio nonno contadino e dopo la semina mi faceva costruire lo spaventapasseri, che bei tempi purtroppo passati velocemente! buona giornata....ciao