9 febbraio 2009

La gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa

Com'è che le cose rimangono negli occhi? Eppure non si ricordano quasi mai con le loro forme esatte, con i contorni precisi. Ci sono immagini che si sono trasformate in suoni, così, appena viste.

Il blin delle idee.
Il flauto dolce della noia.
Il violino stridulo della passione,
un pezzo al pianoforte, pensoso.
Il cucucucu ripetuto fuori dalla finestra, ossessivo.
E ancora: suoni silenziosi, impalpabili. Il vento. Un pianto. Un battito di ciglia. Il mare.
A volte l'immagine è una voce, oppure è tutta un colore, altre volte è solo caldo o freddo.
Nella scatola invisibile della memoria le immagini si conservano, come giocattoli dall'infanzia, come segreti importanti che la gente dimentica.
Tutte queste fotografie che restano...un archivio per tutti inutile, come il caso, senza date.
E mi ricordo della gente, di cose piccole, di una loro frase, di un vezzo. La mente ci gioca ancora con curiosità, nonostante le delusioni. Io ricordo le vostre storie, quelle che voi avete anche dimenticato, a volte. E non so se siano spendibili, ma ogni volta mi trovo in mano queste foto leggere come carte da giocare a un solitario. Forse se avrò fortuna le userò per scoprire quelle coperte sul tavolo.
Quanto dura la piccola soddisfazione di un gioco di carte...

1 commento:

Presagio ha detto...

Una delle mie canzoni preferite.
Il guardare con l'occhio della mente, apre i cammini per lunghi viaggi interiori.