Incontri - Ferlinghetti

If you would be a poet, create works capable of answering the challenge of apocalyptic times, even if this meaning sounds apocalyptic.
You are Whitman, you are Poe, you are Mark Twain, you are Emily Dickinson and Edna St. Vincent Millay, you are Neruda and Mayakovsky and Pasolini, you are an American or a non-American, you can conquer the conquerors with words. ...
— Lawrence Ferlinghetti. From Poetry as Insurgent Art [I am signaling you through the flames].
Oggi 19 giugno, Londra. Finisco di lavorare e scopro Ferlinghetti.
Poteva accadere prima, o dopo, ma accade ora. Ora che posso vederti Ferlinghetti.
Lui ha quasi 102 anni e a quanto pare e' famosissimo.
Scopro quest'uomo perche' una poesia (citata qui sotto) e' messa come firma di un'email da parte di uno studioso di Nepalese.
E' tutto un giro strano, e Ferlinghetti e' americano ma ha un cognome italiano, ricevuto da un padre morto poco prima della sua nascita, mentre ha avuto una madre francese che lo affido' subito dopo averlo dato alla luce.
Come sei cresciuto? Come sei maturato cosi'?
Leggo alcune citazioni scritte da lui.
Mi colpisce il piglio risoluto, la dignita' elegante e ferma, incoraggiante all'azione, non per distruggere ma per coltivare la societa' umana.
Per me dalla lettura di poche righe e' evidente che e' un uomo in contatto col suo spirito.
Benvenuto nel mio mondo Ferlinghetti e grazie di esserti fatto trovare.
Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!
― Lawrence Ferlinghetti
ORIGINALE:
“Pity the nation whose people are sheep,
and whose shepherds mislead them.
Pity the nation whose leaders are liars, whose sages are silenced,
and whose bigots haunt the airwaves.
Pity the nation that raises not its voice,
except to praise conquerors and acclaim the bully as hero
and aims to rule the world with force and by torture.
Pity the nation that knows no other language but its own
and no other culture but its own.
Pity the nation whose breath is money
and sleeps the sleep of the too well fed.
Pity the nation — oh, pity the people who allow their rights to erode
and their freedoms to be washed away.
My country, tears of thee, sweet land of liberty.”
― Lawrence Ferlinghetti
La citazione a inizio post invece e' tratta da questo scritto:
LA POESIA COME ARTE RIBELLE
Ve lo sto indicando attraverso le fiamme.
Il polo nord non sta dove stava prima.
Il Destino Manifesto non è più manifesto.
La civiltà si auto-distrugge.
Nemesis bussa alla porta.
A che servono i poeti in un’epoca tale? A che serve la poesia?
Lo stato del mondo reclama a gran voce che la poesia lo salvi.
Se vuoi essere poeta, crea opere capaci di rispondere alla sfida dei tempi apocalittici, anche se questo significa sembrare apocalittico.
Sei Whitman, sei Poe, sei Mark Twain, sei Emily Dickinson e Edna St. Vincent Millay, sei Jack Hirschman, sei Neruda e Mayakovski e Pasolini, sei un americano o un non americano, puoi conquistare i conquistatori con le parole.
Se vuoi essere un poeta, scrivi giornali che vivono. Sii un reporter dallo spazio, che invia dispacci a un qualche supremo editore capo che crede nella piena trasparenza ed ha una bassa tolleranza per le stronzate.
Se vuoi essere un poeta, sperimenta ogni tipo di poetica, le grammatiche infrante dell’Eros, le religioni estatiche, i torrenti pagani di parole fuori controllo, la magniloquenza dei discorsi pubblici, le scritture automatiche, le percezioni surrealiste, i flussi di coscienza, i suoni trovati, le sfuriate – per creare il tuo sistema limbico, la tua voce di fondo, la tua voce ur.
Se ti definisci poeta, non startene lì seduto. La poesia non è un’occupazione sedentaria, non è una pratica da “prego si accomodi”. Alzati e fagliela vedere. Hai così poco tempo, hai tanto tempo per farlo.
Abbi una visione grandangolare, ogni occhiata uno sguardo sul mondo. Esprimi il vasto chiarore del mondo esterno, il sole che ci vede tutti, la luna che allunga le sue ombre su di noi, i quieti stagni nei giardini, i salici su cui canta il tordo nascosto, il crepuscolo che cade lungo il fiume, e i grandi spazi che si aprono sul mare… l’alta marea e il richiamo dell’airone… E la gente, la gente, si, in tutto il mondo, che parla le lingue di Babele. Dà voce a tutti loro.
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Per gli italiani
https://it.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Ferlinghetti
Per gli anglofoni una piu' ricca biografia
https://en.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Ferlinghetti