13 October 2015

Krishnamurti - The Sense of Unshakeable Freedom


[...] So we ought to enquire what is freedom. Please ask this question of yourself. Is freedom a matter of choice. You are free to choose, free to go from here to there, free to have different kinds of jobs, if you don't like one you go to the other. Freedom to express yourself, free to think what you want, and to express it, perhaps, in a democratic society, not in the totalitarian states, there freedom is denied. So what is freedom? Because that is part of our life. As we talked yesterday, death is part of our life, the living and the dying. We went into it very carefully. Whether there are two, death and life, live together. That requires, as we pointed out yesterday, a great deal of attention, a great deal of enquiry, and great intelligence - the art of living with death. We talked about that. And in the same way, we ought to talk over together what is freedom. Does it really exist? The word freedom, also, some of its root meaning, is love. And is love a matter of choice?
And so we ought to find out for ourselves what is actual freedom. Freedom from something, from pain, from anxiety, and is there freedom, not from something. Do you understand? If it is freedom from something it is merely a reaction. It is like a man in prison saying, 'I must get out of my prison', we live psychologically in a prison, and when it is painful, ugly, not satisfactory then you want freedom from that. So we are saying, freedom from something is the same thing as being in prison. Do we meet each other, or am I talking to myself?
So what is freedom? This sense of inward authentic, deep sense of unshakable freedom, not from something, what is that freedom? [...]

6 October 2015

.cqua dove sono.

Sanremo, 2014.

Sanremo, 2014.

Palermo, neve. 2015

Torvaianica, Roma 2015.


Letojanni, Messina 2015.

Letojanni, Messina 2015.

Torvaianica, Roma 2015.




4 October 2015

Fotografia Zen



Benevento, 2014. (clicca per ingrandire)

Questa foto l'ho scattata con gli occhi, entrando in un appartamento. Anche la macchina fotografica ha concluso il suo compito con molta semplicità. Niente Photoshop. Il nero va bene così dove sta.
Eppure guardandola mi sembra diversa. Sarà per quella tenda, che sembra l'unico elemento tridimensionale. Il resto, compreso il grande nero che inghiotte, sembra su un piano, una cartolina.
Nonostante la foto sembri finta, piana, come una cartolina, essa è vera in tutte le sue parti. 
In quella gru che sbuca a sinistra, nella retina di una zanzariera, nel nero che lascia nel mistero dove siamo.

Ci sono fotografie su cui mi soffermo a lungo, come se non le digerissi velocemente. Nonostante la semplicità del soggetto. Forse perché mi parlano della "forma" e tutto sembra silenzioso, come una meditazione. Nessun evento da raccontare. Allora mi chiedo: a chi può interessare?

Tornano le parole del maestro:

"Mi sembrava assurdo che un fotografo potesse fare solo fotoreportage e non riuscisse a fotografare una cattedrale o l'interno di una casa, o elaborare un rapporto minimamente più approfondito con il visibile (visibile vuol dire quello che io sto guardando), con la rappresentazione in generale. Il lavoro comprendeva quindi anche non dico la costruzione di un'estetica, ma di un rapporto approfondito con l'estetica." ("Lezioni di Fotografia", Luigi Ghirri)

Torna sempre lui a ripulirmi lo sguardo, anche da un eccesso di intenzionalità o di ruoli.

E prosegue, in un capitolo significativamente intitolato "Dimenticare se stessi":

"Io invece credevo - e credo ancora - in una differente intenzionalità, che vorrei appunto proporre all'interno di questo corso: consiste nel guardare alla fotografia come a un modo di relazionarsi col mondo, nel quale il segno di chi fa fotografia, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l'esistente, è sì molto forte, ma deve orientarsi, attraverso un lavoro sottile, quasi alchemico, all'individuazione di un punto di equilibrio tra la nostra interiorità - il mio interno di fotografo-persona - e ciò che sta all'esterno, che vive al di fuori di noi, che continua a esistere senza di noi e continuerà a esistere anche quando avremo finito di fare fotografia.
Credo che, con una serie di aggiustamenti successivi, arriveremo a porci di fronte a un determinato paesaggio-ambiente e a metterci qualcosa in più di quello che è il nostro vissuto, la nostra cultura, il nostro modo di vedere il mondo: arriveremo a dimenticarci un po' di noi stessi."

Un filo sottile. Non significa diventare da fotografi dei meri riproduttori di immagini, senza alcuna intenzionalità, ma trovare un'intenzionalità dimentica di se stessa, elastica, non schematica, che non parte da regole fisse e piattaforme precise e preordinate.

Fotografia Zen.


2 October 2015



Da "Lo Zen e il tiro con l'arco" di Eugen Herrigel:

- Noi maestri d'arco diciamo: con l'estremità superiore dell'arco l'arciere fora il cielo, all'estremità inferiore è appesa la terra, fissata con un fil di seta. Se il colpo parte con una forte scossa c'è il pericolo che il filo si spezzi. Per il volitivo e il violento la frattura diventa allora definitiva e l'uomo resta irrimediabilmente nello spazio intermedio tra il cielo e la terra.
- Che debbo dunque fare? - chiesi pensieroso.
- Imparare la giusta attesa -
- E come si impara?
- Staccandosi da se stesso, lasciandosi dietro tanto decisamente se stesso e tutto ciò che è suo, che di lei non rimanga altro che una tensione senza intenzione. -