25 agosto 2020

L'altra parte dell'abisso

Nel momento in cui niente - proprio niente - di separante e falsificante si frapponesse fra noi, cosa ne sarebbe dei nostri abissi?

Potremmo sostenere la luce intensa -reale- di ciò che siamo, senza doverci schermare, nemmeno con un battito di palpebre?

Durerebbe? Di certo lascerebbe in noi un segno. Eppure forse, sconvolti e confusi, ciclicamente invocheremmo l' aiuto della marea, affinché riempi quel passaggio che - da luce a luce - ci ha lasciato del tutto scoperti.


La grotta di Merlino, Tintagel, Regno Unito. Di fatto è un tunnel che va da un apertura (spiaggia) all'altra (mare aperto) , ed è percorribile solo quando la Marea è bassa.

2 commenti:

giorgio giorgi ha detto...

Molto bella questa associazione simbolica. Molto centrata. C'è il collegamento sotterraneo (inconscio?) che collega direttamente due entità senza passare per la superficie (della coscienza?) e la domanda: possiamo resistere a un rapporto così profondo, così totale, così diretto, così privo di infingimenti, senza che qualche pausa ogni tanto ci isoli dall'altro?
Sì, bella, proprio una bella domanda che riguarda l'essenza e la profondità delle relazioni umane e che vale più di qualsiasi possibile risposta.
Grazie!

Maria ha detto...

Grazie a te Giorgio, una lettura cosi - e per di piu' fatta da uno psicologo - e' molto apprezzata!
Vedo la marea che copre il tunnel come la falsa personalita' (proiezioni, maschere, sovrastrutture, meccanicita', comfort zone...),
il tunnel di per se' come inconscio (ma comunque indagabile, ovvero percorribile),
la luce fuori da ambo le aperture come anime, cioe' quella capacita' di intuizione immediata e pura, quella che sa - senza sapere come sa.
E si mi sono fermata alle domande, cosicche' le risposte siano nel campo di prova dell'esperienza.