13 maggio 2018

Peccato di tristezza

Mi chiedo se i peccati non siano quasi sempre "sociali"...dettati non tanto dal nostro 1/4 di coscienza indipendente, ma dai 3/4 di coscienza sociale che ci circonda. Infatti a quel che vedo cambiano col passar del tempo, insieme alla societa'.

Ho ascoltato un discorso severo verso una persona triste e ho pensato "adesso esiste il peccato di tristezza".

Piu' passa il tempo e meno vedo tatto verso chi e' triste. L'empatia e' un muscolo che se non esercitato porta superficialita'. 

Intanto gli artisti, anche quelli che avevano un graffio dentro, si trasformano in iper-positivi che pubblicano foto e frasi su instagram del pensiero positivo. Cosi' facendo perdono tridimensionalita' e fascino, e anche quel sano letame che - diceva De Andre' - fa nascer i fiori.

Esser felici è secondo alcuni psicologi un dovere karmico e il risultato di una mente illuminata. E sicuramente e' vero, ma mai bypassando la compassione. 

Invece la visione felice tout court spopola, e si capisce facilmente il perche': tutto si contagia, e nessuno VUOLE essere triste o apparirlo. Come nessuno vorrebbe essere imperfetto, ma per fortuna lo siamo... da questi su e giu', da tristezze e imperfezioni impariamo a guardarci.

Vedo ovunque "dovere di felicità".  Può davvero funzionare? Sembra tutto cosi finto!

Il dolore nascosto, per chi sa osservare bene, traspare: sembra un morto impagliato, una statua di cera, una barbie col sorriso disegnato. 

La societa' dello spettacolo e della pubblicita' sta contagiando tutti in questo: apparire vincenti e ostracizzare il dolore proprio e altrui (o spettacolarizzarlo, che e' comunque la stessa cosa)... ma significa perder il contatto profondo con la propria anima.

Sulla tristezza, invece, credo bisognerebbe cantarci su. Cantare come la vecchia strega Baba Jaga.

Cantarci finche' le ossa scoperte, morse dal cane della vita, non si riempiano di nuovo di carne e sangue, e Vita.



La tristezza la bisogna ascoltare come se fosse un'armonica, la pioggia, il pianto di un cane. Col cuore, senza che la mente commenti la sua giustezza.

8 commenti:

Carlo Columba ha detto...

Tocchi troppi temi importanti per poterli commentare tutti! Vorrei aggiungere qualcosa solamente riguardo agli artisti che hanno una ferita e che devono a tutti i costi fare i positivi su Instagram. Sugli artisti si è sempre potuto essere molto critici, mi riferisco al livello sociale da te evidenziato, viene facile perchè necessariamente devono essere almeno un poco "strani" e "fuori dal coro". E su questo gli artisti hanno sempre "giocato". Siccome, come sai , mi piace essere provocatore e parlare per iperboli, dico adesso che gli artisti di tutti i tempi hanno dovuto fare un po' anche le puttane, tranne forse qualche grandissimo, tranne gente come Dalì con una personalità così strabordante da rendere opera d'arte l'intera recita della propria esistenza. Gli altri sono dovuti andare dietro alla committenza dei papi e dei signori oppure più tardi hanno corteggiato il mercato. Necessariamente oggi devono corteggiare i social... Non credo ci si possa meravigliare più di tanto. Il rischio ovviamente è che i social impongono le loro regole di successo, fatte di velocità e immediatezza con evidente penalizzazione delle opere che non hanno una godibilità "immediata". Questo è certo un limite molto pesante.

Maria ha detto...

Carlo... ! ti ho risposto come sai in parte in privato, per il fenomeno instagram ci vogliono degli esempi concreti. Credo davvero sia il mezzo social (algoritmi, postar una cosa ogni giorno alla stessa ora, e altri barba trucchi per aver piu visualizzazioni) a snaturare l'artista che nel tentativo di autopromuoversi, anche inconsciamente, copia i trend (fa la puttana come dici tu) e si snatura. A tal punto fa pubblicita' di se' che l sua arte non si vede piu', o assume i contorni del mezzo social che la ospita.

Il problema qui non e' di certo la committenza che snatura gli artisti come nel passato ma che VOLONTARIAMENTE artisti e non (insegnanti di yoga, gente normale) diano come la luna, solo una faccia al pubblico.

Chiaramente non parlo per tutti, ma questo pompare la felicita' come fosse un dovere sociale a me ricorda la droga "soma" di Aldous Huxley !
https://it.wikipedia.org/wiki/Soma_(fantascienza)

Tra cenere e terra ha detto...

Credi esista un'umanità immune da infiltrazioni egoico-narcisistiche? La serie Black mirror, ti consiglio di guardarla... La trovi facilmente in streaming. Amplifica idealmente il contenuto di amarezza del tuo post, è fa riflettere sul possibile destino di questa umanità da te descritta. Ho visto soltanto la prima stagione, dunque il mio è un giudizio parziale. Il contenuto è necessariamente collegato al mezzo, e credo che essere artisti o uomini di rinnovamento (sono figure che spesso non coincidono), sia oggi particolarmente difficile. Da una parte il rischio di una omologazione mortificante, dall'altra il tentativo che risponde a una esigenza a volte profonda di creare un canale comunicativo efficace, ovvero una connessione. C'è da rifletterci e lavorarci su. Quanto al dolore, ha cambiato forma, ed è stato talmente sbandierato e sdoganato che ha creato assuefazione. Da questa assuefazione dobbiamo proteggerci. Dobbiamo rimanere vivi, con le parole e le foto, attraverso l'espressione della nostra sensibilità. Come hai fatto tu con questo post. Esiste una coscienza individuale che è amplificata dalla coscienza civile. Ed è allora che si fa sostanza,mediante i singoli plurimi gesti trasformativi del nostro quotidiano.

Maria ha detto...

"Credi esista un'umanità immune da infiltrazioni egoico-narcisistiche? " - No, perche' e' come un'erba infestante, un fenomeno ambientale... ma esistono persone che si sono ritirate e hanno visto e ripulito molto di se'...

Black Mirror ho visto qualche puntata, serie intelligente ma anche li' sono riflessioni date in pasto allo spettacolo, quindi col retrogusto di horror/emozionale che le e' proprio.
Sto rileggendo "la societa' dello spettacolo" di Guy Debord, quindi la mia visione e' molto filtrata dalla sua brillanti analisi.

Si capisco l'esigenza di connessione con altre menti/anime, e mi piace anche. Credo solo che un' omologazione della felicita' tout court non e' credibile...somiglia ai paradisi artificiali delle droghe o ai manifesti pubblicitari dagli anni 80 in poi...ma qui non si compra nulla, o meglio si comprano i rapporti con gli altri...che forse e' peggio.

E' molto positivo e ti ringrazio il tuo messagio finale... rimanere vivi per come si puo' e mantenere un'originalita' o un occhio critico per non cadere in trappole di omologazione... tra l'altro senza aver la pretesa di esser "diversi" ma solo piu'... attenti.

Tra cenere e terra ha detto...

Le quote narcisistiche grazie a Dio ce le abbiamo tutti, e ci aiutano a non affogare nella più cupa depressione quando riusciamo a metterle a servizio di un scopo si spera nobile sul piano etico e civile. Sono intimamente collegate al bisogno di riconoscimento e di amore, e alla fragilità di ciascuno di noi quando non riconosciute come mezzo per ottenere considerazione e attenzione. Bisognerebbe essere compassionevoli, sia quando le riconosciamo nella nostra persona, sia quando le riconosciamo negli altri, per le stesse ragioni, anche quando vengono utilizzate a sproposito per ricercare chissà poi quale felicità nei soldi, nella notorietà e nel potere, surrogati fittizi dell'amore, o per
esorcizzare il dolore, o per negare la dimensione tragica della vita. Sai? Riflettevo che non mi piace il termine ripulire, e nemmeno quello di purezza quando si parla dell'uomo, che invece è imperfetto, sporco, critico o miserevole, autodistruttivo, ma gioioso anche, e amabile nel suo tentativo di cambiare nonostante i fallimenti e le batoste. Grazie per lo spunto. Sembra una lettura interessante la tua.

Ettore Fobo ha detto...

Ho riflettuto a lungo su quello che hai scritto. Hai perfettamente ragione: la nostra società stigmatizza la tristezza che invece è un sentimento fondante. Ci rende umani, nella nostra fragilità e vulnerabilità di semplici mortali. Per questo ho apprezzato molto il film d’animazione “Inside Out” dove il personaggio di Tristezza ha un ruolo fondamentale. Sul fatto che molti artisti, per conformismo penso, lancino sul web messaggi di una, spesso aberrante, positività da rotocalco, è un segno dei tempi. Teniamoci questi tempi e cantiamo la tristezza. Per me tristezza è consapevolezza della caducità e del passare del tempo. Meglio una consapevolezza amara di una dolciastra allegria, oltretutto simulata. Anche nel giardino dei re sfioriscono le rose.

Maria ha detto...

Grazie per il tuo commento Ettore!
Ecco, ci sono lacrime che rendon fertili i terreni del cuore. ci sono lacrime che agiscono tant piu' non sono viste (e postate sui social).
Ho visto anch'io Inside Out, un cartone intelligente che ci ricorda che tutte le emozioni sono importanti!

Tra cenere e Terra: concordo sulla prima parte, e chi meglio di te puo' saperlo... tutte le sub-personalita' possano magistralmente tener in su una persona, ma se sbilanciate anche farle cadere rovinosamente...ma come dici la compassione e' il punto centrale, quindi nessuna demonizzazione interiore o esterna. Un po' di cautela comunque e' sacrosanta, aggiungo io, affinche' la compassione sia vera e "attenta" e non un mero lasciar fare.
Per quanto riguarda il ripulire, non intendevo che l'uomo nasce sporco, ma che si sporca se non si lava, proprio come nella realta' fisica. Cioe', passiamo continuamente da ambienti e influenze "malsani" (un telegiornale che usa certe espressioni, un'induzione ipnotica a comprare cose inutili, un atteggiamento coodipendente in una canzone/film, immagini di violenza, famiglie opprimenti o assenti ecc) quindi il ripulirsi la mente e il cuore e' fondamentale (come una doccia!) per non dar seguito a impulsi che non vengono da un ascolto di se' profondo. Infatti per quel che mi riguardo il Narcisismo non e' mai "di qualcuno". A qualcuno e' arrivato come un'influenza e non ha superato (ancora) il contagio. Lo SPORCO non e' di qualcuno. Che ne pensi?

Un saluto a entrambi e grazie per il confronto!

Tra cenere e terra ha detto...

Se il termine ripulire è inteso come avere la capacità di fermarsi, guardarsi dentro e cercare di capire se stiamo vivendo in maniera autentica oppure compiacente dunque "falsa", richiamando il concetto di falso sé di Winnicott, allora sono pienamente d'accordo con te. Nasce prima l'uovo o la gallina, nel senso,l'uomo è intrinsecamente portato al bene o al male (dunque sporco alla nascita in un certo senso) ? Al di là delle considerazioni possibili riguardo all'esperienza del parto :),Qui il problema diventa squisitamente filosofico. Si potrebbero citare in chiave psicologica diverse teorie da Freud in poi su istinti di vita e di morte, se siano spinte naturali o in qualche modo indotte all'interno di uno spazio relazionale e interpersonale, come frutto di una contaminazione o di una influenza negativa di qualche tipo. Quel che posso dirti è che al di là di tutto l'uomo non è padrone in casa propria, che agiamo in un certo modo a prescindere da ciò che diciamo di voler fare, ma che certamente possiamo interrogarci su quella che è la condotta di massima che vogliamo tenere. Un po' come suggerisce Scardovelli, sarebbe bello far sedere alla nostra tavola imbandita a festa ogni giorno tutte le nostre subpersonalita', giacché ciascuna ha qualcosa da raccontarci contribuendo al convivio, e merita spazio, anche quella più sporca e meno gestibile. È vero pure che a volte l'uomo avverte il bisogno di zittirne qualcuna, perché magari è stata discola, ci ha arrecato sofferenza e merita una punizione. Ma rinchiuderla in una gabbia, essendo questa collocata "dentro di noi" , è uno sforzo energetico che prima o poi paghiamo. Dunque accettazione,fermezza e compassione, in fondo amore per la nostra imperfezione, è questo che ci dobbiamo...