14 marzo 2018

Chiunque l'abbia scritta...

“Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi  e che ti penso.

Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.
E mi manca saperlo”.

“Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?”.

Mi piacerebbe riuscire a cercarti .
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano.

E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso ma non ti cerco."

Anonimo



Questa poesia e' stata attribuita, pare erroneamente, a  Charles Bukowski ma sembra che in realta' sia di un Anonimo. 
Trovo perfetto il fatto che non se ne conosca l'autore. 
Insomma che sia qualcuno a cui possiamo pensare ma che non possiamo cercare
Non ho mai dimenticato quando il prof di filosofia Longo disse in classe: 
l'anonimo e' un uomo libero.

6 commenti:

Ettore Fobo ha detto...


“L’anonimo è un uomo libero”… Bella frase. Siamo tutti incatenati a un nome, a una faccia, a un’identità, inscritti in quello che Adorno chiamava il “cerchio magico dell’esistenza”. Ciao Maria.

Maria ha detto...

Ciao Ettore, scusa ho visto solo ora il tuo commento (devo andare nella pagina di moderazione commenti prima che compaia).
Siamo tutti incatenati, ma sono catene che cambiando modo di pensare diventano catene d'aria...
Dove posso scoprire di piu' su quel che Adorno chiamava il “cerchio magico dell’esistenza”?
grazie, Maria

UIFPW08 ha detto...

Il Prof. Longo aveva ed ha ragione.
Maurizio

Ettore Fobo ha detto...

Adorno parla di “cerchio magico dell’esistenza” in un aforisma dei “Minima Moralia”, mi pare quello conclusivo. L’ho trovato sul web. Eccolo:

“Per finire. La filosofia, quale solo potrebbe giustificarsi al cospetto della disperazione, è il tentativo di considerare tutte le cose come si presenterebbero dal punto di vista della redenzione. La conoscenza non ha altra luce che non sia quella che emana dalla redenzione sul mondo: tutto il resto si esaurisce nella ricostruzione a posteriori e fa parte della tecnica. Si tratta di stabilire prospettive in cui il mondo si dissesti, si estranei, riveli le sue fratture e le sue crepe, come apparirà un giorno, deformato e manchevole, nella luce messianica. Ottenere queste prospettive senza arbitrio e violenza, dal semplice contatto con gli oggetti, questo, e questo soltanto, è il compito del pensiero. È la cosa piú semplice di tutte, poiché lo stato attuale invoca irresistibilmente questa conoscenza, anzi, perché la perfetta negatività, non appena fissata in volto, si converte nella cifra del suo opposto. Ma è anche l'assolutamente impossibile, perché presuppone un punto di vista sottratto, sia pure di un soffio, al cerchio magico dell'esistenza, mentre ogni possibile conoscenza, non soltanto dev'essere prima strappata a ciò che è per riuscire vincolante, ma, appunto per ciò, è colpita dalla stessa deformazione e manchevolezza a cui si propone di sfuggire. Il pensiero che respinge piú appassionatamente il proprio condizionamento per amore dell'incondizionato, cade tanto piú inconsapevolmente, e quindi piú fatalmente, in balía del mondo. Anche la propria impossibilità esso deve comprendere per amore della possibilità. Ma rispetto all'esigenza che cosí gli si pone, la stessa questione della realtà o irrealtà della redenzione diventa pressoché indifferente.

(Th. W. Adorno, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, a cura di R. Solmi, Einaudi, Torino 1994, p. 304)

Maria ha detto...

Grazie.
Cioe' riducendo all'osso (se ho ben capito) dice che e' Impossibile porsi di fronte alle cose, al cerchio della vita, come da un punto esterno con prospettive senza arbitrio e violenza... senza ricaderci poi dentro piu' di prima.

Pare pero' (e lo scritto di Adorno ne sembra la prova) che proprio dal cerchio della vita, al suo interno, possiamo sederci a guardare almeno la Possibilita' di una prospettiva (il pensiero) in cui la redenzione senza arbitrio e violenza esiste.

Gizeta ha detto...

Menomale che poi torno anche se ho improvvisamente voglia di non esser io a cercare disperatamente l'impossibile amando ciò che posso.....