30 marzo 2016

Illuminazione #2

Tutti i vestiti sono delle divise.


C è un codice per ogni cosa. 

Ecco perché i monaci hanno una tunica per tutto. Sembra una restrizione mentre in realtà così si fanno più liberi dalle convenzioni.  

Nessuno si aspetta che si cambino per una festa di laurea o un matrimonio. 

29 marzo 2016

Illuminazione #1

Se vuoi che una cosa non cada e si rompa in mille pezzi, non metterla in alto.
Mettila ben in terra.

Vale per molte cose.

28 marzo 2016

Leggendo Bach

Di Richard Bach - quello del gabbiano Jonathan Livingstone, per intenderci - ho letto diversi libri.
Adesso l'ultimo che sto leggendo si chiama "Un ponte sull'eternita' ".

Come sempre leggere Bach e' un piacere. Non mi stupisce che sia il nipote del compositore. Per me ogni sua parola risuona: mi suona dentro come se la conoscessi da sempre. Anche nelle sue idee piu' strampalate, lo trovo perfettamente condivisibile, se non proprio rivelatorio.

Ad ogni modo, quest'ultimo libro di Bach che mi trovo fra le mani parla di anima gemella. Quel tarlo, quella ricerca incessante, ma anche quella costruzione a cui si riducono molti.... il protagonista, Richard stesso cerca la sua Donna perfetta, ma non trovandola finisce per passare da un'amica/sconosciuta all'altra. Una serie di donne, per farne una,  per come l'aveva immaginata.

L'auto-inganno non basta pero'....e la punizione/benedizione divina consiste nel trovare, davvero, l'intimita' con qualcuno.

Tante sono le cose di questo libro che risuonano, anche considerazioni sul Tempo, com'e' solito fare Bach.

A un certo punto gli viene in mente un'idea strampalata.

Scrivere al se stesso del passato. Quante cose potrebbe dirsi!

Certo oggi si possono scrivere lettere che vengano recapitate nel futuro. Ma se un giorno si potesse scrivere anche ai noi del passato? Meglio essere pronti.

Tanto basta, per farmi riflettere.
Che poi scrivere all'io del passato, non e' tanto diverso dal dirsi delle cose oggi su quel che e' stato allora. Ma il tempo ha messo quel distacco necessario a metabolizzare,
Col senno del poi, ci si puo' preparare a cio' che ci aspetta.

Ricordi l'Universita'... fidati, la finisci, anche bene...

...e ricordi quando pensavi che non saresti riuscito a diventare quello che volevi. Beh ci sei riuscito.


chissa' magari un giorno ci si potranno mandare gli sms.

"non te la prendere"
"andra' bene"
"lascia passare"
"lotta per cio' in cui credi"
"trova una via"
"chiedi aiuto"
"non e' colpa tua"
"rialzati"
"abbandona l'idea dell'anima gemella"
"non lo dire"
"torna indietro"
"non gli credere"
"fidati"
"ritenta"

... tutto questo scrivere, a un se' di una linea temporale diversa, che puo' fare scelte diverse o no, creando futuri alternativi o no... non sara' mica la forma di accudimento e attenzione di cui abbiamo bisogno ora?

Una volta ho scritto una lettera a me stessa, che ho letto dopo mesi. Sebbene ci conosciamo, abbiamo bisogno che il nostro io piu' cosciente ci parli. Allora ci riscopriamo piu' amorevoli.

Richard, scrittore baffuto. Mi hai fatto riprendere il taccuino e la matita. Grazie, ti ho sempre amato! Poco importa se tu hai 80 anni e non mi conosci. Sei un pezzo di anima gemella.

23 marzo 2016

L'anima che sente



"E' l'anima che vede, non sono gli occhi. Gli occhi servono per guardare, ma è proprio l'anima che sente la Verità delle persone".
Lisetta Carmi 


Lei è Emma, durante il nostro corso di fotografia.


Commenti di una scrittrice riluttante:

Prima di scattare questa foto, per me ha avuto influenza la lezione magistrale di Toni Thorimbert sul ritratto, al quale sono grata per aver risvegliato un vecchio dono sopito: il contatto. 
Non ho detto nulla a Emma, se non che l'avrei fotografata. Poi ho messo le mie mani coi palmi verso l'alto, davanti a lei, senza dire una parola. Il linguaggio non verbale è potente, e dopo un'esitazione ha capito che facevo sul serio, e ha messo le sue mani sulle mie. In quel momento si è sciolto qualcosa.
Il contatto non è attraverso le mani, ma sta nel capirsi. La foto di ritratto è uno scambiarsi qualcosa, e la fotografia è l'ultima traccia di questo rapporto che si instaura, anche per brevi attimi. Ci si disvela, sia il fotografo che il soggetto che sta dall'altra parte.
E allora non sai più, chi sta fotografando e cosa. Se lei... è solo lei, o non sei forse anche tu.

Emma mi ha restituito molte cose, in pochi attimi.
Un pezzo di freschezza. Una disponibilità a Essere, totale e insieme.


14 marzo 2016

Gabbiani

Volare alla velocita' del pensiero.




Cancale, Francia 2013.

13 marzo 2016

Il principe che contemplava la sua anima

Questo e' il mio film preferito.
Mi dice Elmir col suo accento francese del Quebec. L'avro' visto 20 volte (sorride di se').
Elmir che siede in una carrozzella da quando aveva 10 anni, e che nonostante tutto ha girato il mondo in carrozzella.
Vivendo come un barbone, per le strade e scegliendosi i marciapiedi, vivendo di accoglienza attraverso chi e' capace di vedere e accogliere persone come lui. Anime in ricerca, e profondamente libere dalle convenzioni.
Ha viaggiato con fede nella vita, vivendo della sua musica, dell'incantevole suono del suo strumento indiano, il Sarod dalle molte corde, che ipnotizza il cuore, e delle armoniche che tiene nel taschino pronte a vibrare di fronte a un pubblico.
E' piu' giovane di me Elmir, e siamo seduti nella sua casa, il rifugio sulle acque, dentro un ecovillaggio, e ci accompagna il suono continuo del fiume.
Io stento a crederci, quando me lo dice. Forse credevo ingenuamente che fossi la sola ad aver curiosita' per quel film, ma ci sono molte anime fratelle.

Che amano il deserto. Le poche parole. La musica antica. Il camminare.



"Chi è stato invitato troverà la sua strada.
È sufficiente camminare, solo camminare.”
“E se ci perdiamo?”
“Chi ha fede non si perde mai. Chi è nella pace non perderà la sua strada.”

“Tutti usano i loro doni più preziosi per trovare la strada.
Nel tuo caso è la voce.
Canta, figlio mio, e ti sarà mostrata la strada.”

“Figlio mio, non accontentarti di una goccia d’acqua.
Devi gettarti nella corrente.”





Elmir viene anche soprannominato Principe. Chissa' perche'. Ma anche lui com Bab Aziz deve aver contemplato la sua anima. Da quando ha visto cosa c'e' dopo la morte, dice, non ha piu' paura.
E tutto va preso cosi', con la leggerezza di un racconto delle Mille e una notte, o di un film, mentre il fiume scorre in questo rifugio. 

Tengo le sue parole care, mentre le trasmetto. Perche' le Anime Antiche hano bisogno di sentire queste storie. Di camminare nel deserto. Di essere farfalle.



“Se al bambino nell’oscurità del ventre di sua madre fosse detto “Fuori c’è un mondo di luce, con alte montagne, grandi mari, distese ondulate, bei giardini in fiore, ruscelli, un cielo pieno di stelle, e un sole fiammeggiante, e tu, dinanzi a tutte queste meraviglie, stai rinchiuso in quest’oscurità”, il bambino non ancora nato, non sapendo nulla di queste meraviglie, non crederebbe a nessuna di esse.
Così siamo noi dinanzi alla morte. Ecco perché abbiamo paura.”