13 marzo 2016

Il principe che contemplava la sua anima

Questo e' il mio film preferito.
Mi dice Elmir col suo accento francese del Quebec. L'avro' visto 20 volte (sorride di se').
Elmir che siede in una carrozzella da quando aveva 10 anni, e che nonostante tutto ha girato il mondo in carrozzella.
Vivendo come un barbone, per le strade e scegliendosi i marciapiedi, vivendo di accoglienza attraverso chi e' capace di vedere e accogliere persone come lui. Anime in ricerca, e profondamente libere dalle convenzioni.
Ha viaggiato con fede nella vita, vivendo della sua musica, dell'incantevole suono del suo strumento indiano, il Sarod dalle molte corde, che ipnotizza il cuore, e delle armoniche che tiene nel taschino pronte a vibrare di fronte a un pubblico.
E' piu' giovane di me Elmir, e siamo seduti nella sua casa, il rifugio sulle acque, dentro un ecovillaggio, e ci accompagna il suono continuo del fiume.
Io stento a crederci, quando me lo dice. Forse credevo ingenuamente che fossi la sola ad aver curiosita' per quel film, ma ci sono molte anime fratelle.

Che amano il deserto. Le poche parole. La musica antica. Il camminare.



"Chi è stato invitato troverà la sua strada.
È sufficiente camminare, solo camminare.”
“E se ci perdiamo?”
“Chi ha fede non si perde mai. Chi è nella pace non perderà la sua strada.”

“Tutti usano i loro doni più preziosi per trovare la strada.
Nel tuo caso è la voce.
Canta, figlio mio, e ti sarà mostrata la strada.”

“Figlio mio, non accontentarti di una goccia d’acqua.
Devi gettarti nella corrente.”





Elmir viene anche soprannominato Principe. Chissa' perche'. Ma anche lui com Bab Aziz deve aver contemplato la sua anima. Da quando ha visto cosa c'e' dopo la morte, dice, non ha piu' paura.
E tutto va preso cosi', con la leggerezza di un racconto delle Mille e una notte, o di un film, mentre il fiume scorre in questo rifugio. 

Tengo le sue parole care, mentre le trasmetto. Perche' le Anime Antiche hano bisogno di sentire queste storie. Di camminare nel deserto. Di essere farfalle.



“Se al bambino nell’oscurità del ventre di sua madre fosse detto “Fuori c’è un mondo di luce, con alte montagne, grandi mari, distese ondulate, bei giardini in fiore, ruscelli, un cielo pieno di stelle, e un sole fiammeggiante, e tu, dinanzi a tutte queste meraviglie, stai rinchiuso in quest’oscurità”, il bambino non ancora nato, non sapendo nulla di queste meraviglie, non crederebbe a nessuna di esse.
Così siamo noi dinanzi alla morte. Ecco perché abbiamo paura.”


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