9 gennaio 2016

Fin dentro le ossa.

Ci sono incontri insignificanti, di pochi attimi, che ti squarciano un velo. Uno dei tanti che Maya ci ha cucito dentro. Così parli con una persona e ti senti a volto scoperto. Roba che a volerlo fare con un parente ci potresti mettere anni o tutta la vita. 
Poi incontri qualcuno, e chissà perchè, ti vede, o almeno per esser precisi, ti vedi tu, mentre vedi lui. In un modo che prima neanche conoscevi. E ti mette in condizione di rivalutare le altre situazioni, i contatti con altre persone (attenzione, non un paragone di valore tra persone, ma un confronto sulla facilità di connessione e auto-connessione).
Non parlo di rivelazioni grosse eh. Le verità sono piccole, piccole, in modo che non tutti se ne accorgano mentre accadono. Le trovi nelle sfumature, nella voce dell'attore, non nella scena. Ma prima devi conoscere la tua voce, per notare la differenza.
Le scene a ben guardare, sembrano ripetersi un po' noiosamente. Diventano irrilevanti.
Incontri insignificanti dicevo, che ti fanno riflettere a lungo, e in tondo. Non sai perchè hai quella sensazione, che quel personaggio che sei sempre stato, mentre faceva la sua interpretazione, ha scoperto di avere una sua parte, nello sfondo del tutto. Una faccenda da prendere con serena serietà. In quello sfondo sei del tutto nudo, davanti te stesso. Senza pudore, senza vulnerabilità, senza interpretazioni. 
Hai avuto un contatto senza filtri. Da quel momento in poi, sulla stessa scena, ogni incontro di circostanza, senza qualità dell'essere, ti da la sensazione che siano solo storie. 
E diventi affamato di contatti veri. E di amori sinceri. A pelle. E fin dentro alle ossa.






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