30 ottobre 2014

India - Varanasi (parte 1)

Ci vuole un po' per collezionare le memorie del viaggio in India. 
Intanto che sei lì in mezzo, è difficile capire
Sei troppo impegnato a masticare il presente per poterlo anche metabolizzare. 
I sensi sono pieni oltre misura. Percezioni corporali tutte attivate per registrare un posto nuovo. L'olfatto soprattutto.
Ho pensato a quel romanzo best-seller, Il Profumo di Patrick Süskind, che io non ho avuto cura di leggere, ma ce lo leggeva in classe al liceo la splendida supplente bionda che se la intendeva col prof. di filosofia del corso I. 
E quel libro aveva dei pezzi bellissimi, come questo:

« Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. »

Beh, in base all'olfatto l'India non mi piace. A un certo punto ho quasi smesso di respirare. Desideravo il mare, la montagna. Un posto genuino, che desse un respiro turchino.
Non so se sia tutta così l'India, ma lì nella città più antica e sacra, Varanasi, terra di pire e cadaveri nel Gange, di incensi, mucche e immondizia per strada, lì dove la polvere si alza e diventa un tutt'uno con lo smog dei tuc-tuc. Beh, lì ho sentito al naso una certa estraneità.

A confermare l'olfatto, spesso la vista restituiva uno scenario da girone dantesco. 
Ma persino la nostra vista occidentale, poco avvezza a tutta quella povertà e morte dal vivo (permettetemi un gioco di parole), ha comunque anni di memorie cinematografiche impresse che permettono di apprezzare la "drammaticità" della scena. 


Quando fotografi sei tu il cameraman del film, e per il solo fatto che crei un ordine spaziale all'interno delle foto, un ordine che è quindi armonia, beh allora ti accorgi che le cose - in quelle foto - puzzano  di meno. Ci puoi mangiare su i pop-corn. E questo non toglie niente alla drammaticità della scena, alle cose che comunque non puoi cambiare.

E forse anche per scrivere ci vuole tempo. Per oggi il capitolo 1, finisce qui.





4 ottobre 2014



A quel giorno senza Vita, in cui ne sognai una.