22 settembre 2014

Pelle d'angelo


Non la pelle d'oca, ma la pelle d'angelo.
E' il caso di dirlo oggi a Roma, guardando questo gruppo di ragazzi del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli.
Hanno tutti le magliette nere, due ali bianche disegnate sulla schiena. Un cappello con scritto su il loro nome, per non confonderlo con gli altri.


Che ci fanno qua? Aprono una valigia e vanno in giro in piazza a spruzzare felicità. 
A dare messaggi alla gente, mettendole in mano pezzi di legno con frasi scritte sopra, per esempio.
A ognuno capita quello che - forse - doveva proprio leggere.



Messaggeri di nome e di fatto, questi "angeloi".


Il corpo e la voce degli attori si fondono con il pubblico: in questa relazione si muovono gli angeli. 
Legano, accordano, armonizzano le nostre diversità.

Sono tutti bellissimi, manifestatamente fragili, umani....e sorprendentemente dirompenti. 


In un momento vengono fuori sulla scena, con la foschia di nebbia, il tempo che si dilata, i movimenti lenti. Solenni e come solitari, si spargono nello spazio come parti di un profumo.

E poi ad un tratto corrono ovunque, ridono, coinvolgono il pubblico. Creano suspence, sorpresa, commozione, una piccola magia.

Lanciano enormi palloni rossi tra la folla, e quando scoppiano arrivano spruzzi di acqua sul volto. I bambini che sanno tutto, sanno come si fa in questi casi: alzano il volto per ridere o rilanciare il pallone.


Poco prima li osservo nella finta calma del backstage, intenti a truccarsi il viso, chè  da lì a poco si va in scena.
Davanti alla macchina fotografica scherzano accennando qualche posa o - molto più spesso - si lasciano cogliere così come sono. Senza filtri.


Parlano tra di loro, si prendono in giro,.
E poi c'è chi parla sì, ma solo con gli occhi, e comunque lo fa ad alta voce.



Tra gli attori c'è chi ha qualche sindrome, chi problemi motori, e chi prende gaviscon prima dell'esibizione, ché ha la gastrite. Come tutti noi del resto.
Tutti uguali questi angeli, sotto gli occhi di Dio e nel palco.


Nell'ultimo atto di backstage c'è la teatrale "merda". 3 volte prima dello spettacolo.


Poi, per una mezzora o più, sono la vita che si dà. Un fiore che si mostra sbocciando, per dire "sono qua".
E tu magari tra il pubblico sei piuttosto un esile fascetto d'erba verde.  Di quelli che il vento spazza e la pioggia bagna, e senza sapere come, non si spezza, solo gentilmente sopporta.
Dimentico di sè, ma mai abbastanza, mai abbastanza.

Finchè uno di loro non ti prende per mano, come per dirti "vieni a vedere la vita, com'è veramente" e allora ti chiedi dov'eri un attimo prima, mentre adesso la piazza si tiene per mano e ci sei anche tu lì in mezzo.
Ti domandi se quel brivido a fior di pelle, sia pelle d'oca, o piuttosto vera pelle umana.


Mi tornano in mente le parole di Mauro Scardovelli.
"Disabile è chi non sa generare felicità."

Così anche oggi, grazie ai bellissimi angeli del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, mi tocca credere ancora nei miracoli e negli uomini angelo. Come fiori tra l'erba.