18 febbraio 2014

‘Non sono i fatti che ci disturbano ma la nostra rappresentazione di essi’

Epitteto

10 febbraio 2014

L'uomo è un animale politico e sociale. Aristotele.

Valeva per i greci, piccole comunità, con regole precise e rigide. Un codice morale.
Oggi di quale politica parliamo? 

E' stata inventata la globalizzazione e il globalismo, ma non ancora una politica globale. 
E forse dovremmo guardarcene bene, perchè sarebbe il frutto di un'altra immagine che annulla le diversità, sempre mantenendo le differenze.
Ma la politica, nel senso originario del termine, si è un po' persa. Perchè per fare politica oggi bisognerebbe guardare al piccolo fatto statale fino a quello mondiale, e soprattutto al modello economico dominante. Come in natura, c'è sempre un dominante.

Ancora una provocazione.
Per esserci una città o uno stato e fare politica al SUO INTERNO servono dei confini. 
Oggi i confini sono messi a dura prova, perchè le mappe non raccontano più quello che succede a livello culturale, non danno chiavi di lettura di come funziona il mondo.

I confini sono scavalcati dal network e lo scambio di merci.
L'economia diventa inconscio sociale e psicologia.

Oggi si apre google maps, e sembra tutto chiaro, a portata di mano, di certo funzionale.
Una mappa non puo' essere imparziale, bisogna dirlo chiaro e tondo. E' un atto politico.
La mappa è imparziale solo agli occhi di chi quella mappa la guarda e non la capisce sino in fondo. Per un bambino si, ogni mappa è imparziale. E allora viene voglia di non capire nulla di nulla, di vivere quei 100 anni di vita in santa pace e inconsapevolezza, senza prendersi pensiero per la propria razza.

Sembrerà cosa da poco, ma è la cultura, l'insieme dei desideri, dei simboli, dell'appartenenza, che fa sorgere un popolo, e poi questo a poco a poco si trasforma in territorio e storia. Non senza una buona retorica dietro, ovviamente.

La polis di Aristotele oggi è invasa, non da barbari o migranti, ma da confronti e pubblicità, format televisivi, cibi precotti e confezionati.

C'è troppa scelta, troppo consumo, troppa velocità di consumo, molti bisogni superflui, e una rincorsa alla concorrenza. O ci stai dentro, o sei un fallito. 
O sei un narcisista o sei un depresso, ovvero un narcisista fallito.

Come si fa a non avere un conflitto interno, tra il divertimento e l'impegno, tra la velocità e la lentezza, tra il desiderio di mescolarsi e quello della propria identità?

E cosa può dire l'arte oggi che racconti questo mondo e un pò parli ad esso?  Un arte che arrivi a tutti e non stia solo nei salotti buoni, e che paghi anche i pasti e le bollette all'artista.

Sarà forse l'arte di instagram, delle foto fatte al volo e pubblicate con un filtro preconfezionato a lasciare un segno nella storia? Sono i possessori di i-phone i reporter, i testimoni di questo tempo?

Forse si tornerà alla lentezza, chi è saggio si metterà in salvo in un Paese davvero ricco: ricco di tempo, di affetti, di cibo non artefatto.
Sarà l'Africa il rifugio degli imperialisti? 

Impareremo dai bambini a dire, come nella favola di Andersen, che il Re è nudo?

9 febbraio 2014

Un senso relazionale

A volte mi pare che se lasci andare le cose, si disporranno esse stesse come un quadro. Al loro posto.
E forse la soddisfazione nasce quando sentiamo un senso finalmente. Spaziale, e dunque relazionale, armonioso. Le parti nel tutto sono esattamente dove dovrebbero essere e la stessa visione ci dà un senso di grazia.
I fotografi, se sono dei pensatori come Luigi Ghirri, si dispongono dentro i quadri che condividono. Non catturano, semmai svelano qualcosa, di sè e del mondo.
L'infinita pazienza del riordinarsi, senza pretenderlo.