1 agosto 2014

Letteratura

La letteratura non è una professione o una vocazione, ma una maledizione, – se proprio vuole saperlo. E quando incomincia a farsi sentire, questa maledizione? Presto, terribilmente presto. In un tempo in cui si avrebbe tutto il diritto di vivere ancora in pace a armonia con dio e con gli uomini. Si incomincia a sentirsi segnati, ad avvertire un incomprensibile contrasto con gli altri, i comuni e gli ordinari, e l’abisso di ironia, incredulità, opposizione, di conoscenza e di sentimento che separa dagli altri diventa sempre più profondo, è la solitudine, e da questo momento non è più possibile intesa. Quale destino! Ammesso che il cuore sia ancora vivo e abbia in sé ancora abbastanza amore da avvertirne tutto l’orrore!… La consapevolezza del proprio essere si acuisce, perché uno sente, anche tra mille, il marchio impresso sulla propria fronte e sente anche che a nessuno questo passa inosservato. Conoscevo un attore di genio che, come uomo, doveva lottare con un morboso senso di instabilità e timidezza. Un esasperato senso del proprio io e la mancanza di un ruolo, di una funzione rappresentativa, avevano ridotto così questo perfetto artista e questo uomo devastato… Un artista, un artista vero e non uno la cui professione borghese sia l’arte, uno predestinato e condannato, lo si riconosce tra mille, anche con uno sguardo non molto esperto. Nel suo viso si legge il senso dell’isolamento e dell’estraneità, la consapevolezza di essere riconosciuto e osservato, qualcosa di regale e di smarrito al tempo stesso. Qualcosa di simile si può osservare nei tratti di un principe che cammini tra la folla in abiti borghesi. Ma qui non c’è abito borghese che tenga, Lisaweta! Si travesta, si camuffi, si metta pure gli abiti di un addetto d’ambasciata o di un tenente della guardia in permesso: basterà che alzi lo sguardo, che dica anche una sola parola e tutti sapranno che Lei non è un uomo, ma qualcosa di estraneo, di sconcertante, di diverso…

Thomas Mann, Tonio Kröger

2 commenti:

Carlo Columba ha detto...

Che meraviglia! Grazie a questa citazione ho scoperto e "divorato" la traduzione a questo indirizzo: http://web.infinito.it/utenti/h/heinrich.fleck/
Mi sono proprio deliziato. Certamente di alcuni passaggi il significato mi sfugge, so già che dovrò ripercorrerli in ulteriori letture, ma comunque la musicalità è tale da non consentirmi di interromperne la lettura :-)

Ire ha detto...

Quanta verità in tanta poesia.
Bella citazione donna.