9 febbraio 2014

Un senso relazionale

A volte mi pare che se lasci andare le cose, si disporranno esse stesse come un quadro. Al loro posto.
E forse la soddisfazione nasce quando sentiamo un senso finalmente. Spaziale, e dunque relazionale, armonioso. Le parti nel tutto sono esattamente dove dovrebbero essere e la stessa visione ci dà un senso di grazia.
I fotografi, se sono dei pensatori come Luigi Ghirri, si dispongono dentro i quadri che condividono. Non catturano, semmai svelano qualcosa, di sè e del mondo.
L'infinita pazienza del riordinarsi, senza pretenderlo.


2 commenti:

onda ha detto...

Il senso del non catturare, non fermare un istante, ma svelarlo...bellissimo questo concetto...sono costantemente alla ricerca di un senso, rendendomi conto sempre più spesso che esso si svela da sè. Nelle relazioni che viviamo e anche in quelle che non possiamo vivere... È sempre bello passare di qui...

Marco ha detto...

La realtà ci nasconde dei significati o ciò che noi osserviamo in essa è solo una casuale geometria a cui l'istinto razionale attribuisce una logica occulta ? Qualcuno ha detto che il desiderio di ordine è il solo ordine di questo mondo e nulla come l'arte ci consente di costruire un mondo abitabile - o "quadro" come lo hai definito - usando l'alfabeto che la Natura da sempre ci offre. L'opera di Luigi Ghirri è stata esemplare in tal senso. Interrompere il flusso continuo di immagini - mai come oggi guardate senza essere viste - collegare diverse abitudini del vedere, sintetizzare una chimica in mezzo al rumore del mondo, agire in esso come un paziente demiurgo, dovrebbe essere il compito di ogni fotografo. Mi sembra che tu stia imboccando questo sentiero.

Buon viaggio, Mari!