10 febbraio 2014

L'uomo è un animale politico e sociale. Aristotele.

Valeva per i greci, piccole comunità, con regole precise e rigide. Un codice morale.
Oggi di quale politica parliamo? 

E' stata inventata la globalizzazione e il globalismo, ma non ancora una politica globale. 
E forse dovremmo guardarcene bene, perchè sarebbe il frutto di un'altra immagine che annulla le diversità, sempre mantenendo le differenze.
Ma la politica, nel senso originario del termine, si è un po' persa. Perchè per fare politica oggi bisognerebbe guardare al piccolo fatto statale fino a quello mondiale, e soprattutto al modello economico dominante. Come in natura, c'è sempre un dominante.

Ancora una provocazione.
Per esserci una città o uno stato e fare politica al SUO INTERNO servono dei confini. 
Oggi i confini sono messi a dura prova, perchè le mappe non raccontano più quello che succede a livello culturale, non danno chiavi di lettura di come funziona il mondo.

I confini sono scavalcati dal network e lo scambio di merci.
L'economia diventa inconscio sociale e psicologia.

Oggi si apre google maps, e sembra tutto chiaro, a portata di mano, di certo funzionale.
Una mappa non puo' essere imparziale, bisogna dirlo chiaro e tondo. E' un atto politico.
La mappa è imparziale solo agli occhi di chi quella mappa la guarda e non la capisce sino in fondo. Per un bambino si, ogni mappa è imparziale. E allora viene voglia di non capire nulla di nulla, di vivere quei 100 anni di vita in santa pace e inconsapevolezza, senza prendersi pensiero per la propria razza.

Sembrerà cosa da poco, ma è la cultura, l'insieme dei desideri, dei simboli, dell'appartenenza, che fa sorgere un popolo, e poi questo a poco a poco si trasforma in territorio e storia. Non senza una buona retorica dietro, ovviamente.

La polis di Aristotele oggi è invasa, non da barbari o migranti, ma da confronti e pubblicità, format televisivi, cibi precotti e confezionati.

C'è troppa scelta, troppo consumo, troppa velocità di consumo, molti bisogni superflui, e una rincorsa alla concorrenza. O ci stai dentro, o sei un fallito. 
O sei un narcisista o sei un depresso, ovvero un narcisista fallito.

Come si fa a non avere un conflitto interno, tra il divertimento e l'impegno, tra la velocità e la lentezza, tra il desiderio di mescolarsi e quello della propria identità?

E cosa può dire l'arte oggi che racconti questo mondo e un pò parli ad esso?  Un arte che arrivi a tutti e non stia solo nei salotti buoni, e che paghi anche i pasti e le bollette all'artista.

Sarà forse l'arte di instagram, delle foto fatte al volo e pubblicate con un filtro preconfezionato a lasciare un segno nella storia? Sono i possessori di i-phone i reporter, i testimoni di questo tempo?

Forse si tornerà alla lentezza, chi è saggio si metterà in salvo in un Paese davvero ricco: ricco di tempo, di affetti, di cibo non artefatto.
Sarà l'Africa il rifugio degli imperialisti? 

Impareremo dai bambini a dire, come nella favola di Andersen, che il Re è nudo?

3 commenti:

Maxdog ha detto...

Forse per reazione verso la globalizzazione, spesso siamo egocentrici, semanticamente intendo, spostiamo il baricentro della percezione, e della reinterpretazione della percezione che abbiamo del mondo, verso noi stessi.
Non credo che tutto il "mondo" sia come il cosiddetto "occidente industrializzato", eppure è lì che viviamo e che prendiamo le nostre percezioni.

Scrivi: La polis di Aristotele oggi è invasa, non da barbari o migranti, ma da confronti e pubblicità, format televisivi, cibi precotti e confezionati.
C'è troppa scelta, troppo consumo, troppa velocità di consumo, molti bisogni superflui, e una rincorsa alla concorrenza. O ci stai dentro, o sei un fallito.

Credo che questa disponibilità di "mercanzia" si riscontri anche nei rapporti umani. Le mode credo siano esistite da sempre, ma aver fatto assurgere l'adesione ad una moda a valore esistenziale è l'invenzione più demenziale dei nostri tempi, proprio perché le tendenze sono globali e definite spesso, con acutezza non indifferente, "virali".

Come resistere? Soprattutto, come trovare una vita che resista a questa pressione senza sentirsi tristi? Tu stessa definisci il depresso "un narcisista fallito". Non credo che sia necessariamente così. Il fallimento esiste in natura, il valore che si da al fallimento - soprattutto quello sociale - dipende appunto dalla percezione della società stessa.

Una volta ti dissi che secondo me la crescita è sottrazione, e se ricordo bene non eri d'accordo con me. Oggi non smentisco, ma integro. Evidentemente quando mi espressi così ero in pars destruens.

Oggi ti dico: La crescita fertile(personale, sociale), oggi, in questo tempo e in questo mondo, è sottrazione... per far spazio a nuove (ri)scoperte.

Tempo fa lessi delle cicliche tempeste solari, che proiettano sul sistema solare campi magnetici potenzialmente in grado di bruciare praticamente tutta l'elettronica presente sul pianeta. Pensa se accadesse. Niente tv. Niente internet, niente elettrodomestici per un po'. Niente telecomunicazioni a distanza. Tutti costretti a vivere la propria vita, senza edulcorazioni, senza "altrove" virtuali a portata di click.
Niente blog, niente commento. Resterebbe solo la speranza romantica (in senso ampio, si intende) dell'incontro, a quel punto non programmabile, con le persone che ci sono care. E l'apertura all'incontro reale per conoscerne ogni giorno.

Forse, alla fine, il Dio Sole ci salverà ancora una volta :)

TrecceNere ha detto...

Max alla fine c'è una visione ottimista, Sole compreso. :-)
Tengo a dire che la definizione del depresso come un narcisista fallito era ironicamente espressa dal terapeuta Scardovelli in un video. Che la crescita sia ANCHE sottrazione me ne convinco anch'io adesso, per nascere la pianta il seme deve morire. Ma è pur vero che non si può spingere una crescita, nè una pianta, se ancora i tempi non sono maturi.

Maxdog ha detto...

Se non ci fosse l'ottimismo, seppur alla fine, sarei in fondo al mare con una pietra al collo e non qui a scriverti :)

Sono d'accordo con te sui tempi... possiamo cercare di togliere le piccole cattive abitudini, come fossero erbacce dal campo... possiamo predisporci a guardare ogni tanto dalla finestra per intercettare le giornate e i momenti di luce, ma (opinione personale, non so quanto valga per gli altri) bisogna pazientare che le cose, nel loro essere "quello che sono", siano mature.