25 settembre 2013

1 anno a Londra. Osservazioni di un'aliena.

Un anno a Londra.
Per ora ci svegliamo e troviamo la citta' avvolta dalla nebbia. Verso le 5 del pomeriggio la luce diventa arancione, l'aria inverosimilmente piu' calda del solito, e si diffonde un odore di erba appena tagliata. Sono arrivata a Londra il 25 settembre 2012, alle ore 17:20. Con un volo Easyjet naturalmente, prenotato solo pochi giorni prima....ma questa e' un'altra storia.

- Ti piace Londra?

Questa e' la domanda che ti viene rivolta piu' spesso, a Londra.
Seguita da qualche battuta sul tempo atmosferico, specie se hai lasciato la Sicilia.

Trovo che gli inglesi siano davvero ossessionati dal tempo atmosferico. Non smettono mai di parlarne, di controllarlo, di farsi contagiare dalle nuvole e dalla pioggia. Quando c'e' il sole scappano fuori, organizzano un pic-nic in fretta e furia con i pasti pronti comprati al Sainsbury's. Sono felici, e soprattutto portano con se' da bere, qualcosa di alcolico come il Pimms. 
Quando succede, li guardo mentre vanno di corsa a prendere quegli attimi di vita all'aria aperta, e  devo dire che mi fanno simpatia. 
Li trovo attivi, organizzati anche quando improvvisano, sono pieni di bici, tende, sacco a pelo lasciati nel sottoscala o nel garage. 
Sono dei perfetti consumatori, di tempo, cibo, bevande. 
Ma soprattutto di tempo, non si lasciano scappare un attimo. Non conoscono pennichella.
Mi stupisco ancora quando il Lunedi' mi dicono Sabato e' previsto bel tempo.
Sono sempre verso il futuro, corrono. Per questo non lo raggiungono mai.
Gli inglesi sono abili ad afferrare tutto l'afferrabile, e questo e' chiaramente visibile nei musei e nelle loro collezioni accumulate con oggetti provenienti da tutto il mondo.
Credo che manchi loro una parte del nostro vocabolario latino, dove c'e' oltre al mostrare il piacere del raccontare, di quasi "corteggiare" i significati. Mancano le metafore, i traslati, le suggestioni. Ne guadagnano in chiarezza, praticita', efficienza.

Adesso dopo un anno, trovo le differenze, ma anche le somiglianza. Dopo tutto sono come noi, questi inglesi. nel fondo del cuore, tutti gli uomini sono uguali. Ma per quanto riguarda l'educazione e dunque il comportamento, la filosofia di vita, li trovo molto educati a non pensarsi troppo.

A me Londra piace. 
Ma in un modo che - se io devo essere io - richiede una risposta lunga, ecco, che agli inglesi non interesserebbe tutta per intero. Perche' quando ti chiedono "Hi! Are you right?" sono gia' andati via, senza sentire la risposta.
Ma questo blog e' italiano, e in Italia abbiamo la fortuna che la moneta e l'economia e' piu' debole.
E questo ha almeno un effetto positivo: significa che abbiamo piu' tempo per leggere ed ascoltare gli altri.

Londra dunque...direi amore, nonostante tutto.

Perche' Londra e' multirazziale. Ma a volte ti fa sentire un eterno straniero.
Perche' i servizi e i trasporti funzionano bene. Ma la sanita' e' terribile, lenta, inefficiente e con un approccio poco umano.
Perche' a Londra puoi essere chi vuoi e nessuno ti giudica. Ma questo accade perche' la gente ha una mentalita' aperta, o anche perche non molti si prendono il tempo per vedere chi sei veramente.
Perche' a Londra ho buoni amici e anime belle attorno a me. Ma sono lontana da altri affetti e le mie radici.
Di difficolta' ce n'e' tante, come migrante. Ma non piu' di quelle di chi rimane. Sono difficolta' nuove, e questa novita' le rende a tratti stimolanti.

E poi altre cose positive.

Una vita autonoma, con spazi, energie, regole mie. La possibilita' di lavorare e conoscere una nuova lingua. Il supporto di amici e parenti, caloroso, essenziale.
Le mostre e gli eventi artistici che abbondano. 
Le chiese, i santuari, i circoli di pietre, i templi buddisti e indiani che posso visitare. 
Il cibo da ogni parte del mondo e i nomi di cose che altrimenti non avrei mai conosciuto. 
Le fiducie perse e ritrovate. La gente che e' passata a trovarmi, a trasformarci.
Il mondo che improvvisamente sembra piu piccolo, e dunque gestibile. 
Perche' Londra e' collegata bene con tante citta', per cui e' davvero semplice prendere un aereo o un autobus e trovarsi in Irlanda, per esempio, con l'Oceano in faccia.
E soprattutto Londra e' come viaggiare. 
Ci si puo' stare dentro e scoprire sempre cose nuove.
Si puo' prendere un bus alle 9 di sera e finire in un quartiere arabo, dove si fuma il narghile' per strada e i negozi sono aperti tutta la notte. 
E un po' lo capisco il Marco Polo di Calvino. Anch'io ogni volta che descrivo una citta' penso a Palermo. Non credo sia semplicemente un paragone. 
E' come amare qualcosa attraverso un altro amore.
Senza soluzione di continuita'. Questo e' bellissimo, come un'onda che non si puo' contenere. Che contagia tutto il mare a muoversi.
Allora, tra tutti questi contrasti, posso dire che Londra mi piace veramente.
Per quello che sto trovando. 
Per quello che sto facendo.
Per quello che sto dando.
Per quello che sto ricevendo.
...per quello che sto diventando qui.

E' una risposta molto "latina", me ne rendo conto. Rimango italiana, con un vocabolario di sentimenti italiano.
Anche se dopo un anno a Londra, la mattina mangio porridge e bevo the'.


19 settembre 2013

Essenziale.

I problemi sono dovuti a ignoranza.

18 settembre 2013

(senza far rumore)

Senza titolo

A volte mi oscuro in silenzio, resto in penombra.
E' un fenomeno del tutto naturale, come una nuvola che arriva sopra un albero e scopre in controluce l'eleganza dei suoi rami intricati. Involontariamente mostro tutto quel che devo tacere, in un modo irriconoscibile, se non nella grazia del sentimento, nell'ordine del movimento.

Quando sono così, sono come un paesaggio.
Non si può chiedere a un paesaggio "che c'è?"



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Lascio parlare Thich Nhat Hanh:

Guardando la superficie del mare puoi vedere le onde che salgono e scendono. Le puoi descrivere con aggettivi: alta o bassa, grande o piccola, più o meno vigorosa, più o meno bella. Puoi descrivere un’onda in termini di inizio e di fine, di nascita e di morte; questo può essere paragonato alla dimensione storica, perché è nella dimensione storica che ci si occupa di nascita e morte, più potere o meno potere, più bellezza o meno bellezza, inizio e fine e così via. Osservando in profondità vediamo anche che le onde, allo stesso tempo, sono acqua.
Un’onda potrebbe mettersi a cercare la propria vera natura. Potrebbe soffrire di qualche paura, avere qualche complesso, potrebbe dire: “Non sono grande come le altre onde”, “Sono depressa”, “Non sono bella come le altre onde”, “Sono nata e dovrò morire”. L’onda potrebbe soffrire di tutte queste cose, di queste idee; ma se si china e tocca la propria vera natura si rende conto di essere acqua. Allora tutte le paure e i complessi scompaiono.
L’acqua è libera dalla nascita e morte di un’onda. L’acqua è libera da alto e basso, più bello o meno bello. Puoi parlare in termini di più bello e meno bello, alto o basso, solo se parli di onde; per quel che riguarda l’acqua tutti questi concetti non hanno alcun valore.
Noi non dobbiamo cercare Dio, non dobbiamo cercare la dimensione assoluta o il nirvana, perché noi siamo il nirvana, siamo Dio.
Tu se ciò che stai cercando. Sei già quello che vuoi diventare.
Puoi dire all’onda: “Carissima onda, tu sei acqua, non serve che tu vada in giro a cercare l’acqua. La tua natura intrinseca è di non-discriminazione, di non-nascita, di non-morte, di non-essere e di non non-essere”.
Pratica come un’onda. Datti il tempo di osservare in profondità dentro di te e di riconoscere che la tua è una natura di non-nascita e non-morte; così facendo puoi aprirti un varco verso la libertà e l’assenza di paura. Questo metodo di pratica ci aiuterà a vivere senza paura e a morire in pace senza rimpianti.
Se porti in te un lutto profondo, se hai perso una persona cara, se sei pervaso dalla paura della morte, dell’oblio e dell’annientamento, ti prego, raccogli questo insegnamento e mettiti a praticare. Se pratichi bene sarai in grado di guardare la nuvola, la rosa, il sassolino o tuo figlio con quello sguardo che ci ha trasmesso il Buddha; entrerai in contatto con la vera natura della realtà: la natura di non-nascita e non-morte, di non-arrivo e non-partenza.
Questo può liberarti dalla paura, dall’ansia, dal dolore; allora potrai avere proprio quella pace che ti rende forte e stabile, che ti fa sorridere agli avvenimenti che accadono. Vivere in questo modo ti premetterà di aiutare molte persone intorno a te.

Tratto dal libro “Il Segreto della Pace” di Thich Nhat Hanh

16 settembre 2013

Il sommelier di albe

C'e' chi si alza all'alba per prendere un aereo.
Chi per andare a lavoro.
Chi per rispondere a una telefonata improvvisa.
Chi per allattare un neonato.
Chi non riesce a dormire, e allora decide di farsi un caffe'.

E poi c'e' chi si alza all'alba per vedere l'alba (pazzesco eh?)
Per 21 giorni, come un rito. Guardando sempre dalla stessa finestra, questo qualcuno scatta una foto e poi annota minuziosamente le sue impressioni sul mattino. Tutto e' nuovo, il sapore non e' mai lo stesso. Niente e' banale.

Cambiano i colori, le atmosfere, i protagonisti.
Inizia una collezione di albe e "degustazioni", per 21 giorni, quanti - secondo alcuni - sono necessari per imparare una nuova abitudine.

Contemporaneamente nasce una figura del tutto nuova: il sommelier delle albe, che attraverso questo processo di riscoperta del mattino, a sua volta si riscopre "nuovo".

Al ventunesimo giorno, qualcosa e' definitivamente cambiato. L'alba e' pienamente visibile, e lo scenario inquadrato dalla piccola finestra di periferia si e' ora allargato alla campagna fuori citta'.

Il sommelier di albe non ha soltanto preso una nuova abitudine e ritrovato il gusto del mattino.
Ha anche cambiato l'orizzonte, dentro e fuori di sè.

Collezione di foto e degustazioni

In alto: Alba 1, ore 6:30.

Chiara e spaziosa. Una fila di nuvole bianche si mostra a media altezza. Un ciuffo di nuvola, più in alto, si tinge di rosa. Luce color ambra. Aria fresca e ferma.

 

14 settembre 2013

Dove la mente non conosce paura

Lo conoscete Tagore? Probabilmente si. Un poeta di grande grazia, nobel per la letteratura nel 1913. Di lui oggi mi servo, con un pensiero al mondo intero.


Dove la mente non conosce paura e la testa si tiene alta,
dove il sapere è libero,
dove il mondo non è frazionato dalle anguste pareti domestiche.
dove le parole sgorgano dalle profondità del vero,
dove lo sforzo instancabile tende le braccia verso la perfezione,
dove il limpido ruscello della ragione non ha deviato
nel monotono deserto sabbioso delle viete abitudini,
dove la mente è da Te indotta
verso pensiero ed azioni sempre più vasti:
sotto questo cielo di libertà, Padre mio,
fa' che il mio popolo si desti.

Rabindranath Tagore

7 settembre 2013

Il mondo nudo

Non dire nulla


Il fotografo Luigi Ghirri l'aveva capita bene questa cosa. A volte per dire qualcosa di onesto non bisogna dire nulla.
In mezzo al chiasso delle immagini che si impongono allo sguardo e alla memoria, in mezzo all'eccesso di etichette e marchi, a volte serve uscire di casa con la macchina fotografica al collo e raccogliere pezzetti di mondo, in modo "pulito". 
Senza pensare agli altri. Senza pensare che quello scatto servira' o vincera' l'ultimo contest, o un giorno sara' nella copertina del National Geographic. Senza attaccamento. Senza pensare che qualcuno ci giudichera' bravi o cattivi nello scattare.

E' un buon esercizio usare la macchina fotografica per non dire nulla, piuttosto per vedere
Come se fosse la prima volta. Ed e' senz'altro la prima volta.
Guardare fuori, e salutarlo questo mondo che si dispiega ai nostri piedi, fiducioso. Senza violentarlo, senza mettergli addosso un vestito. Il mondo nudo di proiezioni, che la camera in un centesimo di secondo raccoglie e GLU beve, in un sorso.

Non dire nulla. Solo vedere.

Ho gia' detto abbastanza.

5 settembre 2013

La pigrizia.

Ostacoli all'evoluzione personale: la pigrizia, sintomo di un conflitto interiore.
Lascio parlare Mauro.





Da Wikipedia

L'accidia o acedia è l'avversione all'operare, mista a noia e indifferenza. L'etimologia classica fa derivare il termine dal greco ἀ (alfa privativo = senza) + κῆδος (=dolore), sinonimo di indolenza, per il tramite del latino tardo acedia. Nell'antica Grecia il termine acedia (ἀκηδία) indicava, letteralmente, lo stato inerte della mancanza di dolore e cura, l'indifferenza e quindi la tristezza e la malinconia. Il termine fu ripreso in età medievale, quale concetto della teologia morale, a indicare il torpore malinconico e l'inerzia che prendeva coloro che erano dediti a vita contemplativa. Tommaso d'Aquino la definiva come il «rattristarsi del bene divino», in grado di indurre inerzia nell'agire il bene divino.

Il senso del termine è in stretto rapporto con quello della noia, con la quale l'accidia condivide una medesima condizione originaria determinata dalla vita contemplativa: entrambe nascono da uno stato di soddisfazione e non, si badi bene, di bisogno.

Il significato del termine accidia è oggi vago, ma resta fortemente connotato, nelle culture cristiane, di implicazioni moralistiche e negative. Nel cattolicesimo l'accidia è uno dei sette vizi capitali ed è costituito dall'indolenza nell'operare il bene.

Racconti iniziatici: Pinocchio

Da burattini a uomini. Il viaggio dell'uomo.



3 settembre 2013

Libro Vivente


"In un essere di grande spiritualità, la cosa più rilevante non
è la perfezione dei suoi tratti somatici; quali che siano i suoi
lineamenti, la bellezza di un tale essere è insita nella sua
luce e in tutto ciò che emana da lui. Anche quando tace, tutto
il suo essere parla; e quando egli parla, tutto il suo essere
viene a sottolinearne la parola. Egli è un libro, il migliore
dei libri: un libro vivente.
Ed è proprio di libri viventi che abbiamo bisogno; gli altri,
una volta letti, vengono riposti su uno scaffale e lì
dimenticati. I libri viventi invece non si lasciano dimenticare:
ci portano continuamente a ricordarci di loro."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

2 settembre 2013

Il Mondo

London 2012

Crystal Palace Park, Londra, 2012.
Se ne stava li, immobile ma come piena di vita, di presenza. Come se a un tratto potesse alzarsi e scattare, correre in mezzo al verde. E invece era ferma, incapace di scegliere dove andare. Senza testa, senza occhi. Aspettava forse, li' seduta, che - come successe a Kafka - a poco a poco tutto il mondo le si srotolasse attorno. Colorato, multiforme, impermanente. Lei invece rimaneva, come una Atena che avesse rinunciato alla Ragione, e dunque di combattere. Con la lancia si era tagliata la testa, saettandola altrove. Poi si era seduta in mezzo al verde, li' dove volle ristoro, dicendo:  
Qui mi piace regnare.
E poiche' qualcuno non fosse distratto nel cercare occhi incavati nella pietra, lasciava che la sfericita' della sua testa stesse sotto ai suoi piedi.
Lei era il Mondo, cosi' evidente, e percio' cosi' segreto.

1 settembre 2013

L'arte più difficile




"L'amore è l'arte più difficile.
E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare.
Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere."

"Neve" - Maxence Fermine


 Qualsiasi arte facciamo, stiamo imparando ad amare.