25 giugno 2013

Dissertazione sulle dipendenze.

Ci sono emozioni tossiche che ci piacciono.

Come le sigarette. Diciamo che fumiamo perchè sono buone. In verità, più della nicotina, è tossico il nostro attaccamento. Ci piace come ci fanno sentire. Ci piace muoverle, come una parte di noi, un prolungamento di dita e pensieri.

Alla fine ci piace anche il loro odore. A livello inconscio siamo attratti anche da quello, come qualcosa di familiare. Come qualcosa a cui appenderci, quando siamo nervosi, o tristi, o perfino per modulare un'euforia che se no risulterebbe troppo forte.
E' il famoso "dopo ci sta una sigaretta".

Allora si esce fuori in balcone, si accende la sigaretta...il primo tiro è come un sospiro di sollievo.
Pare che i pensieri fluiscano meglio, tra la cicca che brucia rossa al buio, e il fil di fumo che sale.
Attaccati come al seno della madre. Assuefatti al sapore, tanto da dimenticarcene.
Ogni volta che parlo con qualcuno, mi dice di non avere dipendenze.

Mi trovo davanti un ragazzo che ogni sera beve 5 bicchieri di super alcolici. Ogni sera, com'è da abitudine con gli amici.
Ma non ha dipendenze. "Gli piace."

A volte siamo dipendenti dalle emozioni, belle o brutte che siano. Ci piace riprodurle, ci piace l'effetto chimico che hanno nei nostri neuroni.
E così la malinconia è tossica ma ci piace, perchè è fluida, come le onde del mare.
Quando sale, arriva fino agli occhi. Li bagna da dentro.

E' come se scavalcasse uno scoglio, messo da qualche parte dentro di noi...a frenare il mare.
E in fondo questa forza della natura che vince su ogni forma di difesa ci stupisce. Ci inonda.
Ma c'è di più.
Quest'onda va a colpire sempre la stessa parte, la spaccatura nella roccia, la ferita o l'assenza irrecuperabile.
La grotta dove son cresciuti i nostri gioielli. Stallattiti di pianti nascosti.

Per un attimo il sale del mare ci scioglie: diventiamo più fluidi, più vivi.
Ma avviene tutto al buio,
e ancora nel freddo della grotta le stallattiti si riformano.
Abbiamo paura del sole.
Perchè il suo calore porterebbe via tutte quelle statue di ghiaccio,
con cui abbiamo finito per identificarci,
e alcune sono meravigliose, e' dura rinunciarci.

Abbiamo bisogno di malinconia, ogni tanto, per credere di essere ancora qualcuno.
Con una storia da raccontare, con la sigaretta in mano.
Mareggiati. O amareggiati.


E allora quando ti manca la dipendenza e non riesci piu' ad accendere una sigaretta,  perche' hai smesso da tempo, sei diventato diverso e ormai vivi al sole... accade una cosa strana.
Ogni tanto scendi giu' nella grotta, ma adesso puoi davvero amare quelle stallattiti, il frutto del tuo pianto.Le vedi per come sono, senza coprirle con dipendenze emotive, alcoliche, o tabacco.
Ammiri le tue fragili sculture nella galleria in mezzo al petto.



23 giugno 2013


Perche' parlare di amore?
Perche' dobbiamo ancora capirlo.




19 giugno 2013

"Penultimo paesaggio in fondo" di Audrey Treccenere ed Enrico Doria

Anche quest'anno una piccola partecipazione al festival della fotografia di Arles, in Francia. Le mie foto unite a quelle di Enrico Doria in un progetto chiamato "Penultimo paesaggio in fondo" saranno proiettate  sui muri della scuola Marie-Curie. Avverra' durante una delle notti piu' belle del festival. Parlo della Nuit de la Roquette, in cui la cittadina si accende come un presepe, attraverso videoproiezioni sparse in vari angoli, e si pollula di artisti, turisti e curiosi, che tra un drink e un altro gustano le tante immagini di fotografia contemporanea che passano per Arles anche quest'anno.




Lascio anche qualche riga di descrizione, e un grazie va ad Enrico per aver conversato con me, anche attraverso i paesaggi.




Cos'è il paesaggio? Per I due autori il paesaggio non è un dato oggettivo né una rappresentazione meramente descrittiva. Esso è sempre dovuto a un preciso punto di vista ed è dunque soggettivo e parziale: il prodotto di una coscienza. Nelle fotografie la presenza umana è sempre distinguibile, o in tracce visive evidenti, come costruzioni, strade, ponti, persone, animali, o nella sfocatura e il mosso della fotocamera: una distorsione ottica che rappresenta il tempo e la memoria. Il “paesaggio” dunque è sempre l'essere umano e i luoghi della sua storia personale, e per questo esso non puo' che essere sempre “penultimo”, mai definitivo. Il progetto comprende delle foto scattate principalmente in Italia, Gran Bretagna, e nord europa, in formato pellicola 6x6.

15 giugno 2013

Poem: the simple prayer of a late Spring

Why do I embrace everything
the trees
the sky
the earth...
but if someone hugs me
my iced heart
starts to cry?
Winter is my past.
Oh please
please
please,
give me some seed
and a sun ray,
give me a season
to be loved
one day.




14 giugno 2013

Light House


La casa della luce. Lighthouse e' il nome del faro in inglese. In una giornata nuvolosa, un fascio di luce colpisce il faro, bianco, mentre un arcobaleno fa capolino alle sue spalle, un raggio di luce in 7 colori.
La vera casa di luce e' lassu', ma si proietta in basso, in una curva come una carezza.
In basso ci siamo noi, se vogliamo, ripetitori di quella luce, fari tra mare e scogli.

Foto presa in Cornavaglia, gennaio 2013.