16 maggio 2013

La soglia



Sto malissimo. Non si vede all'esterno.
Non piango, non cerco consolazione, ne' compassione. E non per orgoglio.
E' che questo groviglio che adesso sento mi e' necessario, e' una benedizione. Devo solo non fermarmi ad esso. A tratti penso che e' stupido chiamarlo male, a voler essere piu' precisa e' attrito.
Ma questa e' la porta che devo aprire, non il vero paesaggio.
Ho cercato spesso di spiegarlo ad altri, ma non posso prendermi la responsabilita' del loro viaggio.
E' imbarazzante aver spinto altri a fare quello che io sento di dover fare.
Perche' l'ho fatto? forse volevo essere capita in un momento come questo...forse volevo che aprissero loro la porta per me, o insieme a me. Perche' qualcosa dentro di me rifiuta la meccanicita'?
E' un bene o un male? Ha un senso chiederselo? 
Sperimento cio' che ho trovato vero... li' e' vera pace, e coraggio.


Davvero io causo dolore? Lo faccio in modo cosciente?  Davvero posso far soffrire qualcun altro? Perche' qualcuno mi cerca per poter soffrire attraverso me?

In un certo livello e' vero, ed e' il dolore che liberera' chi ho fatto soffrire, se sapra' usarlo. Mi capira', non mi capira', mi ringraziera'? Saro' per sempre simbolo di sofferenza nella sua memoria, o piuttosto diventero' parte della sua soglia?

Ho causato io?
E' una parziale verita'. E dunque chiedo scusa. Non sapevo cio' che facevo.
Ci metto la mia volonta', per arrivare dove voglio arrivare.
Con la coscienza delle mie dinamiche interne, riesco a pulirmi dei meccanismi comportamentali appresi da altri.

Cosa devo fare dinanzi al mio guardiano, cosa devo imparare? a conservare con coraggio la  regalita' delle mie scelte, del mio livello di coscienza?
e' questo "reclamare il mio Regno", soglia dopo soglia?

Curioso che abbia paura di "perdere il cuore", proprio mentre ne costruisco uno non meccanico, piu' intelligente.
Non riesco a condividere serenamente la meccanicita' altrui, allora perche' mi ostino a farlo, per avere una vita normale?

Nasce in me il problema della spontaneita', che ancora fa attrito con la liberta'.

Mi ritrovo a scrivere, onestamente complessa. E mentre lo faccio, guadagno di semplicita'.



1 commento:

Nicola ha detto...

è un percorso talmente personale che è impossibile dire qualcosa, cerca solo di non sederti, di non aver paura e di non diventare troppo meccanica o cinica... in situazioni simili alla tua mi aiuta ballare o cantare (!) da solo, davanti uno specchio o davanti a chi ho accanto: mi aiuta a ricordare con la giusta prospettiva il cazzone che vive in me :) Se poi risolvi, dimmi come hai fatto :)