31 luglio 2012

10

Cercavano tra le nuvole cadute nel fiume:
pesci, o forse barchette di foglie. 
Erano bambini, poeti, santi.
Su passerelle per il cielo.


Senza titolo


Insieme alle mie parole voglio aggiungere a commento di queste foto, i versi del poeta W. Blake, quando descrive la visione del mondo di un bambino che in riva al mare prende la sabbia e fa scivolare i granelli tra le sue dita.

“Vedere il mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvatico,
tenere nel palmo della mano l’infinito
e l’eternità in un’ora.”

Da "Auguries of Innocence" - William Blake


Così il bambino scopre, con l'intuito di un mistico o l'esperienza di un fisico quantistico, che tutto il mondo spazio-tempo è nella sua mano, in quei granelli di sabbia. Tutto il paradiso è dentro il suo stupore. Una cosa da fare, da adulti.

29 luglio 2012

Senza titolo

«Come questo sole sorge sul mondo, che il sole dell’amore e dell’immensità possa sorgere nella mia anima».

Omraam Mikhaël Aïvanhov

27 luglio 2012

3 tempi


Passato.
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Il passato non corre indietro. Non è una fuga veloce verso gli inizi.
E' sempre un volgersi, un piccolo movimento di arresto e torsione. 
Il passato è passato per sempre, per cui si ripropone in noi solo nell'immaginazione.
Il passato è lasciar spazio nel nostro presente a cosa abbiamo lasciato indietro
 o a qualche ombra che ci insegue.




Futuro.
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Il futuro ha un volto indistinguibile.
Non sappiamo cosa ci aspetta, ma qualcosa ci fa muovere verso quella direzione.
Il futuro esiste solo nell'immaginazione presente: è ciò che noi prospettiamo che accadrà,
sia per desiderio (immaginazione positiva) sia per timore (immaginazione negativa).



Presente.
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Presente è l'unica cosa reale. L'unica che esiste. Dove convergono tutte le immaginazioni. Dove si riannodano i fili del passato e del futuro. 
Guardando al presente vediamo il frutto di ciò che siamo stati, e le potenzialità del nostro futuro.
Stare nell'attimo presente significa smettere di stare nella mente, nell'immaginazione,
e stare davvero nella realtà.
Attimo per attimo.
Tutto avviene dinanzi a questa porta.



« Dum loquimur fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. »
                                                                           Orazio

24 luglio 2012

"Ci guadagno il colore del grano"


Piccolo Principe: Che cosa vuol dire "addomesticare"?

Volpe: E’ una cosa da tempo dimenticata! Vuol dire “creare legami”

Piccolo Principe: Creare legami?

Volpe: Certo! Tu per me, fino ad ora, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini, e non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altra. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo.

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Piccolo Principe: Comincio a capire … c’è un fiore … credo che mi abbia addomesticato!

Volpe: E’ possibile! Capita di tutto sulla Terra …

Piccolo Principe: Oh, non è sulla Terra!

[...]

Volpe: […] La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano e tutti gli uomini si assomigliano. E io perciò mi annoio.
Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, invece, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla, e questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano … Per favore addomesticami.

Piccolo Principe: Volentieri, ma non ho molto tempo! Ho da conoscere degli amici e da scoprire molte cose!

Volpe: Non si conoscono che le cose che si addomesticano … Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma, siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!

Piccolo Principe: Che bisogna fare?

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Volpe: Bisogna essere molto pazienti. In principio, tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino. Poi il giorno dopo ancora più vicino .. finché mi potrai toccare Saremo diventati amici, non avremo più paura uno dell’altro … saremo felici di stare insieme ..
Ah, dimenticavo … devi cercare di venire sempre alla stessa ora, così sarà più bello, perché nell’attesa crescerà la voglia di stare insieme! Così ogni giorno ci sembrerà diverso dagli altri, un’ora dalle altre ore.

Piccolo Principe: E quando non ci potremo più vedere? Quando me ne dovrò andare?

Volpe: Ah, piangerò!

Piccolo Principe: Ma io non vorrei farti del male!

Volpe: E’ vero, ma è inevitabile.

Piccolo Principe: Ma allora che ci guadagni?

Volpe: Ci guadagno il colore del grano. 
Vedi, tu piangevi per i fiori che hai incontrato, ma il tuo fiore è unico al mondo.

Piccolo Principe: Sì, è vero … la mia rosa è unica al mondo perché è lei che ho annaffiato, è lei che ho curato, che ho riparato col paravento; è unica perché è su di lei che ho ucciso i bruchi, perché è lei che ho ascoltato lamentarsi e vantarsi, e anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa…

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Volpe: ora hai capito e ti regalerò un segreto … Ecco il mio segreto, è molto semplice: non si vede bene che col cuore. 
L’essenziale è invisibile agli occhi.

Piccolo Principe: L’essenziale è invisibile agli occhi!

Volpe: E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante! Gli uomini hanno perduto questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato … tu sei responsabile della tua rosa.

Piccolo Principe: Io sono responsabile della mia rosa.



Tratto da "Il Piccolo Principe".

Grazie all'anima evoluta di Antoine de Saint-
Exupéry
e ai girasoli di Valensole. 



23 luglio 2012

...





Dov'è la mia malinconia?
Il tempo l'ha resa innocua e intatta.
Come una fotografia. 
La guardo da dietro un vetro:
s'infrange ma non mi prende. 
Scivola su un paesaggio stupefatto. 
"Oggi piove?" chiede il pino.
E il sole tace.



pioveva (pavieva)


L'attimo si fa ricordo
 e vola via.
Farfalla di un giorno, riposa su fiori nuovi.


Pioveva (e tramontava)


Senza malinconia non ho più storie addosso.
Sono nudi paesaggi.
Quando il pino più non chiede,
tacito il sole
risponde.


21 luglio 2012

Se è vero che niente accade per caso... 

è anche vero che 

niente non accade per caso.

16 luglio 2012

Nodi

I nodi vengono al pettine.

...Se ti pettini.

15 luglio 2012

Oggi ho visto il paradiso.
Un uomo, con capelli e barba lunga. Tanti tatuaggi colorati nel suo corpo, un grande sole nella schiena. Tre bambini con sè, i suoi figli.
Eravamo a mare, in una calda giornata di luglio in Sicilia.
Uno dei bambini deve aver avuto un problema con le onde sopraggiunte all'improvviso, e si è ferito negli scogli. Il piede e la mano sono rigate di sangue, ma niente di grave. Il bambino ha 8-9 anni e non piange.
Accanto c'è suo padre, che con grande calma, la voce calda, e i tocchi della mano gli dice che non è niente di grave, ma senza sminuire il problema. Gli dà forza, dicendogli che è abbastanza forte, sa resistere a questo, e meno si agiterà prima si cicatrizzeranno i tagli e passerà il dolore. Il bambino lo ascolta e si sente ascoltato, non ha bisogno di attirare la sua attenzione con urli e lacrime. C'è empatia.
Intanto il babbo gli prende la gamba e gli da 2-3 bacini, e butta un po' d'acqua di mare dicendo "disinfetta". Una cura infinita. 
Il bambino si guarda i graffi senza piagnucolare. Indica le cicatrici del padre, in mezzo ai tatuaggi rossi, dice "anche tu li hai", capendo che così suo papà è diventato grande. 
Suo padre gli dice: "sei stato bravo. Sei caduto bene, avresti potuto farti più male."
Lo adula quasi, ma con tanto affetto che l'adulazione è appena percettibile.
Non c'è giudizio, nè scocciatura per quell'imprevisto, nella sua voce. Si prende cura del figlio non perchè deve, ma perchè vuole. Un angolo di Paradiso.
Ho visto l'educazione, l'amore e l'insegnamento in una volta sola.
Ho visto un padre e mi ha commosso. Ho capito che quel bambino stava avendo una base solida, delle fondamenta su cui costruire  e sentirsi sicuro nella vita.
Quando sono andata via ho gettato uno sguardo verso di loro, e li ho visti distesi al sole. Il papà aveva un braccio sulla schiena di uno di loro, un contatto come per dire "sono qui, con te".
E mi sono sentita grata che esistessero.

2 luglio 2012

Pioveva col sole




Pioveva col sole.
Orfano di ombrello
mi stringevi al petto.
Sulla tua camicia nuda
il cuore era bianco
violento.
Io nascondevo la sigaretta
nel soprabito.
Per vizio, bruciavo la speranza
di nascosto,
mentre nel palco dei tuo occhi
il blu recitava scene
senza mai una parte precisa.
Ogni ricordo
bagnava la strada;
goccia a goccia
si sporcava.
Mi stringevi
sulla tua camicia nuda
a strizzare l'anima.
Solo questo restava di noi:
cenere e acqua.
Cenereacqua
e il sole attorno.


Grazie a Enrì per la foto d'ispirazione e la dose di malinconia catartico-sentimentale.