27 marzo 2012



Ho voglia di immergermi in ogni cosa. Come il sole.
Ho visto i raggi sposare le foglie, oggi.
E' tutto nuovo, ogni volta. Anche una scena così.
Potevo sentire il calore che dava loro vita.
Quasi ferme, ricevevano.
Vorrei essere chiara come la sposa. Sciolta come la pioggia.
Vorrei commuovermi. E invece le mie emozioni sono differite.
Come se l'emozione più forte fosse un regalo così intimo da dover essere scartato da sola.
Assaporato nel buio della sala, col proiettore del ricordo.
Come se qualcuno dovesse prendermi tra le braccia e dirmi "piangi tutto", che tra un'ora è l'alba. E solo all'alba sentire che è andata via la tristezza, che inquinava la gioia.
Vorrei saper ricevere, come le foglie, la luce.
Senza controllo, senza aspettative.
Saper dare senza attaccamenti, come il sole.
Guardo una pianta, e la ringrazio. Mi insegna che amare è come respirare.
Una fotosintesi.
Stasera è una serata così. Di quelle che se vai a letto poi ti perdi una parte del film.
Che se ti addormenti, non ti vivi più.
Che la devi vedere l'alba. La mia alba.
Ho promesso che sarei stata Sole.



Un buon compleanno va a Mauro, grande anima e maestro in questo mio viaggio.

25 marzo 2012

Evgen Bavčar

"Lo spirito è l'organo di percezione più importante."

Sono le parole di Evgen Bavčar, un fotografo cieco dall'età di 12 anni, ma che vede meglio di tanti altri. Le sue foto sono piene di spirito, evanescenti, profonde, immaginarie. Bavčar vede col Terzo Occhio, e per lui il buio è uno spazio, innanzitutto di possibilità, quello di poter vedere in un altro modo, più in profondità.
Mi ha colpito anche l'intelligenza del suo discorso (vedi video a fine pagina), che inizia da una posizione critica.
Nel mondo oculocentrista, che affida la conoscenza del mondo quasi soltanto alla sola visione, l'intento di reinserire
lo Spirito Consapevole nella fotografia (un mezzo di per sè considerato oggettivo) è un atto di consapevolezza necessario.
Siamo in un momento storico in cui l'occhio volante dei satelliti, la visione delle telecamere, la televisione, sembrano resituire la verità. Ma l'apparenza superficiale delle cose nasconde un punto importante, culturale e anche politico: in ogni atto di rappresentazione c'è un atto di esclusione di alcuni elementi, a fronte di quelli da rappresentare. Non esiste una rappresentazione se non parziale. Riconoscere la parzialità di quelle che Bavčar chiama "visioni razziste", occidentali, stereotipate, di cui ci nutriamo continuamente (anche involontariamente) camminando tra cartelloni pubblicitari, accendendo la tv, sfogliando un giornale, significa compiere un atto di consapevolezza. Un primo passo per trovare il proprio modo di vedere, sentire il mondo. Stavolta col nostro Spirito.
L'organo di percezione più importante.


24 marzo 2012


Pare che il cervello tenda a vedere solo ciò che conosce già, e che dunque l'immaginazione apra al cervello nuovi mondi. Ogni illusione ottica è il frutto di un'abitudine della mente.
Credo che in questo siamo tutti maghi. Possiamo scegliere le nostre abitudini, rinunciando alle vecchie.
Possiamo scegliere la Magia Bianca o quella Nera. Se nutrirci di pensieri belli o brutti.
Ogni parola, ogni immagine, è un incantesimo che mettiamo al mondo.
L
'illusione non è un termine negativo (come credeva Leopardi), nè positivo. E' una vox media, possiamo farne ciò che vogliamo. Con un gioco di prestigio possiamo far scappare un Ohhh tra il pubblico, o piangerci addosso. Possiamo illuderci o illudere. Ma l'illusione è la parte essenziale.

Senza Illusioni non ci sarebbe Magia.


19 marzo 2012



La vera riva del mare deve essere quella linea che chiamiamo orizzonte.

Audrey



13 marzo 2012

Il Viaggio.




Se avessi saputo prima di partire, che avrei trovato solo un sasso...forse avrei creduto che non ne valesse la pena, e non sarei partita per una nuova avventura.
O peggio, avrei rischiato di non essere più felice mentre viaggiavo.

No, non era la destinazione la cosa importante.

Ma le cose che poi avrei trovato in mezzo, e avrei raccolto con umiltà da terra.
Sassi importanti, raccolti tra il burrone dei miei ricordi e il cielo della mia anima.
In quel filo da funambolo, sospeso in mezzo, tutto è collegato al resto.

Perdonare un altro significa sapere che sarei potuta essere io a fare lo stesso errore, se dal viaggio non avessi avuto la grazia e imparato il coraggio di scegliere cosa non voglio essere.


E in quanto ai buoni maestri...

C’è uno stupido dentro di me. Devo approfittare dei suoi errori.

- Paul Valery -

11 marzo 2012

/

"Hai uno sguardo obliquo".
Mi sa che è vero.

10 marzo 2012

Spaventapasseri

Mi ha sempre colpito questo uomo che non è un uomo. Fermo al centro di un campo. Soltanto per spaventare. Lui che deve far paura. Che ascolta il canto degli uccellini da lontano.
Lui che non ha voce.
Solo. Di una solitudine indicibile. Senza famiglia, ma anche senza simili.
Sta lì a braccia aperte come un Cristo, come per espiare una colpa. Sotto il sole, con la pioggia e il vento che gli sfigurano il volto. Mezzo spogliato e piantato al suolo, su una sola gamba, senza possibilità di andar via. Senza poter dare mai la mano.
Ho immaginato che magari a trovare l'incantesimo giusto, a
verebbe potuto prendere vita. O che il prestargli una mia lacrima avrebbe aperto i suoi occhi. Cose così, pensieri da bambini che amano le favole.
Ma soprattutto credevo che mancasse a lui qualcos
a per essere umano. Ho preso ad amare lo spaventapasseri perchè non mi ha mai chiesto niente. Perchè mi sembrava bello, qualsiasi cosa voglia dire.
Lui col cuore di paglia. Che se prende fuoco si brucia tutto.

Lui che ha paura di essere umano e aspetta che piova per versare una lacrima.




Immagine presa dal web.
P.S: va in lista tra le cose da fare: costruire uno spaventapasseri per un campo di fiori.