17 maggio 2012

Giardinaggio

Mentre innaffio le piante provo a parlare loro.
So infatti che gli fa un gran bene. Così dicono alcuni studi.
Però mi trovo spesso in difficoltà. Non so che dire.
- Heilà, come butta?
Non essendoci una risposta, mi blocco. So creare un dialogo solo iniziando ad ascoltare.
Mi ci vuole almeno un pretesto per iniziare un discorso.
In ogni caso evito di dire cose come:
- sbiribiiiii.... ma come sei carina!
Le piante non sono sceme. Non bisogna trattarle come bambini, se no poi se ne accorgono.

Insomma, in genere finisce che poi commento il tempo atmosferico.
- Bel Sole oggi eh?
O anticipo loro il meteo, con l'aria di chi la sa lunga.
- Oggi ti do poca acqua... che domani piove.
Guardo la terra che beve e già mi chiedo cosa dirò al prossimo vaso.
Cerco qualcosa per variare, ma è difficile.
La verità è che parlare innaffiando mi imbarazza molto.

Invece mi piace dare loro delle pacche dall'alto, tenendo il palmo della mano sui fiori.
In quel contatto so che ci sentiamo, e mi fa stare bene, come un piccolo anti-stress.
Mi chiedo cosa sentano. Chi sia io per loro, magari non Dio (che sarà piuttosto il Sole), ma magari un angelo custode sì.
E mi viene da pensare alle loro storie. Alle loro vite.
Ogni pianta porta il segno della sua storia. Cicatrici sui tronchi, foglie brucate, scottature. E quando ci penso le sento vicine. C'è un albero in giardino che mia madre voleva tagliare, dopo 30 anni, per far spazio al cemento. Le proteste in famiglia l'hanno salvato. Anzi, salvata, perchè quell'albero è femmina, lo avverto. Provo ammirazione per quest'albera con dei rami mutilati, ma che resiste a tutte le stagioni. Sono grata che sia ancora con noi.

Ieri, accovacciata vicina vicina alla terra, ho visto una formica trasportarne un'altra. Pare che sia un segno: quelle formiche si sono scelte per creare un legame, perchè non lo fanno con tutte. Questa solidarietà, il fatto che anche per loro ci siano delle scelte, mi ha colpito. Il mio mondo artificiale, i miei pensieri umani, la mia storia personale, sono diventati più leggeri. Ero così centrata su di me da dimenticare che tutto ciò che vivo io, lo vive in forma diversa ogni essere vivente. E ho amato quelle formiche che si affidavano l'una all'altra. Mi sono sentita meglio, con qualcosa da raccontare.
Così ora va decisamente meglio anche ad innaffiare.
- Ciao rosa selvatica! Tu non ti puoi muovere, ma sai ieri ho visto una formica proprio laggiù...
Ogni volta che amiamo qualcosa, impariamo anche a comunicare.

3 commenti:

Eclisse OttantaTre ha detto...

anche io parlo alle miei piante secondo me loro sono felici! invece i miei vicini rafforzano la loro idea che sono pazza!!! ^_^

Sunshine ha detto...

Eh si, questo e' qualcosa che mitocca, ma non per le piante, con loro parlo, ok, come con i cani, mi rifersico agli umani...ed ho scoperto che se non imparavo a parlare, a condividere le mie paure ad esprimer ele mie frustrazioni avrei perso la cosa a cui piu' tenevo..l'amore...

TrecceNere ha detto...

Eclisse, nel tuo caso l'erba del vicino...è più infelice!

Sunshine... percorso inverso, io ho disimparato a esprimere paure e frustazioni...