19 ottobre 2011

I compagni di viaggio

A volte ho preteso tanto dai miei compagni di viaggio. Ho preteso che avessero la forza per sostenermi, di credere al bene, quando a me la forza fosse mancata... e li ho sostenuti credendo, anche fuor di ogni ragione, che avessero la mia stessa direzione.
E insieme ci siam rimessi in piedi.

Perchè muoversi? Perchè andare avanti?

Ora che la mia bussola si posiziona sulla mappa, ringrazio anche chi non si muove per far parte del mio viaggio, ma mi ha insegnato comunque a credere in me stessa.

Credo che l'amicizia e l'amore abbiano tante forme, e tanti gradi.
E a volte qualcuno si lascia indietro. A volte ci si incontra di nuovo.

I compagni di viaggio sanno dove stanno andando.
Non vanno a zonzo. Perchè hanno trovato un senso.
C'è qualcosa di più grande che li guida. Per cui sono amici.

VIDEO


Sam: "E' tutto sbagliato, noi non dovremmo nemmeno essere qui!
Ma ci siamo."

"È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero, erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale, perchè come poteva esserci un finale allegro? come poteva il mondo tornare com'era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest'ombra...anche l'oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno, e quando il sole splenderà sarà ancora più luminoso.
Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che significavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire il perchè...ma credo, padron Frodo, di capire ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l'hanno fatto... andavano avanti, perchè loro erano aggrappati a qualcosa."

Frodo: "Noi a cosa siamo agrappati Sam?"

Sam: "C'è del buono in questo mondo, padron Frodo... è giusto combattere per questo."



Già.
Come poteva il cuore tornare com'era dopo che erano successe tante cose brutte?

15 ottobre 2011

4.33

Ci sono delle cose che mi riempiono di gioia. E' una gioia silenziosa però, invisibile, un godimento insieme della mente, del cuore e dell'anima. Quando un artista "partorisce" un pezzo di 4 minuti e 33 secondi di silenzio.

Ma con consapevolezza.
Son queste cose qui, che mi piacciono. Le cose autentiche. Le cose poetiche. Le cose che puoi spiegarle per ore, e comunque mai afferrarle del tutto...perchè sono semplici, come un bambino che coi sensi ancora sperimenta...ancora ascolta il mondo, e magari ti chiede con innocenza di spiegarglielo. Prima che un adulto rovini tutto con le risposte, c'era questa musica... fatta di rumori involontari...un silenzio che, proprio per questo, in fondo non esiste.
Un silenzio che una buona volta sospende il giudizio, che ancora è, e non interpreta. Una musica difficilissima da suonare, specie per così tanto. 4 minuti e 33 di John Cage.

Buon ascolto.


11 ottobre 2011

tutto è divinazione

Apro una pagina a caso e leggo.

"Si cessa di essere giovani quando si capisce che dire un dolore lascia il tempo che trova."

C. Pavese

Maneggio "il mestiere di vivere" di C. Pavese da quando avevo 13 anni, più o meno.
Lo maneggio senza porto d'armi. Servirebbe.
No, sul serio.
Pericolosissimo avere le idee in mano di un altro. Si rischia di farle proprie sul serio.
Poi se sono le parole di un suicida...l'attrazione di morire in guerra è fortissima.

La trincea delle sue parole ha tagliato così bene la vita, che alla fine non era rimasto nulla per cui combattere, da nessuna parte.

"Mai più una parola". Vuol dire: fine delle pallottole.

Vivere troppo in guerra, metaforica che sia, dis-abitua alla pace.
A un soldato la cosa più brutta che potete fare è il regime di pace.
O quando i nemici sono finiti.
Perchè tutto allora diventa chiaro: il nemico se lo porta dentro come identità. Lui sa solo combattere.
E' per se stesso in genere l'ultima pallottola.

Beh, così riflettevo. Perchè ogni tanto rispolvero le armi in libreria. Apro a caso e trovo BUM un colpo di pistola.

Immagino un'altra me che mi guarda, vestita da poliziotta, mi punta la biografia di Ghandi e mi dice:
- Stai calma... adesso posa Cesare Pavese per terra e fallo scivolare verso di me. MOLTO LENTAMENTE!

Io la guardo perplessa e un po' divertita.
Perchè maneggio le armi per saperle riconoscere. Solo conoscendo posso davvero scegliere di non usarle.

Chiedo com'è che anche Ghandi abbia un'arma, cioè un libro.

- E' una pistola ad acqua. - mi dice la poliziotta.

E in effetti è vero. Può solo spegnere fuochi.

Poi mi viene in mente Socrate. Uno che girava disarmato per scelta.
Non scriveva le sue risposte sul mondo. Lui faceva domande. A chiunque.

Immagino le domande come dei piccoli petardi che lanciava in piazza.

In base alla domande che si fanno le persone tenderanno a spostarsi di conseguenza, a dare le loro reazioni, risposte.

Sì Socrate era un mattacchione, aveva capito il Gioco.
Buona mira, ma pur sempre dal suo punto di vista.

Conosci te stesso. Conosci le tue domande e saprai chi sei.

Conosci che vibrazione interiore hai, e saprai che mondo crei.




A volte mi sembra di capire.

E maneggiare Pavese è facile, perchè se spara non mi fa male.
E' la vecchia sabbia che una vibrazione di me ha già smosso in passato.


Certo uso ancora le citazioni, ma per me non sono mai assolute.
Semplicemente ho qualcosa che mi torna utile oggi per dire che

dire un dolore lascia il tempo che trova.

Ma non mi sento nè giovane nè vecchia. Mi sento qualcosa di diverso.
Una che si ascolta, per prendere nuova forma.

Lascio andare via Pavese, con medaglia all'onore, perchè non è morto invano.
Ogni conflitto mi ha parlato di pace, e mi ha detto che il Caso non esiste.
Il Caso è la forma di una domanda che ha vibrato su questa Terra.


P.S: mi basta guardare anche questo solo video, per capire che la mia domanda è quella... la Costante di ogni disegno.

8 ottobre 2011

Niente di antico sotto il mare




"Continuo a guardare il mare come se dovesse succedere qualcosa da un momento all'altro. Noi aspettiamo ma niente ci aspetta, né un'astronave né un destino. Se adesso cominciasse a piovere ti bagneresti, se questa notte farà freddo la tua gola ne soffrirà, se torni indietro a piedi nel buio dovrai farti coraggio, se continui a vagare sarai sempre più stanco. Ogni fenomeno è in sé sereno. Chiama le cose perché restino con te fino all'ultimo". Gianni Celati

5 ottobre 2011

Entusiasmo

"È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio."

Joseph Antoine Dinouart, L'arte di tacere, 1771


Sento il peso di ogni parola detta.
E ne ho dette spesso senza coscienza, tutte di pancia e di testa, messe di fila a fare il bello e brutto effetto.
Sento il disagio delle mie carenze d'affetto, l'imbarazzo di mostrarmi.
Avverto il peso delle mie opinioni, quelle che con un giudizio segano il mondo a metà, e magari dal senso utile per prendergli le misure, coerenti, come meridiani e parelleli, ma a volte tagliate col coltello dalla parte sbagliata, perchè finchè si parla senza compassione, si continua a ferire anche se stessi.
Sento di non voler fare passi indietro, perchè tradirei me stessa.
Di dovermi dare delle regole, almeno nelle parole che metto in circolo, che siano mie, e integre. Più attente all'umore che trasmettono.
Vorrei poter parlare come un poeta vero. Con l'entusiasmo, e ciò che esso vuole dire...en theos...essere pieno di Dio.
Vorrei saper spiegare la poesia così.



E non sprecare parole senza amore.

Non si volta chi a stella è fisso”. Leonardo DaVinci

E metto a tacere le parole per
sentire meglio, per imparare quell'entusiasmo.
"Riempi una paginetta di amore, di risonanza" dice un maestro dentro di me.
Certe sere sono così. Troppo grandi per essere tenute in mano da una penna.

(Oh quanto Respiro!)