11 ottobre 2011

tutto è divinazione

Apro una pagina a caso e leggo.

"Si cessa di essere giovani quando si capisce che dire un dolore lascia il tempo che trova."

C. Pavese

Maneggio "il mestiere di vivere" di C. Pavese da quando avevo 13 anni, più o meno.
Lo maneggio senza porto d'armi. Servirebbe.
No, sul serio.
Pericolosissimo avere le idee in mano di un altro. Si rischia di farle proprie sul serio.
Poi se sono le parole di un suicida...l'attrazione di morire in guerra è fortissima.

La trincea delle sue parole ha tagliato così bene la vita, che alla fine non era rimasto nulla per cui combattere, da nessuna parte.

"Mai più una parola". Vuol dire: fine delle pallottole.

Vivere troppo in guerra, metaforica che sia, dis-abitua alla pace.
A un soldato la cosa più brutta che potete fare è il regime di pace.
O quando i nemici sono finiti.
Perchè tutto allora diventa chiaro: il nemico se lo porta dentro come identità. Lui sa solo combattere.
E' per se stesso in genere l'ultima pallottola.

Beh, così riflettevo. Perchè ogni tanto rispolvero le armi in libreria. Apro a caso e trovo BUM un colpo di pistola.

Immagino un'altra me che mi guarda, vestita da poliziotta, mi punta la biografia di Ghandi e mi dice:
- Stai calma... adesso posa Cesare Pavese per terra e fallo scivolare verso di me. MOLTO LENTAMENTE!

Io la guardo perplessa e un po' divertita.
Perchè maneggio le armi per saperle riconoscere. Solo conoscendo posso davvero scegliere di non usarle.

Chiedo com'è che anche Ghandi abbia un'arma, cioè un libro.

- E' una pistola ad acqua. - mi dice la poliziotta.

E in effetti è vero. Può solo spegnere fuochi.

Poi mi viene in mente Socrate. Uno che girava disarmato per scelta.
Non scriveva le sue risposte sul mondo. Lui faceva domande. A chiunque.

Immagino le domande come dei piccoli petardi che lanciava in piazza.

In base alla domande che si fanno le persone tenderanno a spostarsi di conseguenza, a dare le loro reazioni, risposte.

Sì Socrate era un mattacchione, aveva capito il Gioco.
Buona mira, ma pur sempre dal suo punto di vista.

Conosci te stesso. Conosci le tue domande e saprai chi sei.

Conosci che vibrazione interiore hai, e saprai che mondo crei.




A volte mi sembra di capire.

E maneggiare Pavese è facile, perchè se spara non mi fa male.
E' la vecchia sabbia che una vibrazione di me ha già smosso in passato.


Certo uso ancora le citazioni, ma per me non sono mai assolute.
Semplicemente ho qualcosa che mi torna utile oggi per dire che

dire un dolore lascia il tempo che trova.

Ma non mi sento nè giovane nè vecchia. Mi sento qualcosa di diverso.
Una che si ascolta, per prendere nuova forma.

Lascio andare via Pavese, con medaglia all'onore, perchè non è morto invano.
Ogni conflitto mi ha parlato di pace, e mi ha detto che il Caso non esiste.
Il Caso è la forma di una domanda che ha vibrato su questa Terra.


P.S: mi basta guardare anche questo solo video, per capire che la mia domanda è quella... la Costante di ogni disegno.

4 commenti:

Trish ha detto...

Accidentaccio quanto mi piace il tuo modo di scrivere.

Ps; Niente è mai per caso. E' il mio motto da una vita.

Sunshine ha detto...

si condivido trish...sei profonda con semplicità e dai tuoi post trapela la cultura di cui non fai sfoggio, l'hai semplicemente fatta tua..

giorgio ha detto...

Beh, complimenti! L'immagine dei libri-armi è davvero notevole.
Sotto alle trecce nere mi sembra che ci sia una gran bella testa in comunicazione diretta col cuore e la pancia.
E' bello quando si trova l'inatteso, quello che non ci si aspetta di trovare.
Giorgio

TrecceNere ha detto...

Un bacio a tutti e tre. Facciamo tre baci, via!