1 giugno 2011

CORPUS

Trovarono il mio corpo tra le sabbie del deserto. Con stupore sciolsero i rotoli neri e la treccia di una lingua antica. Passarono col dito nella pergamena chiara delle braccia, segnate da lacune evidenti, e croste di opinioni che il tempo aveva indurito.
Sulla schiena trovarono presto segni a graffi, e note a margine. Ancora, il filo e i punti per ricucire i pensieri a strappi.
Rigirarono il senso di certe inversioni di frase, traducendo con facilità qualche sentenza finale
a chiusa, messa lì per distrarli.
Presero la cadenza dei miei piedi, cercando la musica che si è persa.
Confrontarono le linee delle mie mani con quelle di altre famiglie. Tradussero tutto. Tutto, eccetto la mia grafia malferma.
Rimpiansero la perdita di interi capitoli bruciati, ustioni spente sull'altare dei ricordi. Ma diffidarono sempre di quelli risanati - tatuaggi in bella copia - da una mano esterna.
Dissero infine sprecati i fogli rimasti intatti, lucida copertina di varianti risparmiate.
Divisero il mio corpo distinguendo dove io fossi più autentica, senza lasciarmi il diritto
dei miei sentimenti spuri.
Tra tutto ciò che dissero di me, rimase libera l'anonimìa dei miei occhi muti, spalancati al cielo, anche da sotto terra.
Nella fossetta la guancia però rideva ancora, al volume dei grani che quei dottori volevano contare, nel mucchio del deserto.


2 commenti:

Sunshine ha detto...

bellissimo!!!

Tra cenere e terra ha detto...

"Divisero il mio corpo distinguendo dove io fossi più autentica, senza lasciarmi il diritto
dei miei sentimenti spuri".