24 marzo 2011

Blu.

Strana illuminazione primaverile.

Io sono fatta di letteratura.
Sono uscita dalla penna di una bambina alla finestra, e quella bambina ero io.
Di letteratura, sì.

Il mio vero carcere - infanzia analfabeta - è stato quando non ho scritto e letto più niente.
Nè di libri, nè di me stessa.

Non amo se non in versione romanzata. Tengo strette le cose vicine che posso anche immaginare altrove.
Ciò che vedo attorno a me, un albero, una costellazione, persino un evento, è come una parola, un insieme di lettere... sono il segno arbitrario di qualcos'altro, con mille collegamenti attorno da mille e una notte.

Di storie vorrei conoscerne una al giorno. Una per ogni cosa. Per amare meglio. Per il piacere di tramandarle, o per sorridere tra me e me, solo a ricordarle, così, mentre lavo i piatti.
Una storia per il mio grembiule, per favore. Mi devo asciugare le mani.

E poi amo chi è fatto di letteratura, e sa raccontare le cose, anche se da nulla, ma sa dirle bene, in un italiano che scorre, che sia dolce, e stil, e novo. Chi mentre parla muove le mani lentamente, o dice una frase breve, senza battere ciglio, come un epitafio. Che la dici ed è già morta, ma coi fiori sopra.

Mi piace sentire una parola che non conosco, che mi faccia venire voglia di cercarla. E i neologismi, loro...sono instancabile volontà di vita.

Amo chi parla a un uditorio senza egocentrismo, senza pensare alla sua voce...e mentre dice è tutto addosso a ciò che racconta e quella cosa è nata libera.
E le pause messe alla virgola giusta, la sintassi complessa senza perdere il filo del discorso.
La scansione della voce su ciò che è importante. Come se in un tappeto di suoni, ogni tanto vibrasse un tasto di pianoforte, a scuotere la polvere.
Mi nutro di
flussi di coscienza insoliti
che hanno il pudore di farsi desiderare.
Non alla Joyce.
E i libri che hanno il coraggio di osare, alternando poesia e prosa nello stesso foglio. Di rompere le righe

della pagina.

Le persone che ovunque le apri, ti dicono qualcosa.

Amo il silenzio di una fine di capitolo, che rimanda a domani. Perchè la notte io possa sognare una continuazione. E provare il piacere dell'alba: il tradimento di tutte le aspettative.

Sono di letteratura. Mi scrivo come meglio credo. Anche in disordine, e bruciando di tanto in tanto gli appunti. Ma sto scrivendo su una finestra, e mentre scrivo faccio caso alla mia grafia, e mi piace metterla di traverso, animando la malinconia di esuberanza...per darle una storia, per farla leggera. E tenere ancora gli occhi lucidi di biro.


9 commenti:

enrica ha detto...

E' bellissima questa cosa che tu senti di essere letteratura e molte delle cose che scrivi trovano una eco in quello che sento io...
Buona Giornata!

TrecceNere ha detto...

:) mi fa piacere saperlo, amica letteraria dunque!


Penso che ti piacerebbe il Libro dell'inquietudine di F.Pessoa

Anonimo ha detto...

le parole che ci descrivono sono quelle più solitarie, quelle senza un prima o un dopo. svegliati, cambia il mondo, fallo finalmente nascere.

TrecceNere ha detto...

:)

uniamo le forze?

Anonimo ha detto...

siempre :)

matitaDaC ha detto...

Mi sono inchinata e inclinata in corsivo alle tue stesse parole...
Molto bella questa pagina!!
;)

TrecceNere ha detto...

Matitinaaaaaaa ciaoooo!! :)

Tra cenere e terra ha detto...

Degna del miglior Pessoa. Quando finirò di leggerti ti parlerò di noi.

TrecceNere ha detto...

Mi trovi qui.