6 gennaio 2011

Sublimazione


Dovrei smetterla di sublimare tutto, dal solido al gassoso, dal concreto all'astratto...
Mi do i consigli che darei a un'amica per limitare i danni. Sul filo della pazzia mi dico lascia stare, sei giovane...andiamo a prendere un caffè, rideremo. La seguo, sapendo che prima o poi non basterà, e che non è pazzia ma lucidità. Forse dovrei partecipare all'irrazionale e concedermi più caffè al bar. Uno stato di transizione fluido. Magari concedermi lo stesso vizio della scrittura, da accendere tra una sigaretta e l'altra. Ed è già così.

Non ho paura della morte, ma di dimenticare, e in fondo di volerlo fare. Anche le videocamere hanno un on/off. E invece me la sono cercata, ho riso in faccia al Super Io, ed essendo un tipo autoironico adesso mi racconta tutto la notte mentre giochiamo a carte. Non posso dire di dormire sul serio, per lo più ascolto senza pregiudizi. Quanto a lui, è un tipo onesto e senza pudore, non bara, e spesso me la dà vinta. A volte guardo il suo solitario, e mi limito a leggere le figure.
Non c'è riposo in questo REC della coscienza, ogni tanto dimentico, per scelta lucida, per far posto nel nastro in attesa che cambi un particolare.
Tutte queste immagini che scorrono nella mia mente...quanto di questo posso dire sia mio... Quando si gira una testa, si alza un sopracciglio, si muove una mano. Cosa rimane di tutte queste informazioni... Saper riconoscere una bugia, comprendere un tono di voce, uno stato emotivo che è stato mio, imparare a riconoscere l'uomo. Comprendere sì. Amare le cose per come sono, belle e brutte, somiglia a limitarsi a registrare. Il modo allora, inventerò un modo dolce di fare il mio compito, di cullare il flusso, di meravigliarmi per ciò che conosco.
Eppure resto una cinepresa che si ribella, che cerca un modo per evadere dal suo piano di costruzione. Vedo il mondo in negativo e sottosopra, per resistere alla normalizzazione, per toccare il fondo delle cose prima che lo specchio della mente capovolga tutto. La luce è il nero che si imprime nella pellicola. Ad occhi chiusi il buio è fatto di fogli trasparenti, non impressionano la coscienza. E' il silenzio dello spazio prima di subire l'immaginazione dei mondi possibili.
E' che certi giorni i miei passi non fanno rumore, non avvertono neanche la resistenza del terreno sotto i piedi. I miei passi sono una sensazione di vuoto in un universo irreale. Diventa tutto così relativo, ironico, persino facile. E' uno strano ottimismo, senza scopo.
Ghiaccio e aria. Non riesco a commuovermi. Non credo sia più importante.
La montagna in fondo è uno scenario che non posso raggiungere con una mano, e ho la consapevolezza che, arrivata alle pendici, toccherei già un'immagine diversa. Toccare un sasso alla volta. Salire la vetta. Respirare il paesaggio. Lo sforzo di muoversi nella prossimità della ragnatela, senza ragno, a volte mi sembra vano come un vezzo.
Allora mi pare che tutto sia un'illusione ottica, che potrei tenere quel paesaggio in pugno, solo provandone compassione. Finirò come Nietzche ad abbracciare un cavallo, e sì ,crederanno che sono pazza, ma anche questo avrà un peso relativo. Prossimità, campo d'azione. L'effimero si compie attorno a me. Anch'io ho una data di scadenza, ma mi interessa scoprire il significato di quei numeri di serie che ancora non ho decifrato. La sigla di me stessa.
La memoria si disperde come scia di una cometa, una coda in frantumi, meravigliosa, l'inevitabile traccia di un movimento in cielo. L'arte mi sembra l'ultimo modo che ho di salvarmi dall'immensità della vita, creare un senso dove ancora non c'è, riempire i vuoti nella trama. Vorrei parlare con Shakespeare, ma posso solo ascoltare un suo sonetto.
Lui che faceva dell'arte uno strumento di eternizzazione, per la sopravvivenza nel tempo di un messaggio umano, che contemplava la memoria degli altri come risorsa di un hard disk aggiuntivo. Partiamo da pressuposti diversi. Il fine non è la memoria, perchè anch'essa ha data di scadenza, fosse anche tra migliaia di anni, ce l'ha.
Per me l'arte è un modo di sopravvivere alla mia immortalità.
Proprio così, sopravvivere all'immortalità. Qualcosa di mentalmente insostenibile.
Per commuovermi mi bastava guardare il mio gatto dormire e adesso, dal ghiaccio al vapore acqueo, riconosco nel mio gatto una sigla simile alla mia.
Dietro a tutti gli stati di transizione: H2O, il figlio di due elementi, la ragnatela di legami possibili decisi da una costellazione familiare. Fisica e psiche sono uniti. Chiudendo gli occhi ricreo l'immagine delle Pleiadi, Bellezza come idea platonica, l'armonia di Fibonacci, del rispetto tra gli elementi. Cos'era quella sequenza se non il modello della riproduzione. (Ancora i nomi tornano a parlare in più sensi). Con quella sequenza ci aveva contato i conigli, non per niente.
Informazione, immaginazione, riproduzione.
E faccio uno spettacolo, circense figlia dell' illusionismo.

E' endoterismo.Perchè credo nella mente senza pregiudizi, e nel fatto che se con la mente vedo i 3 denti di una forchetta dichiarata geometricamente impossibile, è perchè essa in qualche modo è già. Possibile.
Ed è stata pensata e disegnata da un uomo. Une vision, esattamente come le geometrie che ci circondano, a cui siamo più disposti a credere.



4 commenti:

Antonino D'Anna ha detto...

Treccina cabia spacciatore hihihi

TrecceNere ha detto...

...ma è tutta resina del mio cervello! E link mentali di un progetto in corso :)

Anto apprezzo il lato dissacrante ma devi alzare il livello delle battute!!! :P

UIFPW08 ha detto...

Interssante; condivido.

Only Me ha detto...

mi è sempre piaciuto il gioco di incastri dei volumi.
e gli incastri mentali. soprattutto se apparentemente separati, in realtà uniti da una linea visibile a pochi,.
chi la nota, chi ci prende scopre forme meravigliose.
ciaoooo!!