28 novembre 2010


Quanto piccolo diventa tutto il resto, di fronte alla perdita di una persona cara. Ti accorgi di come le uniche ad avere un senso siano le parole di amicizia e di amore. E poi c'è quest'alba, che è una benedizione...per riconoscere le note giuste su cui danzare e imparare a non perderle più.

27 novembre 2010

A blue day #3

blue day

Svegliarsi blu.
Realtà olografiche, dal sogno al reale:
il confine di uno specchio.




24 novembre 2010

Colpo di coda

Così
Scaccio una mosca di pensiero.

Ero un puledro
con la paura di addormentarsi,

ché nel sonno le mosche
l'avrebbero potuto mangiare.



16 novembre 2010

Ri sveglio


Svegliarsi e afferrare la macchina fotografica. E' l'ora delle buone abitudini.

"Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi."

Richard Avedon

15 novembre 2010

Bene intesi

I malintesi sono quella grande fonte di risposte che non avevamo chiesto. (un giorno questa frase sarà nel mio wikiquote :)

Il fatto è che quelle risposte le abbiamo comunque.
E' come entrare in una possibilità non prevista.
D'ora in poi sappiamo che data la supposta realtà X la reazione sarà Y.
E il tempo per chiarire un malinteso sarebbe sprecato per fingere che quelle risposte possano essere diverse. Non serve a nessuno.
L' Y è reale. Che la X lo riveli o no, lei è lì pronta a scattare.
Per questo un malinteso è sempre utile.
Per questo conta solo ciò che noi abbiamo dentro.
Credo che il bene sia una costante troppo spesso condizionata, il che è un paradosso, per una costante.
E una consapevolezza vera su questi temi non è neanche amara, nè può cambiare la forma di un cuore, semplicemente insegna che
- Non ripaga fingersi nella propria mente qualcuno diverso da come si rivela
- La maggiore fonte di offesa nei nostri confronti viene dalla fragilità altrui. Umanamente comprensibile, ma mi riporta al punto 3:
- Si accetta il rischio insito nei rapporti umani chiaramente, ma non c'è niente di male nel non essere masochisti. Altrimenti detto: Possiamo comprendere che il fuoco fa male, ma metterci la mano ogni volta sperando che le cose cambino, non ci renderà degli uomini migliori. Molto meglio capire le proprietà del fuoco da sfruttare a vantaggio dell'umanità.

Gli uomini hanno una proprietà nel loro linguaggio, che gli animali non hanno. Essi mentono. Un animale non ne è capace...è quello che si vede: affamato, felice, triste, in competizione, ecc.
Un uomo invece puo' mentire con le parole, ma cos'è mentire se non TRADIRE ciò che prova la propria anima? Al di là degli effetti che si cercano sugli altri (in genere si mente per esercitare un potere-controllo sulla realtà), la menzogna è una grande schiavitù e ha una profonda causa: significa non permettersi di essere se stessi. Non capisco perchè gestire una maschera così mal riuscita e che tende all' infelicità.
Basta una piccola analisi più profonda sulle espressioni non verbali per capire che la falsità è un fatto non legato alla parola in sè ma all'anima. Un uomo, senza parlare, può:
ridere di disprezzo,
esercitare violenza psicologica nel pianto,
essere inconsapevolmente masochista mentre esprime ira e recriminazioni.
Tutti gli esseri umani, compresa io, sanno di cosa parlo.
A volte l'osservazione rende taciturni.
Non posso rispondere a contraddizioni non risolte, togliere la maschera per avere un confronto vero... è un lavoro che non mi compete.
I malintesi sono risposte. Spero non definitive, perchè credo nei cambiamenti-prese di coscienza.
Ma almeno tra le persone care, cui ho dedicato tempo e affetto, vorrei potermi fidare di una risata, che me la godo di più se so che è vera.

E dopo tutto magari ci vuole solo un po' di pazienza e un grillo parlante. Che dietro a ogni pinocchio può nascondersi un bambino.





10 novembre 2010

Possibilità




Non vivo più i miei ricordi. Ho smesso di cullarli come se fossero gli orfani di mamma Fine. Se la caveranno, lo dico davvero con affetto.

Li guardo scivolare attraverso il finestrino di un treno, perchè un paesaggio casuale ogni tanto salta dal rettangolo agli occhi.
E' come guardare la vita di un altro, ma conoscendo a memoria il ruolo che si è recitato, con il vetro a ricordare che tutto è compiuto, a separarmi da una traccia sul nastro magnetico, una traccia di me stessa. Realtà parallele. Ad aprire gli occhi ogni tanto succede così, che ci scivolano accanto. Parallele. Saprei dire che musica c'è lì fuori, persino cosa accadrà tra un'ora. Ed è tutto così reale, che se mi sporgessi per chiederti dove sei, mi risponderesti nel presente, senza riconoscermi. Se ti fidassi delle tue sensazioni, avresti un deja-vu, probabilmente. Forse sono io che non mi riconosco più: sono un'amica che pensavo di conoscere e che ora mi limito ad ascoltare.
Su queste rotaie presto tutto è già lontano, e più si va veloci più è facile vedere il passato a rallenty, senza esserne toccati. Forse questo vetro è lo schermo della coscienza. La firma nei miei pensieri è fatta di ciak sbagliati, ripetuti, e lavoro critico. La parola fine è un soffio di vento dallo spiraglio del finestrino. Non è importante la memoria, il cosa. Mi sento un globulo rosso che impara le sue funzioni. Evoluzione è tendere a ciò che siamo. Ma mentre si viaggia qualcosa bisogna pur lasciarla a casa.
Là fuori sembra essere tutto identico a ieri. Quant'è strano. Ogni uomo donna bambino potrei essere io, forse lo sono già stata.
In questa valigia per prima cosa c'è il mio nome.
Il mio indirizzo.
Una foto vuota.
Ma questa è una valigia che nessuno può aprire. Devo solo immaginare.
Resterò giovane per avere ancora Fantasia. Per raccontarmi una favola, quando sarò di nuovo bambina.
Corridoi lunghi, pieni di finestrini. Saltano, i ricordi, strisciano.
Cosa c'è
nell'odore di mare
alla fine di una strada
in una canzone
in una risata
l'ennesima bugia della mia mente.
Riconosco il riflesso dei miei occhi nello specchio
ora che mi amo.
Vetri olografici di ciò che ho sempre portato dentro.
Non possiamo creare nulla. Soltanto accendere
soltanto accendere
le possibilità
di cui ci siamo persuasi.

1 novembre 2010

Une vision: le brosse à dents

Musica. E fissare lo sguardo.

Une vision: le brosse à dents


Trascendere. Disimparare ciò che sappiamo, a partire dagli oggetti quotidiani. Non vedere le cose,
guardarle. Curiosità aliena. Soffermarsi su pieni e vuoti. Stereogrammi intatti di significati. Geometrie appuntite, presenze nascoste. Illusioni ottiche come opinioni. Sull'altare della comunicazione farò un sacrificio e dirò: spazzolino da denti. E regalo all'autoironia uno slogan piuttosto serio.
"Nel mio silenzio anche un sorriso puo' fare rumore."